Il Burundi

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Categoria:Geografia

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BURUNDI
1. INTRODUZIONE
Burundi (francese République du Burundi; kirundi Republika y’Uburundi; già Ruanda-Urundi), repubblica dell'Africa centrorientale, priva di sbocco al mare; confina a nord con il Ruanda, a est e a sud con la Tanzania, mentre a ovest il lago Tanganica la separa dalla Repubblica democratica del Congo. Ha una superficie di 27.834 km² e la sua capitale è Bujumbura.

2. TERRITORIO
Il territorio è caratterizzato dalla presenza di un altopiano collinare che raggiunge un'altitudine media di circa 1520 m, digradante verso est e sud-est. L'estremità occidentale del paese, il cui limite è segnato dal fiume Ruzizi e dal lago Tanganica, si situa nella depressione della Rift Valley. Oltre che dallo stesso Ruzizi, il paese è attraversato dal Malagarasi e dal Ruvuvu.
In molte aree del paese il clima tropicale è moderato dall'altitudine. La media annua della temperatura è di 21,1 °C nella regione dell'altopiano e di 24,4 °C nell'area della Rift Valley. Le precipitazioni sono relativamente scarse e nella stagione più secca (da maggio ad agosto) il Burundi è spesso colpito da siccità. La forma di vegetazione dominante è la savana, sia erbacea sia arborata. Tra le piante più comuni si citano l'eucalipto, l'acacia e la palma da olio. La fauna, assai varia, comprende elefanti, ippopotami, coccodrilli, cinghiali, leopardi, antilopi e molte specie di scimmie. Sono inoltre comuni gallinacei, anatre, oche, pernici e quaglie.
3. POPOLAZIONE
Il paese ha una popolazione di circa 5.537.387 abitanti (1993), con una densità media di circa 199 unità per km2, una delle più elevate dell'Africa. I maggiori insediamenti sono di tipo rurale e sono situati in particolar modo nelle isolate regioni montuose dove il suolo è più fertile. La speranza di vita alla nascita raggiunge appena i 45,6 anni. Il principale gruppo etnico è costituito dagli hutu, genti di lingua bantu che rappresentano l'83% della popolazione, cui si aggiungono i tutsi (14%) e i twa, un gruppo pigmeo (1%). Anche se numericamente inferiori, i tutsi dominarono la vita politica, sociale e militare del paese sin dal loro arrivo intorno al XV secolo. I tentativi di mantenere quest'egemonia nel XX secolo hanno generato alcuni tra gli scontri interetnici più cruenti mai verificatisi in Africa .
Le lingue ufficiali sono il Kirundi e il francese, ma è molto diffuso anche lo swahili. Circa i due terzi della popolazione sono di religione cristiana, principalmente cattolica, mentre l'1% è musulmano e la restante parte segue religioni tradizionali. Bujumbura (235.440 abitanti nel 1990), la capitale, è la città più importante, nonché il principale porto lacustre del paese; da ricordare anche Gitega, sede dell'ex residenza reale. Il paese è diviso in 15 province, ognuna delle quali è suddivisa a sua volta in circoscrizioni e comuni.
Nonostante l'istruzione sia gratuita (ma non obbligatoria) per i ragazzi dai 7 ai 12 anni d'età, solo un terzo della popolazione è alfabetizzato. L'Université du Burundi (1960), situata nella capitale, è il principale ateneo del paese.
4. ECONOMIA
Nel 1997 il PIL ammontava a 957.378.743 dollari USA, pari a un reddito di 150 dollari pro capite. L'economia del Burundi, una fra le più povere nazioni del mondo, è basata essenzialmente sull'agricoltura. Il settore, sebbene molto arretrato e a malapena sufficiente a coprire il fabbisogno locale (cereali, legumi, patate dolci, manioca, banane), occupa circa l'85% della popolazione. Le colture destinate ai mercati esteri sono costituite innanzitutto da caffè, seguito da tè, cotone e banane. L'allevamento di bovini e di ovini svolge un ruolo di primaria importanza ai fini della sussistenza locale e costituisce un tradizionale valore sociale oltre che economico; lo sfruttamento eccessivo dei pascoli ha tuttavia prodotto un progressivo impoverimento del suolo.
L'attività estrattiva può contare su modeste riserve di oro, cassiterite e bastnaesite, nonché su giacimenti di nichel e uranio non ancora pienamente sfruttati. Il settore industriale, ancora molto limitato, si basa essenzialmente sulla trasformazione dei prodotti agricoli; accanto alla produzione di birra, e in generale all'industria alimentare, si citano attività tessili, chimiche e cementifici. Mentre si esportano caffè, tè, banane e cotone, le importazioni principali includono: prodotti tessili, alimentari e derivati del petrolio. Il crescente passivo della bilancia commerciale rende il paese fortemente dipendente dagli aiuti stranieri.
