L'agricoltura

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L’AGRICOLTURA

1. INTRODUZIONE Agricoltura Arte, scienza e industria della coltivazione delle piante e dell'allevamento degli animali per uso umano. In base a questa definizione l'agricoltura comprende la coltivazione del suolo, la cura e la raccolta delle piante coltivate, la selezione e l'allevamento del bestiame per ottenere carne e latte, e la selvicoltura
L'agricoltura regionale e nazionale viene descritta più dettagliatamente negli articoli riguardanti i singoli continenti e paesi.
La moderna agricoltura intensiva dipende dai contributi di molte discipline diverse. L'introduzione di processi meccanizzati e di tecnologie sofisticate, ad esempio di irrigazione e di drenaggio, è soprattutto dovuta a studi di ingegneria, agronomia e fisica. La chimica agraria si occupa dello sviluppo di fertilizzanti, insetticidi e fungicidi, dell'analisi della composizione del terreno e dei prodotti agricoli e delle esigenze nutrizionali degli animali allevati. La biologia contribuisce in maniera essenziale alla produttività agricola, grazie alla selezione genetica di piante e animali e ai moderni metodi di riproduzione del bestiame. Infine, le scienze delle preparazioni alimentari permettono la trasformazione, il confezionamento e la commercializzazione dei prodotti agricoli, con metodi come la surgelazione e la disidratazione che offrono nuove opportunità di mercato.

La meccanizzazione, il cui sviluppo ha contrassegnato la fine del XIX secolo e tutto il XX, da un lato ha sollevato gli agricoltori dai lavori più gravosi, dall'altro ha incrementato ulteriormente l'efficienza e la produttività delle attività agricole .
Anche aeroplani ed elicotteri vengono oggi utilizzati per effettuare semine, trasportare prodotti deperibili, spegnere incendi e spargere prodotti per i trattamenti chimici, mentre la radio e la televisione diffondono informazioni vitali per il lavoro dell'agricoltore, come ad esempio i bollettini meteorologici.
2. L'AGRICOLTURA NEL MONDO
L'agricoltura si è sviluppata circa 10.000 anni fa e da allora gli uomini hanno appreso a coltivare e allevare piante e animali selvatici di cui avevano scoperto il valore nutritivo. Fra i vegetali, i più importanti sono i cereali, come il riso, l'orzo, il mais e la segale, ma grande rilievo hanno anche la canna e la barbabietola da zucchero. Gli animali, come pecore, vacche, capre, maiali, polli, anatre e tacchini, vengono allevati per la loro carne, ma anche per prodotti come il latte, il formaggio e le uova. Molto importanti sono anche gli ortaggi e i frutti per l'alimentazione umana e le colture foraggere per l'alimentazione animale.
Esistono, poi, importanti colture commerciali di prodotti non alimentari, come la gomma, le piante da fibre, il tabacco, i semi oleosi utilizzati per le produzioni chimiche e gli animali allevati per la pelle o la pelliccia.
A determinare il tipo di coltura o allevamento intervengono fattori come il clima e la disponibilità di acqua e il terreno.
Circa il 50% della forza lavoro mondiale è impiegata in agricoltura, con il 64% della popolazione africana, il 61% di quella asiatica, il 24% di quella sudamericana, il 15% di quella dell'Europa dell'Est e degli stati dell'ex Unione Sovietica, il 7% di quella dell'Europa occidentale e meno del 4% di quella statunitense e canadese.
La dimensione delle aziende agricole varia ampiamente da regione a regione e a seconda delle finalità. Ad esempio, l'estensione media di un'azienda canadese si aggira intorno ai 230 ettari, mentre quella delle fattorie filippine e indonesiane è rispettivamente di 3,6 e 1,2 ettari. Se si tratta di aziende commerciali si hanno normalmente attività su larga scala, come i latifondi dell'America latina, in genere coltivati a monocoltura, i grandi allevamenti di pecore o altri animali in Australia, con pascoli in grado di sostentare migliaia di capi, le comuni agricole in Cina o le grandi aziende cooperative in Perù, che devono necessariamente basarsi su unità agricole molto ampie.
