La Repubblica Francese

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Testo

FRANCIA... ALCUNI ASPETTI

L’IMMIGRAZIONE
Dato il lentissimo incremento demografico dei secc. XIX e XX il fenomeno dell'emigrazione ha interessato poco la popolazione francese, a differenza di quelle britannica, tedesca o italiana. Ma, al contrario, essa ha sperimentato, da un secolo e mezzo, una forte immigrazione e dalla fine del XIX sec. è aumentata assai più per l'arrivo di stranieri che non per l'eccedenza delle nascite sulle morti. Si è calcolato che dal 1800 al 1936 siano immigrati in Francia 5 milioni di persone, cui ne vanno aggiunti almeno altri 2 per gli ultimi trent'anni. Nonostante il movimento di naturalizzazione, da lungo tempo il numero degli stranieri residenti in Francia è considerevole: 2,2 milioni nel 1939, circa 4,5 milioni cinquant'anni dopo. Un tempo si trattava soprattutto di immigranti dai paesi limitrofi; oggi provengono in genere da paesi un po' più lontani: i più numerosi sono, nell'ordine, i Portoghesi, gli Algerini, i Marocchini, gli Italiani, gli Spagnoli, i Tunisini e i Turchi; ma vi sono anche gruppi notevoli di Iugoslavi, Polacchi e Africani neri. Gli stranieri sono distribuiti in modo ineguale nel territorio francese: sono particolarmente numerosi negli agglomerati di Parigi, Lione e Marsiglia e nelle città industriali o minerarie del Nord e della Lorena. Circa il 70% degli stranieri che lavorano in Francia è costituito da operai.
LA POPOLAZIONE ATTIVA
La popolazione attiva, composta da persone che esercitano o sono in grado di esercitare un lavoro, ammonta a circa 23,9 milioni, ossia a oltre il 43% della popolazione totale. Dal 1945 in poi è aumentata sensibilmente e, sebbene a un ritmo sempre più lento, continua tuttora ad aumentare, per effetto sia dell'incremento demografico, sia della crescente partecipazione delle donne all'attività economica e nonostante la più breve durata della vita attiva dovuta all'allungamento degli studi e all'abbassamento dell'età della pensione. Viceversa, dal 1974, è diminuito il numero delle persone che, facenti parte della popolazione attiva, esercitano effettivamente un lavoro e, da alcuni anni, il tasso di disoccupazione si aggira intorno al 10%.
Considerata per settori d'attività, la popolazione attiva continua a evolversi in rapporto ai relativamente rapidi mutamenti dell'apparato economico. I mestieri agricoli continuano a diminuire e l'agricoltura non impiega ormai che il 7% della popolazione attiva, contro il 28% del 1954. Gli impieghi nel settore industriale subiscono numerosi mutamenti, ma non aumentano e semmai sono in lieve diminuzione (circa un terzo della popolazione attiva). Il settore terziario è quindi il solo a registrare una certa espansione, sperimentando nel contempo numerosi mutamenti interni (il 35% nel 1954 e ben oltre la metà della popolazione attiva dopo la metà degli anni Ottanta). È caratterizzato in particolare da un forte aumento delle attività legate all'informazione, alla sanità e ai servizi sociali e da un sensibile regresso di quelle legate alla distribuzione.
Considerata infine per categorie socioprofessionali, la popolazione attiva francese è caratterizzata dalla diminuzione di agricoltori, artigiani e commercanti e, in misura molto minore, degli operai, dall'avanzata degli impiegati e soprattutto da quella dei quadri medi e superiori. I lavoratori dipendenti rappresentano la stragrande maggioranza (80%).
LA LINGUA E LA RELIGIONE
La lingua nazionale è il francese, parlato e insegnato ovunque, che il governo stesso si preoccupa di salvaguardare nella sua integrità. In alcune aree vengono altresì parlati il bretone, il fiammingo, il catalano, il basco, il tedesco, il corso e il provenzale; esistono inoltre numerosi dialetti regionali.
La maggioranza della popolazione francese appartiene alla Chiesa cattolica (76%), ma vi sono minoranze protestanti, musulmane, ecc.
