L'europa

Materie:Riassunto
Categoria:Geografia

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Testo

Europa (geografia)
1
INTRODUZIONE
Europa (geografia) Sezione del continente eurasiatico, la meno estesa: costituisce infatti l’estremità occidentale dell'Eurasia, la grande massa continentale estesa dall'oceano Atlantico all’oceano Pacifico che costituisce il 36% circa delle terre emerse. I geografi moderni identificano nei monti Urali, nel fiume Ural, in parte del mar Caspio e nei rilievi del Caucaso il confine tra Europa e Asia. Il nome di questa parte del mondo deriva probabilmente da Europa, nella mitologia greca la figlia del re fenicio di Tiro, o da Ereb, parola fenicia che significa "tramonto".
Il territorio europeo ha una superficie complessiva di 10.355.000 km² (incluse le acque interne) e un’estensione costiera di 38.000 km; conta 729.075.181 abitanti (2004). La sua estremità settentrionale è Capo Nord, in Norvegia; quella più meridionale è Punta de Tarifa, nella Spagna meridionale, nei pressi di Gibilterra. Da ovest a est si estende dal Cabo da Roca, in Portogallo, alle pendici nordorientali degli Urali, in Russia.
2
TERRITORIO
L'Europa ha un territorio estremamente frammentato, formato da pianure, altipiani e catene montuose, articolato in numerose penisole, grandi come la Scandinavia, la penisola iberica e la penisola italiana, e di più modeste dimensioni, come lo Jutland e la Bretagna. Comprende inoltre un gran numero di isole al largo delle coste, fra cui l'Islanda, l'arcipelago britannico, la Sardegna, la Sicilia e Creta. L'Europa si affaccia a ovest sull'oceano Atlantico ed è delimitata dal Mar Glaciale Artico, dal Mare del Nord e dal mar Baltico a nord; dal mar Caspio a sud-est; dal Mar Nero e dal Mediterraneo a meridione. La vetta più elevata dell’Europa è il Monte Bianco (4.810 m), compreso nelle Alpi. La massima depressione è situata lungo la costa settentrionale del Caspio, a circa 28 metri sotto il livello del mare (vedi Depressione uralo-caspica).
Sotto il profilo geologico, la placca (o zolla) europea presenta, da nord a sud, strutture diverse per età e costituzione. Comprende a nord una massa di rocce antiche, stabili, cristalline, a cui fanno seguito, nella parte mediana, un'ampia fascia relativamente piana di materiali sedimentari e una zona di strutture composite, create da spinte, faglie, dislocazioni tettoniche e attività vulcaniche; a sud, infine, si trova una fascia di montagne di età relativamente recente, legate all'orogenesi alpina, con appendici peninsulari che rientrano nell'area del Mediterraneo, mare interno, residuo dell'antica Tetide, compresa tra Europa e Africa. Questa struttura geologica per fasce è all'origine delle diverse regioni geografiche dello spazio europeo.
Nella sezione settentrionale dell’Europa si trova la piattaforma finno-scandinava, struttura arcaica, formatasi nel Precambriano, che costituisce l'imbasamento della Finlandia e di gran parte della restante penisola scandinava. Inclinata verso oriente, essa forma sia i rilievi della Svezia occidentale sia l'altopiano della Finlandia, meno elevato. Il sollevamento del suo bordo occidentale ha dato origine ai rilievi della Norvegia. Ciò avvenne nel corso dell'orogenesi caledoniana (circa 500-395 milioni di anni or sono) che determinò la formazione dei monti di Irlanda, Galles, Scozia, oltre a quelli della Norvegia occidentale. La successiva erosione ha demolito e arrotondato i monti dell'arcipelago britannico, ma le vette della Norvegia (vedi Alpi scandinave) raggiungono i 2.470 m di altitudine. Qui, in seguito alle glaciazioni quaternarie, le vallate modellate dai ghiacciai che scendono verso la costa sono state invase dal mare, formando i fiordi che si succedono lungo tutto il contorno costiero norvegese.
La seconda regione significativa sotto il profilo geologico è formata da terre disposte ad arco dalla Francia sudoccidentale verso nord e verso est attraverso una parte dell'Inghilterra meridionale, i Paesi Bassi, la Germania, la Polonia e la Russia. Si tratta di regioni formate da un substrato antico, appiattito, a cui si sono sovrapposti strati di rocce sedimentarie di varia epoca. Seppur deformate localmente fino a dar vita ad alcuni bacini, quali il bacino di Londra e il Bacino Parigino, queste formazioni, ricoperte da uno strato di detriti di origine glaciale, sono all'origine dei bassopiani che formano le più estese pianure europee. Alcuni fra i terreni migliori d'Europa si trovano in queste pianure, in particolare lungo il loro margine meridionale, dove si depositò il materiale argilloso di origine glaciale portato dal vento, il cosiddetto loess (vedi deposito), adatto alla cerealicoltura. Questa fascia si amplia verso est, dove forma il grande bassopiano sarmatico, cioè le grandi pianure della Russia.
A sud delle grandi pianure una fascia di strutture geologiche dissimili attraversa l'Europa, dando origine ai movimentati paesaggi in cui si succedono fosse, altipiani, depressioni. Sono il risultato di contraccolpi subiti dalle masse continentali per effetto delle spinte che hanno dato origine alle Alpi e hanno determinato la successione di piegamenti che formano il Giura, le grandi faglie che hanno originato la fossa del Reno orlata dai monti Vosgi e dai monti della Foresta Nera, i picchi vulcanici del Massiccio Centrale, gli altipiani centrali della Francia e il sollevamento della Meseta Centrale spagnola.
La successiva fascia di strutture geologiche è quella, di origine recente, formatasi in seguito ai movimenti orogenetici che hanno prodotto le catene montuose che attraversano il territorio europeo. Alla metà del Terziario, circa 40 milioni di anni or sono (vedi Oligocene), la placca afro-arabica entrò in collisione con quella europea determinando l'orogenesi alpina (vedi Tettonica a zolle). Spinte generate dalla collisione sollevarono grandi masse di sedimenti cenozoici e mesozoici depositatisi nella Tetide, dando vita a diverse catene montuose quali le Alpi, i Pirenei, gli Appennini, i Balcani e i Carpazi. Queste catene comprendono i monti più elevati d'Europa e ne rappresentano la parte morfologicamente più soggetta ai processi di modellamento. È l'Europa mediterranea, instabile e giovane in contrasto con quella matura e stabilizzata che forma le sezioni settentrionali. La frequenza dei terremoti, insieme con la presenza del vulcanesimo, è testimone del fatto che in quest'area meridionale dell’Europa sono ancora in corso delle trasformazioni.
