Il Sudan

Materie:Altro
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IL SUDAN

• Inquadramento, ambiente e posizione geografica
Il territorio del Sudan, il paese più vasto del continente africano, può essere suddiviso in tre regioni fisiche: a nord un’area desertica sahariana, che copre circa il 30% del paese, lascia il posto alla regione semiarida del Sahel, caratterizzata da steppe, e ai bassi rilievi nel centro del paese; a sud si estende un’ampia regione, il Sudd, occupata da paludi e foreste pluviali. I pochi altipiani si trovano lungo la costa (Red Sea Hills) e nell’area centroccidentale (monti Nubah); le vette più alte del paese sono il vulcano estinto Jabal Marrah (3.088 m), che domina la regione del Darfur nell’estremo ovest, e il Kinyeti, a sud, presso il confine ugandese (3.187 m).

• Storia,cultura e società
Sede di una ricca civilizzazione neolitica, la parte settentrionale del territorio dell’odierno del Sudan si sviluppò in stretto contatto con l’Egitto, Nella seconda metà del VI secolo la regione subì la cristianizzazione promossa dall’imperatore bizantino Giustiniano e vi si svilupparono diversi stati cristiani con una struttura sociale di tipo teocratico. Rimasti isolati in seguito alla conquista araba dell’Egitto (VII secolo) e sottoposti alle incursioni islamiche, furono conquistati nel XVI secolo dai fung. Nel 1820-1822 la regione fu invasa e Una vasta parte del territorio fu annessa all’Egitto ottomano con il nome di Sudan Egiziano. Più tardi passo nelle mani dei britannici e inizio l’impero anglo-egiziano.Dall'anno delle sua indipendenza (1956), il Sudan ha attraversato una serie di crisi politico-istituzionali culminate con la guerra civile protrattasi per gli ultimi 20 anni che ha visto contrapporsi il governo settentrionale arabo e musulmano di Khartoum ai ribelli del Sudan people's liberation army (Spla), che rivendicano l'indipendenza delle regioni meridionali del paese a prevalenza cristiano-animista.La matrice etnico-religiosa era già stata l'origine di un primo conflitto che insanguinò il sud Sudan dal 1955 al 1972, conclusosi con gli accordi di Addis Abeba: il Sudan veniva dichiarato "stato laico" in cui i cittadini erano tutti uguali davanti alla legge e al sud veniva concessa una sorta di autonomia.Seguì un periodo di transizione sostanzialmente pacifico, ma la situazione precipitò nuovamente nel maggio del 1983, quando il presidente Nimeiri decise di estendere la legge islamica anche alle popolazioni cristiane del sud.Da allora, i due eserciti si sono fronteggiati senza sosta, provocando oltre due milioni di vittime e quattro milioni e mezzo di rifugiati e sfollati.
• Economia odierna
La principale risorsa naturale del paese è rappresentata dalle acque del Nilo che rendono fertili i terreni. Vaste aree coltivabili si estendono nella regione compresa tra il Nilo e il suo affluente Atbara a est, e nella zona compresa tra il Nilo Azzurro e il Nilo Bianco, chiamata Gezira (arabo, “isola”), nel centro del paese. In quest’area, estensivamente irrigata, si coltiva principalmente il cotone. Altrettanto vaste sono anche le aree coperte da foreste di acacia, presenti soprattutto nel Sahel, da una varietà della quale si ottiene la gomma arabica. Il Sudan possiede inoltre piccoli giacimenti di minerali, tra i quali cromo, rame e minerali ferrosi. Il petrolio è stato scoperto nella regione sudoccidentale agli inizi degli anni Ottanta. Il prodotto interno lordo del Sudan nel 2003 era di 17.793 milioni di dollari USA, pari a un PIL pro capite di 530 dollari. Nei primi anni Novanta la siccità e la guerra civile hanno gravemente minato gli sforzi di crescita economica del paese e la carestia resta una minaccia costante. Nel 1992 il governo sudanese iniziò i primi colloqui con il Fondo monetario internazionale per avviare un programma che aiutasse il Sudan a estinguere l'ingentissimo debito estero, e introdusse alcune riforme economiche. Risorse principali del paese, l’agricoltura e la pastorizia occupano il 70% (1990) della popolazione attiva; a causa delle condizioni climatiche solo il 5% del territorio è arativo; stagionalmente vaste zone sono tenute a pascolo. I prodotti principali sono sorgo, miglio, frumento, riso, sesamo, patate, fagioli, banane, canna da zucchero e arachidi. Le risorse forestali forniscono in abbondanza gomma arabica, voce rilevante delle esportazioni, oltre a cera d’api, tannino, senna e legname, soprattutto mogano. La pesca viene praticata nelle acque dei fiumi e sulla costa. Le risorse minerarie sono poco sfruttate. Vengono estratti in modeste quantità cromo, manganese, mica, oro, magnesite, salgemma e petrolio. L’industria sudanese è ancora ai primi stadi di sviluppo, in gran parte incentrata sulla trasformazione dei prodotti agricoli. Negli ultimi decenni sono sorti cotonifici, cartiere, zuccherifici, cementifici e manifatture tessili, oltre a una raffineria di petrolio.
• Problemi e prospettive
Tra i principali problemi ambientali del Sudan vi è la carenza di acqua pulita; il 69% (2002) della popolazione dispone di un rifornimento sicuro di acqua potabile. Il Sudan subisce periodiche carestie causate dalla siccità e aggravate dai numerosi conflitti civili tuttora in corso. La popolazione del Sudan cresce a un tasso del 2,60% (2005) annuo e l’espansione degli insediamenti umani minaccia le foreste del paese. I combustibili tradizionali come la legna forniscono il 75,1% (1997) dell’approvvigionamento energetico del Sudan e la domanda di carbone di legna ha comportato l’abbattimento di molte foreste sudanesi. La deforestazione, l’eccessivo sfruttamento dei pascoli e le scarse pratiche di gestione del territorio accelerano il processo di desertificazione, mentre il Sahara invade terreno precedentemente coltivabile e coperto di boschi.Il governo ha designato come aree protette il 4,9% (2003) del suo territorio, anche se il bracconaggio minaccia le popolazioni di animali in tutto il paese. Il Sudan ha ratificato accordi internazionali a tutela della biodiversità, delle specie in via d’estinzione e dell’ozonosfera, e ha firmato trattati che limitano gli esperimenti nucleari. Il paese ha aderito alla Convenzione sui Siti Patrimonio dell’Umanità (World Heritage Sites) e alla Convenzione Africana sulla Conservazione della Natura e delle Risorse Naturali. Il Sudan partecipa anche al Programma dell’UNESCO sull’Uomo e la Biosfera. Qui c'è una grave crisi umanitaria che ha investito oltre un milione di persone che non hanno accesso a cibo, acqua e a cure mediche basilari.
Le condizioni di vita del popolo sudanese rimangono difficili: l'aspettativa a vita è di 55 anni, la mortalità infantile sotto i cinque anni si attesta intorno al 107 per mille, il 50% della popolazione non ha accesso ai farmaci essenziali e ci sono 16 medici ogni 100.000 abitanti.

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