Georgia

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Georgia (Asia)

Repubblica (Sakartvelos Respublika) dell'Asia sudoccidentale.
Superficie: 69.700 km2.
Popolazione: 5.464.000 ab.
Capitale: T'bilisi.
Lingua: georgiano o grusino.
Religione: ortodossa.
Unità monetaria: il coupon georgiano.
Confini: confina a nord con la Russia, a est con l'Azerbaigian, a sud con l'Armenia e la Turchia, a ovest si affaccia sul Mar Nero.
Ordinamento: Repubblica presidenziale. Comprende le Repubbliche autonome dell'Abhasia e dell'Adzaristan e la provincia autonoma dell'Ossezia meridionale.

GEOGRAFIA
Si affaccia al Mar Nero con una pianura a clima subtropicale umido; nell'interno il Paese, che occupa il versante meridionale del Caucaso, è montuoso. Agricoltura (agrumi, tè, uva, frutta, cereali). Risorse minerarie (manganese, carbon fossile, petrolio); industrie siderurgiche, meccaniche, chimiche e petrolchimiche, tessili ed enologiche. La popolazione è composta per il 70% da Georgiani, l'8% di Armeni, il 7,5% di Russi, il 5% di Azeri, il 3% di Osseti, il 2% di Abchazi. Le città principali, oltre la capitale, sono Kutaisi, Rustavi, Batumi.

STORIA
Dapprima sotto l'influenza bizantina e sassanide, fu conquistata nel VII sec. dagli Arabi, che lasciarono però ai principi locali una certa libertà d'azione. La Georgia raggiunse un periodo di grande prosperità con David II (1089-1125) e con la regina Tamara (1184-1213). Con l'invasione mongola cominciò la decadenza del Paese che nel XVI-XVII sec. fu conteso tra Persia e Russia. Annessa ufficialmente a quest'ultima nel 1801, la Georgia ritrovò in parte la propria prosperità economica. Dopo il 1917 si trasformò in Repubblica democratica della Georgia (menscevica); ma nel 1921, a seguito di una insurrezione popolare, entrò a far parte dell'URSS. Nell'aprile del 1991, la Georgia ha proclamato la propria indipendenza e, dopo la crisi del regime comunista, si è rifiutata di partecipare alla Comunità degli Stati Indipendenti, che ha preso il posto dell'URSS. Nel gennaio 1992 il presidente della Repubblica, il nazionalista Gamsakhurdia, fu costretto con le armi a lasciare il Paese dal fronte degli oppositori, che lo accusavano di aver instaurato una dittatura personale. Alla presidenza fu chiamato A. Sevarnadze, uno dei maggiori esponenti della perestrojka sovietica di M. Gorbaciov. Tuttavia sono proseguiti i conflitti interni innescati dai movimenti indipendentisti in Abhasia (che, nel 1991 aveva proclamato la sua sovranità) e in Ossezia meridionale (che aspira all'unificazione con l'Ossezia settentrionale). Nel 1992 E. Shevardnadze, ministro degli esteri di Gorbaciov, veniva eletto presidente. Lo stillicidio di attentati politici è continuato anche dopo la tregua raggiunta con l'Abhasia nel 1993. Questo ha favorito la restaurazione del potere russo in Georgia, confermato dall'adesione alla fine del 1993 alla CSI e da un accordo militare che garantisce alla Russia alcune basi militari e il presidio della frontiera turca.

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