2.1
Idrografia
La natura peninsulare del territorio europeo e la varietà degli sviluppi orografici hanno determinato la formazione di un’idrografia molto articolata. Può capitare così che i corsi d'acqua, che defluiscono dal cuore dell’Europa verso gli opposti mari circostanti, abbiano la loro origine dagli stessi spartiacque. Il fiume più lungo d'Europa è il Volga, che drena le vaste superfici del bassopiano sarmatico e scorre verso sud in direzione del mar Caspio, mentre il secondo fiume, il Danubio, che nasce nella Foresta Nera, defluisce da ovest a est immettendosi nel Mar Nero. Alcuni dei principali fiumi europei hanno origine nelle Alpi e versano le loro acque sia nel Mediterraneo (ad esempio il Rodano e il Po), sia nel Mare del Nord (il Reno). Alla loro alimentazione contribuiscono in sensibile misura i ghiacciai. Gli altri fiumi che nascono dagli altipiani centrali hanno un corso maturo, un regime regolare e sono quindi navigabili. Si ricordano tra gli altri la Loira, la Senna, l'Elba, che sfociano nell'oceano Atlantico e nel Mare del Nord. L'Oder e la Vistola scorrono verso settentrione per raggiungere il mar Baltico. La rete idrografica, là dove si sviluppa tra i massicci antichi e i bassopiani, si presta al collegamento dei fiumi per mezzo di canali e oggi un sistema idroviario continentale consente ai natanti di passare dal Rodano al Reno e al Danubio.
Numerosi laghi sono presenti nelle zone prealpine della Svizzera, dell'Italia e dell'Austria, e nelle regioni pianeggianti quali la Svezia, la Polonia e la Finlandia, dove la loro formazione è legata alla morfologia glaciale. Il più grande lago d'acqua dolce d'Europa è il lago Ladoga, nella Russia nordoccidentale.
2.2
Clima
Sebbene gran parte dell'Europa si trovi a latitudini piuttosto elevate, i mari relativamente caldi che la bagnano, oltre alla calda corrente del Golfo proveniente dall'Atlantico, fanno sì che gran parte dell'Europa centrale e occidentale goda di un clima temperato, nel quale risultano mitigati gli eccessi della continentalità. Nonostante ciò le masse d'aria artiche e siberiane fanno sentire spesso i loro influssi, abbassando le temperature, specie a nord delle Alpi. I venti occidentali prevalenti, riscaldati in parte al passaggio sopra l'Atlantico settentrionale, portano la pioggia per gran parte dell'anno.
Nell'area climatica mediterranea – Spagna, Italia e Grecia – i mesi estivi, dominati dalla persistenza degli anticicloni tropicali che bloccano l'afflusso dell'aria umida atlantica, sono solitamente caldi e secchi e le precipitazioni si concentrano nella stagione invernale. Nell'area che si estende dalla Polonia centrale verso est, gli effetti moderatori dei mari si riducono e, di conseguenza, prevale un clima continentale, più freddo e più secco. Anche le regioni settentrionali dell’Europa presentano questo tipo di clima. La piovosità media annua su gran parte dell'Europa varia da 510 mm a 1.530 mm.
2.3
Flora
Sebbene gran parte dell'Europa fosse in origine ricoperta da foreste, la vegetazione è stata estesamente modificata dagli insediamenti umani e dai diboscamenti per far posto alle attività agricole. Solamente sui monti situati più a nord e, parzialmente, nella Russia europea centrosettentrionale, il manto forestale è stato relativamente poco impoverito dalle attività umane. Una notevole opera di riforestazione è stata intrapresa a partire da epoche recenti, a cui si aggiunge oggi la ripresa del bosco sui terreni via via abbandonati dall'agricoltura.
La più ampia area di vegetazione in Europa è una fascia forestale che attraversa la metà centrale del territorio, dall'Atlantico agli Urali. Vi predomina un bosco ricco di latifoglie (querce, olmi, aceri ecc.) inframmezzate da pini e abeti, che via via è sostituito, verso nord e verso est, da una foresta di conifere e betulle che assume le caratteristiche proprie della taiga, la foresta delle superfici continentali temperate fredde. Più a nord, lungo le regioni costiere artiche come nelle pendici più alte dei monti, succede la tundra, che consiste perlopiù di licheni, muschi, arbusti e fiori selvatici. Gran parte della grande pianura europea è ricoperta di praterie, aree di piante erbacee relativamente alte, mentre l'Ucraina è caratterizzata dalla steppa, superficie piatta e relativamente secca di erbe stentate. I territori bagnati dal Mediterraneo sono ricoperti da formazioni forestali, come la macchia, più o meno degradata dall'azione antropica, dove dominano i sempreverdi e le essenze aromatiche; il clima semitropicale, caldo e soleggiato, consente lo sviluppo di legnose che danno produzioni ricercate: oltre alla vite, l’olivo, gli agrumi, il fico, l’albicocco ecc.
2.4
Fauna
Un tempo in Europa viveva in gran numero un'ampia varietà di animali, tra cui il cervo, l’alce, il bisonte, il cinghiale, il lupo e l’orso. Avendo però l'uomo occupato e trasformato l'ambiente naturale in gran parte dell’Europa, molte specie hanno finito con l'estinguersi o con il ridurre enormemente il loro numero (vedi Estinzione). Oggi è possibile trovare allo stato selvatico il cervo, l’alce, il lupo e l’orso in numero consistente solamente nella Scandinavia settentrionale, in Russia e nella penisola balcanica; altrove essi vivono soprattutto nelle riserve. La renna viene allevata dai lapponi dell'estremo Nord. Il camoscio e lo stambecco vivono ancora sulle più alte cime dei Pirenei e delle Alpi. Diffusi sono numerosi animali di piccole dimensioni, quali la donnola, il furetto, la lepre, il riccio, il lemming, la volpe e lo scoiattolo.
Fra il grande numero di uccelli autoctoni europei si annoverano rapaci, come l’aquila e il falco, passeriformi in gran quantità, come il fringuello, l’usignolo e il passero, rapaci notturni come il gufo. Si ritiene che la cicogna porti fortuna alla casa su cui nidifica, in particolare nei Paesi Bassi, mentre il cigno, l’oca e l’anatra popolano fiumi e laghi. Il salmone è diffuso in Gran Bretagna, in Irlanda e in Germania; nelle acque marine litoranee si trova un'ampia varietà di pesci fra i quali, importanti sotto il profilo economico, il merluzzo, lo sgombro, l’aringa e il tonno. Lo storione, dal quale si ricava il caviale, popola le acque del Mar Nero e del Caspio.
2.5
Risorse minerarie
L'Europa dispone di una notevole varietà di risorse minerarie. Grandi quantità di carbone si trovano in diverse località della Gran Bretagna; anche la Ruhr, in Germania, e l'Ucraina hanno estesi bacini carboniferi (Donbass), e importanti giacimenti di carbone sono situati in Polonia, Belgio, Repubblica Ceca, Slovacchia, Francia e Spagna. Le fonti principali di minerali di ferro sono le miniere di Kiruna nella Svezia settentrionale, della Lorena in Francia e dell'Ucraina. In alcune regioni europee si producono anche piccole quantità di petrolio e gas naturale, ma le due regioni petrolifere più importanti sono il Mare del Nord (i diritti di sfruttamento appartengono a Regno Unito, Olanda, Germania e Norvegia), e le ex repubbliche sovietiche, soprattutto la Russia. In Europa esistono anche molti altri giacimenti di minerali diversi: rame, piombo, stagno, bauxite, manganese, nichel, oro, argento, potassa, argilla, gesso, dolomite e salgemma.
