Il deserto

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Categoria:Geografia

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IL DESERTO

Il deserto è un vasto tratto di superficie terrestre con scarsissime precipitazioni inferiori ai 250 mm annui, spoglia di vegetazione e disabitata.
Le regioni desertiche si distinguono per l’aridità del suolo e la secchezza dell’aria e si dividono in due tipi fondamentali: deserti caldi e deserti freddi. I primi sono determinati da alte pressioni tropicali e sono caratterizzati da forti escursioni diurne e da alte temperature (tipico il Sahara); i deserti freddi riguardano le aree più interne dei continenti a latitudini medie, in cui l’aridità è dovuta all’eccessiva distanza degli influssi marini e dalla presenza di rilievi che ostacolano il passaggio ai venti umidi (tipico il deserto del Gobi).In questo caso le escursioni diurne sono elevate, ma la temperatura media è relativamente bassa.
Un ulteriore tipo di deserto è costituito dai deserti costieri, collocati al margine occidentale dei continenti, caratterizzati da escursioni termiche ridotte (come il deserto di Atacama e del Namib). In senso più stretto possono essere considerati deserti, anche le aree coperte da nevi perenni, nelle regioni polari e alte quote.
I deserti sono territori tipicamente modellati dal vento (deflazione); risultato dell’azione di denudazione eolica sono i deserti rocciosi, noti nel Sahara come “Hamada”e i deserti ciottolosi “Serir”. Dove il vento ha accumulato distese di sabbia disposte secondo le caratteristiche dune si parla di deserti sabbiosi “Erg”
Le dune, infatti, sono cumuli di sabbia simili a ponticelli, che si formano nelle zone costiere o continentali. Si generano quando il vento soffiando in obliquo sulla superficie sabbiosa, produce increspature che facilitano il sovrapporsi di strati di sabbia. Con l’azione continua del vento, le dune si accrescono fino a raggiungere i 90m ed assumono la forma di collinette con profilo poco inclinato nel versante battuto dal vento e abbastanza ripido in quello opposto. In genere però le dune, mentre si accrescono, avanzano nella direzione del vento perché questo sposta di continuo la sabbia, dalla base alla cresta fino a farla precipitare sul versante controvento. Ecco perché si suole dire che le dune “ camminano”. Questo spostamento che di solito può essere di 10-20 metri all’anno dura fino a quando le dune incontrano degli ostacoli naturali o quando si arrestano per il consolidamento del materiale.
Nelle regioni desertiche, la vegetazione è ridotta a rare piante xerofile, per lo più duri-erbose e fruticose e spesso con foglie trasformate in spine.
Le zone isolate in cui le falde acquifere si trovano a poca profondità dal suolo, o affiora in superficie, sono fertili e costituiscono le cosiddette oasi. Vengono definite dei veri e propri giardini del deserto: nella ricca e rigogliosa vegetazione delle oasi,
predomina la palma da datteri. La fauna presente, si limita a poche specie resistenti a questo clima: ragni, scorpioni, rettili e piccoli roditori.
I deserti si estendono nel continente africano, americano, in Asia e in Oceania.
L’Africa è il continente che meglio si presta a dimostrare il differenziarsi dei climi, in funzione alla distanza dall’Equatore. In Africa, la mancanza di lunghe catene montuose e la compattezza del continente rendono assai modesta l’influenza di altri fattori climatici quali il rilievo e la distanza dal mare. Poiché situata in gran parte fra i tropici e la sua latitudine più elevata supera di poco i 37 a nord, è un continente prevalente caldo, ma anche in gran parte arido, poiché le piogge sono pressoché assenti nella fascia di latitudine dove raggiunge la massima estensione. L’ambiente equatoriale si trova nel bacino del Congo; a nord e a sud della fascia equatoriale si trova il clima subtropicale. Quando la foresta diviene meno fitta si forma la savana e se ci si avvicina ancora di più ai tropici troviamo la steppa predesertica che infine si muta in deserto.
L’Africa è formata per circa un terzo di aree desertiche. Sono tali il Sahara e il Deserto Libico a nord, la conca del Kalahari e il deserto di Namib a sud, ma il deserto per eccellenza è il Sahara che si estende per ben otto milioni di kmq, dall’Atlantico al Mar Rosso al di là del quale continua in Arabia si raccorda con i deserti asiatici.
