Giappone

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Testo

GIAPPONE
Stato dell’Asia sud-orientale che occupa la maggior parte dell’arcipelago giapponese. Attualmente i confini politici del Giappone comprendono 4 isole principali(Hokkaido, Honshu, Shikoku e Kyushu).
Le rimanenti isole sono poste sotto l’amministrazione fiduciaria degli USA.
Climi
Il Giappone è battuto da monsoni le cui conseguenze vengono modificate dal rilievo e dall’insularità del territorio. I periodi di freddo intenso durante l'inverno sono determinati dai venti di nord ovest provenienti dall'Asia interna e accentuati dall'Oja-scio; durano però a lungo soltanto nelle zone montuose settentrionali di Honshu e di Hokkaido, le cui coste sono spesso ghiacciate. Più a sud, il monsone asiatico si carica di umidità al passaggio sul mar del Giappone, si riscalda per il contatto con la corrente calda di Tsushima e provoca piogge abbondantissime sulle coste e sulle montagne occidentali di Honshu; nelle regioni meridionali del Giappone, la latitudine e la vicinanza di una corrente calda, il Kuro-scio, hanno, sul clima, un influsso mitigatore soprattutto durante l'inverno. Il monsone estivo, che assorbe un'abbondante umidità durante il lungo percorso oceanico, riversa piogge torrenziali sulle coste meridionali e sudorientali, diffondendo in tutto il Giappone aria tropicale calda e umida. Nell’arcipelago giapponese il clima è umido e le precipitazioni sono abbondanti sia d’estate sia d’inverno. Le temperature sono influenzate da due correnti oceaniche: la corrente fredda, Oya Shio, che scende da nord lambendo le coste dell’isola di Hokkaido accentua in queste aree i rigori dell’inverno(per 3 mesi all’anno la neve ricopre la regione); la corrente calda, Kuro Shio, sale da sud e tocca le coste meridionali di Honshu, quelle di Shikoku e Kyushu, mitigando il clima invernale. Così mentre le zone meridionali costiere godono di un clima assai mite anche durante la stagione invernale, l’Hokkaido e l’Honshu settentrionale registrano nello stesso periodo medie bassissime anche se durante i mesi estivi tale differenza si riduce notevolmente. In generale il versante del Pacifico è più caldo e nebbioso di quello affacciatesi all’interno, a causa dello sbarramento frapposto dalle catene montuose alle correnti fredde continentali.
Sul finire dell’estate, il Giappone è spesso colpito da tifoni di eccezionale violenza che si abbattono sul paese nel periodo di inversione del monsone.
Ambienti climatici
Grazie all’umidità del clima la vegetazione è rigogliosa.
La notevole estensione del territorio in latitudine e la presenza di venti e di correnti marine di origine tropicale in piena zona temperata determinano la coesistenza, nel Giappone centrale, di una flora temperata e una tropicale dove prevalgono i boschi di conifere e betulle. In Kyushu, Shikoku e nella zona meridionale di Honshu, dove l'inverno è appena sensibile, gli alberi di canfora e le magnoliacee si elevano sopra il sottobosco di bambù, di felci e di orchidee; sono presenti anche palme e banani. Nel nord dell'arcipelago e sugli alti versanti del Giappone centrale, alle specie tropicali si sostituiscono foreste di querce, castagni, faggi, aceri, betulle e conifere.
In Giappone il problema ambientale assume grande importanza perché, forse più che in altri paesi, l'eccezionale sviluppo delle aree urbanizzate e il secolare intervento dell'uomo sul territorio hanno modificato non solo la fisionomia del paesaggio, ma anche alcuni fondamentali equilibri ecologici. Gravi casi di contaminazione delle acque e dell'aria furono segnalati già all'inizio del 900. Nei grandi agglomerati urbani di Tokyo e Osaka l’inquinamento atmosferico raggiunse nel dopoguerra soglie tali da rendere necessaria, nei periodi più critici, l'installazione di maschere a ossigeno nelle vie principali, per soccorrere i cittadini colti da malore. È rimasto tristemente famoso il caso del " morbo di Minamata", un avvelenamento da mercurio che, attaccò la metà degli anni 50 e provocò migliaia di vittime tra gli abitanti delle zone industriali costiere, che si cibavano di pesce contaminato dagli scarichi industriali. Negli anni 80, vista la gravità della situazione, furono emanate severe leggi di tutela ambientale e rigide norme antinquinamento.
