Il fiume Simeto

Materie:Appunti
Categoria:Geografia
Download:413
Data:12.01.2001
Numero di pagine:6
Formato di file:.doc (Microsoft Word)
Download   Anteprima
fiume-simeto_1.zip (Dimensione: 7.22 Kb)
trucheck.it_il-fiume-simeto.doc     29 Kb
readme.txt     59 Bytes



Testo

STUDIO DEL FIUME SIMETO

§ INTRODUZIONE

COS’È UN FIUME

E’ facile parlare di un fiume inteso semplicemente come corso d’acqua. In realtà un fiume è qualcosa di più, è un insieme di flora e fauna, è un territorio ben preciso con determinate caratteristiche geologiche oltreché climatiche che raccoglie le piogge in corso d’acqua con proprie peculiarità. Per poter studiare un fiume è quindi necessario analizzarne alcuni elementi:
A) il bacino idrografico, l’area cioè che alimenta le acque del fiume, sia attraverso le piogge, sia attraverso sorgenti o falde idriche. Questo territorio è individuato dalla linea spartiacque, cioè quella linea ideale che unisce le cime più alte del territorio studiato.
B) la litologia del territorio, cioè la natura delle rocce attraversate dal fiume. Infatti, se le rocce sono molto forti, coesive (per esempio le lave o i graniti) il fiume è costretto a scorrere in un letto obbligato (una forra), di cui difficilmente riesce a modificare la forma; se invece sono meno resistenti, il fiume compirà una maggiore erosione naturale, così da non essere costretto in un passaggio obbligato. Evidentemente il letto avrà una larghezza maggiore; se le rocce sono molto permeabili nei primi strati, e impermeabili più in profondità, la forma del letto sarà molto ampia e varia, ma di scarsa profondità (situazione che troviamo nei fiumi calabresi); se le rocce sono invece impermeabili, il fiume scorre in superficie, divagando e formando isole di detriti con un percorso a meandri.
C) il clima, e in particolare la temperatura e la piovosità media, perché da ciò dipende principalmente la portata d’acqua del fiume. Normalmente ad una minore piovosità corrisponde un aumento della temperatura media annua.
Un fiume scorre, come già accennato su delle rocce. Quelle direttamente a contatto con l’acqua formano quello che viene chiamato alveo, le rocce che si trovano immediatamente sotto formano il subalveo. Spesso poi le acque non si raccolgono direttamente nel corso d’acqua principale, ma prima in vari ruscelletti che vengono chiamati talveg di I ordine, II ordine … per poi giungere fino al fiume vero e proprio. Questa struttura prende il nome di reticolo idrografico.

I FIUMI IN SICILIA

Siamo adesso in grado di parlare più specificamente dei fiumi siciliani, alla luce soprattutto di quanto detto nell’introduzione. Basta guardare una cartina fisica della nostra regione per notare subito che nella zona ricoperta dall’Etna non ci sono fiumi. Questo perché le rocce laviche sono così permeabili da assorbire tutta l’acqua delle piogge nelle falde idriche, e l’acqua non ristagna in superficie neanche per un tempo relativamente breve. Passando invece ai monti Iblei, nella zona sud-ovest della Sicilia, notiamo che i fiumi hanno tutti un percorso lineare, che segue quello delle cosiddette cave del siracusano, e tutti hanno direzione centrifuga rispetto al monte Lauro. Se prendiamo in esame la catena a nord della Sicilia, formata dai Peloritani, dai Nebrodi e dalle Madonie, i fiumi sono molto brevi e tra loro paralleli. Qui infatti le rocce sono permeabili in superficie e impermeabili in profondità, così che l’acqua scorre subito verso il mare. Nella Sicilia occidentale infine i fiumi sono molto lunghi con un reticolo idrografico molto vario: le rocce sono impermeabili, l’acqua non viene assorbita dal terreno e scorre per molto tempo divagando.
Per quanto riguarda la portata di questi fiumi, questa dipende principalmente dal clima. Anche in questo caso la situazione cambia molto da zona a zona: per esempio nella parte della Sicilia centrale o meridionale, la piovosità è molto bassa (circa 400 mm annui) e la temperatura media durante tutto l’anno è di 18°, mentre sui rilievi la piovosità aumenta di molto, raggiungendo anche i 2000 mm di pioggia annua, con conseguente diminuzione della temperatura media annua (8° circa). Infatti proprio i rilievi bloccano l’umidità proveniente dal mare, che accumulandosi provoca la pioggia.