GEOGRAFIA ECONOMICA
Per prodotto nazionale lordo la Francia è la quarta potenza del mondo, dopo Stati Uniti, Giappone e Germania e la seconda in seno all'UE. È un paese a economia mista, in cui lo Stato ha un ruolo di primo piano nella misura in cui controlla il credito, una parte dei trasporti e dell'industria (nella siderurgia, nella chimica, nelle costruzioni elettriche, ecc.) e interviene in molteplici modi nella vita economica. Il suo apparato produttivo ha sperimentato considerevoli cambiamenti dal 1945, beneficiando di una forte crescita in tutti i settori, soprattutto tra il 1950 e il 1974, e di un notevole movimento di modernizzazione; tuttavia i settori che producono beni materiali, agricoltura e industria, sono progrediti meno rapidamente di quello terziario; di conseguenza quest'ultimo predomina oggi nell'economia francese come in quella dei paesi più sviluppati: infatti l'agricoltura concorre alla formazione del prodotto nazionale lordo soltanto per il 3,3%, l'industria per circa il 37% e le attività terziarie per circa il 63%.
L’AGRICOLTURA, LO SFRUTTAMENTO FORESTALE E LA PESCA
All'eccezionale varietà del territorio francese corrisponde la molteplicità delle sue risorse agricole, rivelate dallo sforzo paziente di intere generazioni. Favorita dal rilievo moderato, dal clima temperato e dall'estensione dei buoni terreni, l'agricoltura francese, fondata dapprima sulla policoltura alimentare, divenne ben presto rinomata per i suoi vini, per la frutta e per le sue colture industriali. Con l'adozione del mais e della patata e con l'estensione dei prati artificiali, nonché con l'affrancamento della terra e dei contadini dalle antiche servitù, si verificò una grande “rivoluzione agricola”, che provocò la scomparsa della maggior parte delle coltivazioni a maggese. Contemporaneamente si compì la trasformazione dell'industria e le città ebbero un notevole aumento di popolazione: si dovettero aumentare le produzioni destinate al consumo: così si andarono formando, a partire dal XVIII sec. e dagli inizi del XIX sec., varie regioni agricole più o meno fortemente specializzate. Un ulteriore progresso si ebbe quindi con la radicale modernizzazione verificatasi nel settore agricolo nell'ultimo dopoguerra. La diminuzione degli effettivi utilizzati dall'agricoltura, che un tempo dava lavoro alla maggioranza dei Francesi, è stata e continua a essere rapida (1.133.000 persone contro i 5 milioni del 1954). Il numero delle aziende cala circa del 2% all'anno (meno di 600.000, tenendo conto soltanto di quelle in cui si lavora a tempo pieno) con un conseguente aumento dell'estensione media delle stesse, che è oggi intorno ai 30 ha, ossia nettamente superiore a quella degli altri paesi europei; le aziende di 50 ha e oltre coprono circa la metà della superficie coltivata. Questa evoluzione ha facilitato ovviamente la meccanizzazione dell'agricoltura (oltre 1 milione di trattori e oltre 50.000 mietitrebbiatrici).
Viceversa la superficie agricola non è variata sensibilmente: in totale oltre 31 milioni di ha (ossia circa il 57% del territorio nazionale), dei quali l'arativo rappresenta circa 18 milioni di ha, i prati e pascoli permanenti circa 10,7 milioni di ha, le colture arborescenti 1,2 milioni di ha e gli orti a conduzione familiare meno di 300.000 ha.
I prodotti vegetali rappresentano, in valore, circa la metà della complessiva produzione agricola. Al primo posto sono le colture cerealicole, che occupano i due terzi dell'arativo: soprattutto frumento (4,6 milioni di ha e circa 30,6 milioni di t), orzo (1,4 milioni di ha e 7,6 milioni di t) e mais (circa 1,6 milioni di ha e 13 milioni di t), coltivati più o meno ovunque, ma soprattutto nel bacino di Parigi. Viene coltivato anche il riso, prevalentemente nella Camargue (27.000 ha e 124.000 t). Seguono frutticoltura e orticoltura, praticate specialmente nel Mezzogiorno mediterraneo, nelle valli del Rodano e della Garonna e alla periferia di talune grandi città. Al terzo posto viene la viticoltura: con una produzione annua di vino superiore ai 55 milioni di hl, la Francia si alterna con l'Italia al primo posto della graduatoria mondiale. Accanto a vini correnti (Linguadoca) vi sono una vasta e rinomatissima gamma di vini fini (bordeaux, côtes-du- Rhônes, borgogna, vini della Loira, d'Alsazia, champagne, ecc.) e non meno celebri acqueviti (cognac, armagnac) e liquori (chartreuse, bénédictine, ecc.). Vengono quindi le patate (167.000 ha e 5,4 milioni di t) e le colture industriali come la barbabietola da zucchero (436.000 ha e circa 28,9 milioni di t), diffusa prevalentemente nel Nord, nella Piccardia e nel bacino di Parigi, la colza (671.000 ha e 1,7 milioni di t), il girasole (986.000 ha e 2 milioni di t), il tabacco (10.000 ha e 27.000 t), coltivato in Aquitania, Alsazia e Pirenei Centrali, e il lino (84.000 ha e 21.000 t di semi e 65.000 t di fibra), coltivato nel Nord e in Normandia e Piccardia.
