Appunti di geografia

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Testo

L’EUROPA NEL CONTESTO INTERNAZIONALE
Dal punto di vista geografico, l’Europa può essere definita come un contesto relativamente unitario, cioè caratterizzato da situazioni fisiche, antropiche ed economiche abbastanza omogenee, soprattutto se le confrontiamo con quelle degli altri continenti.
Ricordiamo anzitutto le condizioni fisiche che, nella maggior parte del territorio, risultano favorevoli per l’uomo nelle sue componenti geografiche, in particolare la risposta dell’organismo alle condizioni climatiche e le possibilità date all’insediamento e alla pratica delle attività economiche, in particolare quelle primarie, che sono maggiormente dipendenti dall’ambiente fisico e che sono state fondamentali fin dall’antichità.
Queste condizioni fisiche sono state di grande importanza nel determinare il grande sviluppo economico che si è avuto in Europa fin dall’antichità e che si è ulteriormente evoluto nel periodo delle grandi scoperte geografiche e in quello del colonialismo, di grande importanza nel creare ricchezza in alcuni paesi, che si sono succeduti nella leadership economica, politica e militare a livello continentale e mondiale. Tra questi paesi ricordiamo: Portogallo, Spagna, Paesi Bassi, Francia e Gran Bretagna. Si ricorda, inoltre, che in quest’ultimo alla fine del ‘700, si svilupperà la Rivoluzione Industriale, fase storica di grande importanza geografica nel determinare, oltre a nuove situazioni produttive, nuove forme di organizzazione territoriale, con l’accentuarsi dell’urbanizzazione. La diffusione dell’industria, però, è avvenuta in tempi diversi, contribuendo a creare anche in Europa rilevati divari territoriali, con le zone centro-nord più avanzate e quelle sud-est più arretrate. Il livello economico rimane comunque alto nella maggior parte degli stati, soprattutto se confrontiamo i paesi europei con quelli del sud del mondo, localizzati nei continenti più poveri. I divari tra il nord del mondo e i paesi del sud sono effettivamente amplissimi come indicato da tutti i dati statistici a nostra disposizione tra i quali spicca quello del reddito pro-capite attorno ai 40.000 $ annui negli stati più avanzati e addirittura i 100 $ in quelli in assoluto più arretrati, posti nelle regioni più povere dell’Africa.
La durata media della vita, che nelle zone più forti è ormai di quasi 80 anni, nei paesi più sfortunati è attorno ai 40. Qui la percentuale di analfabeti supera spesso il 50%, mentre ormai quasi trascurabile nel nord del mondo.
Le cause che hanno portato a questi divari così accentuati, possono essere ricercate anzitutto nelle condizioni sfavorevoli dell’ambiente fisico che si presenta spesso privo da condizioni climatiche e ambientali sfavorevoli quasi assenti in Europa (Spagna), come le aree aride in Asia e soprattutto in Africa occupano grandi estensioni, quasi annullando le possibilità di praticarvi l’agricoltura e costringendo le popolazioni a un genere di vita nomade.
Negli altri continenti si segnalano anche altre situazioni fisiche sfavorevoli, con montagne e altipiani più elevati e mancanza di fiumi navigabili, ma il mancato sviluppo di molti poveri va interpretato soprattutto in considerazione delle vicende storiche e geopolitiche, che hanno penalizzato i molti paesi attualmente poveri a causa dello sfruttamento delle risorse naturali e umane effettuato dalle potenze coloniali. Questo sfruttamento non è terminato con la fine del colonialismo politico, in quanto anche in questa fase storica i paesi del sud sono penalizzati dalle “ragioni di scambio”, con prezzi bassi per le materie prime e invece alti per i prodotti industriali che gli stati poveri non sono in grado di fabbricare: si tratta del cosiddetto “neocolonialismo” che comporta quindi ancora forme di dominazione sul piano economico e commerciale.
