Il Brasile

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IL BRASILE
Il Brasile è per estensione al quinto posto nel mondo. Nell’america meridionale occupa la metà del territorio ed è il paese più popolato. Compreso tra l’Equatore a nord e il Tropico del Capricorno a sud, presenta vari ambienti naturali. Il Nord-ovest comprende la foresta dell’Amazzonia, a nord troviamo alcuni rilievi antichi, al centro l’altopiano del Mato Grosso e a sud i fiumi formano grandi cascate (Iguaçu). Clima prevalentemente caldo tropicale.

➢ L’eredità del colonialismo
Il Brasile è oggi una repubblica presidenziale di tipo federale: comprende 26 Stati e il distretto della capitale, Brasilia. Nei primi secoli di colonizzazione e anche nei primi senntant’anni di indipendenza, il territorio del Brasile è stato sfruttato per produrre merci da esportare, su cui di volta in volta si concentravano gli interessi dei grandi proprietari terrieri e degli speculatori. Si ebbero così dei cicli monoproduttivi. Nella seconda metà dell’800 il Brasile deteneva anche il monopolio della produzione di gomma naturale ottenuta dal latice di Hevea brasiliensisi. Alla fine dell’800 giunsero in brasile molti immigrati europei e forti investimenti avviarono l’economia del paese verso una nuova fase.
Nel periodo dal 1964 al 1978 una dittatura militare ha aperto il paese ai capitali e alle multinazionali straniere. Inoltre ha favorito grandi progetti come centrali idroelettriche, strade in Amazzonia, nuove miniere, che hanno sconvolto intere regioni dell’interno con vantaggi limitati per il paese. Le imprese hanno avuto il vantaggio di retribuire con salari molto bassi i lavoratori, poco tutelati dalla legislazione sociale e dalle organizzazioni sindacali.

➢ I cicli monoproduttivi
Durante la colonizzazione spagnola e portoghese l’economia di alcune regioni dell’America Latina si specializzò in produzioni d’esportazione che seguivano le richieste dei mercati internazionali.
Le attività agricole e minerarie avevano quindi un andamento a fasi alterne, con periodi di espansione di un prodotto, seguiti da rapidi abbandoni o dalla scelta di nuove attività più redditizie. Il caucciù è stato sfruttato in Amazzonia solo nella seconda metà dell’Ottocento. Dopo il 1910 gli inglesi diffusero la pianta in Asia e da allora quasi tutta la produzione di gomma naturale avviene nel Sud-est asiatico, e in minima quantità si effettua in Brasile, dove la pianta cresce spontanea, ma dove la sua coltura in piantagione è più difficile e costosa.

➢ Il popolamento e l’assetto urbano
La popolazione è molto giovane: circa il 30% dei brasiliani ha meno di 15 anni e solo il 7% supera i 60.
Gli amerindi originari sono rimasti sempre più isolati e poco numerosi; meno di 500000 vivono distribuiti in piccole comunità della foresta amazzonica e nel Mato Grosso. Molte tribù isolate non hanno voluto o non sono riuscite a integrarsi nel sistema produttivo brasiliano e sono state oggetto di emarginazione e talvolta di sterminio.
La maggior parte della popolazione è composta da bianchi discendenti degli immigrati europei (55%), seguono i meticci o mulatti e gli afroamericani. Gli afroamericani sono numerosi soprattutto nelle regioni costiere del nord-est e rappresentano uno dei gruppi più poveri del paese. La popolazione brasiliana ha una diffusa integrazione tra gruppi etnici, ma la distribuzione della popolazione è diseguale e in gran parte del territorio interno la densità è di 1-2 abitanti per km quadrato. Le difficoltà dell’ambiente e la scarsità di mezzi hanno spesso costretto molti coloni ad abbandonare le terre e a emigrare nelle favelas che circondano le maggiori città. Ciò ha prodotto una forte concentrazione urbana. Vi sono già nove aree metropolitane che superano il milione di abitanti: in questi maggiori agglomerati si accentra un terzo di tutta la popolazione.

➢ Le migrazioni interne in Brasile
Un brasiliano su tre non vive nella regione dove è nato. Vi sono infatti molte migrazioni tra le varie parti del paese, provocate dalle forti differenze nella disponibilità di posti di lavoro. Un gran numero di contadini è spesso costretto ad andarsene per i soprusi dei latifondisti che espandono piantagioni e allevamenti, oppure per le carestie dovuta a eccezionali siccità. Talvolta gli enti statali hanno incoraggiato le migrazioni dalle regioni più popolate a colonizzare l’interno, in particolare il Mato Grosso e l’Amazzonia centro-orientale.
I lavoratori sono spesso impiegati nel diboscamento di terre vergini e ai piccoli contadini emigrati vengono concessi modesti campi lungo le strade appena costruite.Altra grande meta delle migrazioni interne sono le città, nelle quali i contadini senza terra vanno a cercare lavoro temporaneo.

➢ Un sistema economico con forti squilibri
Il Brasile proviene da un’economia mista: le imprese erano per la maggior parte a capitale privato e per il resto a partecipazione statale. Solo recentemente è stata avviata la privatizzazione delle attività controllate dallo Stato.
Nel settore agricolo permangono interventi statali per il ritiro delle eccedenze o per il sostegno alle esportazioni.
Il Brasile vi sono inoltre, tutti i tipi di industria, da quelle di base a quelle d’avanguardia, per esempio l’aeronautica e l’informatica. L’industrializzazione presenta tuttavia problemi: i più gravi sono il DEBITO ESTERO e la predominanza delle grandi imprese MULTINAZIONALI.
Il Brasile infatti si è inserito in posizione di debolezza nelle relazioni internazionali: dai paesi ricchi ottiene enormi prestiti e negli ultimi decenni è divenuto uno dei paesi più indebitati al mondo.
Un altro grave problema riguarda le protezione dell’ambiente: l’inquinamento nelle aree urbane è ai massimi livelli, l’energia viene prodotta col ricorso a grandi laghi artificiali che hanno sommerso vaste aree; le attività minerarie stanno sconvolgendo l’Amazzonia dove in mancanza di carbone, il legname della foresta è usato come combustibile.