I 27 parchi naturali del Giappone rivestono soprattutto una funzione ricreativa: il parco Fuji Hazone Izu, presso Tokyo, è visitato ogni anno da milioni di turisti, che si possono dedicare alla pesca, al nuoto e ad altri sport, rilassarsi al Sole vicino laghi artificiali e vulcani.
Il parco nazionale più esteso del Giappone è quello di Daisetzusan, nell'isola di Hokkaido, ricco di fitte foreste e di vulcani attivi.
Idrografia
I corsi d’acqua del Giappone sono brevi e scarsamente navigabili e spesso interrotti da cascate. Solo 8 fiumi raggiungono lunghezze superiori ai 200 Km, lo Shinano tocca i 370 Km. Per l’abbondanza d’acqua sono importanti per l’irrigazione e la produzione di energia idroelettrica.
Numerosi i laghi formatisi nei crateri di antichi vulcani e quelli dalla sedimentazione di materiale eroso dalle onde.
Orografia
COSTE ED ISOLE
Le coste giapponesi, che hanno uno sviluppo di 28.000 km, sono articolate e ricche di insenature soprattutto nella parte orientale dell'arcipelago, dove sorgono i principali porti del paese. A occidente i litorali, dall'andamento più regolare, sono spesso bassi e sabbiosi. Le coste della penisola coreana sono molto frastagliate a ovest e a sud, mentre a est si presentano alte e uniformi. L'isola più grande dell'arcipelago giapponese è quella di Honshu, che rappresenta il 62% della superficie totale. Il mare interno tra Honshu e Shikoku è punteggiato da una miriade di scogli e isolotti che segnano la continuazione del rilievo tra le due isole.
RILIEVI
Il 75% circa del territorio giapponese è formato dai rilievi, per un quarto di origine vulcanica. Il massiccio più imponente è quello delle cosiddette Alpi giapponesi, che si trovano nell'isola di Honshu i cui picchi spesso superano i 3000 metri. Le montagne sono prevalentemente aspre, con versanti scoscesi e inadatti alle coltivazioni. I vulcani sono oltre 200, una cinquantina dei quali ancora attivi. La cima più alta del paese è un vulcano attivo, il Fuji(3776metri), nell'isola di Honshu. Ai fenomeni vulcanici si accompagnano frequenti terremoti e maremoti, che con una periodicità di sei-sette anni raggiungono intensità catastrofiche. Proprio per questo le abitazioni e gli edifici vengono costruiti osservando regole antisismiche.
In è Giappone le pianure sono scarse e di dimensioni ridotte: la zona pianeggiante più estesa è quella de Kanto, nell'isola di Honshu, sulla costa del Pacifico.
ORIGINI GEOLOGICHE
Il Giappone costituisce il margine orientale della zolla eurasiatica, al di sotto della quale sprofondano la zolla filippina e la zolla pacifica. Si tratta perciò di un'area in trasformazione, in cui sono particolarmente intensi i fenomeni vulcanici e sismici.
Lungo le linee di frattura si sono poi formati altipiani e si elevano inoltre vulcani spenti e attivi.
Molti di questi vulcani sono ancora attivi, anche se alcuni non hanno avuto eruzioni da molto tempo: è il caso del Fuji, la cui ultima eruzione risale al 1708.
Anche i terremoti sono frequenti in questo arcipelago e sono state messe a punto molte delle tecniche di costruzione antisismiche oggi in uso.