3
POPOLAZIONE
L'uomo comparve in Europa già nel Paleolitico; ma sull'origine degli uomini che hanno portato al popolamento attuale non si sa molto, anche se si può supporre che i primi gruppi umani siano giunti da Oriente in ondate successive, sia dall'Asia Minore attraverso i Balcani sia dall'Asia centrale, percorrendo le praterie a nord del Mar Nero. Non sono mancate immigrazioni dall'Africa, attraverso Gibilterra e l'Italia. Importanti furono però soprattutto le ondate di popolazioni indoeuropee originarie delle pianure interne dell'Asia, da cui derivano i principali gruppi etnici dell'Europa, nei quali si sono inseriti più piccoli gruppi come quelli ugrofinnici (da cui discendono magiari e finlandesi).
Numerosi reperti archeologici sembrano comunque confermare che l'Europa fosse abitata da una popolazione relativamente numerosa già a partire dal 4000 a.C., quando il Neolitico fioriva nella penisola balcanica e nella penisola italiana (nel contempo però le civiltà urbane in Egitto e in Medio Oriente erano già affermate). Barriere naturali quali foreste, monti e paludi contribuirono a mantenere divise le popolazioni in gruppi che rimasero a lungo quasi del tutto separati. Successivamente le migrazioni determinarono via via il mescolarsi delle diverse popolazioni.
3.1
Composizione etnica
La popolazione dell'Europa è composta da numerosi gruppi etnici. Le nazioni in cui è suddivisa sono in generale formate da un gruppo dominante che ha occupato un territorio nel quale ha imposto la sua cultura, come i tedeschi in Germania, i francesi in Francia ecc. Diversi paesi, in particolare nell'Europa sudorientale, presentano nutrite minoranze e in quasi ogni paese vivono gruppi più piccoli (ad esempio i baschi in Spagna e i lapponi in Scandinavia) che rappresentano i residui di antichi popolamenti. Da un punto di vista etnico-linguistico si possono riconoscere alcuni grandi raggruppamenti corrispondenti alle seguenti aree: quella germanica, quella neolatina e quella dei popoli slavi che si sono spinti verso ovest, affacciandosi al Mediterraneo. Esistono poi gruppi minoritari, inseritisi nel tessuto socio-economico europeo come gli ebrei, oppure nomadi, come i rom, spesso osteggiati, ma che non hanno mai perduto la loro identità. Occorre poi aggiungere l'apporto immigratorio più recente, rappresentato da un numero cospicuo di turchi, africani, arabi, asiatici ecc., attratti in Europa occidentale dalle occasioni di lavoro offerte dalla sua sviluppata economia, spesso solo come lavoratori temporanei.
Il crollo del comunismo tra il 1989 e il 1991 portò allo smembramento dell'URSS in quindici repubbliche indipendenti, ognuna delle quali, anche a ovest degli Urali, riconosce una propria identità, anche se le sue popolazioni derivano da un unico ceppo slavo, come ad esempio in Russia i russi bianchi e gli ucraini. Nel 1991 i croati, gli sloveni e i macedoni, che costituivano la maggioranza della popolazione nelle rispettive repubbliche federate della ex Iugoslavia, optarono tutti per la separazione dalla federazione e divennero nazioni indipendenti. La Bosnia-Erzegovina, con un insieme etnicamente molto più complesso, fu invece teatro di un sanguinoso conflitto dopo la dichiarazione dell'indipendenza dalla Iugoslavia nel 1992.
3.2
Demografia
La distribuzione della popolazione in Europa non è mai stata stabile per lunghi periodi e ha subito mutamenti dovuti sia allo scarto fra tasso di natalità e tasso di mortalità, sia alle migrazioni. Negli anni Ottanta del Novecento l'Europa aveva la più elevata densità di popolazione rispetto a tutte le altre parti del mondo. La zona più popolosa era rappresentata da una fascia che iniziava dall'Inghilterra e proseguiva attraverso i Paesi Bassi, la Germania, la Cecoslovacchia, la Polonia per giungere infine alla parte europea dell'URSS. Anche l'Italia settentrionale presentava un'alta densità di popolazione.
Gli sviluppi demografici hanno conosciuto in Europa andamenti diversi attraverso i secoli, a causa di fattori negativi (guerre, epidemie, carestie ecc.), o positivi (crescita dell'economia, periodi di pace ecc.). Una sensibile crescita della popolazione si ebbe, ad esempio, verso il Mille, quando iniziò un periodo di prosperità economica legata agli sviluppi dell'urbanesimo. Nel XIV secolo la peste provocò gravi decimazioni, ma già nel secolo successivo si ebbe una sensibile ripresa. Sul finire del XVIII secolo la popolazione europea, grazie al diffondersi dell'economia industriale, cominciò a crescere fortemente e l'Europa giunse a contare, nei primi decenni dell'Ottocento, oltre 150 milioni di abitanti. Essi raddoppiarono nel corso del secolo successivo, nonostante le grandi migrazioni che portarono nelle terre d'oltremare ben 55 milioni di persone.
Nel corso del XX secolo si è passati dalla forte crescita dei primi cinquant'anni all'attuale rallentamento. Il tasso medio annuo di crescita demografica tra il 1980 e il 1987 fu solo dello 0,3%; nello stesso periodo la popolazione dell'Asia cresceva dell’1,8% annuo e quella dell'America settentrionale dello 0,9%. Nel 2004 il tasso di crescita è stato leggermente positivo: 0,01%. Notevoli diversità nel tasso di crescita si registrano tuttavia nei diversi paesi europei, dovute al modo di vita e al diverso grado di benessere. Ad esempio, nel 2004 l'Albania aveva un tasso annuo di crescita demografica dello 0,51%, il Regno Unito dello 0,29%, la Spagna dello 0,15% e l’Italia dello 0,09%. Il rallentato tasso di crescita demografica è dovuto soprattutto alla bassa natalità; gli europei godono infatti di una speranza media di vita alla nascita alquanto elevata: 74,6 anni (2004), contro i 64 anni dell'India e i 49,7 anni dei paesi africani.
Le migrazioni, volontarie o meno, hanno rappresentato una costante nella vita europea. Nel XX secolo due movimenti migratori hanno avuto importanti effetti sulla distribuzione della popolazione in Europa: la migrazione da una nazione all'altra di persone in cerca di lavoro e quella dalle zone rurali alle aree urbane. Lavoratori italiani, iugoslavi, greci, spagnoli e portoghesi (insieme a quelli provenienti dalla Turchia, dall'Algeria e da altri paesi extraeuropei) si trasferirono – perlopiù temporaneamente – in Germania, Francia, Belgio, Svizzera, Regno Unito e in altri paesi in cerca di occupazione. Per lo stesso motivo molti europei si spostarono, all'interno dei confini nazionali, dalle campagne alle città. Dal 1950 al 1975 la popolazione dell'Europa occidentale è diventata urbana per il 70-80%; quella dell'Europa orientale e dell'Europa meridionale lo per il 60%. Nel 1998 il dato medio europeo era del 74%.
