Come si presenta una città giapponese

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Categoria:Geografia
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COME SI PRESENTANO LA CITTA' ED IL VILLAGGIO

La visione panoramica di una grande città del Giappone presenta uno spettacolo completamente diverso da quello offerto da uno dei nostri immensi agglomerati urbani. Il panorama di Tokyo da un punto elevato, ad esempio, appare come uno sconfinato mare di tetti e i riflessi opachi delle superfici grigie delle scandole e di quelle bruno-ardensia delle tegole danno all'insieme un'aria cupa. La distesa uniforme è interrotta qua e là dagli edifici ininfiammabili, con i loro enormi tetti di tegole, i colmi possenti, e le pareti bianche candide o nere ebano. E benché il loro colore accentui la tetraggine, rappresentano uno degli elementi di maggiore spicco nella monotonia generale, salvo i templi. Che risaltano davvero, torreggiando molto al di sopra delle minuscole abitazioni che li circondano. I loro tetti neri mastodontici (con colmi e nervature possenti, curvature maestose e timpani bianchi o rossi) li rendono ben visibili da qualsiasi luogo. La vegetazione lussureggiante che trabocca da molti giardini ravviva con il suo verde il grigiore di questo mare di case.
È ben insolito lo spettacolo che ci si offre quando si lascia vagare lo sguardo su un'immensa città di quasi un milione di abitanti in cui non si vede nessun comignolo con la classica scia di fumo blu dei focolari domestici. E assenti sono ovviamente anche le guglie delle chiese con le loro solite frivolezze architettoniche. Grazie all'assenza di camini e all'uso pressoché generalizzato del riscaldamento a carbone, le città hanno un'aria straordinariamente limpida e pura; l'atmosfera è talmente pulita che, spaziando con lo sguardo su tutta la città, si riescono a distinguere davvero con chiarezza i minimi particolari del paesaggio che si perde in lontananza. La gigantesca cappa di fumo e di vapori che oscura il sole e avvolge ininterrottamente la metropoli è, per fortuna, una caratteristica sconosciuta in Giappone.
Con questo sguardo panoramico si è abbracciata tutta la città - minime variazioni dipendono perlopiù dalle asperità del suolo. Kyoto vista dall'alto, ad esempio, mostra un panorama straordinariamente incantevole e vario, perché le case si insinuano fra le colline che circondano la città. A Nagasaki le case sono letteralmente schierate in file che si svolgano dalla riva del mare fino alle colline immediatamente retrostanti, dove si mescolano con la città dei morti, e si estende sulle loro sommità. La visione di Nagasaki dal porto è molto interessante è affascinante. Altre grandi città come Sendai, Osaka e Hiroshima presentano la stessa distesa uniforme di tetti. In città e cittadine le case sono stipate una all'altra, appena separate da vicoletti e stradine che si intersecano in tutte le direzioni come fili, e il materiale particolarmente infiammabile adoperato nella costruzione della maggior parte degli edifici spiega la fulminea rapidità con cui si propaga un incendio, una volta scoppiato. Nei villaggi più piccoli le case si allineano su due lati di un'unica strada, e quasi tutto è schierato in questo modo, a volte per un miglio e oltre. Non si vedono quasi mai strade o viottoli trasversali, né parvenza di agglomerati, tranne che nei pressi del centro di questa lunga strada, dove le case spesso confinano con le botteghe, mentre all'inizio e alla fine sono molto distanziate fra di loro.
Alcuni villaggi, che per la loro ubicazione non hanno possibilità di espandersi, sono sovraffollati: questo è, ad esempio, il caso di Enoshima, nei pressi di Yokohama, dove la via principale comincia proprio dalla spiaggia e, attraverso una serie di gradini che si interrompono a tratti, approda una scalinata di pietra che conduce ai templi ed ai santuari situati in cima all'isola. La strada è fronteggiata dai due lati da colline e l'avvallamento, di cui rappresenta l'asse centrale, è gremito di case a cui si può accedere dal retro, passando per vincoli strettissimi. Se scoppiasse un incendio, esso causerebbe senza dubbio la totale distruzione delle case del villaggio. Un dato curioso è che si possono percorrere enormi distanze in campagne senza incontrare una sola abitazione, e poi ci si trova d'improvviso all'interno di un villaggio. Molte volte di ingresso del villaggio è segnato da grandi tumuli di terra, generalmente sormontati da un albero, innalzati su entrambi i lati della strada, o da ruderi di stipiti o di mura di pietra in cui si possono intravedere i resti di un'antica barriera. Attraversato il villaggio si ripiomba nella campagna, fra le risaie e appezzamenti coltivati, i bruscamente come se n'era usciti.
I villaggi si presentano in modi molto diversi: alcuni sono perfettamente lindi ed ordinati, hanno piante fiorite e ben curate davanti alle case, e un'aria di eleganza e agiatezza che si percepisce dappertutto; altri dimostrano le tracce inequivocabili della miseria, case squallide con bambini sudici che brulicano intorno. Ma i contrasti più forti emergono fra i villaggi che si incontrano durante un lungo viaggio nelle zone interne del Giappone. È difficile immaginare spettacolo più lugubre e triste di quello offerto da certe strade in una notte di pioggia. Non una finestra illuminata rincuora il viandante, solo delle sottili lame di luce brillano filtrando attraverso le fessure delle imposte di legno che di notte sbarrano tutte le case. Nelle belle serate, quando restano chiuse solo le porte scorrevoli rivestite di carta, una cavalcata attraverso il villaggio può essere un divertimento, per lo spettacolo di ombre cinesi con offerto dagli abitanti delle case, che senza accorgersene proiettano qua e la sulla carta i loro movimenti.
Nelle città, i quartieri delle classi più agiate non sono nettamente delimitati come da noi, anche se la passione per i bei panorami e per gli scenari pittoreschi tende a far salire il valore di certe zone, e quindi a richiamarvi i benestanti. Ma in quasi tutte le città si ritroveranno case di ricchi a stretto contatto con alloggi dei poveri. A Tokyo si possono vedere strade o vicoli fiancheggiati da una serie ininterrotta di baracche in cui vivono i più miserabili. Ma questi posti, benché considerati squallidi e lerci dai giapponesi, sono immacolati rispetto all'indicibile sozzura e al degrado dei quartieri analoghi di quasi tutte le metropoli della cristianità. In effetti, il ricco giapponese non ha l'abitudine di comperare il terreno che circonda la sua casa per tenere a distanza le classi meno abbienti, per il semplice fatto che la loro presenza non sarebbe sgradevole, dato che in Giappone l'indigenza non si accompagna, come da noi, a una profonda maleducazione.

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