Popolazione, lingue, etnie
I Giapponesi sono una popolazione mongoloide con forti mescolanze di caratteri paleoeuropoidi; hanno statura media, colorito giallo bruno pallido, corporatura minuta e robusta, capelli e occhi scuri. La lingua nazionale è il giapponese che ha pochi legami con le altre lingue esistenti e che si scrive è con caratteri derivati dal cinese.
Si calcola che intorno al 10° secolo la popolazione ascendesse a 10 milioni di anime. Alla fine del 16° secolo, cessate le lotte interne ed estesesi le zone coltivate, la popolazione raggiunse i 25 milioni e, dopo la restaurazione Meiji(1868), i 35 milioni. Il balzo a 56 milioni dopo un altro mezzo secolo, fu dovuto, sia allo sviluppo demografico della campagna, reso possibile con la cessazione del feudalesimo, dalle migliorate condizioni di vita dei contadini e dallo sviluppo delle attività industriali nelle città.
Lo spettro della sovrappopolazione ha assillato a lungo il paese e ha portato all'ingegnosa valorizzazione delle regioni di montagna e litoranee, alla colonizzazione di Hokkaido, all'emigrazione in America o in Australia e, infine, a una politica di limitazione delle nascite(1948). La popolazione femminile è leggermente superiore a quella maschile e la durata media della vita è di 75,1 anni per gli uomini e di 80,8 per le donne. La mortalità infantile è del 5,3‰. La popolazione urbana rappresenta oltre i tre quarti di quella complessiva. Questa tendenza all'urbanesimo si esprime anche nella diversa ripartizione della popolazione attiva nei tre settori professionali: il settore primario (agricoltura, pesca, sfruttamento forestale) è sceso dal 79% a meno del 9%, quello secondario (industria) e quello terziario (servizi) sono invece saliti rispettivamente dal 7 al 35% circa e dal 14 al 57% circa.
L'estensione delle città crea numerosi problemi di traffico e di inquinamento, ma non vi sono bidonville, perché è il Giappone è uno degli stati più ricchi.
Religioni
Il Giappone possiede due grandi religioni nazionali: il buddhismo e lo shintoismo, di cui la maggior parte dei Giapponesi si considera contemporaneamente seguace. Il buddhismo, originario dell'India, giunse nell'arcipelago nel VI secolo.
La sua importanza per lo sviluppo della cultura giapponese fu immensa e si può paragonare a quella avuta dal cristianesimo in Occidente. Anche il confucianesimo era conosciuto dai Giapponesi fin dall'inizio delle loro relazioni con la Cina, e si diffuse notevolmente soprattutto nelle classi colte sotto il patronato degli shogun Tokugawa (1600-1868), ma perdette ogni importanza con il riaffermarsi del potere imperiale.
La religione indigena, lo shintoismo, si rifà alle credenze del Giappone primitivo: si tratta di una religione priva di elementi dogmatici, tanto che per lungo tempo fu inglobata nel buddhismo.
Anche oggi, del resto, il buddhismo e lo shintoismo possono essere praticati contemporaneamente da una stessa persona. Lo shintoismo a partire dal 1868 fu ufficialmente protetto dal governo (“shintoismo di Stato”). Il culto popolare shintoista si rivolge a un gran numero di divinità locali ed è ricco di feste e pellegrinaggi.
Il cristianesimo arrivò in Giappone nel XVI sec., e fu perseguitato dalle autorità governative nei secc. XVII e XVIII, ma accolto favorevolmente dall'era Meiji (1868): attualmente i cristiani, dei quali due terzi sono protestanti, rappresentano l'1,4% della popolazione giapponese. A partire dalla prima metà del XIX sec., si sono sviluppate molte nuove religioni.
Politica
Il Giappone è una monarchia costituzionale ereditaria dal 1889. La costituzione del 3 novembre 1946 ha tolto all'imperatore ogni attributo divino. Egli è solo il simbolo dello Stato e dell'unità del popolo.