Il numero di piccole aziende per l'autosostentamento o quelle a gestione familiare con economia mista sta assottigliandosi nelle nazioni industrializzate, ma è ancora importante nelle zone in via di sviluppo dell'Africa o dell'Asia. La pastorizia nomade è una realtà presente in ampie aree dell'Africa subsahariana, in Afghanistan e in Lapponia; l'allevamento al pascolo costituisce l'attività agricola più importante della Mongolia.
Spesso il mercato delle esportazioni di un paese si basa su un singolo genere di prodotti: il principale prodotto dello Sri Lanka è il tè, la Danimarca è specializzata in prodotti caseari, l'Australia nella produzione di lana, mentre la Nuova Zelanda e l'Argentina esportano principalmente carne.
Esistono due tipi di paesi esportatori di prodotti agricoli: quelli che debbono esportarli in quanto non possiedono industrie e, pertanto, basano sull'agricoltura tutta la loro economia (come il Ghana, che esporta cacao), e quelli, invece, con una produzione agricola talmente sviluppata e industrializzata da avere prodotti agricoli in sovrappiù rispetto alle esigenze del mercato interno (come gli Stati Uniti, il Canada e i paesi dell'Europa occidentale).
Poiché le nazioni dipendono dall'agricoltura non solo per l'approvvigionamento alimentare, ma anche per il bilancio economico nazionale e per le forniture di materie prime per l'industria, il commercio di prodotti agricoli è oggetto di interessi sovranazionali e viene, pertanto, regolato da accordi internazionali come il GATT (General Agreement on Tariffs and Trade) e da organismi come l'Unione Europea.
3. STORIA
La storia dell'agricoltura può essere divisa in quattro periodi, di lunghezza diseguale e variabili a seconda delle aree prese in considerazione: il periodo preistorico, quello storico fino alla caduta dell'impero romano, quello feudale e, infine, quello dell'agricoltura scientifica.
3.1. Preistoria
Le origini dell'agricoltura sono generalmente fatte risalire al periodo Neolitico, o tarda età della Pietra, e vengono identificate con l'abbandono dello stile di vita nomade basato sulla caccia e la raccolta, con lo sviluppo di insediamenti stabili, e con il primo utilizzo di recipienti in terracotta per la cottura e la conservazione dei cibi. L'inizio dell'agricoltura, detto anche rivoluzione neolitica, avvenne circa 10.000 anni fa in Medio Oriente, 8000 anni fa in Cina e probabilmente alcune migliaia di anni più tardi in America.
3.2. Coltivazione e addomesticamento
Tradizionalmente lo sviluppo dell'agricoltura veniva visto come una vera e propria rivoluzione, un nuovo stile di vita, reso possibile da un improvviso cambiamento a opera di cacciatori-raccoglitori particolarmente illuminati. In anni recenti questa interpretazione si è, tuttavia, modificata e oggi la caccia, la pesca e la raccolta vengono in generale considerate come metodi di sopravvivenza più facili e meno faticosi rispetto all'impegno gravoso che impongono i lavori agricoli. Quindi, secondo questa nuova ipotesi l'agricoltura non fu intrapresa liberamente, al fine di ottenere una superiore qualità della vita, ma per pura necessità, e i fattori che determinarono questa scelta furono: un incremento demografico alla fine dell'era glaciale, avversità climatiche, e, ancora, ridotta cacciagione e minore disponibilità di frutti selvatici.
Benché spesso si parli di rivoluzione agricola, lo sviluppo dell'agricoltura fu, in realtà, il frutto di una lunga evoluzione. Se, tuttavia, si considera il fenomeno in rapporto al lunghissimo periodo che costituisce la preistoria, l'adozione del nuovo stile di vita è, certamente, avvenuto abbastanza rapidamente. In molte parti del mondo le prime forme di agricoltura e allevamento convissero per lunghissimi periodi con la caccia e la raccolta e in alcune isolate parti del mondo la rivoluzione agricola del Neolitico non si è ancora completata.
Le specie vegetali e animali scelte per l'addomesticamento non erano, in origine, elementi base dell'alimentazione umana. I cacciatori-raccoglitori del Neolitico disponevano di una serie di nozioni di base sui principi dell'agricoltura e dell'allevamento. Sapevano, ad esempio, che alcuni semi potevano essere piantati in certi periodi dell'anno e che potevano crescere e dare frutti, e con tutta probabilità si erano anche occasionalmente dedicati a questa pratica. Inoltre sapevano salvaguardare le risorse animali, evitando, ad esempio, di uccidere animali troppo giovani o femmine incinte. Ma, poiché erano essenzialmente nomadi, non potevano legarsi alla cura annuale delle colture.