Il Sahara comunque non fu sempre un deserto o meglio non fu tutto deserto.
La presenza di solchi vallivi di origine fluviale, il ritrovamento di tracce di organismi vissuti in ambiente umidi, la scoperta di incisioni rupestri e i resti di insediamenti urbani, sicuramente provano l’esistenza di condizioni molto più favorevoli alla vita, sia nel corso del Quaternario antico, sia in epoca preistorica e storica. Attualmente, invece l’assoluta mancanza di pioggia per anni o per decenni consecutivi e la fortissima escursione termica diurna, anche di 50°, fanno della massima parte
del Sahara un ambiente estremamente ostile. Dove per di più i venti (ghibli e harmattan) sollevano recenti tempeste di sabbia.
Le magre erbe della steppa predesertica scompaiono del tutto, la vegetazione rarissima torna ad essere arborea, ma con particolari adattamenti quali i fusti di piccola dimensione per resistere alla furia dei venti che imperversano in queste distese prive di ostacoli; le foglie sono ridotte in spine per evitare dispersione d’acqua, le radici diventano straordinariamente lunghe per raggiungere la falda acquifera in profondità.
L’uomo non è del tutto assente: da sempre esso ha colonizzato le oasi, ma nei vasti spazi di terra africana la presenza umana quasi non si avverte. Ad esempio nel margine meridionale del Marocco (che è compreso nella regione sahariana vera e propria: un insieme di territori desertici che vanno dalla costa fino al “Grande Erg” algerino e al territorio mauritano), la vita umana ed economica si riduce al nomadismo pastorale e all’agricoltura. Questi nomadi ammontano ormai a poche migliaia di individui, ma occupano un territorio vastissimo, nel quale esercitano il commercio carovaniero.
La popolazione del deserto è raggruppata per la massima parte nelle oasi del nord e oggi soprattutto vicine ai centri petroliferi e metaniferi, ma tende a diminuire, per l’abbandono delle attività tradizionali quali la pastorizia nomade, l’agricoltura, con il conseguente venir meno delle possibilità di sopravvivenza. Alle scarsissime risorse agricole fa riscontro una notevole disponibilità di minerali soprattutto petrolio, gas naturali, fosfati, rame, ferro, uranio non ancora completamente sfruttati
Nel Sahara algerino ancora nei primi secoli dell’era cristiana, la popolazione era costituita da tribù negre e da altri gruppi etnici dalla pelle chiara.fra i gruppi barberi del Sahara algerino, i più importanti e noti sono i Tuareg stanziati nella regione dell’Ahaggar. Nelle steppe e ai margini settentrionali del Sahara, si riscontrano fenomeni di seminomadismo, da parte di tribù che integrano le magre risorse della loro agricoltura con spostamenti disordinati, in cui la migrazione dei greggi è passata in seconda linea di fronte alla preoccupazione della ricerca di lavoro.
In Africa si estende anche il Deserto Libico o Occidentale che è un territorio costituito da monotone e sconfinate distese sabbiose con poche oasi molto distanti tra loro e la falda freatica sotterranea affiora più facilmente in alcune marcate depressioni. Il Deserto Libico occupa la parte occidentale dell’Egitto, formato in prevalenza da dune e interrotto solo di quando in quando, da piattaforme tabulari più elevate. Il carattere di questo deserto è la mancanza di solchi vallivi e l’esistenza di depressioni. La maggiore depressione si abbassa fino a 133 metri sotto il livello del mare, la vegetazione è scarsissima e solo qua e là compaiono grovigli di palme nane. Forse in passato il fondo era occupato da un lago. Nelle altre parti del Deserto Occidentale, dove il mantello costituito da strati sabbiosi non ha uno spessore troppo grande, l’acqua si trova a scarsa profondità e può essere raggiunta da pozzi. Non mancano perciò le oasi che però sono molto distanti tra loro e in alcune di esse si trovano zone malariche.
In Asia si estende il Deserto Arabico o Orientale, la penisola del Sinai, il deserto del Gobi.