Dopo la seconda guerra mondiale non c'è più stato coinvolto in guerra di nessun tipo e, data la grande omogeneità della popolazione giapponese, non vi sono forti contrasti interni.
Il potere legislativo è attribuito a due camere: la camera dei rappresentanti, costituita da 500 membri eletti a suffragio universale diretto ogni quattro anni e la camera alta o dei consiglieri, composta da 252 membri eletti per sei anni.
Il potere esecutivo spetta al governo, presieduto dal primo ministro e responsabile di fronte al potere legislativo.
Il potere giudiziario è esercitato dalla corte suprema e dai tribunali locali.
Economia
L'ammodernamento, avviato con l'era Meiji (1868), ha beneficiato di una manodopera sovrabbondante e molto a buon mercato. È stata questa l'epoca della grande industria fondata sul carbone e rivolta essenzialmente all'esportazione di articoli a buon mercato e di qualità mediocre, mentre, all'interno, vigeva una politica di austerità. Dopo il 1950, il periodo di crescita accelerata che ha portato il Giappone al rango di seconda potenza economica mondiale, il Giappone ha poggiato sul petrolio e sull'energia elettrica e ha mirato ad alimentare un mercato interno di tipo moderno, pur esportando prodotti altamente elaborati, mentre, contemporaneamente, l'integrazione della vita economica e amministrativa si è irrigidita e la localizzazione degli uomini e delle ricchezze del paese si è concentrata nella sola Megalopoli.
Il Giappone è povero di fonti di energia e di materie prime e questo pone l'industria giapponese in una condizione di svantaggio rispetto a quella di altre potenze industriali, come gli Stati Uniti. Nonostante questo essa ha conosciuto negli ultimi 30 anni uno sviluppo che non ha eguali nel mondo: tra il 1961 e il 1973 il tasso di crescita del prodotto interno lordo è aumentato di quasi il 10% annuo(3,9% negli USA); anche dopo la crisi mondiale scatenata dagli aumenti del prezzo del petrolio nel 1973, l'economia giapponese ha continuato ad espandersi, con un tasso di crescita compreso tra il 2,5 e il 5% annuo. Nonostante l’avanzante industrializzazione in ogni campo della produzione, l’artigianato è tuttora assai attivo e rappresenta una voce importante nell’economia del Giappone. Il salario medio è abbastanza alto, ma le ore di lavoro sono nettamente superiori a quelle degli altri paesi industrializzati, perciò i prodotti giapponesi vengono a costare di meno, a pari qualità, dei prodotti europei o statunitensi. Per di più il Giappone è lo stato in cui si investe di più nella ricerca(3,4% del PIL) e tali investimenti rendono possibile una rapidissima evoluzione tecnologica ed un miglioramento della produzione, stimolato anche dalla forte competizione interna tra le diverse aziende. Molto alti sono anche gli investimenti dello Stato nel settore dell'educazione e di conseguenza lo è anche il livello di istruzione della popolazione. Vi è una forte tendenza al risparmio, che fornisce alle banche grandi quantità di capitale da investire. Inoltre l'economia giapponese è molto stabile: il tasso di inflazione è bassissimo anche se il costo della vita è piuttosto alto. La bilancia dei pagamenti è fortemente attiva e questo significa che vi è una grande disponibilità di valuta estera. Gli investimenti giapponesi sono oggi essenzialmente diretti all'economia statunitense, e lo Yien è una delle valute mondiali più forti.
Negli ultimi anni non sono tuttavia mancati i primi segni di rallentamento economico-finanziario.
Agricoltura e allevamento
Dalla riforma agraria del 1945 la produttività è aumentata vertiginosamente grazie alla meccanizzazione, all'uso di sementi selezionatissime e di fertilizzanti, ma l'esigua estensione delle aziende segna il limite di questo progresso. Così, nonostante nel Giappone meridionale e centrale si abbiano due raccolti all'anno e nonostante il considerevole aumento delle rese dovuto al miglioramento delle tecniche, l'agricoltura contribuisce in misura sempre minore alla formazione del prodotto nazionale lordo e circa i tre quarti degli agricoltori giapponesi svolgono un'attività integrativa.