Per stabilire in modo più preciso quando si è veramente affermata l'agricoltura, gli studiosi vanno alla ricerca di resti fossili di piante e animali che potrebbero essere stati addomesticati nel Neolitico, tentando anche una loro datazione. Per quanto riguarda le piante, la distinzione tra forme coltivate e selvatiche non è sempre evidente e, anche quando la differenza è chiara, non si conosce il tempo che è occorso perché avvenisse la trasformazione. Secondo ricerche recenti, la transizione da cereali selvatici a coltivati, facilmente distinguibili gli uni dagli altri, potrebbe essersi verificata in un arco di tempo variabile tra i 20 e i 200 anni.
Per quanto riguarda gli animali, un criterio per capire se una specie fosse o meno addomesticata è verificare se essa è stata sottoposta a forme di selezione, in grado di determinare mutamenti delle caratteristiche fisiche degli animali, ad esempio, nelle misure di ossa, denti e mandibole. Non tutti i ricercatori sono, tuttavia, concordi nello stabilire esattamente quali elementi fisici siano indicatori dell'avvenuto addomesticamento. Inoltre, nel rapporto uomo-animale, oltre all'addomesticamento vera e propria, vi sono forme di controllo meno stretto, come la pratica di seguire gli spostamenti delle mandrie o la gestione di gruppi di animali senza esercitare pressioni selettive, che non lasciano tracce riconoscibili nei resti fossili. Bisogna, poi, ricordare che, come per le piante, non si sa quanto tempo sia occorso dall'inizio dell'addomesticamento perché si affermassero e diventassero evidenti i cambiamenti fisici.
Molto facili da seguire sono gli erbivori selvatici, che i cacciatori-raccoglitori, conoscendone bene le abitudini, potevano facilmente tenere sotto controllo e perfino chiudere in recinti. Vi sono graffiti che rappresentano cavalli e cani addomesticati già nell'era glaciale, 14.000 anni fa.
3.3. Animali
Pecore e capre furono addomesticate probabilmente 9000 anni fa in Medio Oriente; prescelte per la loro nutrizione a base di una grande varietà di piante, si sostituirono gradualmente alle gazzelle come fonte di carne. In seguito questi animali domestici vennero introdotti in Europa e si diffusero sulle coste del Mediterraneo. I maiali furono probabilmente addomesticati in Turchia o in Cina qualche secolo prima e da lì si sono diffusi in tutto il continente eurasiatico.
Come dimostrano recenti studi sul DNA l'addomesticamento dei bovini è probabilmente avvenuta almeno in due centri diversi, nel Sud-Ovest della Turchia, a est del deserto iraniano e forse anche in un terzo centro in Africa, e non, come si pensava fino a poco tempo fa, in un unico centro in Medio Oriente. In Africa meridionale l'allevamento dei bovini non si è, invece, affermato fino al 1000 d.C., forse a causa di un'intolleranza al lattosio delle popolazioni locali.
A partire dal 3500 a.C., in diverse aree dell'Eurasia gli animali domestici non venivano più allevati esclusivamente per la carne, ma anche per prodotti secondari come il latte e la lana, e per essere utilizzati come bestie da soma. Questa diversificazione nell'utilizzo degli animali è stata attribuita, come le origini stesse dell'agricoltura, a un'ulteriore crescita della popolazione e all'espansione territoriale, che rese necessario uno sfruttamento più intensivo del bestiame. Le prime testimonianze della lavorazione del latte risalgono, comunque, al 5400 a.C. nell'Europa centrale.
Benché in America vi fossero meno animali potenzialmente domestici, già nel 5400 a.C. i lama e gli alpaca erano stati addomesticati per il loro pelo e venivano utilizzati come animali da soma oltre che per la produzione di carne. A scopo alimentare venivano allevati i porcellini d'India in Sud America e i tacchini in Messico. I cani, addomesticati nello stesso periodo in America e nel Vecchio Mondo, sembra fossero innanzitutto sfruttati per la loro carne.