I prodotti animali rappresentano anch'essi circa la metà in valore della produzione agricola e il patrimonio zootecnico francese, per quanto diminuito, è tuttora uno dei più numerosi d'Europa: 20.112.000 bovini, buona parte dei quali di razza pregiata, 10.452.000 ovini, 13.383.000 suini, 1.055.000 caprini, ecc. Anche l'allevamento, da una generazione a questa parte, ha sperimentato numerose trasformazioni, è particolarmente sviluppato nel massiccio armoricano e nei massicci montuosi, dove pascoli naturali e colture foraggere sono i più adatti alle condizioni climatiche. La Francia è un grosso produttore di latte, burro (437.000 t), formaggi (1,5 milioni di t).
La Francia è anche uno dei maggiori produttori di legname (quasi 44 milioni di m³) tra i paesi dell'Europa occidentale, al terzo posto dopo Svezia e Finlandia. In Provenza, Guascogna, Linguadoca e Corsica meridionale è diffuso il sughereto.
La pesca, per la quale la Francia si colloca al quinto posto tra i paesi europei occidentali (830.000 t di pesce sbarcato), ha una considerevole importanza per il mercato interno e alimenta una cospicua industria conserviera. Principali porti pescherecci sono Boulogne, Concarneau e Lorient, seguiti da innumerevoli altri. Vengono pescati soprattutto merluzzi, aringhe, sardine, sgombri e tonni; inoltre sulla costa atlantica è diffusa l'ostricoltura.
L’INDUSTRIA
La Francia figura tra le maggiori potenze industriali del mondo, collocandosi per l'entità della sua produzione al quarto posto, dopo Stati Uniti, Giappone e Germania e al secondo nell'ambito della UE; più della metà delle sue esportazioni è costituita da manufatti. Nella sua attuale condizione l'industria francese è di creazione relativamente recente. Colbert ne aveva favorito l'inizio, ma la sua opera risentì del disordine finanziario derivato dalla fine del regno di Luigi XIV e dalla Reggenza. La ripresa si manifestò, a partire dal 1730 circa, nella tessitura, nella metallurgia, nell'estrazione del carbone, ecc. La Francia, tuttavia, non possedeva ancora a quel tempo grandi industrie. L'introduzione della macchina a vapore, l'invenzione di utensili meccanici, la fabbricazione della ghisa con il carbon fossile invece che con il carbone di legna, promossero notevoli progressi soprattutto dopo il 1830 e poi, sotto l'Impero, dopo il 1860. Da allora l'industria ha avuto sempre maggior incremento, pur conservando a lungo strutture individualistiche e un generale andamento di prudenza. Uno sviluppo decisivo si è avuto dal 1945 in poi: le strutture dell'apparato industriale sono state radicalmente modificate nel senso di una concentrazione, per cui le ditte con più di 500 dipendenti impiegano circa il 40% degli attivi del settore e assicurano circa la metà, in valore, della produzione industriale.
La Francia è tuttavia abbastanza sfavorita per quel che concerne le materie prime; possiede infatti scarse risorse minerarie, se si escludono la bauxite della Provenza (1,38 milioni di t) e il minerale di ferro a basso tenore della Lorena (798.000 t di ferro contenuto. Entrambe queste produzioni sono del resto in declino e la Francia ha pochi minerali per l'industria chimica (potassa in Alsazia, zolfo) e, soprattutto, ha infine una produzione energetica nettamente inferiore al fabbisogno. L'industria francese deve quindi la propria forza principalmente alla competenza della sua manodopera.