Le campagne meno produttive si spopolano e l'area coltivata va progressivamente contraendosi. Dati l'aumento della popolazione e l'evoluzione della dieta alimentare, dal 1945 in poi questa agricoltura è sempre meno in grado di soddisfare il fabbisogno alimentare del paese, che deve importare oltre un terzo dei prodotti agricoli. La risicoltura occupa da sola più della metà della superficie coltivata e ha una produzione nettamente superiore al fabbisogno interno; è invece molto bassa, rispetto al consumo interno, la produzione di frumento. Vi è una rilevante produzione di legumi, ortaggi, tabacco, agrumi e tè.
L'allevamento, soprattutto quello bovino, è in forte espansione, in rapporto sia alla crescente domanda del mercato interno sia alla possibilità di importare foraggi. Prodotti dell'allevamento sono carne, uova, latte, burro e formaggio.
Lo sfruttamento di foreste e boschi, che coprono oltre 25 milioni di ettari, fornisce una considerevole produzione di legname, che non arriva tuttavia a coprire il fabbisogno interno.
Lo sfruttamento del mare
Per quantità di pescato il Giappone è al primo posto nel mondo. Nonostante sopravviva marginalmente un settore artigianale antiquato, il Giappone dispone di una flotta peschereccia modernissima che opera in tutte le acque internazionali appoggiandosi a basi costiere. Negli ultimi anni il fatto che parecchie nazioni abbiano esteso le proprie acque territoriali a 200 miglia nautiche ha creato difficoltà al Giappone, che si è visto costretto a intensificare lo sfruttamento delle proprie acque costiere e interne e a sviluppare gli allevamenti marini di crostacei,ostriche, ecc. Per quanto in diminuzione il consumo interno di pesce rimane tuttora elevato, al punto che è necessario importarne una sia pur modesta parte per coprire il fabbisogno. Elevato è anche il consumo di alghe commestibili.
Il Giappone è una delle poche nazioni che cacciano ancora le balene(300 all’anno).
Industria
L'agricoltura perde ogni anno migliaia di ettari di pianura divorati dall'urbanizzazione e dalle installazioni industriali. Nel corso della crescita accelerata degli anni 1953-1973 e dopo lo smembramento dell'URSS, il Giappone è divenuto infatti la seconda potenza industriale del mondo dopo gli Stati Uniti. L'industria giapponese presenta però alcune caratteristiche che le sono peculiari oltre al modo in cui viene finanziata. Anzitutto, dato che il Giappone dispone di scarse risorse naturali, poggia su massicce importazioni di materie prime: cotone, lana, ferro, rame, tutti i minerali per leghe. Dai giacimenti di Hokkaido, Kyushu e Honshu il carbone e il petrolio estratti all'anno non coprono neppure un settimo del consumo, il resto deve così venir importato. La produzione nazionale è soltanto di 570.000 t circa, pari cioè a una frazione minima del petrolio raffinato dalle numerose raffinerie giapponesi, disseminate per lo più lungo la costa del Pacifico che perciò lavorano essenzialmente greggio d'importazione. Viene sfruttato tutto il potenziale idroelettrico, che fornisce 88 degli oltre 906 miliardi di kWh prodotti annualmente; il resto, salvo poco meno di 1,8 miliardi di kWh prodotti da centrali geotermiche, proviene da centrali termoelettriche e nucleari alimentate con combustibili di importazione. L'industria giapponese vede poi coesistere grandi imprese e innumerevoli piccole ditte che raggruppano circa la metà della manodopera in fabbriche di meno di 100 operai, funzionanti in condizioni (orari di lavoro, ambienti di lavoro e salari) tradizionali.