3.4. Piante
Il frumento, l'orzo e i legumi, come i piselli e le lenticchie, erano coltivati originariamente in Medio Oriente, da dove si sono, poi, diffusi in Europa. Alla fine dell'era glaciale in questa regione hanno iniziato a crescere alcune graminacee dotate di grossi semi, che costituiscono gli antenati dei cereali coltivati attualmente. I cacciatori-raccoglitori sono via via diventati sempre più dipendenti da queste granaglie nutrienti e facilmente conservabili, che raccoglievano con coltelli di selce e macinavano per ottenerne farina. Hanno probabilmente cominciato a spandere alcuni semi, per ampliare l'estensione o aumentare la densità dei campi in cui le piante già crescevano spontaneamente, e in seguito le devono avere seminate anche al di fuori del loro habitat naturale. Diecimila anni fa si erano già sviluppate piante domestiche, con semi più grossi e spighe più resistenti, che non si aprivano facilmente una volta mature e potevano, perciò, essere raccolte senza disperdere i semi che contenevano. L'olivo, diventato rapidamente una delle piante più importanti del bacino del Mediterraneo, era probabilmente già coltivato circa 8000 anni fa.
Macine e falcetti risalenti a un periodo fra 18.000 e 11.000 anni fa nella Valle del Nilo indicano una raccolta e un uso intensivo di piante per l'alimentazione. Nel Nord Africa si coltivavano già nel 6000 a.C. specie indigene come il sorgo e il miglio, mentre il grano e l'orzo sono stati introdotti nello stesso periodo dall'Asia occidentale. Si sono diffusi nella Valle del Nilo, insieme all'uso dell'aratro, ma non sono riusciti a penetrare nei Tropici, dove si coltivavano, invece, tuberi e piante da frutto.
Riso, miglio, cereali e radici erano coltivati in Asia meridionale e orientale, mentre nel Nord della Cina colture di miglio e cavolo si trovavano già 7000-8500 anni fa. Il riso, coltivato per la prima volta nella Cina meridionale circa 7000 anni fa, si diffuse nella Cina settentrionale 5000 anni fa e raggiunse Corea e Giappone 1000 anni più tardi.
Pollini e altre testimonianze botaniche fossili sembrano indicare la comparsa del mais in Sud America attorno a 8000 anni fa circa. Non esiste, però, alcuna prova certa che fosse coltivato prima di 5600 anni fa. La zucca, l'avocado, la patata, il peperone e i fagioli erano forse coltivati ancora prima del granoturco, alcuni forse anche 10.000 anni fa, ma solo molto più tardi sono diventati importanti nella dieta umana.
I primi attrezzi agricoli erano costruiti in legno e pietra. Fra gli altri si ricordano l'ascia in pietra, una sorta di falce per raccogliere i cereali fatta con pietre assottigliate a lama, e il primo rudimentale aratro, costruito con un ramo d'albero modificato e utilizzato per solcare la superficie del suolo prima della semina. In seguito l'aratro fu adattato per essere trainato dai buoi.
Sebbene gli stanziamenti neolitici fossero più permanenti dei campi delle popolazioni cacciatrici, i villaggi venivano, comunque, spostati periodicamente, in quanto i terreni perdevano fertilità per il continuo sfruttamento a cui erano sottoposti. Ciò si rendeva particolarmente necessario nel Nord Europa, dove si utilizzava la tecnica del debbio (bruciatura dei residui colturali, con il conseguente problema della progressiva riduzione della materia organica). Gli insediamenti lungo il Nilo erano, invece, più permanenti, grazie ai depositi annuali di limo fertile da parte del Nilo.
3.5. Dalla fine del Neolitico all'epoca romana Con la fine del periodo neolitico e l'introduzione dei metalli, si concluse l'epoca dell'innovazione in agricoltura, mentre si aprì l'era del perfezionamento delle conoscenze acquisite. Il periodo storico, conosciuto attraverso testi scritti fra i quali la Bibbia, testimonianze e monumenti del Medio Oriente e manoscritti cinesi, greci e romani, può situarsi in un arco di tempo che va dal 2500 a.C. fino al 500 d.C. Qui si affermò la coltivazione di alcune nuove piante: vite e vino erano, ad esempio, menzionati già nel 2900 a.C. in Egitto, mentre nell'area mediterranea il commercio dell'olio di oliva e del vino si diffuse nel I millennio a.C. Nel Nord Europa la segale e l'avena vennero coltivate a partire dal 1000 a.C. circa.