§ IL SIMETO

CARATTERI GENERALI

Il Simeto, il più lungo fiume della Sicilia, comprende un bacino idrografico di circa 4200 kmq, e scorre circa 130 km prima di incontrare il mare. Non abbiamo di questo fiume una vera e propria sorgente, ma un punto, il biviere di Cesarò, in cui nasce il torrente Martello, che poi si unisce ad altri due torrenti sempre provenienti dai Nebrodi, il Cutò e il Saracena, dando vita al Simeto. Le sue acque vengono poi alimentate da molti altri affluenti che non portano solo acqua, ma anche una portata solida diversa per ognuno di loro, modificando così di volta in volta le caratteristiche chimiche del fiume. Infatti le acque fin dall’inizio sono povere di sali e minerali, classificabili tra quelle oligominerali. Poi, vicino il paese di Adrano, si inserisce il Salso, contenente molto materiale in sospensione, in particolare sali (da qui il nome Salso). L’acqua del Simeto diventa quindi particolarmente salmastra. Procedendo nel suo corso, incontra il Dittaino e il Gornalunga, che lo arricchiscono in carbonati.
Il Simeto è anche il fiume più giovane della Sicilia. Infatti quasi tutta la regione si è formata nel Terziario (circa 30 milioni di anni fa), ad eccezione dell’area etnea, che non esisteva fino a mezzo milione di anni fa. Poi, per il movimento antiorario verso nord delle placche terrestri, si è avuto un innalzamento delle terre, cioè la formazione dell’Etna, e in seguito del fiume.
Un fenomeno, unico in Europa, che si verifica nel Simeto è quello delle cosiddette forre laviche (vedi foto . . . ). In alcuni punti cioè le colate laviche dell’Etna hanno creato dei lembi di sbarramento vulcanico. L’acqua si ferma prima di questo sbarramento formando come un lago. Intanto comincia l’attività erosiva dell’acqua, ma poiché la lava è una pietra molto dura, il risultato è la creazione di un passaggio molto stretto, con pareti subverticali, chiamato appunto forra lavica. Ne troviamo una, per esempio, presso il ponte della Cantera, vicino Bronte, mentre tra Bronte e Randazzo si è formato proprio a partire da questo fenomeno il Lago di Gurrida.
Altro fenomeno particolare è quello delle marmitte dei giganti: lungo il letto del fiume si creano dei vortici che intrappolano dei ciottoli che cominciano a roteare, erodendo le rocce sottostanti, e formando appunto delle cavità cui viene dato questo strano nome.

ANTROPIZZAZIONE DELL’AMBIENTE FLUVIALE

Un paesaggio tipico di un ambiente fluviale è caratterizzato da boschi di salici, faggi, un ambiente ricchissimo di sorgente, stagni, acquitrini: il cosiddetto bosco ripariale, fatto di vegetazione legata ad ambienti umidi. Tuttavia lungo tutto il corso del fiume non troviamo affatto questo paesaggio, se non nella parte iniziale del fiume (vedi foto . . . ). Infatti l’uomo è pesantemente intervenuto lungo tutto il percorso creato dal fiume: il 90% del bacino è coltivato, e di questo solo il 30% con boschi; il restante 70% è seminativo. Inoltre il fiume attraversa un gran numero di paesi (per esempio, Maniace, Bronte, Adrano, Paternò, Biancavilla, Misterbianco, Motta S. Anastasia, Catania) che traggono acqua dal corso del fiume: già dopo Bronte la portata d’acqua è drasticamente ridotta, e viene inquinata da antiparassitari e anticrittogamici derivati dalle colture. Conseguenza di ciò è la scomparsa del bosco ripariale, sostituito da una scarsa vegetazione che non ha alcun elemento caratteristico di un ambiente fluviale. Non bastasse ciò, spesso il fiume è stato incanalato in letti artificiali, vere e proprie autostrade cementificate che regolano tutte le qualità di un fiume, distruggendo ovviamente la flora e la fauna caratteristica. Spesso queste costruzioni servono a convogliare l’acqua dentro un invaso, come un lago artificiale. Nel Simeto ne sono stati costruiti quattro (Ancilo, Pozzillo, Iastro e Nicoletti) per portare acqua alle coltivazioni. Il più importante, e anche il più contrastato è quello di Lentini. L’acqua viene deviata nei pressi di Paternò, e l’invaso venne costruito circa 50 ani fa per alimentare il polo industriale di Siracusa. Questa politica degli invasi però distrugge tutte le caratteristiche del fiume, e soprattutto ne diminuisce la portata solida. Infatti insieme all’acqua scorrono materiali solidi, che equilibrano nella costa la normale erosione del mare. Si calcola che se una volta il fiume portava sei milioni di metri cubi di materiale solido, oggi ne porta solo uno. Ciò comporta il graduale avanzamento della falda marina, cioè dell’acqua salata del mare che tende a insalinare l’acqua dolce delle falde acquifere.
L’aspetto forse migliore dell’opera realizzata dall’uomo sul fiume è quello che riguarda la costruzione di monumenti, come il Ponte dei Saraceni (vedi foto . . . ). Si trova all’interno del comune di Adrano e nonostante il suo nome, probabilmente non ha nulla in comune con gli arabi venuti in Sicilia. Comunque sappiamo poco della sua genealogia, ma molti aspetti ci fanno pensare che fu perlomeno ristrutturato nel 1300, ma sappiamo che era già presente al tempo dei romani. Si trova in un luogo in cui il Simeto forma una forra, dove quindi la sua costruzione era più facile. È costituito da quattro campate con archi a sesto acuto, e il gran numero di campate rispetto alla larghezza del fiume ci fa presupporre che una volta il letto del fiume fosse più largo.

LA FOCE

La competenza marina del Simeto, cioè la parte in cui le acque del fiume si mescolano a quelle del mare va da Capo Mulini a Capo Santacroce, e possiamo notare in queste zone come le due acque scorrano parallele per chilometri senza mescolarsi (le acque del fiume sono di colore rossastro perché ricche di detriti). La foce vera e propria ha un’origine artificiale, che sostituisce da alcuni decenni quella naturale rettificandola. Ma poiché la portata a questo punto è davvero irrisoria, le acque si scaricano a mare a livello del subalveo, non avendo la forza di spostare i detriti portati

FLORA E FAUNA

Per quanto riguarda la fauna, fino ad un secolo fa la lontra abitava le zone del Simeto. Oggi però è estinta, perché necessita di un ambiente in cui l’ecosistema sia intatto. Abitano ancora queste zone invece alcuni gasteropodi, la , l’istrice, la volpe, il riccio, la cicogna, i fenicotteri, il cavaliere d’Italia, l’airone, lo svasso, le anatre. Per quanto riguarda la flora, rimandiamo all’erbario realizzato proprio con alcune specie trovate lungo il corso del fiume, in particolare nei pressi del Ponte dei Saraceni.

Esempio