L'industria giapponese inoltre si è distinta a lungo per il basso costo dei suoi prodotti grazie alla disponibilità di manodopera rurale sovrabbondante e sottopagata. Ma con la “crescita accelerata” e l'innalzamento del livello di vita il Giappone è entrato nella spirale ascendente dei salari e dei prezzi, mentre la penuria di manodopera specializzata incitava a sviluppare l'automazione e a pagare meglio i lavoratori.
Infine l'industria giapponese è rigorosamente localizzata sulle coste, poiché dipende dall'estero per la fornitura delle materie prime di cui necessita e, in parte, anche per la vendita dei suoi prodotti.
L'industria manifatturiera giapponese è ben diversificata e completa; contribuisce per quasi il 30% alla formazione del prodotto nazionale lordo e impiega circa il 24% della popolazione attiva. Nonostante sia stato particolarmente provato dalla recessione mondiale per via della sua forte dipendenza dall'estero per quanto concerne le materie prime, il settore principale è ancora quello metallurgico, che, partendo da semilavorati d'importazione, realizza prodotti tecnologicamente molto avanzati. Prima di tutto la siderurgia per l'acciaio, per la ghisa e le ferroleghe. Grande importanza hanno anche la metallurgia dell'alluminio, del rame, del nichel, dello stagno, dello zinco e del magnesio. Connesse con la siderurgia sono le costruzioni navali che, tecnologicamente avanzatissime, pongono il Giappone al primo posto nella produzione mondiale.
L'industria automobilistica fa del Giappone il primo produttore mondiale sia di autovetture sia di veicoli industriali. Grande espansione ha avuto anche la meccanica di precisione, che produce ed esporta strumenti ottici (macchine fotografiche, binocoli, microscopi, ecc.), e orologi; come pure le industrie elettronica e radiotecnica (calcolatori, apparecchi radio, televisori, ecc.).
Sono infine ben sviluppati l’industria chimica (fertilizzanti, coloranti, materie plastiche), il cementificio e le industrie del vetro, della ceramica e della carta.
Va ricordato il vivo artigianato, che vanta antiche e raffinate tradizioni: oltre a quelle delle celebri sete, sono numerose le fabbriche di oggetti di lacca, di bambole, di oggetti di legno, bambù, fibre vegetali, carta e bronzo e di porcellane.
Comunicazioni
Nonostante l'ostacolo rappresentato dalle difficoltà morfologiche dell'arcipelago, il Giappone dispone di un'efficiente rete stradale e di una rete ferroviaria con linee ad alta velocità. Grande importanza hanno ovviamente le comunicazioni marittime, che svolgono la maggior parte del traffico internazionale. Ampiamente sviluppati sono anche i trasporti aerei.
Commercio estero
Il Giappone ha basato il suo sforzo di produzione e di esportazione su determinati prodotti che sono diffusi nel mondo intero. Navi, veicoli industriali e automobili, motociclette, apparecchi radio, registratori e televisori, macchine fotografiche e altri strumenti ottici, apparecchi elettronici alimentano tutti un massiccio flusso di esportazioni. Le importazioni sono invece costituite in prevalenza da prodotti primari: petrolio e alimentari, seguiti da minerali, fibre tessili, legname. Principale fornitore/cliente del Giappone sono gli Stati Uniti (23,1% delle importazioni e 29,8% delle esportazioni).
Qualità della vita
Il Giappone è un paese molto ricco, in cui i servizi sociali sono funzionanti e accessibili a tutta la popolazione. Di conseguenza la speranza di vita è alta(79 anni) l'analfabetismo è quasi inesistente. Le differenze di ricchezza sono meno forti rispetto ad altri paesi sviluppati, la disoccupazione è molto più ridotta di quanto non sia di solito nei paesi industrializzati e la delinquenza è assai meno sviluppata. Invece le differenze tra uomini e donne nel campo dell'istruzione, dei salari e della vita politica sono più forti che in Europa.