Molti frutti e verdure, fra i quali cipolle, meloni e cetrioli, erano già coltivati dal III millennio a.C. in Mesopotamia. Datteri e fichi erano un'importante fonte di zucchero in Medio Oriente e mele, melagrane e pesche erano coltivate nell'area del Mediterraneo. Il cotone veniva coltivato e filato in India già dal 2000 a.C. e nello stesso periodo il lino e la seta erano ampiamente utilizzati in Cina. Il cavallo, introdotto in Egitto intorno al 1600 a.C., era già noto in Mesopotamia e Asia Minore. Nel II millennio a.C. erano comuni nell'India settentrionale il carro a quattro ruote tirato da buoi, utilizzato in agricoltura, e il cocchio a due ruote trainato da cavalli.
Gli utensili furono ampiamente migliorati e quelli metallici, in particolare, duravano di più ed erano molto più efficienti. L'aratro con punta metallica trainato dai buoi, di cui si ha notizia dal X secolo in Palestina, ha, ad esempio, dato grande impulso all'agricoltura. In Palestina e Mesopotamia la trebbiatura veniva effettuata sfruttando la forza animale, mentre la mietitura, la legatura e la setacciatura venivano ancora eseguite manualmente.
I metodi di conservazione dell'olio e delle granaglie conobbero notevoli miglioramenti. Giare, cisterne, sili e altri tipi di contenitori venivano utilizzati per immagazzinare le scorte alimentari per gli abitanti delle città. Le grandi civiltà della Mesopotamia, dell'India settentrionale, dell'antico Egitto e di Roma non sarebbero state possibili senza l'esistenza di importanti scambi commerciali, volti ad assicurare adeguati rifornimenti di cibo e di altri beni.
Sempre in quest'epoca in Cina, Egitto e Medio Oriente si svilupparono sistemi di irrigazione che hanno permesso l'espansione delle aree coltivate. L'introduzione di fertilizzanti, perlopiù letame, e della rotazione delle colture resero l'agricoltura più produttiva.
La civiltà dell'antica Roma ebbe origine come società rurale di coltivatori indipendenti. Tuttavia, nel I millennio a.C. l'agricoltura conobbe uno sviluppo in senso capitalistico che culminò nell'era cristiana: i grandi fondi che fornivano cereali alle città dell'impero appartenevano a grandi proprietari che affidavano a supervisori stipendiati il controllo del lavoro agricolo, effettuato da schiavi. La villa romana degli ultimi periodi della Roma cristiana era organizzata in modo simile al castello medievale e schiavi e fittavoli erano forzati a lavorare seguendo ordini dati dal proprietario, il quale riceveva una percentuale predeterminata dei raccolti. A partire dal IV secolo d.C. si assistette all'affermazione della servitù della gleba.
3.6. Agricoltura feudale
Il periodo feudale ebbe inizio in Europa subito dopo la caduta dell'impero romano, raggiungendo il suo apice intorno al 1100 d.C. Quest'epoca vide lo sviluppo dell'Impero bizantino e del potere dei saraceni in Medio Oriente e nel Sud dell'Europa.
Nel periodo della dominazione araba in Egitto e Spagna, l'irrigazione fu estesa a terreni prima sterili o improduttivi. In Egitto la produzione di cereali raggiunse dimensioni tali da permettere la vendita di frumento sul mercato internazionale, mentre in Spagna vennero piantate viti su terreni scoscesi e l'acqua per l'irrigazione era portata dalle montagne alla pianura.
Venivano coltivati il riso, la canna da zucchero, il cotone, gli spinaci e i carciofi, come pure il pregiatissimo zafferano, mentre il baco da seta era allevato insieme al suo cibo preferito, l'albero del gelso.
Nel XII secolo l'agricoltura in Medio Oriente, ormai statica, vide la regressione della Mesopotamia a un'economia di pura sussistenza, quando i mongoli ne distrussero i sistemi di irrigazione. Le crociate incrementarono le occasioni di incontro con la cultura islamica da parte degli europei, che poterono, così, conoscere gli agrumi, la seta e i tessuti di cotone.
La struttura dell'economia agricola non era uniforme. In Scandinavia e nella Germania orientale permanevano piccole fattorie e villaggi, mentre nelle aree montane e nelle zone paludose dell'Europa slava il sistema feudale non si è mai affermato. Un feudo richiedeva grosso modo dai 350 agli 800 ettari di terra coltivabile e un'estensione altrettanto ampia di terreni destinati a bosco e a pascolo. Il feudo costituiva una comunità a sé stante, con al centro l'imponente dimora del signore e attorno uno o più villaggi, abitati da contadini indissolubilmente legati alle terre del feudo.