Al di fuori dell’Europa, comunque, incontriamo anche alcuni paesi caratterizzati da un notevole sviluppo economico, tra i quali le maggiori potenze a livello mondiale, cioè gli USA e Giappone. I motivi del grande sviluppo di questi paesi si collegano in modo relativamente modesto all’ambiente fisico e in misura molto maggiore alle vicende storiche, in particolare per gli USA al tipo di colonialismo che vi è stato praticato, che è stato definito di “popolamento”, in quanto gli europei vi si sono insediati con lo scopo di abitarvi e di crearvi situazioni sociali favorevoli per il loro sviluppo. In questi paesi (USA) ci si trova di fronte a una struttura dell’occupazione di tipo post-moderno, quindi con una netta prevalenza di attività di servizi, in particolare di quelli avanzati, mentre è più modesta la percentuale di addetti all’industria e, ormai su valori minimi, quella di addetti al primario. Nei paesi più poveri, invece, la struttura dell’occupazione è assai diversa con nettissima prevalenza di attivi nel primario, mentre modesta è la percentuale dell’industria e i lavoratori dei servizi sono attivi in attività parassitarie e poco redditizie, come del resto avviene nell’intero sistema economico, ulteriormente penalizzato dall’arretratezza dei trasporti e comunicazioni (tecnologie).
LA FRANCIA
La Francia è uno degli stati più importanti a livello continentale e mondiale, anche a causa delle vicende storiche che l’hanno portata, in alcune epoche, ad essere la più grande potenza economica a livello internazionale. Attualmente il reddito pro-capite è di circa 25.000 $ annui, quindi è un valore che si può definire piuttosto elevato anche se è più basso di quello di altri stati, a causa della persistenza di alcune situazioni territoriali non positive, in particolare per quanto riguarda la disoccupazione che si mantiene su livelli piuttosto elevati, circa l’11%, nonostante una certa riduzione nel corso dell’ultimo anno. Altra situazione negativa è quella relativa ai divari territoriali che si mantengono elevati tra le zone occidentali generalmente sui livelli di sviluppo relativamente modesti e quelle orientali, dove le condizioni economiche possono essere tra le più avanzate in Europa in particolare nelle aree della Costa Azzurra e in quella di Parigi.
A proposito del grande sviluppo dell’Île de France, si ricorda l’accentuato monocentrismo della rete urbana con vantaggi derivati dalla collocazione internazionale della capitale, ma anche svantaggi per la debolezza relativa delle altre città, che non sempre sono riuscite ad assumere una funzione nodale per la crescita delle regioni in cui si trovano: sono così da prendere in considerazione i progetti di riequilibrio della rete urbana francese predisposti dalle autorità anche con lo scopo di ridurre i divari territoriali, pure mediante la costruzione di nuove infrastrutture come ottime vie di comunicazione, in particolare nel settore ferroviario.
L’economia francese rimane comunque di alto livello, con una spiccata struttura post-industriale, quindi con netta prevalenza dei servizi che occupano circa i ( degli attivi e grande sviluppo delle attività quaternarie, anche per la presenza delle cosiddette “tecnopoli” che sono aree dove si è sviluppata la ricerca applicata all’industria in collegamento con enti pubblici e privati: le tecnopoli sono diffuse in diverse regioni, in particolare nell’area parigina e nelle aree meridionali ma non mancano anche nella regione alpina, ad esempio Grenoble.
Le attività terziarie si avvalgono di buone vie di comunicazione, in particolare le ferrovie con i treni TGV e dei massimi afflussi turistici, a livello mondiale, circa 60 milioni di stranieri che vi giungono annualmente, attratti dall’ottima organizzazione, dall’ottima cucina, dalla valorizzazione dei moltissimi fenomeni naturali di vario tipo (carsici, vulcanici, idrografici, di morfologia glaciale) e dalla presenza di grandi monumenti storici e artistici, come le grandi cattedrali gotiche del centro-nord, oltre ovviamente a Parigi e alle molte località costiere e balneari che si avvalgono spesso di particolari situazioni paesaggistiche, con tratti importanti di costa alta tra cui le magnifiche Falesie di Etretà.