L'approvvigionamento di energia è divenuto un problema cruciale, in quanto la produzione nazionale corrisponde a un quarto soltanto del consumo. Dal 1950 in poi l'estrazione del carbone è regredita enormemente: praticata in bacini difficili da sfruttare (Lorena, Nord, Massiccio Centrale), dà oggi una produzione di circa 9,2 milioni di t (compresi oltre 1,7 milioni di t di lignite), cioè molto meno della metà della quantità consumata, ed è per di più in continua diminuzione. Petrolio e gas naturale forniscono circa la metà dell'energia consumata in totale. Per quanto notevolmente aumentata, la produzione francese di petrolio (oltre 2,9 milioni di t estratto principalmente in Aquitania e nel bacino di Parigi) è tuttora molto scarsa e quasi tutto il fabbisogno (più di 80 milioni di t) deve essere importato dai paesi arabi; le raffinerie sono dislocate soprattutto lungo il basso corso della Senna e nella zona dello stagno di Berre e del golfo di Fos, dove ha inizio l'oleodotto sud-europeo. La produzione di gas naturale è un po' più alta (3.554 milioni di m³, in Aquitania), ma rappresenta meno di un quinto del fabbisogno. In definitiva, la principale fonte d'energia nazionale è costituita dall'elettricità, la cui produzione, proveniente ancora in parte da centrali termiche (Nord, regione parigina) e, soprattutto, idriche (Alpi, Reno, Rodano), viene in sempre maggior proporzione assicurata da centrali nucleari: in continuo aumento e alimentate in parte dalla forte produzione nazionale di uranio (1734 t di uranile contenuto, che pongono la Francia al primo posto tra i produttori europei e al sesto tra quelli mondiali), queste forniscono oggi quasi i tre quarti dei circa 471.000 milioni di kWh prodotti annualmente.
Le industrie di trasformazione danno lavoro a oltre 6,5 milioni di persone, ripartite in circa mezzo milione di aziende; di queste, però, le 1.400 più importanti (ossia quelle con 1.000 dipendenti e oltre) assicurano da sole la metà della produzione totale. Per quanto presenti ovunque in Francia, soprattutto dopo l'adozione di una politica di decentramento, le industrie sono tuttora localizzate specialmente nelle zone urbane della metà nordoccidentale del paese, a est di una linea che corre dall'estuario della Senna allo stagno di Berre. Fra le industrie di base la siderurgia occupa ancora un posto importante (18 milioni di t di acciaio; oltre 13 milioni di t di ghisa e ferroleghe), ma si dibatte in gravi difficoltà e i centri tradizionali del Nord e della Lorena attraversano una pesante crisi; l'industria dell'alluminio, molto moderna, è localizzata soprattutto nelle Alpi del Nord (424.500 t di alluminio di prima fusione); l'industria chimica è la più dinamica tra le attività di questo settore. Fra le industrie produttrici di beni strumentali e di consumo la più importante è quella metallurgica, le costruzioni navali sono in crisi, mentre sono relativamente fiorenti quelle aeronautiche; le costruzioni automobilistiche, in ripresa dopo un breve regresso, costituiscono un settore chiave dell'industria francese (3.175.000 autovetture); concentrate in origine soprattutto nella regione parigina, hanno poi sciamato nell'Ovest (Franca Contea, ecc.) e nel Nord-Est (Bretagna). Le industrie tessili (seta, lana, lino, cotone, fibre artificiali e sintetiche) di antichissima fama, occupano un posto di primo piano, come pure l'edilizia, ma sono alquanto disperse e stanno attraversando un momento difficile. Le industrie agro- alimentari sono relativamente in espansione, ma potrebbero avere un'importanza ben maggiore, tenuto conto del posto che ha la Francia nella produzione agricola di qualità. Completano il panorama dell'industria francese, le industrie del vetro e della ceramica, della carta, della gomma (parzialmente legata questa all'automobilistica e alla ciclistica) e farmaceutica. Un cenno a parte meritano infine, per la loro fama a livello mondiale, alcune produzioni di lusso come profumi, porcellane (Sèvres, Limoges), cristalli (Baccarat) e articoli della moda in genere.
I TRASPORTI E LE TELECOMUNICAZIONI
Per quanto riguarda i trasporti, la Francia è nel complesso ben organizzata, anche se talune aree (Ovest e Massiccio Centrale) sono in ritardo rispetto al resto del territorio. I trasporti su strada sono della massima importanza, in quanto assicurano la maggior parte degli spostamenti delle persone e circa la metà del traffico delle merci. La rete stradale, costruita dai Romani e ricostruita da Luigi XI, Francesco I, Enrico IV, Colbert e assai sviluppata nel XVIII sec., è tuttora ottima, ben tenuta e di una notevole estensione in rapporto alla superficie territoriale (916.000 km dei quali oltre il 90% asfaltati), ma è oggi sovraccarica sia per l'elevatissimo numero di veicoli in circolazione (oltre 24 milioni) sia per l'esigua percentuale di strade per il traffico veloce e pesante: vi sono infatti solo 7.408 (1993) km di autostrade e similari.