I feudi più grandi avevano un mulino per macinare i cereali, un forno per cuocere il pane, un vivaio di pesci, orti, frutteti e talvolta torchi per l'uva o le olive. Le api erano allevate per la produzione del miele.
Le fibre tessili utilizzate erano la lana, per cui venivano allevate pecore, e il lino, la cui pianta veniva coltivata anche per ricavarne l'olio. Dai bovini allevati si ricavava anche cuoio, mentre i cavalli e i buoi venivano anche utilizzati come animali da tiro. Gli attrezzi agricoli, piuttosto rudimentali, erano fabbricati dal falegname, dal carradore e dal fabbro.
Il metodo di coltivazione era rigidamente prescritto. La terra coltivabile era divisa su tre aree in rotazione: la prima seminata in autunno con frumento o segale; la seconda seminata in primavera con orzo, segale, avena, fagioli o piselli; la terza lasciata a maggese, cioè a riposo. Ogni area era, a sua volta, divisa in strisce senza siepi o staccionate per separare una striscia dall'altra. Ogni contadino capofamiglia aveva 30 strisce da lavorare, sotto la supervisione di un vassallo del padrone.
Intorno all'VIII secolo fu introdotto un ciclo di rotazione di terra a maggese su quattro anni. La pratica annuale dell'aratura su un campo di 400 ettari seguiva queste fasi: 100 ettari arati in autunno; 100 in primavera; 200 ettari di terra a maggese arati in giugno. Questi tre periodi di aratura all'anno, in annate favorevoli, potevano produrre complessivamente due raccolti su 200 ettari. Dieci o più buoi, più piccoli di quelli attuali, tiravano l'aratro, che spesso non era altro che un semplice tronco d'albero biforcuto. Al tempo del raccolto tutti, donne e bambini compresi, dovevano lavorare nei campi. Dopo la mietitura gli animali della comunità venivano lasciati al pascolo.
A partire dal 1300 circa le terre comuni iniziarono a essere recintate e le pecore a essere allevate soprattutto per la lana. La crescita dell'industria tessile rese l'allevamento delle pecore più redditizio in Inghilterra, nelle Fiandre, nella Champagne, in Baviera e, in Italia, in Toscana e Lombardia. Contemporaneamente le aree attorno alle città medievali si specializzarono nella produzione di verdure orticole e prodotti lattiero-caseari.
Il sistema feudale fu duramente colpito dalle guerre europee del XIV e XV secolo e dalle grandi epidemie di peste del XIV secolo, quando molti villaggi vennero rasi al suolo e gran parte delle terre coltivabili fu abbandonata. Con il declino della forza lavoro, solo le terre migliori continuarono a essere coltivate.
Ciononostante, nell'Italia meridionale l'irrigazione permise di aumentare la produzione dei terreni più fertili e l'attenzione quasi esclusiva riservata ai cereali lasciò il posto a una maggiore diversificazione delle colture, comprendenti prodotti più laboriosi, come ortaggi, viti e ulivi, e alla produzione di vino, olio e formaggio.
3.7. Agricoltura scientifica
Attorno al 1500, in seguito alla crescita della popolazione europea, la produzione agricola conobbe una nuova fase di espansione, culminata nei secoli seguenti con l'introduzione di importanti innovazioni.
Con le prime spedizioni degli esploratori europei nel resto del mondo vennero fondate le prime colonie, dove furono impiantati insediamenti agricoli, sia per dare nutrimento ai coloni, sia per produrre colture finalizzate al commercio e all'approvvigionamento alimentare della madrepatria. Le colture e i prodotti principali comprendevano zucchero, cotone e tabacco, come pure lana e pellami, e la manodopera era fornita dal commercio degli schiavi, terminato solo nel XIX secolo.
La rivoluzione scientifica, che affonda le sue radici in Europa, nel Rinascimento e nell'illuminismo, incoraggiò la sperimentazione in molti campi differenti, tra cui l'agricoltura. Frutti dell'applicazione del metodo sperimentale sono stati il miglioramento e l'incremento delle colture, nonché la selezione di nuove razze ovine e bovine.