Il sistema industriale si presenta avanzato in quasi tutte le produzioni, tra cui sono da ricordare alcuni dei settori tradizionali, come quelli tessili e siderurgici, pure se in difficoltà, ed altri tecnologicamente più avanzati, ad es.: quello chimico e dei trasporti (automobili – prodotti aerospaziali). L’agricoltura si avvale delle favorevoli condizioni fisiche che abbiamo ricordato lo scorso anno. In particolare, climi temperati, precipitazioni abbondanti e prevalenza di pianure, e risulta assieme all’allevamento, ancora un’attività significativa nonostante le basse percentuali di addetti, in particolare per le esportazioni con diversi prodotti che vengono venduti all’estero, come i cereali, i formaggi e i vini pregiati.
LA GERMANIA
Dopo la riunificazione avvenuta nel 1990, il territorio tedesco ha raggiunto un’estensione di circa 357.000 Km², con una popolazione di circa 82.000.000 di ab. E una densità media di 230 ab/ Km², un valore pari a più di 3 volte quello medio europeo.
Dal punto di vista orografico, il territorio tedesco può essere diviso in tre grandi zone di cui quella settentrionale è pianeggiante con alcune zone poco fertili a causa della presenza di depositi glaciali, che non hanno favorito l’agricoltura e di conseguenza l’insediamento.
Nella fascia centrale prevalgono rilievi di origine antica, con forme arrotondate e altitudini piuttosto modeste. Tra i massicci principali si ricordano lo Harz, noto soprattutto per il patrimonio botanico e fitogeografico, quello dello Eifel e quello scistoso renano. Questa zona è caratterizzata da importanti solchi vallivi tra cui la Fossa Tettonica dove scorre il Reno, fondamentale via di comunicazione tra il sud della Germania e il Mare del Nord.
La regione meridionale è invece occupata prevalentemente da un altopiano di origine sedimentaria, ma qui si trovano anche le vette più alte come lo Zugspitze 2963m. e le Alpi Bavaresi, che sono l’unica zona montuosa con forme accidentate. Nella regione meridionale, si trovano anche massicci antichi come la Schwarzwald da cui nasce il Danubio.
Il Danubio è il fiume principale della Germania meridionale. Ma quelli più importanti vanno verso nord formando una rete molto fitta anche perché collegati da canali.
Il clima è di tipo continental-mitigato con precipitazioni non molto abbondanti ma sufficienti per l’agricoltura. La vegetazione è stata molto modificata dall’antropizzazione con lembi della flora originaria rimasti comunque sui rilievi. Sul piano culturale, la Germania costituisce un ambiente omogeneo, in quanto la popolazione tedesca costituisce la stragrande maggioranza degli abitanti, anche se si nota una divisione tra protestanti, lievemente maggioritari e cattolici. La rete urbana è policentrica, anche se il trasferimento della capitale a Berlino potrebbe causare una modifica di questo assetto. Le condizioni economiche sono positive, con un reddito pro-capite di circa 28.000 $ annui, anche se si segnala la presenza dei Länder orientali, alcuni dei quali sono tra le regioni più povere dell’Unione Europea e contribuiscono molto all’elevata disoccupazione anche in questo paese. Sul piano della struttura occupazionale, anche la Germania presenta ormai una prevalenza delle attività del terziario e del quaternario, che si avvalgono di efficienti vie di comunicazione e di un moderno sistema finanziario, ma l’industria mantiene ancora un ruolo fondamentale, pur con significative trasformazioni territoriali rispetto a qualche decennio fa, quando prevalevano le regioni industriali collegate ai bacini carboniferi come quella della Ruhr, mentre attualmente appaiono più dinamiche le zone meridionali, dove si sono formati distretti industriali e il cosiddetto “binario renano” lungo le rive del fiume. Modesto il significato del settore primario, però con qualche prodotto agricolo e dell’allevamento soprattutto quello suino, molto rilevante.
IL TURISMO IN GERMANIA
Dal punto di vista della geografia turistica la Germania è un paese importante soprattutto per i flussi attivi con circa 40milioni di tedeschi che si recano annualmente all’estero, dove spendono circa 80mila miliardi di lire, causando un forte passivo della bilancia turistica. I motivi che spingono i tedeschi a recarsi negli altri stati, sono legati alla volontà di praticare soggiorni balneari più difficoltosi in patria, oltre che alla notevole disponibilità economica per una parte consistente della numerosa popolazione. Sul piano dei flussi passivi la Germania è comunque uno stato di discreta importanza, con circa 15milioni di stranieri che vi giungono ogni anno, provenienti soprattutto dagli stati vicini dell’Europa Occidentale.