La condizione urbana ha dominato attraverso i secoli la vita dell'Europa, ne ha permeato l'economia, l'arte, la cultura. La città è sempre stata il centro di elaborazione dell'intera civiltà europea, il perno della sua organizzazione territoriale. Gli sviluppi maggiori dell'urbanesimo si sono avuti con la rivoluzione industriale, quando la città fu presa d'assalto dalle popolazioni delle campagne, impoverite dalla pressione demografica. Alla sua crescita corrispose però un abbassamento delle qualità che avevano segnato artisticamente e culturalmente la città storica, benché molte città europee abbiano conservato spesso intatto il loro volto tradizionale (è il caso di Venezia, Firenze, Amsterdam, Bruges, Praga, Cordova, Siviglia ecc.).
Nella maggior parte dei paesi europei la capitale nazionale è la città più estesa e maggiormente popolata, oltre che la più importante storicamente. Le capitali europee hanno un'enorme importanza sotto il profilo economico e culturale, e presentano un notevole interesse storico-artistico; tra le principali si ricordano Atene, Berlino, Budapest, Lisbona, Londra, Madrid, Mosca, Parigi, Praga, Roma, Stoccolma e Vienna. Gli sviluppi dell'urbanesimo sono stati imponenti soprattutto con l'imporsi della rivoluzione industriale nel XIX secolo. Il fenomeno ebbe le sue prime importanti manifestazioni in Gran Bretagna, poi anche in Germania, in Francia e, parzialmente, in Italia, sebbene l'organizzazione territoriale nei diversi stati abbia dato luogo a forme diverse di sviluppo urbano: così in Francia esso si concentrò su Parigi e le regioni settentrionali, in Germania nei distretti minerari e nella valle del Reno, in Italia nella pianura pedemontana alpina. Oggi in Europa si può riconoscere una megalopoli, un'unica grande direttrice di città legate da fitte relazioni, che si estende dall'Inghilterra meridionale ai Paesi Bassi, alla valle del Reno sino alla Pianura Padana, con 30-40 milioni di abitanti.
3.3
Lingua
Gli europei parlano una grande varietà di lingue. I principali domini linguistici sono quello slavo, che comprende russo, ucraino, bielorusso, ceco, slovacco, bulgaro, polacco, macedone e serbocroato; quello germanico, che abbraccia inglese, tedesco, olandese, danese, norvegese, svedese e islandese; quello delle lingue romanze, che include italiano, francese, spagnolo, portoghese e romeno. Queste lingue hanno una comune origine indoeuropea. Fra le altre lingue indoeuropee si annoverano greco, albanese e celtico (nelle sue diverse parlate quali il gaelico, il gallese e il bretone). Oltre a coloro che parlano lingue di comune origine indoeuropea, in Europa vi sono gruppi che usano lingue ugrofinniche – finlandese, magiaro, lappone ed estone – e altri gruppi ancora che si esprimono in basco e in turco.
3.4
Religione
La maggioranza degli europei è di religione cristiana. Il cattolicesimo è la confessione che conta il maggior numero di fedeli, diffusi in Francia, Spagna, Portogallo, Italia, Irlanda, Belgio, Germania meridionale e Polonia. Un altro gruppo numeroso è composto dai protestanti, concentrati nei paesi dell'Europa settentrionale e centrale: Gran Bretagna, Germania centro-settentrionale, Paesi Bassi e nazioni scandinave. Un terzo gruppo importante è costituito dai fedeli della Chiesa ortodossa, presenti soprattutto in Russia, Grecia, Bulgaria, Romania e nelle repubbliche ex Iugoslave, fatta eccezione per la cattolica Slovenia. Comunità ebraiche, inoltre, si trovano in quasi tutti i paesi europei (la più numerosa è in Russia), mentre il 70% degli albanesi e larghe frazioni degli altri stati balcanici (Macedonia e Bosnia-Erzegovina, soprattutto) sono musulmani.
3.5
Cultura
L'Europa ha una millenaria tradizione di eccellenza in tutte le arti: letteratura, pittura, scultura, architettura, musica e danza. Tra il XIX e il XX secolo Parigi, Roma, Londra, Madrid e Mosca conquistarono una fama particolare quali centri culturali, ma anche molte altre città hanno patrocinato le attività di importanti musei, gruppi musicali e teatrali, e altre istituzioni culturali. Gran parte dei paesi europei ha fortemente sviluppato, nella seconda metà del Novecento, i mezzi di comunicazione di massa. In tutti gli stati sono in funzione eccellenti sistemi educativi e il tasso di alfabetizzazione nella maggioranza dei paesi è elevato. Antiche ed eccellenti università hanno sede in Europa, basti pensare a quelle di Bologna, Padova e Pavia, di Cambridge e Oxford, di Parigi, di Salamanca, Coimbra, Heidelberg, Gottinga, Lovanio, Uppsala e Mosca.
4
ECONOMIA
L'Europa ha detenuto a lungo il primato nel campo delle attività economiche. Sin dal Medioevo furono attivi i commerci a livello continentale e al successo economico dei ceti mercantili urbani si devono molte delle iniziative che imposero il capitalismo nell'Europa centrosettentrionale sin dal XVII-XVIII secolo. Allo sviluppo eccezionale dell'economia europea contribuirono i commerci con i paesi d'oltreoceano e poi la loro sottomissione coloniale, che assicurò la fonte di approvvigionamento delle materie prime e lo sbocco dei prodotti al sistema industriale metropolitano.
Nel corso del secolo XIX, quale luogo di origine della rivoluzione industriale, l'Europa acquisì una superiorità tecnologica sul resto del mondo che ne fece l'incontrastata dominatrice sul piano produttivo e commerciale. La rivoluzione industriale, che aveva preso avvio in Inghilterra nel XVIII secolo, diffondendosi poi in tutto il mondo, rese possibile una grande trasformazione nei modi di produrre ricorrendo a macchine complesse e dando luogo a un prodigioso aumento della produzione agricola, nonché a nuove forme di organizzazione economica e a nuovi modi di vita. A partire dalla metà del secolo XX un grande impulso alla crescita è venuto dalla formazione di organizzazioni sovranazionali quali l'Unione Europea, l'Associazione europea di libero scambio (EFTA), e l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico.