Il Burundi, sprovvisto di un sistema ferroviario, può contare su una rete stradale di circa 5900 km, di cui però solo il 7% asfaltato. Il porto della capitale, sul lago Tanganica, costituisce la via privilegiata per gli scambi commerciali con la Tanzania, lo Zambia e la Repubblica democratica del Congo. L'aeroporto internazionale ha sede a Bujumbura.
5. ORDINAMENTO DELLO STATO
Il Burundi è una repubblica presidenziale unicamerale; l'esercizio del potere esecutivo è affidato al presidente, mentre il potere legislativo spetta all'Assemblea Nazionale. Dal 1992, grazie a una nuova Costituzione, il paese si è aperto al multipartitismo, ponendo fine all'indiscusso potere del partito unico Uprona (Unione per il progresso nazionale), egemonizzato dalla minoranza tutsi.
6. STORIA I più antichi abitanti furono probabilmente i twa, seguiti nel XIV secolo dagli hutu, popolazione dedita all'agricoltura, che impose nell'area la propria lingua e le proprie tradizioni. Nel XV secolo i tutsi, nomadi e pastori, occuparono la regione e, assoggettati gli hutu, fondarono un regno in Burundi e un altro in Ruanda. La struttura di governo tutsi prevedeva un sistema castale retto da un monarca (mwami) coadiuvato nell'esercizio del potere da alcuni potenti clan reali, i ganwa. Nel 1884 il Burundi (chiamato allora Urundi) fu occupato dalla Germania e nel 1899 fu annesso, insieme al Ruanda, all'Africa orientale tedesca. In seguito alla prima guerra mondiale il Belgio, su concessione della Società delle nazioni, occupò la regione fondandovi lo stato del Ruanda-Urundi. La colonizzazione belga, che manteneva formalmente invariati gli assetti istituzionali, favorì la già potente etnia tutsi, acuendo così le antiche tensioni etniche.
6.1. Una travagliata indipendenza Nel 1962 il paese divenne una monarchia costituzionale indipendente e, nel settembre dello stesso anno, entrò a far parte dell'ONU. In seguito all'indipendenza si allargarono le tensioni etnico-politiche, che già avevano travagliato il paese: i tutsi, infatti, controllavano i centri di potere malgrado gli hutu avessero ottenuto la maggioranza alle elezioni legislative del 1965. Dopo un breve succedersi di colpi di stato, nel 1966 il capitano Michel Micombero (di etnia tutsi) si insediò al potere e si proclamò presidente del nuovo stato repubblicano del Burundi. Nel 1972 una frangia di ribelli hutu, spingendosi fino alla capitale nel tentativo di rovesciare il governo Micombero, si rese responsabile di un massacro di tutsi; fallito tuttavia il colpo di stato, la reazione del governo fu violentissima: decine di migliaia di hutu persero la vita o furono costretti a rifugiarsi nello Zaire e in Tanzania.
Caduto Micombero durante un colpo di stato nel novembre del 1976, un Consiglio supremo rivoluzionario nominò Jean-Baptiste Bagaza alla presidenza. La nuova Costituzione del 1981 confermò la struttura monopartitica e antidemocratica del paese. Rieletto nel 1984, Bagaza venne deposto da un ennesimo colpo di stato nel settembre del 1987. Il nuovo presidente, Pierre Buyoya, in seguito a una grave recrudescenza di violenze etniche, intraprese un percorso di democratizzazione; nel 1991 si insediò un governo a maggioranza hutu.
Nel 1992 fu approvata una nuova Costituzione che apriva a un sistema pluripartitico e nel giugno del 1993 si ebbero le prime elezioni presidenziali democratiche; Melchior Ndadaye, rappresentante degli hutu, a capo del Fronte per la democrazia in Burundi (Frodebu) vinse le elezioni presidenziali e legislative. Ndadaye fu però assassinato durante un colpo di stato a meno di un mese dalle elezioni, causando un'ulteriore ondata di violenza che culminò nella strage perpetrata dall'esercito (da sempre egemonizzato dai tutsi) ai danni della popolazione hutu.
Il successore di Ndadaye, il presidente hutu Cyprien Ntaryamira, non ebbe il tempo di ristabilire la pace poiché perse la vita, insieme al presidente del Ruanda, in un attentato aereo nell'aprile del 1994, in seguito al quale ebbe inizio lo sterminio dei tutsi nel vicino paese. Nel tentativo di contenere il dilagare della violenza tra le due etnie, 12 dei 13 partiti politici ruandesi costituirono un governo di coalizione che sopravvisse sino al 1995. Nel giugno 1996 Buyoya tornò al potere con un colpo di stato, operandosi in seguito per porre fine all’instabilità e agli eccidi.
Sviluppi recenti Nel 1997 sono state avviate difficili trattative per condurre le due etnie a una riconciliazione e, dopo l'isolamento internazionale seguito al colpo di stato del 1996, il Burundi ha anche ripreso il dialogo con i paesi della regione, che hanno attenuato le sanzioni economiche nei suoi confronti. Nel 1998 hanno avuto inizio ad Arusha, in Tanzania, nuovi colloqui di pace tra hutu e tutsi, nel tentativo di far cessare gli scontri interetnici.

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