L’organizzazione turistica è in genere molto efficiente e i trasferimenti sono agevolati dalle ottime vie di comunicazione ben organizzate in tutti i settori.
Le risorse naturali sono concentrate nelle zone centro-meridionali, che sono quelle dove si trovano i rilievi, tra cui le Alpi Bavaresi, che presentano morfologia accidentata con forme sia fluviali che glaciali: tra le prime ricordiamo le numerose gole d’erosione, tra le seconde il Lago del Re (Königsee), Il cui aspetto ricorda quello di un fiordo scandinavo.
Lungo le rive tedesche del Lago di Costanza si segnalano alcune località di villeggiatura, mentre la foresta nera offre la Cascata di Trieberg, alta circa 160m. nei pressi di una località famosa per la produzione di orologi a cucù.
Il massiccio dello Haars si segnala per l’ambiente fitogeografico, mentre la Valle del Reno presenta la Rupe della Loreley e la settentrionale Isola di Rügen si segnala per le alte falesie gessose.
Anche le città tedesche, nonostante molte distruzioni della guerra, presentano attrattive interessanti, come quella di Monaco con il parlamento neo-gotico, la Chiesa della Nostra Signora e i diversi musei. Le altre città turistiche principali sono: Würzburg con molti monumenti barocchi; Heidelberg, antico centro universitario; Dresda, dove prevale lo stile Rococò; Triviri, con molti monumenti di epoca romana e Aquisgrana, che è un centro termale e presenta la Cappella Palatina in stile carolingio. Di rilievo è anche Berlino con alcuni palazzi notevoli, musei e viali caratteristici.
L’UNIONE EUROPEA, LE ORGANIZZAZIONI INTENAZIONALI E L’ASSETTO GEOPOLITICO MONDIALE
L’UE che si è costituita nel 1993, rappresenta l’evoluzione del processo di integrazione comunitaria che è iniziato negli anni ’50 con l’istituzione della CEE e delle altre organizzazioni collaterali.
Come già sappiamo il percorso diacronico della CEE, è stato caratterizzato anche da alcune difficoltà, in particolare nel settore primario, ma nel complesso, i risultati ottenuti sono stati molto positivi e ciò contribuisce a spiegare l’aumento dei paesi membri e l’allargamento degli obiettivi che, pur prevalendo quelli economici e finanziari, come dimostrato dall’adozione dell’EURO, sono diventati più rilevanti anche in ambito politico.
L’UE costituisce l’esempio di organizzazione internazionale economica a livello regionale, il cui esempio è stato seguito recentemente in altre zone del mondo in particolare nell’America del Nord e del Sud, dove sono sorte rispettivamente il NAFTA e il MERCOSUR.
A livello internazionale agiscono comunque diverse organizzazioni con scopi economici e finanziari, tra cui il Fondo Monetario Internazionale e l’Organizzazione Mondiale del Commercio, che sono in gran parte collegate all’ONU, che agisce a livello mondiale soprattutto a livello politico-umanitario, con lo scopo principale di evitare conflitti bellici, l’obiettivo per il quale fu creata subito dopo la seconda guerra mondiale. Questo obiettivo non è stato però raggiunto nemmeno nel periodo della guerra fredda, quando l’equilibrio internazionale era basato sulla contrapposizione tra le due super potenze, periodo in cui entrambe cercavano di espandere la propria influenza, circostanza alla base di conflitti regionali, come quelli in Corea e in Vietnam. La fine dell’URSS ha portato ad un nuovo assetto internazionale, basato sulla prevalenza degli USA e di cui sono state testimonianza le guerre in Golfo e in Jugoslavia, che è stata condotta dalla NATO, senza l’avallo dell’ONU.