4.1
Agricoltura
Le attività agricole in Europa sono generalmente di tipo policolturale, vale a dire che nella stessa regione si ha una gran varietà di colture e di produzioni. La parte europea dell'ex URSS è una delle poche regioni di grande estensione in cui predomina la monocoltura. Nei paesi del Mediterraneo, produzioni agricole diverse sono consentite dalle condizioni climatico-ambientali e comprendono olive, uva e agrumi, oltre a frumento e altri cereali. In gran parte dei paesi mediterranei l'agricoltura riveste una parte importante nell'economia nazionale; meno rilevante è nelle aree settentrionali, dove è stata soverchiata dall'industria, ma dove però ha conosciuto processi di razionalizzazione che l'hanno resa molto redditizia. In quasi tutta l'Europa occidentale, ad esempio, l'allevamento di bovini da latte e la produzione di carne costituiscono attività di notevole rilievo.
L'agricoltura mantiene un ruolo importante nelle regioni orientali, come nella penisola balcanica, dove è spesso praticata in forme ancora tradizionali. Qui, durante i cinquant'anni di dominio comunista, il regime delle proprietà (basato sulla collettivizzazione) e l'intero settore agricolo non hanno ricevuto il rinnovamento e gli stimoli che ha avuto l'agricoltura dell'Europa occidentale. Le possibilità agricole del territorio sono molto vaste: si possono praticare utilmente le colture più diverse, anche se l'Europa nel suo insieme è conosciuta in particolare quale produttrice di frumento e altri cereali; vi si coltivano comunque anche oleaginose, viti, barbabietole da zucchero, alberi da frutta e specie orticole d'ogni genere destinate ai grandi mercati urbani. Tradizionalmente, oltre ai bovini da latte e da carne, si allevano maiali, pecore, capre e pollame.
4.2
Risorse forestali e pesca
Le foreste del Nord, che si estendono dalla Norvegia sino alla Russia settentrionale, costituiscono ricche riserve di legname che forniscono la materia prima agli stabilimenti svedesi, norvegesi, finlandesi e russi, dove si producono pasta di legno, legname da costruzione e altri derivati. Nell'Europa meridionale, soprattutto in Spagna e in Portogallo, è diffusa la lavorazione del sughero ricavato da una specie diffusa di quercia (Quercus suber). Per quanto riguarda la pesca, tutti i paesi costieri dell'Europa sono attivi nel settore, ma essa assume particolare rilievo nelle aree che sfruttano i pescosi mari settentrionali, come la Norvegia, la Danimarca e l'Islanda. La pesca rappresenta una risorsa economica importante anche per paesi quali la Spagna, la Russia, la Gran Bretagna e la Polonia.
4.3
Risorse minerarie
In gran parte dell'Europa la distribuzione della popolazione è legata allo sviluppo dell'attività estrattiva verificatosi nel corso della rivoluzione industriale. La possibilità di sfruttare i giacimenti di carbone, in regioni quali le Midlands in Inghilterra, la Ruhr in Germania e il Donbass in Ucraina, determinò il sorgere di stabilimenti situati nei pressi delle miniere e contribuì a fondare i modelli industriali, legati all'urbanesimo, che ancora perdurano. Pur essendo lo sfruttamento delle miniere in rapido declino, soprattutto a causa della meccanizzazione, esistono ancora in Europa importanti centri minerari, quali la regione tedesca della Ruhr, la zona polacca della Slesia e l'Ucraina.
Grandi quantità di metalli ferrosi si estraggono nella Svezia settentrionale, nella Francia orientale e in Ucraina. Dalle miniere europee si ricava un'ampia varietà di altri minerali quali bauxite, rame, manganese, nichel e potassa, disponibili in cospicue quantità. Una delle più recenti e importanti industrie estrattive è quella del petrolio e del gas naturale, che sfrutta i giacimenti situati al largo delle coste bagnate dal Mare del Nord. Nella parte meridionale della Russia europea, in particolare nella regione del Volga, e in Romania sono state estratte, sin dagli inizi del XX secolo, ingenti quantità di idrocarburi.
4.4
Industria
A partire dalla rivoluzione industriale, l'industria è stata uno dei fattori dominanti dell'economia europea. Nell'Inghilterra centrale e settentrionale si svilupparono i primi centri dell'industria moderna, a cui si sono poi aggiunti quelli della Ruhr e della Sassonia in Germania, della Francia settentrionale, della Slesia in Polonia e dell'Ucraina. Prodotti quali ferro e acciaio, manufatti metallici, tessili, abbigliamento, navi, veicoli a motore e materiale rotabile hanno consentito, a partire dai primi dell'Ottocento, di porre le basi della modernizzazione in senso industriale dell'Europa, benché non tutti i paesi ne abbiano beneficiato allo stesso modo, come dimostra la storia europea del XX secolo, insanguinato da guerre spaventose scatenate dalla competizione fra potenze industriali.
Il campo dell'industria è estremamente ampio e, in diversi settori, molto avanzato. Importanti rami sono quelli della chimica, dell'elettronica e, in generale, dell'alta tecnologia che hanno guidato la crescita economica nel periodo successivo alla seconda guerra mondiale. Nel complesso, l'industria si concentra tradizionalmente nella parte centrale dell’Europa (un'area che comprende l'Inghilterra, la Francia orientale e meridionale, l'Italia settentrionale, il Belgio, l'Olanda, la Germania, la Polonia, la Repubblica Ceca, la Slovacchia, la Norvegia e la Svezia meridionali), nella Russia europea e in Ucraina.
4.5
Energia
L'Europa è una grande consumatrice di energia, prodotta soprattutto dalla combustione di carbone, lignite, gas naturale e petrolio (in larga parte d'importazione), dagli impianti nucleari e dalle centrali idroelettriche; queste ultime si trovano soprattutto in Norvegia, Svezia, Francia, Svizzera, Austria, Italia e Spagna. L'energia nucleare ha un ruolo di rilievo in Francia, Gran Bretagna, Germania, Belgio, Lituania, Ucraina e nelle altre repubbliche ex sovietiche, in Svezia, Svizzera, Finlandia e Bulgaria. Anomala è la situazione della Repubblica d'Irlanda, dove l'elettricità è ricavata soprattutto dalla combustione della torba.
4.6
Trasporti e comunicazioni
L'Europa è dotata di sistemi di trasporto molto avanzati, in particolar modo nella sua parte centrale e, in misura minore, in Scandinavia, nelle repubbliche dell'Europa orientale e nell'Europa meridionale. In Europa circola un gran numero di veicoli privati e le merci vengono perlopiù trasportate su gomma. Efficienti sono le reti ferroviarie, anch'esse impiegate per il trasporto di passeggeri e merci.