Il Deserto Orientale è formato da una serie di rilievi, le parti più elevate di questi rilievi sono costituite da rocce vulcaniche mentre nelle sezioni meridionali affiorano spesso scisti cristallini; a ovest il rilievo è affiancato da un altopiano. Entro le rocce granitiche s’insinuano piccoli bacini di raccolta delle acque piovane, usati dai pastori come abbeveratoi del bestiame e non mancano piccole oasi di montagna. Però il Deserto Arabico è meno desolato perché offre condizioni di abitabilità migliori, pur nei limiti del nomadismo pastorale; infatti è abitato in alcune parti da beduini dediti alla pastorizia.
La penisola del Sinai, assomiglia per struttura al Deserto Arabico, tutta la parte meridionale è costituita da un massiccio cristallino dislocato da faglie e comprende vette che superano i 2000 metri. Questa parte elevata abbastanza irrorata dalle piogge è tutta incisa da gole profonde e selvagge. Intagliate soprattutto nei graniti; ci sono piccole oasi di montagna alimentate da sorgenti, che costituiscono i punti di ritrovo dei beduini.
Il grande bacino desertico del Gobi si estende in Mongolia, caratterizzato da un clima invernale rigidissimo. Il deserto cinge tutta la Mongolia del sud ed è diviso in Gobi meridionale, occidentale e orientale. È occupato da rocce in disfacimento e sabbia a barcone e totalmente privo di acque correnti e con piovosità quasi inesistente. La popolazione mongola è ancora dedita al nomadismo e anche coloro che si vanno sedentarizzando conservano profondamente le abitudini della vita nomade continuando a preferire la yurta ad altri tipi di abitazione. La sabbia del Gobi è così tanta che basterebbe per ricoprire un Paese delle dimensioni della Francia. Quando il secco vento della montagne, cala sul deserto del Gobi, spesso solleva coltri di polvere impalpabile che viaggiano per centinaia e a volte migliaia di chilometri e giungono a rendere irrespirabile l’aria di molte città asiatiche.
In Oceania e più precisamente in Australia, gli spazi desertici coprono ben 3000km, corrispondenti a circa i due quinti del continente. Però alla scarsità e all’irregolarità delle precipitazioni si aggiungono gli eccessi della temperatura che arriva a 38°di giorno e durante la notte scende a sotto zero. A parte questi caratteri, comuni del resto ad altre aree desertiche della Terra, il deserto australiano presenta una varietà di aspetti. Quello più tipico ed esteso è il deserto roccioso con creste quarzifere, nella regione di Alice Springs.
Il deserto Simpson è il tipico deserto sabbioso, con dune rossastre.
Il deserto australiano comunque non è privo di vegetazione: la più nota ed estese formazione è la Spinifex costituita da cespugli spinosi bassi lunghi che ricoprono interamente il suolo.
L’interno desertico e predesertico è praticamente disabitato ad eccezione di alcune stazioni d’osservazione metereologica
Nel continente americano troviamo “il Gran Bacino” che si presenta come una vasta depressione e a nord di essa continua nella fascia desertica dell’Arizona occidentale del Messico. La fauna in queste zone si compone di specie naturalmente adatte alla vita in condizioni di aridità; vi si trova anche il puma animale adattabile un po’ a tutti i climi, ma soprattutto numerosi sono i roditori e i serpenti a sonagli.
Nell’America del sud, il Cile presenta a nord un territorio con clima arido tropicale, scarsa vegetazione e regioni desertiche. Dalla frontiera peruviana si estende il deserto che Darwin ha definito il più arido della Terra, senza piogge, né vegetazione, ad eccezione di alcune oasi. Questa regione desertica settentrionale si divide in due sezioni: la più desolata è a nord, l’altra sezione è il deserto di Atacama, zona anch’essa desolata e arida, estesa fino ai piedi delle Ande. “Il Grande Nord”è però caratterizzato dall’incredibile ricchezza del sottosuolo (ferro, zolfo, cobalto, piombo, manganese, nitrati e rame). Questi giacimenti sono stati scoperti alla fine dl secolo scorso. Questa scoperta ha contribuito a modificare il paesaggio e il popolamento di questa regione inospitale. Segue a sud “il Piccolo Nord, regione arida con una vegetazione naturale di tipo xerofilo.

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