➢ L’agricoltura
Le produzioni agricole si distinguono in due settori, come negli altri paesi dell’America Latina: i prodotti dell’agricoltura per l’alimentazione interna e quelli di piantagione. Le colture per l’alimentazione sono il mais, il riso, il frumento, alle quali si dedicano piccoli e medi proprietari. Le colture di piantagione sono state quelle più favorite perché più redditizie: sono la canna da zucchero, il caffé, la soia, le banane, il cacao, gli agrumi e il cotone. Queste colture hanno ricevuto aiuti e incentivi dallo Stato (per aumentare le esportazioni) e si sono espanse fino ad avere problemi di sovrapproduzione. Per rimediare all’’eccesso di produzione di zucchero, lo Stato ha finanziato le industrie che lo trasformano in alcool, utilizzato come combustibile per le auto.

➢ Il nord-est: un ambiente difficile
Molti degli abitanti Brasiliani del nord-est sono perennemente disoccupati e le ineguaglianze sociali sono molto più forti che altrove. Nel Nord-est lo spazio agricolo più favorevole, cioè la fascia pianeggiante di circa 50/200 km lungo la costa, è stato destinato alle piantagioni. In una fascia più interna, l’agreste, meno umida, le colture si espandono lungo i fiumi. La parte nord-est del Brasile costituisce il Sertão. Il Sertão e parte dell’Agreste, formano quindi il “Quadrilatero della Fame” e molti contadini poveri sono stati indotti all’emigrazione verso regioni più sviluppate. Nelle zone del sertão, il possesso della terra è tutto: pane per chi ha un piccolo appezzamento da coltivare, ricchezza e prestigio per i latifondisti o i grandi impresari agricoli. Questi, i fazendeiros, dispongono di migliaia di km quadrati di terra e tendono ad ampliare sempre più le loro aziende. Seguono nella scala sociale i posseisor e poi gli assalariados. Il posseiro è colui che ha acquistato, grazie al proprio lavoro di almeno cinque anni in un’area incolta, il diritto di esserne proprietario. Il diritto gli viene riconosciuto dalle leggi dello Stato e dalle consuetudini locali. I diritti dei posseiros però non sono sempre tutelati: negli ultimi decenni si sono verificati frequenti abusi da parte dei latifondisti che, assoldando bande di malavitosi, minacciano i piccoli contadini e le loro famiglie costringendoli a lasciare le terre. Molte volte la pressione viene esercitata con forme di ricatto sulle forniture d’acqua o facendo pascolare bestiame nei campi coltivati. In alcuni casi il posseiro si rassegna a divenire socio in affari di un’azienda più grande che assorbe il suo terreno e gli dà un piccolo salario garantito.
Nella stessa situazione di dipendenza si trovano gli assalariados, che per compensi ancora più bassi svolgono lavori agricoli per conto dei latifondisti; essi possono, a discrezione del proprietario disporre di una casa sul terreno della fazenda e ottenere un sacco di fagioli o altri prodotti agricoli ogni quattro raccolti.

➢ I settori e le regioni industriali
Le industrie sono favorite dall’abbondanza di risorse minerarie, ma le fonti energetiche sono meno abbondanti. Per risolvere questo problema, il Brasile si è rivolto all’energia nucleare e alle centrali idriche, che da sole producono più del 90% dell’energia elettrica. Le imprese e le industrie d’avanguardia (elettronica, aeronautica) hanno sede principalmente nel Sud-est intorno alle tre maggiori città industriali: São Paulo, Rio de Janeiro e Belo Horizonte.

➢ Il terziario e le comunicazioni
Le attività terziarie offrono il maggiore numero di posti di lavoro. Gli impiegati statali sono molto numerosi, ma l’analfabetismo resta diffuso nelle zone rurali e i servizi rimangono carenti. Nelle maggiori città vi sono due tipi di terziario: uno simile a quello dei paesi ricchi, con professioni ben pagate in banche, università e uffici di commercio; un altro invece è fatto da piccoli mestieri e occupazioni precarie che danno redditi di fame agli abitanti delle favelas.
Il Brasile gode di una buona immagine turistica (carnevale di Rio, spiagge), ma le strutture ricettive sono ancora poco sviluppate rispetto alle possibilità. Le strade raggiungono tutti gli stati anche se spesso sono difficili da percorrere. Il Governo brasiliano incentiva le relazioni commerciali con paesi africani e asiatici. Il Brasile è il principale paese del MERCOSUR, un mercato comune che dovrebbe favorire una migliore integrazione economica.

➢ Le strade transmazzoniche
Il Rio delle Amazzoni è stato per secoli il principale asse di penetrazione verso l’interno. Il destino di tutta la regione è mutato rapidamente da quando negli anni ’60 è iniziata la costruzione di una rete di strade transmazzoniche che ha valore strategico, di controllo del territorio. Nell’economia delle regioni interne, però, ha costituito per ora, solo un’occasione in più per sfruttare in modo distruttivo le aree forestali o per accedere a importanti giacimenti minerari e collegarli con i porti o con il Sud industrializzato. In Amazzonia vivono oltre 2000 gruppi di Indios: molte tribù sono state però costrette a ritirarsi in alcune riserve isolate e in aree ristrette.

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