Un ruolo fondamentale per l'economia europea, secondo una tradizione che risale al mercantilismo dei secoli passati, è svolto dai trasporti marittimi; molti paesi, fra i quali Grecia, Gran Bretagna, Italia, Francia, Norvegia e Russia, sono dotati di grandi flotte mercantili. Rotterdam, nei Paesi Bassi, sbocco del cuore industriale dell’Europa, è, con Singapore, il porto marittimo più attivo del mondo. Altri porti europei di notevole importanza sono Anversa (Belgio), Marsiglia (Francia), Amburgo (Germania), Londra (Gran Bretagna), Genova (Italia), Danzica (Polonia), Bilbao (Spagna) e Göteborg (Svezia). Molte merci, nelle regioni interne, vengono trasportate attraverso corsi d'acqua; tra i fiumi europei che sopportano un traffico notevole si annoverano il Reno, la Schelda, la Senna, l'Elba, il Danubio, il Volga e il Dnepr. L'Europa centrale è inoltre dotata di una considerevole rete di canali navigabili collegata ai fiumi.
Quasi tutti i paesi europei gestiscono una o più compagnie aeree nazionali e molte di queste – Air France, British Airways, Lufthansa, KLM, Iberia e Alitalia – sono fra i principali vettori internazionali. Quasi tutti i sistemi di trasporto in Europa sono controllati o partecipati dallo stato. A partire dalla seconda guerra mondiale sono stati costruiti numerosi oleodotti per il trasporto di petrolio e gas naturale che arrivano ai capolinea mediterranei e dei mari settentrionali.
4.7
Commercio internazionale
Quasi tutti i paesi europei svolgono una notevole attività sul piano del commercio internazionale. Gran parte degli scambi si realizza nelle regioni interne, soprattutto fra i membri dell'Unione Europea, ma gli europei sono attivi anche nel commercio su larga scala con gli altri paesi del mondo. Germania, Francia, Regno Unito, Italia e Paesi Bassi sono fra i maggiori attori del commercio mondiale. Gran parte degli scambi intercontinentali europei riguarda l'esportazione di prodotti finiti e l'importazione di materie prime.
5
STORIA
5.1
Preistoria
Molto frammentarie sono le testimonianze della presenza in Europa di Homo erectus, che vi sarebbe giunto circa 1.500.000 anni fa, provenendo dall'Africa. Le documentazioni paleontologiche più consistenti datano a 900.000 anni or sono e sono costituite da resti di animali e da strumenti di pietra. Altri significativi reperti segnalano la trasformazione di Homo erectus in esperto cacciatore, la sua vita in accampamenti all'aperto o in grotte e l'uso abituale del fuoco (400.000 anni fa). Risalendo la storia si rintracciano molti resti dell'uomo di Neanderthal, alla cui scomparsa all'epoca del Paleolitico superiore (circa 35.000 anni fa) fece seguito l'arrivo di Homo sapiens sapiens: presente in tutti i continenti, si identifica in Europa con l'uomo di Cro-Magnon, dal nome della località di rinvenimento nella Francia meridionale.
I rivolgimenti climatico-ambientali crearono le premesse per il passaggio dal nomadismo dei cacciatori alla sedentarietà degli agricoltori-allevatori. Ebbe così inizio il Neolitico, la cui diffusione in Europa avvenne a partire da est (area danubiana e balcanica) e da sud (area mediterranea). Le stesse direzioni seguì la diffusione dei metalli, il cui utilizzo si accompagnò alla nascita delle prime unità statali, all'inizio del II millennio a.C. Queste comparvero nell'area mediorientale, quando in Europa prevalevano insediamenti meno elaborati sul piano politico, come le culture delle terramare e quella villanoviana in Italia, o le società palafitticole presenti nelle lagune e ai bordi dei laghi. Il passaggio dall'età del Bronzo all'età del Ferro corrispose per l'Europa a un periodo di grandi mutamenti: nelle zone centrosettentrionali la cultura cosiddetta "dei campi di urne" (caratterizzata tra l'altro dal rituale della cremazione, ricorrente dall'Est europeo alla penisola iberica) cedeva il passo al diffondersi della cultura di Hallstatt, mentre nel Mediterraneo orientale le migrazioni indoeuropee dalla Russia modificavano profondamente il panorama demografico.
5.2
Storia antica
All'alba della storia si delineò una frattura non solo geoclimatica, ma anche di civiltà, che divise l'Europa antica in due settori ben distinti: da una parte una cultura mediterranea, che si sviluppò grazie ai contatti con l'Egitto e il Medio Oriente, zone molto progredite, e dall'altra una cultura continentale che non sviluppò sistemi sociali altrettanto complessi, rimanendo nel quadro di un'economia di villaggio quasi autosufficiente.
All'inizio del I millennio a.C. in Italia la sovrapposizione tra elementi differenti, quello celtico, quello indoeuropeo e quello greco, fu più marcata che altrove e determinò il nascere di una società capace di raffinate elaborazioni simboliche ed espressioni artistiche, come quella degli etruschi. Nello stesso periodo, sul Mediterraneo la fioritura delle città-stato della Magna Grecia creava ulteriori collegamenti con le evolute civiltà orientali.
L'impero romano fu il più potente fattore di unificazione della regione europea, tra la linea Reno-Danubio e il Mediterraneo, comprendente anche la Francia, l'Inghilterra e la Spagna. Il quadro mutò sostanzialmente ai tempi di Marco Aurelio, quando si verificò la prima grande invasione di popolazioni germaniche, avanguardia di quelle ondate migratorie che, nel V e VI secolo, portarono dentro i confini dell'impero popoli provenienti dall'est, che i romani chiamarono "barbari". L'insediamento di popolazioni germaniche e slave disgregò l'impero romano d'Occidente. L'imponente movimento di unni, ostrogoti, visigoti, alani, vandali, svevi, franchi e germani non distrusse però il tessuto intimo della civiltà romana che, mentre assimilava le genti dell'est nelle sue strutture, ne veniva a sua volta radicalmente modificata. La caduta di Roma fece venire meno quella divisione dell'Europa, che l’impero romano stesso aveva operato, tra il mondo tribale dei barbari e quello dei popoli amministrati da Roma.
5.3
Età medievale
Alla fine dell'VIII secolo, dopo i grandi rivolgimenti delle invasioni barbariche e dopo la breve riconquista operata da Giustiniano, il quadro parve stabilizzarsi con il consolidamento di differenti domini: il regno dei franchi a occidente; il regno dei longobardi nell'Italia settentrionale; l'impero bizantino nel sud dell'Italia e nei Balcani.
L'assimilazione dell'elemento germanico con quello romano fu favorita dall'affermazione del regno dei franchi, la più solida forma politica del Basso Medioevo, che Carlo Magno portò alla massima estensione. Fondamentale fu il ruolo della Chiesa, riorganizzata sul piano disciplinare e attrezzata culturalmente allo scopo di operare l'inquadramento e il disciplinamento delle popolazioni. Nell'Est dell'Europa la Chiesa cattolica entrò in competizione con quella bizantino-ortodossa, organizzata a Costantinopoli: la rottura tra Chiesa occidentale e Chiesa orientale (1054) ne fu la conseguenza (vedi Scisma).
L'unità del grande impero carolingio fu ben presto minata dalle spinte centrifughe delle aristocrazie, dalle quali derivò un numero crescente di signorie regionali. Il dissolversi dell'ordinamento pubblico carolingio fu indotto altresì dalle invasioni di normanni, ungari, saraceni, che favorirono ovunque il processo di incastellamento, ossia la dimensione militare e politica di piccola gittata territoriale, basata su vincoli di fedeltà locale più che su ampie strutture istituzionali.