L'ASIA: GLI ASPETTI FISICI
L'Asia è il continente più vasto con una superficie di oltre 44.000.000 Km². Anche la popolazione è la più numerosa in assoluto, con circa 3.600.000.000 di abitanti, mentre la densità si aggira sugli 80 ab/ Km².
La distribuzione degli abitanti è molto influenzata dalle condizioni climatiche e ambientali che sono favorevoli soltanto nelle aree interessate da venti monsonici, il cui significato geografico principale consiste nelle abbondanti piogge estive, che hanno permesso fin dall'antichità lo sviluppo dell'agricoltura, di grandi civiltà e quindi dell'insediamento.
Il resto del continente è caratterizzato da situazioni quasi sempre sfavorevoli per l'insediamento umano, con vaste zone che sono coperte da deserti oppure presentano temperature troppo rigide per permettere di svolgere le attività principali.
La zona desertica si estende dalla penisola arabica sino alla Cina centro-occidentale, determinando generi di vita legati alla pastorizia e alla vita nomade.
La zona montuosa si estende invece dalla penisola anatolica sino all'estremo oriente, presentando le uniche vette oltre gli 8.000m e anche i 7.000m esistenti sulla Terra: solo nell'Himalaia e Karakorum si superano in 14 punti gli 8.00Om. Si tratta di catene giovani, con forme appuntite e con molte tracce dell'azione morfogenetica dei ghiacciai.
Altra zona di montagna molto significativa è quella del Tibet, il più grande altopiano della Terra con altezze medie simili a quelle massime delle Alpi.
La parte più settentrionale, occupata dalla Siberia presenterebbe importanti risorse, ma il loro sfruttamento è ostacolato dalle rigidissime temperature invernali che a volte si sono avvicinate ai –70°. I fiumi hanno una notevole importanza anche sul piano storico-religioso avendo favorito l'insediamento come in Mesopotamia ed essendo utilizzati come simboli coli avviene per il Gange. Il principale per lunghezza e portata è lo Yang tse Kiang (fiume azzurro), che ha una portata di 30.OOO m/s e una lunghezza di 5.800 Km. Si segnalano molti laghi importanti tra cui il Mar Caspio e Bajkal e l'instabilità geologica di molte aree, le quali sono caratterizzate da una fortissima sismicità, soprattutto in Giappone, ma anche in Cina e da un gran numero di vulcani ancora attivi che costituiscono un tratto della “Cintura del Fuoco” circumpacifica.
ASPETTI ANTROPICI DELL’ASIA
Popolazione di oltre 3.600.000.000 di abitanti. Circa il 90% della popolazione vive nella zona monsonica, e quindi l'area caratterizzata dal maggior numero di abitanti a livello mondiale; qui si trovano i due stati con la più alta popolazione a livello mondiale, cioè la Repubblica Popolare Cinese e l'Unione Indiana, che superano complessivamente i 2.000.000.000 di abitanti.
La popolazione è particolarmente numerosa lungo la costa e lungo le rive dei molti fiumi; in particolare verso le foci.
Alcuni stati presentano valori altissimi di densità, come avviene ad esempio per il Giappone, la Corea del Sud e soprattutto il Bangladesh dove il valore medio supera gli 800 ab/Km². Alcuni di questi stati presentano situazioni economiche piuttosto difficili per cui si deve parlare di chiari esempi di sovrappopolazione.
In tutto il resto del continente, come abbiamo accennato, il popolamento è quasi sempre molto scarso, anche se si possono notare delle eccezioni, come la “Mezzaluna fertile” (Mesopotamia) e certe aree generalmente caratterizzate dalla presenza di acqua, che costituisce una risorsa fondamentale soprattutto nella lunga fascia desertica dove le densità sono quasi sempre bassissime, come avviene in Mongolia dove non si arriva ai 2 ab/Km².
Anche in Siberia il popolamento è scarsissimo, salvo qualche regione caratterizzata dallo sfruttamento delle risorse economiche, soprattutto quelle di tipo minerario.
In molti stati, data la prevalenza degli addetti all'agricoltura, la maggior parte della popolazione vive nelle zone rurali, ma negli ultimi anni si è registrato un rilevante aumento della popolazione urbana, anche se le qualità della vita nella città è quasi per tutti molto bassa.
