I movimenti migratori

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Testo

I MOVIMENTI MIGRATORI
La popolazione emigra da un certo territorio per motivazioni che possono essere di tipo economiche (emigrante) o a causa di guerre, instabilità politiche, persecuzioni o carestie (profughi).
I profughi, sono costretti dagli eventi ad andarsene dal loro paese perché restare potrebbe significare la morte. Essi sono accolti dai paesi in cui giungono e una volta arrivati chiedono asilo politico: il paese ospite prima si accerta che ci siano seri motivi di pericolo e se è effettivamente così il profugo ottiene asilo politico e il paese ospitante per il periodo in cui il profugo rischia la vita gli garantisce vitto e alloggio.
Il continente che produce il maggior numero di profughi e che ne ospita anche è l’Africa (seguita da Canada, U.S.A., Australia), perché molti profughi in generale tendono a non allontanarsi troppo dal proprio paese d’origine rifugiandosi nei paesi confinanti.
L’alto commissariato dell’ONU per i rifugiati politici è l’organismo che si occupa dei profughi (circa 20 milioni che vivono in campi appositamente allestiti in pessime condizioni di vita).
I movimenti migratori variano:
- nel tempo: possono essere permanenti, cioè quando non si fa più ritorno al paese d’origine o temporanei, quando trascorso un certo periodo di tempo gli emigranti ritornano al paese d’origine.
- nello spazio: possono essere nazionali che avvengono quando si emigra all’interno dello stesso stato, internazionali, cioè quando si emigra da uno stato all’altro, o intercontinentali, quando si emigra da un continente verso un altro.
Il flusso migratorio più consistente è stato tra il 1880 e il 1914, quando circa 40 milioni di Europei a causa del crescente aumento della popolazione e la scarsità di risorse, hanno lasciato l’Europa per cercare di rifarsi una vita in America (U.S.A. e Canada), dove vi era il bisogno di manodopera non qualificata.
Un altro flusso migratorio si è verificato nel secondo dopoguerra, quando la popolazione è emigrata dall’Europa meridionale (Spagna e Portogallo) all’Europa centro-occidentale.
Sempre in questo periodo (1950-1970) in Francia e Gran Bretagna arrivano dalle colonie del nord Africa, India e Pakistan gli emigrati, i quali sono più avvantaggiati degli altri emigrati perché conoscono già la lingua.
Negli anni 70’ questi flussi diminuiscono a causa dello shock petrolifero, il quale determina una crisi economica e dunque la disoccupazione (molti immigrati devono tornare alla loro patria).
Negli anni 80’ la situazione cambia ancora in quanto l’Europa da area di partenza diventa area di arrivo (dal sud del mondo molti emigrano in Europa).
Nel 1981 l’Italia per la prima volta presenta un saldo migratorio positivo.
Attualmente i flussi migratori dal sud del mondo continuano ad aumentare.
Per quanto riguarda i movimenti nazionali, fino a vent’anni fa c’era la tendenza di spostarsi dalle aree rurali alle città, in quanto vi era maggiore possibilità di trovare lavoro; oggi si assiste alla tendenza inversa, cioè dalle città si passa a vivere nelle periferie, perché la vita nella città è troppo costosa, caotica e inquinata e inoltre attualmente nelle periferie è possibile trovare tutti i servizi che prima erano presenti solo nelle città (università, teatri…)
Nei paesi in via di sviluppo, la città continua a svolgere il ruolo di polo di attrazione, ciò accade perché l’estrema povertà delle aree rurali costringe i contadini a spingersi verso le città in cerca di lavoro che però spesso non trovano dovendosi ammassare nelle periferie.

SITUAZIONE ITALIANA
L’Italia diventa un’area d’immigrazione a partire dal 1980.
I lavoratori stranieri sono divisibili in tre gruppi:
- regolari: coloro che hanno il permesso di soggiorno (secondo le stime della Caritas in Italia ci sono circa 3 milioni di lavoratori stranieri regolari);
- irregolari: coloro che non hanno momentaneamente il permesso di soggiorno perché scaduto;
- clandestini: coloro che non hanno il permesso di soggiorno e non possiedono neanche i requisiti per ottenerlo.
L’Italia dal 1981 presenta un saldo migratorio positivo.
La Caritas si occupa di una prima assistenza degli immigrati, e fornisce dei dati sull’immigrazione.
Coloro che organizzano i viaggi per gli immigrati (Scafisti) sfruttano la condizione di chi cerca di risollevare le sorti personali e della propria famiglia.
Grazie alle moderne tecnologie la guardia costiera riesce ad individuare le navi clandestine in acque non italiane.
Gli immigrati maggiorenni che si trovano su queste navi vengono rispediti al loro paese, mentre i minorenni, soprattutto se orfani vengono affidati ai centri di accoglienza, in quanto sono molto difficili da identificare.
Secondo la Caritas dal 1970 al 2005 il numero di cittadini stranieri soggiornanti in Italia è aumentato da 144.000 a circa 3 milioni, crescendo di circa 10 volte.
Per più di un secolo l’Italia ha dato un notevole contributo all’emigrazione, nel mondo gli Orundi (originari italiani) sono circa 58 milioni (la popolazione italiana attuale è di circa 57milioni).
L’Italia ha contribuito fino agli anni 70’, in quanto era un paese povero e arretrato, poi si è sviluppato e si è verificata la tendenza opposta,
Adesso in Italia giungono emigrati dal sud del mondo, fino a dieci anni fa provenivano dall’Africa, adesso soprattutto dall’est Europeo (ex paesi socialisti), questo fenomeno si è intensificato con il crollo del socialismo nel 1989.
Attualmente la comunità europea più numerosa è quella rumena, seguita da quella africana.
Gli emigrati sono presenti per la maggior parte nel nord (60%), mentre nelle regioni centrali (30%) e nelle isole (10%) si presentano percentuali relativamente basse.
Gli emigrati svolgono attività che gli italiani rifiutano, la maggior parte degli stranieri, nonostante possieda un diploma o la laurea, fanno lavori che non necessitano titoli di studio, come lavori nella collaborazione domestica (43%) e altri settori dei servizi (27%): la maggior parte svolge attività terziarie (20% imprese manifatturiere e industria), mentre gli altri lavorano nel settore dell’agricoltura (7%).
Circa 72 mila stranieri possiedono aziende proprie provenienti dal sud del mondo (l’India è la potenza emergente), e sono concentrate soprattutto nel settore commerciale ed edilizio (comprese attività para-commerciali, ristoranti e bar).
I clandestini non sono sottoposti a nessuna statistica.
I paesi dove la presenza di lavoratori stranieri è in aumento, sono sempre più diffuse le attività gestite da emigrati, frequentate anche da italiani, ciò può condizionare però la xenofobia, l’incontro di culture diverse, che può causare scontri.
Nel 1986 viene varata la legge Martinelli, la prima legge in materia d’immigrazione, la quale dice che un lavoratore straniero può rimanere in Italia solo se ha il permesso di soggiorno, ed ha tempo 15 giorni per lasciare il paese.
Nel 1993 la legge Martinelli viene emandata e sostituita dalla legge Turco-Napolitano, la quale esige il riconoscimento dei diritti dei lavoratori stranieri regolari.
Nel 2003 la legge Bossi-Fini, prevede un certo numero di lavoratori stranieri all’anno e poi prevede per coloro che non sono in possesso del permesso di soggiorno l’espulsione immediata.

Esempio



  


  1. joip

    i movimenti migratori per bambini

  2. sorina

    aspetti demografici e flussi migratori nella seconda guerra mondiale