Con l'XI secolo si avviò una forte ripresa dell'Europa: si incrementarono gli scambi interni e ci furono un notevole sviluppo economico, frutto di una rivoluzione agraria, e un forte rinnovamento culturale, nato nelle università e nei monasteri. Tutto ciò fu accompagnato da un cambiamento ai confini orientali: ungari, cechi e polacchi si stanziarono nelle regioni dell'Europa centrale e si convertirono al cristianesimo, creando con la loro presenza una barriera difensiva di fronte ai nomadi delle steppe. Le frontiere dell'Europa, sempre mutevoli, si stabilizzarono intorno a tre grandi spazi politico-culturali: il primo era quello delle regioni centroccidentali (Italia, Francia, Germania) a cui il neonato Sacro romano impero dava una parvenza di unità istituzionale, ma a cui la Chiesa imprimeva l'identità più forte; il secondo coincideva con un'indefinita zona periferica di missione e di conquista lungo i margini orientali a est del Danubio, che si stavano trasformando in periferia della civiltà europea; il terzo si proiettava oltre quei confini – verso nazioni e popoli che fino al Settecento saranno comunemente considerati barbari – tra le pianure dell'Ucraina e gli Urali, tra l'Ungheria e il Caucaso, tra il Baltico e il Circolo polare artico.
Il cuore dell'Europa era quindi l'Occidente plasmato dal sistema feudale e via via riorganizzatosi in unità politiche, sorte su base regionale o nazionale, che andavano dai comuni alle signorie, dagli stati regionali alle città-stato patrizie, dalle repubbliche mercantili ai regni nazionali. Tra queste forme di dominio le monarchie dinastiche con ampia giurisdizione territoriale erano destinate a esercitare un ruolo preminente, grazie al monopolio della forza militare, all'assoggettamento del territorio, all'utilizzazione di funzionari al servizio dello stato.
5.4
Età moderna
L'Europa nell'età moderna si trovò divisa in tante unità politiche, tra le quali emersero Spagna, Francia e Inghilterra, che tra XVI e XVII secolo avrebbero assunto un ruolo-guida negli equilibri statali di questa parte del mondo. La cultura dell'umanesimo e del rinascimento diede un'impronta di alta civiltà all'Europa che stava uscendo dal Medioevo e fornì un modello di creatività culturale che spezzò le forme statiche e autoritarie del sapere.
All'alba dell'età moderna un altro fattore di trasformazione decisivo è rintracciabile nella rottura dell'unità religiosa provocata dalla Riforma protestante. Proprio le confessioni religiose contribuirono a definire le unità culturali di tipo nazionale in Germania e nel Nord Europa e resero coeso lo spazio cattolico della Controriforma; d'altro canto emarginarono le minoranze religiose e azzerarono i valori della tolleranza. In quello stesso periodo gli europei si espandevano al di fuori del proprio habitat millenario intraprendendo, in Asia, Africa e America, viaggi di esplorazione e conquiste che diedero origine alla lunga epoca coloniale conclusasi nella seconda metà del XX secolo. L'ultima guerra di religione si consumò nel XVII secolo: si tratta della guerra dei Trent'anni, che fu però anche guerra per l'egemonia politica. Dopo il 1648 gli stati europei non avrebbero più combattuto guerre di religione e, fino a Napoleone, avrebbero evitato di turbare un sistema di equilibri dal quale era cancellata l'idea che un solo stato fosse predominante.
Il Settecento, secolo dei Lumi e della Rivoluzione francese, fornì una più intima coesione culturale all'Europa, che sviluppò un linguaggio internazionale della politica e visse tensioni ideologiche comuni, mentre l'espansione rivoluzionaria e napoleonica della Francia travolse i vecchi equilibri delle monarchie assolute. L'età della Restaurazione, inaugurata dal congresso di Vienna (1814-15), conobbe un disegno d'ordine politico e di stabilità internazionale di cui si resero garanti le grandi potenze, ma che non resse l'onda d'urto di insurrezioni nazionali, indipendentistiche e sociali, che a più riprese ne scompaginarono il quadro.
5.5
Età contemporanea
Processi di indipendenza e unificazioni statali (Grecia, Belgio, Italia, Germania) crearono un'Europa distinta in due settori: da una parte gli stati nazionali, retti perlopiù da monarchie liberali, dall'altra i tre grandi imperi tedesco, austroungarico e russo, aggregazioni multinazionali e plurietniche, tendenzialmente esposte a forme autoritarie di potere. Crescita demografica e sviluppo economico indotto dall'industrializzazione modificarono la fisionomia sociale e materiale dell'Europa: nascevano le città industriali, si formavano ceti medi e proletariato, si elaboravano moderne ideologie e forme di partecipazione nuove che esprimevano la transizione dalle società elitarie alle società di massa. Alla fine dell'Ottocento si esasperò il nazionalismo e lo sviluppo industriale scatenò mire imperialistiche. Questi fattori furono fra le cause dello scoppio della prima guerra mondiale nel 1914.
La guerra mondiale divenne crogiolo di tensioni sociali che si arroventarono nell'immediato dopoguerra, rinfocolate dalla crisi economica che produsse disoccupazione e inflazione. Esasperazione dei ceti medi, sottoposti a perdita di reddito e di prestigio, spirito di rivalsa dei ceti abbienti nei confronti del movimento operaio, attesa di soluzioni rivoluzionarie sull'esempio del bolscevismo in Russia furono altrettanti elementi che infuocarono il clima europeo e predisposero gli animi a soluzioni autoritarie e illiberali, quali il fascismo e il nazismo, le cui pretese espansionistiche portarono allo scoppio di una nuova guerra, la seconda guerra mondiale, uno scontro tra democrazie e dittature dalle dimensioni internazionali.
L’Europa uscì dalla seconda guerra mondiale devastata e sgomenta. Il conflitto aveva causato decine di milioni di morti, di invalidi, di profughi e immani distruzioni; ma soprattutto aveva consentito al miscuglio di ideologie totalitarie, nazionaliste e razziste di prendere corpo nella più grande sciagura della storia moderna, la shoah (l’eliminazione scientifica del popolo ebreo dell’Europa centrale nei campi di sterminio nazisti), e legittimato il ricorso a una nuova arma, incomparabilmente più letale di quelle esistenti e capace di distruggere in un sol colpo intere città: la bomba atomica.