Nonostante il loro relativo regresso, i trasporti ferroviari assicurano tuttora una considerevole parte degli spostamenti delle persone sulle lunghe distanze e del traffico delle merci pesanti (minerali, prodotti metallurgici). Nonostante l'abolizione di parecchie linee, la rete ferroviaria francese rimane eccezionalmente estesa (32.579 km) in rapporto all'estensione del paese; circa un terzo (che concentra la maggior parte del traffico) è elettrificata. Da alcuni anni è inoltre in funzione una linea ad alta velocità (TGV) tra Parigi e Lione (con una diramazione per Digione). I trasporti per via d'acqua hanno in Francia minor importanza di quanta ne abbiano negli altri paesi dell'Europa nordoccidentale; la Francia dispone di 5.817 km di fiumi e canali navigabili, ma soltanto poco più di un sesto risponde alle esigenze del traffico moderno; le vie più utilizzate sono la Senna, il Reno e l'Oise. Hanno anche assunto notevole importanza i trasporti via oleodotto e via gasdotto (complessivamente, una rete di 100.703 km): per quanto invisibili, rappresentano una considerevole percentuale dei tonnellaggi chilometrici delle merci. Nel corso del medesimo periodo si sono sviluppati anche i trasporti marittimi. La flotta mercantile francese dispone di 819 navi di 100 t di stazza lorda e oltre e ha una stazza lorda complessiva di 4.942.000 t. Il traffico va sempre più concentrandosi nei grandi porti come Le Havre e Marsiglia. Uno sviluppo ancora maggiore hanno infine avuto i trasporti aerei: le tre compagnie nazionali (Air France, UTA e Air Inter) vantano oltre 59,5 miliardi passeggeri/km all'anno, il che pone la Francia ai primi posti assoluti della graduatoria mondiale in questo settore. In massima parte si tratta di traffico internazionale, in particolare verso e da i paesi europei, ma anche il traffico nazionale sta avendo una rapida espansione. I principali aeroporti sono quelli di Parigi, seguiti con molto distacco da quelli di Nizza, Marsiglia e Lione. Anche i mezzi di comunicazione di massa sono in rapido aumento: vi sono oltre 31 milioni di apparecchi telefonici, 51 milioni di apparecchi radio (riceventi) e quasi 29 milioni di televisori. L'informazione conta 95 quotidiani, con oltre 11 milioni di copie.
IL COMMERCIO
Il commercio interno fa lavorare oltre 2 milioni di attivi, distribuiti in oltre 600.000 esercizi di ogni dimensione. Per quanto predominino tuttora i negozi e gli esercizi di media dimensione, i grandi magazzini di ogni livello e, soprattutto, i supermercati sono sempre più in espansione e assicurano una percentuale sempre maggiore della distribuzione nel settore degli alimentari e in quello degli elettrodomestici. Il commercio estero ha conosciuto una nettissima espansione negli anni Sessanta e Settanta e sotto questo aspetto la Francia si pone al quarto posto nella graduatoria mondiale dopo Stati Uniti, Germania Occidentale e Giappone. Gli scambi della Francia sono principalmente quelli di un paese industrializzato importatore di materie prime ed esportatore di prodotti finiti, ma sono anche quelli di un paese in cui l'agricoltura lascia eccedenze disponibili e al tempo stesso non arriva a soddisfare completamente il fabbisogno alimentare. In totale la Francia commercializza circa un quinto della propria produzione. Oltre la metà del commercio estero francese si svolge con gli altri paesi dell'UE (Germania e Italia in testa con, rispettivamente, il 18,6% e il10,6% delle importazioni; il 17,5% e l'10,9% delle esportazioni); seguono gli Stati Uniti, gli altri paesi dell'Europa occidentale e i paesi del blocco sovietico. La bilancia commerciale è in passivo, a causa soprattutto del costo degli idrocarburi (principalmente petrolio) importati, ma anche alle importazioni che superano le esportazioni nei rapporti con gli altri paesi industrializzati. Tuttavia tale passivo, già forte negli anni addietro, è andato riducendosi sensibilmente.
IL TURISMO
Occupa un posto importante nell'economia francese. La Francia accoglie circa 60 milioni di turisti stranieri all'anno, ma per soggiorni relativamente brevi. Il turismo nazionale ha sperimentato una notevole espansione nel corso degli anni Settanta, che, sia pur a ritmo più lento, è continuata anche in seguito: circa la metà dei Francesi parte per le vacanze d'estate e circa un quarto d'inverno. Parigi, una delle città più visitate del mondo, rimane ancora la meta prediletta. Fra le altre località più frequentate sono il litorale mediterraneo (Costa Azzurra, Costa della Linguadoca), quello atlantico (soprattutto le coste della Bretagna, della Vandea e della regione basca), le Alpi della Savoia e i castelli della Loira; e non si deve dimenticare Lourdes, uno dei luoghi di pellegrinaggio più frequentati dal mondo cattolico.