Elemento che condiziona negativamente la vita dei giapponesi è la distruzione dell'ambiente: l’inquinamento nelle grandi città ha raggiunto livelli altissimi ed anche nelle acque marine l'accumulo di sostanze tossiche è tanto forte, da consigliare una limitazione del paese nell'alimentazione quotidiana. Si sono manifestate numerose malattie legate l'inquinamento, dall'asma bronchiale al morbo di Minamata( una forma mortale di paralisi legata al mercurio presente nel pesce). Inoltre il traffico e la crescita desolata delle grandi città moltiplicano il tempo necessario per raggiungere il posto di lavoro.
Storia
Gli attuali abitanti dell'arcipelago giapponese sono i discendenti di popolazioni mongoloidi che vi si stabilirono alcune migliaia di anni prima di Cristo, fondendosi con le popolazioni già presenti.
Nell'arcipelago si formarono diversi regni e probabilmente tra il 3° e il 4° secolo d.C. il Giappone fu unificato in un solo stato: nacque così l'Impero. In questo periodo la civiltà giapponese subì fortemente l'influsso di quella cinese: dalla Cina provennero, tra il 5° ed il 6° secolo d.C. la scrittura, formata da caratteri diversi da quelli cinesi e la religione buddista che non eliminava la religione tradizionale, lo Shintoismo. Nei secoli successivi il potere dell'imperatore si ridusse a favore degli shogun, che dal 12° secolo affiancarono l'imperatore nella direzione politica dello stato; l'inoltre il potere delle grandi famiglie andò aumentando e tra il 15° e il 16° secolo si ebbe un periodo feudale, fino a che il potere centrale non venne ripristinato( 1584-1615).
Quando i Portoghesi arrivarono in Asia essi ebbero contatti anche con il Giappone (1542/1543), ma in seguito il governo giapponese decise di chiudere i porti alle navi europee e di interrompere ogni rapporto con l'Europa, seppellendo i missionari cristiani e perseguitando coloro che si erano convertiti al Cristianesimo(1633-39).
Il Giappone rimase così quasi completamente isolato per oltre due secoli, fino a che le navi da guerra degli Stati Uniti non imposero l'apertura dei porti all'occidente (1853). Ebbe allora inizio un periodo di crisi interna, al termine del quale l'imperatore riprese il potere. Furono realizzate numerose riforme, che diedero al paese un'organizzazione sociale e politica più simile a quella degli stati europei, e nel 1889 il Giappone ebbe una costituzione. Grazie anche alla presenza di tecnici europei, cominciò uno sviluppo industriale intensissimo, che fece del paese lo stato più industrializzato dell’Asia. Tale sviluppo era però frenato dalla mancanza di materie prime e dalla ridotta consistenza del mercato interno, essendo la popolazione giapponese troppo povera per sostenere una forte crescita industriale: solo un'espansione di tipo coloniale avrebbe permesso alle industrie giapponesi di ampliare il mercato dei propri prodotti e ad assicurarsi il rifornimento di materie prime a basso costo. Dopo avere sconfitto la Cina(1894-95) e la Russia(1905), che si opponevano all'espansione sul continente, il Giappone conquistò la Corea(1910), poi invase la Manciuria(1931) e, dopo avere stipulato un accordo con la Germania nazista(1936), attaccò la Cina(1937), dando così inizio a una lunga guerra. Nel 1941 l’aviazione giapponese attaccò di sorpresa la base navale di Pearl Harbor, nelle Hawaii, con lo scopo di distruggere la flotta statunitense ed eliminare ogni ostacolo alla conquista del Pacifico. Tra il 1941 e i 1942 il Giappone estese il suo dominio su tutta l'Asia sud orientale. La controffensiva statunitense sconfisse però il Giappone che fu costretto a una progressiva ritirata e nel 1945 lo scoppio delle due bombe atomiche, sganciate su Hiroshima( 6 agosto) e Nagasaki(9 agosto) costrinse alla resa un paese già sconfitto.
Dopo la guerra il Giappone rinunciò al riarmo e ad ogni espansione militare.

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