Fra i progressi più significativi di quest'epoca sono l'allevamento intensivo di razze selezionate di bestiame, cominciato all'inizio del Settecento, e lo spargimento di polvere di calcare sui terreni da coltivare, diffusosi dalla fine del XVIII secolo. Perfezionamenti meccanici del tradizionale aratro in legno furono registrati nel Seicento, con l'introduzione di piccole punte di ferro fissate al legno con strisce di cuoio e con l'invenzione, nel 1797, dell'aratro in ghisa con versoio. Questo tipo di aratro è ancora quello maggiormente in uso oggi e, grazie alla presenza del versoio, consente di girare il terreno e di romperlo, spingendolo sul lato. Attorno al 1830 l'aratro iniziò a essere prodotto in acciaio. Al primo Settecento risale, invece, l'invenzione della prima seminatrice di precisione, che per più di un secolo ha continuato a subire miglioramenti. Sono, quindi, seguiti trebbiatrici, coltivatori, falciatrici e rastrelli trainati da cavalli e, dalla fine del 1800, alla trazione animale si è via via sostituita la propulsione a vapore.
Con la rivoluzione industriale e la concentrazione di grandi porzioni della popolazione nei centri urbani, la richiesta di alimenti per i lavoratori urbani e di materie prime per i processi industriali determinò nuovi assetti economico-sociali. Le innovazioni scientifiche e tecnologiche, introdotte da quel momento in agricoltura, posero le basi dell'esplosione dell'agricoltura intensiva, avvenuta nel XX secolo.
Nel XVII e XVIII secolo si registrarono i primi tentativi sistematici di controllo delle infestanti. Prima di allora, metodi comunemente impiegati a questo scopo erano l'intervento manuale e la spruzzatura sulla pianta di vari tipi di prodotti artigianali. Nel XIX secolo sono stati sviluppati veleni di vario tipo, nonché metodi di controllo biologico e varietà di piante naturalmente resistenti a malattie e parassiti.
Importanti effetti sull'agricoltura hanno avuto, anche, i progressi nel campo dei trasporti e delle comunicazioni, come la costruzione di strade, canali e linee ferroviarie, che permisero agli agricoltori di ottenere le forniture necessarie e di commercializzare i loro prodotti su aree più vaste. La conservazione degli alimenti è enormemente migliorata grazie allo sviluppo di mezzi di trasporto più veloci, come navi e treni, che hanno, peraltro, ridotto fortemente anche le spese di trasferimento. L'introduzione delle tecnologie di refrigerazione, alla fine del XIX secolo, consentì una maggiore specializzazione e una diversa distribuzione geografica delle colture. Un risultato di queste trasformazioni fu, ad esempio, l'ingresso massiccio sul mercato europeo dei cereali di origine australiana e nordamericana, che alla fine del XIX secolo hanno rapidamente soppiantato quelli prodotti in Europa. Gli agricoltori che in quest'epoca abbandonarono la produzione cerealicola, divenuta meno redditizia, si sono generalmente dedicati al settore lattiero-caseario o ad altri prodotti alternativi.
Negli anni Cinquanta di questo secolo l'agricoltura conobbe una nuova fase di espansione, determinata dall'esplosione demografica del secondo dopoguerra. La cosiddetta "rivoluzione verde", che vide la selezione di varietà agricole più produttive e l'introduzione di metodi colturali intensivi, adatti al clima e alla situazione colturale di zone densamente popolate come l'India, per un certo periodo ha fatto fronte alla richiesta di maggiori quantità di cibo da parte dell' aumentata popolazione mondiale. La crisi petrolifera della metà degli anni Settanta ha, tuttavia, ridotto le forniture di fertilizzanti e altri prodotti chimici che permettevano la coltivazione intensiva delle nuove varietà. Questi problemi sono stati, peraltro, aggravati da situazioni climatiche irregolari e da calamità naturali, come siccità e inondazioni, che hanno ridotto la produzione agricola mondiale. Oggi l'agricoltura, tornata a livelli produttivi molto elevati, si trova ad affrontare problemi differenti, quali l'inquinamento del suolo e delle acque, determinato dall'uso indiscriminato di prodotti chimici, la perdita di biodiversità della maggior parte delle colture e la riduzione delle sperequazioni tra Nord e Sud del mondo.

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