LA SITUAZIONE ECONOMICA
Nel complesso l'economia francese occupa un posto più che onorevole nell'ambito mondiale. Il suo ritmo di crescita è stato, dal 1960 in poi, sovente superiore alla media dei paesi dell'OCDE. Molto alto negli anni Sessanta, ha poi subito però un brusco rallentamento e l'indice medio di incremento annuo del prodotto nazionale lordo, che si aggirava intorno al 5%, è sceso al 3,6% dal 1970 al 1980 e all'1,5% dal 1980 al 1985, per dare quindi i segni di una lieve ripresa. Quanto al livello di ricchezza, la Francia viene dopo parecchi paesi: il suo prodotto nazionale lordo pro capite di 23.740 dollari la pone infatti incontestabilmente tra i paesi ricchi.
L'analisi geografica della produzione e della crescita consente di individuare forti disparità regionali. Le aree più produttive e più dinamiche si trovano quasi tutte a est della diagonale Le Havre-Marsiglia, l'Île-de-France da sola fornisce ben oltre un quarto del prodotto interno lordo, la Regione Rodano-Alpi, circa un decimo, il Nord-Passo di Calais, l'Alsazia, la Regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra intorno al 7% ciascuna. Queste disparità regionali non sono una peculiarità della Francia: anzi sono semmai meno accentuate di quelle rilevabili in Italia o in Gran Bretagna e sono connesse al modo in cui si diffuse la rivoluzione industriale nel XIX sec. e alla politica di accentramento che, per parecchi secoli, ha concentrato attorno a Parigi numerose attività di livello superiore. Attualmente la zona urbana parigina ospita poco meno di un quinto della popolazione francese e concentra più della metà dell'industria automobilistica, circa la metà di quella farmaceutica, circa i tre quarti delle sedi delle grandi società, circa i due quinti degli allievi delle grandes écoles e la stragrande maggioranza delle persone con poteri decisionali nei campi della politica o dell'economia.
Per ovviare a questo squilibrio, e realizzare una migliore espansione globale, è stato varato un piano di sviluppo nazionale mirante alla realizzazione di vari obiettivi: regolare la crescita urbana, limitando l'estensione dell'agglomerato parigino e incoraggiando le “metropoli d'equilibrio”, poi le città di medie dimensioni; equilibrare la ripartizione dell'industria, incrementando l'industrializzazione dell'Ovest e mantenendo il tessuto industriale del Nord e della Lorena; sfruttare razionalmente lo spazio rurale per mezzo di società a economia mista; potenziare i trasporti; proteggere l'ambiente, ecc. Si pone l'accento sul decentramento con i più estesi poteri che sono stati accordati alle varie collettività.
PREISTORIA
La Francia è stata uno dei centri principali degli studi preistorici, tanto che per molte culture, specialmente del paleolitico, una delle classificazioni più diffuse prende nome dalle località francesi in cui si sono avuti i più importanti o i primi ritrovamenti; la ricchezza dei reperti fossili è dovuta al fatto che il territorio francese venne coperto solo in piccola parte dalla coltre delle grandi glaciazioni del quaternario.
IL PALEOLITICO
Le caratteristiche degli uomini del paleolitico inferiore, i cui più antichi prototipi possono farsi risalire fino a circa 250.000 anni fa, sono assai poco note: forse essi erano molto vicini agli uomini del tipo di @19Heidelberg#[email protected]*19. Ben conosciute sono invece le loro industrie, che vengono suddivise a seconda della tecnica usata per ottenere gli strumenti litici più tipici: alla fase più arcaica appartiene la cultura abbevilliana (o chelleana), caratterizzata dalle cosiddette amigdale, grossi strumenti litici a rozza scheggiatura bifacciale e atti a essere impugnati con la mano. Un po' più recente è la cultura acheuleana, in cui le amigdale sono ottenute con tecnica più evoluta e raffinata: forme ellittiche più o meno piatte e successivamente forme lanceolate; parallela all'acheuleano è la cultura clactoniana la cui tecnica di scheggiatura consisteva nel battere fortemente gli scheggioni di pietra su un'altra pietra usata come incudine; più evoluta è la successiva cultura tayaziana. Gli individui vissuti nel paleolitico inferiore erano essenzialmente dediti alla caccia e alla raccolta dei prodotti naturali e conducevano vita nomade; i gruppi umani erano pochi e dispersi lungo le vallate più accoglienti o più ricche di selvaggina, quale la valle della Somme, tra Abbeville e il mare.