L’Europa del dopoguerra fu sostanzialmente divisa da barriere politiche e ideologiche che condussero alla formazione di due blocchi contrapposti (quello occidentale, alleato con la NATO agli Stati Uniti, e quello orientale dominato dall’Unione Sovietica), e al manifestarsi di una nuova contrapposizione: la cosiddetta “Guerra Fredda”, in cui la pace era assicurata solo da un sostanziale equilibrio militare tra i due blocchi, entrambi in possesso di armi di distruzione di massa. In questo equilibrio, l’Europa occidentale (la cosiddetta “piccola Europa”), perso il suo primato a vantaggio degli Stati Uniti, recitò agli inizi solo una parte marginale. Debilitata dalla guerra e impegnata nello sforzo della ricostruzione, essa vide anche sgretolarsi gli imperi coloniali costituiti durante cinque secoli dalle sue maggiori potenze; tuttavia riuscì, usufruendo del sostegno ottenuto dagli Stati Uniti attraverso il piano Marshall, a superare la grave crisi in cui l’aveva gettata la guerra e a recuperare in breve tempo un rilevante peso economico, anche grazie alla creazione di importanti organizzazioni sovranazionali quali il Mercato comune europeo (MEC), e l’Associazione europea di libero scambio (EFTA). Un analogo progetto di collaborazione politica tardò invece ad avviarsi, a causa degli ostacoli rappresentati dalle differenze nazionali acuitesi con il conflitto e del timore di perdere una sovranità nazionale da diversi paesi appena riconquistata. Il processo di unificazione politica, avviato nel 1967 con la costituzione della Comunità europea, vide infatti solo nel 1979 l’elezione di un primo parlamento, sebbene ancora privo della capacità di incidere sulle politiche nazionali dei paesi membri.
La maggiore potenza europea del dopoguerra fu l’Unione Sovietica, l’unica capace di assumere un ruolo internazionale di primo piano (soprattutto grazie al suo peso militare e tecnologico), e di catturare un consenso ideologico non solo nei paesi del Terzo Mondo impegnati nella lotta contro il colonialismo (i cui preesistenti movimenti nazionalisti subirono una crescente influenza socialista e marxista), ma negli stessi paesi occidentali, come ad esempio in Francia, in Grecia e in Italia; qui, in particolare, le forze della sinistra comunista, rafforzatesi nella lotta contro il nazifascismo, sebbene escluse dai governi, ne condizionarono però le scelte.
Già alla fine degli anni Cinquanta e ancor più negli anni Sessanta, il modello sovietico cominciò tuttavia a mostrare i primi segni di crisi. La “destalinizzazione” promossa da Nikita Kruscev incise poco sulla sostanza del regime sovietico, che accentuò anzi i suoi tratti totalitari con Leonid Brežnev. L’insofferenza nei confronti della supremazia sovietica – che aveva già causato il distacco della Iugoslavia di Tito, sottrattasi all’influenza di Mosca nel 1948 – alimentò, a partire dalla seconda metà degli anni Cinquanta con l’insurrezione dell’Ungheria, un forte malcontento. Nella seconda metà degli anni Sessanta, nei paesi dell’Europa dell’Est crebbe un’opposizione sociale e politica ai regimi comunisti, la cui risposta consistette tuttavia in un aumento della repressione e, in alcuni casi, nel ricorso alle truppe del Patto di Varsavia (come ad esempio in Cecoslovacchia).
Negli anni Settanta, come effetto di un più generale processo di distensione avviato tra le superpotenze (ma anche della strategia della Ostpolitik inaugurata dal leader socialdemocratico tedesco Willy Brandt), i rapporti tra le “due Europe” andarono progressivamente migliorando. L’Unione Sovietica, pur rimanendo una temibile potenza nucleare, aveva perso la sua battaglia per il primato politico ed economico e cercava in un disimpegno militare l’occasione per un diverso impiego delle sue risorse. La “piccola Europa” era invece attratta dall’enorme mercato dell’Est, dove ambiva a esportare merci e contemporaneamente un’idea di civiltà e progresso elaborata in quarant’anni di sviluppo economico e politico. In entrambi i campi, rimaneva tuttavia la convinzione che la divisione internazionale affermatasi alla fine della seconda guerra mondiale avrebbe continuato a condizionare a lungo la storia europea.
Negli anni Ottanta, mentre nell’Europa occidentale avanzava il processo di unificazione (che coinvolgeva ormai molti paesi, tutti quelli più importanti), nell’Est la crisi giunse al suo epilogo, cioè allo stesso crollo del sistema comunista, in seguito a una rapida successione di eventi: la comparsa di una fortissima opposizione di ispirazione cattolica in Polonia, capeggiata dal sindacato Solidarność e ampiamente sostenuta dall’Occidente e in particolare dalla Chiesa cattolica, alla cui guida era stato eletto da poco il polacco Karol Wojtyla; la guerra dell’Afghanistan, costata all’Unione Sovietica un altissimo prezzo economico e in vite umane; l’affermarsi, all’interno dello stesso regime sovietico, di un gruppo di riformatori capeggiati da Michail Gorbaciov, eletto nel 1985 segretario generale del partito e nel 1988 alla presidenza del paese.
5.6
Sviluppi recenti
Tra la fine degli anni Ottanta e gli inizi degli anni Novanta del XX secolo la geografia dell’Europa è stata ridisegnata dal crollo del sistema comunista dell’Est. Dall’implosione dell’Unione Sovietica sono nati diversi stati, la Cecoslovacchia si è divisa in due entità diverse; le due Germanie si sono riunite sotto la Repubblica Federale Tedesca. La crisi del sistema socialista si è consumata in un clima drammatico e incerto ma sostanzialmente pacifico, tranne che nella Repubblica federale iugoslava, dove vecchi rancori e, soprattutto, una scellerata strategia nazionalista perseguita dalle leadership delle repubbliche e delle comunità etniche e religiose che componevano l’arcipelago iugoslavo, hanno causato l’esplosione di un violentissimo e brutale conflitto (vedi Guerra civile iugoslava) che, dopo aver causato centinaia di migliaia di vittime e milioni di profughi, insidia tuttora la stabilità dei Balcani e la stessa esistenza dei nuovi stati nati dalla rottura del patto federativo.
Al fallimento dell’esperimento comunista, che ha segnato la storia recente dell’Europa, ha tuttavia corrisposto solo una parziale affermazione del modello occidentale, sia nella sua versione liberaldemocratica che in quella socialdemocratica. A sua volta infatti l’Europa occidentale, incalzata dalle grandi trasformazioni originate dalla globalizzazione dell’economia, è alle prese con la faticosa ricerca di nuovi modelli politici e sociali con i quali sostituire quelli sempre più contrastati dello stato nazionale e dello stato sociale. Al suo interno si vanno infatti da tempo manifestando insofferenze verso le idee-forza sulle quali la “piccola Europa” si è costituita e si è trasformata negli ultimi cinquant’anni e verso i principi che hanno sinora consentito il suo sviluppo sociale, politico ed economico. Lo stesso processo di unificazione, peraltro allargato a diversi paesi dell’ex blocco orientale, stenta a imboccare – dopo aver perseguito e perfezionato una strategia economica, da ultimo con l’Unione monetaria europea – una strada politica e sociale rivolta a restituire all’Europa il ruolo che ha avuto nel mondo negli ultimi secoli.

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