Più conosciuti sono invece gli uomini del paleolitico medio (che in Francia data dal 90.000 fin verso il 40.000 a.C.) che si riallacciano molto nettamente alla razza di @19Neandertal#[email protected]*19; fra i resti fossili più importanti vi sono quelli di Arcy-sur-Cure (Yonne), di La Chapelle-aux-Saints (Corrèze), di Le Moustier e di La Ferrassie (Dordogna), di La Quina (Charente). L'industria litica più caratteristica del paleolitico medio è quella musteriana; in Francia ne sono state individuate quattro forme caratteristiche: la prima deriva dall'acheuleano e vi predominano raschiatoi e punte di forma ancora rozza; la seconda, assai diffusa, presenta schegge a superficie larga e liscia e numerosi raschiatoi; la terza può essere definita musteriano “classico”; la quarta è caratterizzata da utensili a tacche laterali oppure con dentellature. Queste tecniche, che a volte ricordano quella levalloisiana, vennero progressivamente perfezionate; le amigdale, invece, raggiunsero il massimo della perfezione tecnica nei prodotti della cultura micocchiana e, infine, scomparvero del tutto. Gli uomini del paleolitico medio erano cacciatori e raccoglitori dei prodotti spontanei del suolo e si insediarono preferibilmente nelle vallate (Somme, Senna, Aisne, Charente) e lungo i bordi degli altipiani, lasciando disabitati gli elevati massicci montuosi e le regioni argillose. I ricoveri preferiti erano le grotte e i ripari sotto roccia, ma non mancavano ripari artificiali, preludio alle primitive capanne. A differenza delle industrie dei periodi precedenti, quelle del paleolitico superiore sono molto più accurate, con prodotti di dimensioni solitamente più ridotte, e testimoniano una notevole ingegnosità e specializzazione. Dalla fine del periodo interglaciale Würm III- Würm II, si sono succedute in Francia varie culture, di cui la più antica, detta perigordiana, presenta punte e attrezzi in pietra associati ancora a manufatti del precedente periodo musteriano; nella fase più avanzata tuttavia il perigordiano è ricco di attrezzi più evoluti: bulini, punte, raschiatoi in pietra e alcuni in osso; dalla stazione preistorica di Aurignac prende nome la cultura aurignaziana, notevole per le sue lame litiche ritoccate sui bordi, nonché per i bulini e le punte di giavellotto in osso. Con la cultura solutreana l'industria litica raggiunge una grande perfezione tecnica: punte litiche dette a foglia di alloro e punte a intacco, finemente ritoccate; si accentuò inoltre la produzione di oggetti in osso (compaiono i primi aghi d'osso con cruna). Nel Sud-Est fiorì una cultura particolare, detta salpentriana o rodaniana, caratterizzata da microliti; successivamente si sviluppò la più tipica delle culture del paleolitico superiore, quella maddaleniana, nella quale gli strumenti litici non registrarono più nessun perfezionamento, mentre si sviluppava l'industria su osso: arpioni, zagaglie, punte, propulsori, particolarmente adatti all'attività di caccia, alla quale erano dediti gli uomini di questo periodo, coincidente, in gran parte, con il glaciale Würm III. L'habitat era essenzialmente costituito dalle caverne; verso la fine del periodo compaiono però capanne seminterrate. La popolazione viveva soprattutto nelle regioni a clima meno rigido e dove le zone rocciose erano ricche di grotte e di ripari, come nelle regioni calcaree della Dordogna, della Charente, della Yonne, e nei grés di Fontainebleau. Nel paleolitico superiore infine, si ha uno straordinario sviluppo dell'arte: graffiti e dipinti rupestri, incisioni su osso, su piccoli oggetti e su arnesi, statuine in pietra antropomorfe (le cosiddette Veneri) e zoomorfe di ispirazione naturalistica; sculture, incisioni e pitture si trovano principalmente in Dordogna nelle grotte presso Les Eyzies- de-Tayac, in quella di Lascaux, e in quelle del Mas-d'Azil (Ariège). La popolazione del paleolitico superiore era in gran parte stanziata sulle pendici del Massiccio Centrale, in Dordogna, nella Provenza, nella Costa Azzurra, nel Périgord, lungo le basse valli dei Pirenei e nel bacino di Parigi.
L’EPIPALEOLITICO E IL MESOLITICO
Il nuovo periodo, che in Francia si fa decorrere dal 12000 a circa il 3000 a.C., è caratterizzato dal radicale cambiamento dell'habitat conseguente alle mutate condizioni climatiche del postglaciale. Lo sviluppo delle foreste portò alla scomparsa della grossa fauna per cui l'uomo dovette adattarsi, in un primo tempo, a vivere con i soli prodotti della raccolta (soprattutto di molluschi), della pesca e della caccia alla piccola selvaggina. La cultura tipica di questa fase (epipaleolitico), durata in Francia fino a circa il 7.000 a.C., è quella aziliana caratterizzata da microliti (raschiatoi, punte e pochi bulini) e da arpioni in osso con foro allungato alla base; l'arte subì un regresso ed è rappresentata da ciottoli colorati e con incisioni geometriche. La fase successiva, il mesolitico vero e proprio, è caratterizzato da più culture: il sauveterriano, in cui predominano i microliti e i piccoli raschiatoi tondi; il tardenoisiano, con microliti geometrici, punte per armi da getto e in cui compaiono le prime cuspidi a taglio trasversale per frecce; il campignano, tipico del bacino di Parigi, che viene considerato una cultura di transizione fra mesolitico e neolitico. Le genti del campignano introdussero in Francia la prima rudimentale coltivazione dei cereali e, probabilmente, la domesticazione degli animali (bovini e suini); lavoravano il terreno col bastone da scavo e con picconi con testa di pietra.
Le popolazioni dell'epipaleolitico e del mesolitico si insediarono di preferenza lungo le rive dei fiumi, dei laghi, delle lagune e del mare; abitavano in capanne spesso seminterrate e costruirono i primi villaggi, talvolta su palafitte; i villaggi del campignano, invece, erano costituiti da capanne con pianta circolare analoghe alle più antiche capanne africane ed erano localizzati, di preferenza, sulle pendici di grandi vallate, come nel Gâtinais. In questo periodo si diffusero in Francia popolazioni brachicefale, che si mescolarono alle preesistenti dolicocefale dando origine a una diversificazione delle culture, che assunsero di conseguenza caratteri regionali ben definiti.
IL NEOLITICO
Già avviata alla fine del mesolitico, la cosiddetta rivoluzione neolitica si è sviluppata in Francia a partire dal III millennio sotto l'influenza, pare, di due correnti culturali, l'una, quella danubiana, con particolare influenza nel bacino parigino orientale, l'altra, quella mediterranea, con notevole influsso soprattutto nelle regioni di SE. Nuove tecniche fecero la loro sicura apparizione, quali la fabbricazione della ceramica, la tessitura, l'agricoltura, l'addomesticamento e l'allevamento del bestiame, la levigatura delle asce di pietra; per la caccia si usarono archi e frecce.
In questo periodo si svilupparono e si diffusero i villaggi di capanne rettangolari, specie nelle regioni meridionali, e il paesaggio rurale, nelle sue grandi linee, assunse la fisionomia attuale. Benché alcune zone rimanessero spopolate, come le Alpi, il Massiccio Centrale e quello Armoricano, la popolazione crebbe notevolmente rispetto ai periodi precedenti e si calcola ammontasse a circa 2 milioni di individui. Il Massiccio Armoricano fu interessato dallo sviluppo della civiltà solo dal II millennio, con il diffondersi della metallurgia e delle culture megalitiche attraverso le valli del Rodano e della Garonna. I primi metalli, rame, oro e argento, vennero usati il primo per fabbricare armi, gli altri per i monili; l'uso di strumenti di pietra finemente lavorati e di oggetti in osso e legno continuò per tutto questo breve periodo, detto eneolitico o calcolitico, sviluppatosi particolarmente in Bretagna e nelle regioni meridionali; in tali regioni si diffuse anche il vaso campaniforme, di origine iberica. L'influenza delle più evolute civiltà mediterranee fece progredire la metallurgia; fu introdotto il bronzo con cui si fecero armi, utensili, ornamenti, e si verificarono importanti trasformazioni di natura politica e religiosa, nonché un grande sviluppo degli scambi anche con paesi molto lontani, da cui provenivano determinati prodotti pregiati, quali l'ossidiana e l'ambra. Verso la fine dell'età del bronzo, all'inizio del I millennio a.C., si diffuse in Francia un nuovo rito funebre, basato sull'incinerazione; esso fu introdotto dalle popolazioni nomadi provenienti dall'Est. L'incinerazione rimase la tecnica di sepoltura più diffusa nella successiva prima età del ferro, alla fine della quale, con la seconda età del ferro, o cultura di La Tène, si considera conclusa la preistoria della Francia.

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