Tra i centri principali: Tokyo, Shanghai e Pechino in Cina; Calcutta e Bombay in India e altri centri che si sono sviluppati di recente come Seoul, Djakarta e Teheran.
Le caratteristiche somatiche variano notevolmente, ma l'aspetto più importante è di prevalenza della razza bianca a ovest e di quella mongolica a est, mentre moltissime sono le lingue parlate, che appartengono a quasi tutte le principali famiglie linguistiche.
Le religioni hanno grande importanza sul piano sociale e geopolitico come avviene in particolare per l'induismo e l'islamismo che mantengono ancora grande influenza.
Le condizioni economiche sono generalmente negative, ma anche in questo campo si notano grandi divari tra i paesi più poveri basati sull'agricoltura e quelli più ricchi che presentano risorse minerali, in particolare il petrolio, e hanno sviluppato certe attività industriali.
In questo caso si tratta dei NIC, come Taiwan, Corea del Sud, Singapore, verso cui sono affluiti capitali provenienti dai paesi più industrializzati che hanno convenienza ad investire in questi stati per il basso costo del lavoro.
Generalmente, la qualità della vita è comunque bassa anche nei paesi presentanti valori più alti del reddito pro capite, per i forti divari tra le classi più povere e quelle più ricche.
Le condizioni peggiori sono comunque quelle degli stati basati sull'agricoltura dove il reddito pro capite può avvicinarsi a quelli dei più poveri stati africani e dove l'alimentazione si basa sul riso che è di gran lunga il principale prodotto delle zone umide.
GLI ASPETTI FISICI DELLA REGIONE INDIANA
La regione indiana si sviluppa su una superficie di circa 4.500.000 Km², caratterizzati da un alto valore della densità a causa delle favorevoli condizioni climatiche ed ambientali, che hanno favorito il popolamento fin dall’antichità.
Le temperature, infatti, sono quasi ovunque elevate e le precipitazioni anche se concentrate solamente nei mesi estivi, sono quasi ovunque abbondanti grazie ai venti monsonici; anche se non manca qualche zona arida, ad esempio all’interno della penisola del Deccan e nella regione nord-occidentale. Soprattutto nel territorio pakistano dove si trova l’area desertica del Thar, che ha una superficie di circa 600.000 Km².
In tutto il resto del territorio, la vegetazione è invece sviluppata con diversi ambienti che variano dalla savana al bosco di conifere e alla foresta monsonica.
Sul piano morfologico, il territorio può essere diviso in tre grandi regioni, di cui quella settentrionale comprende le grandi catene dell’Himalaia e del Karakorum, dove le forme sono molto accidentate anche a causa dell’azione dei ghiacciai ancora molto estesi specie nel Karakorum.
Queste catene montuose sono ancora animate da movimenti orogenetici, che sono alla base dei frequenti terremoti che colpiscono queste regioni, i cui danni sono aumentati dalla debolezza degli edifici. A sud di queste grandi montagne troviamo la vasta pianura indogangetica che si estende su circa 1.400.000 Km² e che è stata formata dai sedimenti di questi fiumi che hanno colmato un vasto braccio di mare.
L’Indo, il Gange, il Brahmaputra sono i fiumi principali della regione: pur non avendo lunghezza, hanno valore storico, religioso ed economico, in quanto molto utili per l’irrigazione.
A sud della piana indogangetica che costituisce il centro della regione indiana, si estende la pianura del Deccan che in pratica è un vasto altopiano in gran parte di origine vulcanica che presenta ai lati le catene dei Ghati occidentali e orientali, però di origine antica e forme arrotondate, con altezze massime di circa 3.000 m. La quarta zona morfologica può essere considerata quella insulare, con alcune isole come quella di Ceylon e l’arcipelago delle Maldive di origine corallina, assai apprezzata come meta turistica.
INDIA: ASPETTI ANTROPICI ED ECONOMICI
L'India è uno stato di tipo federale formato da 25 stati e 7 territori, con ma superficie di circa 3.300.000 km², cioè circa 11 volte quella dell'Italia e una popolazione che è ormai vicina al miliardo di abitanti.
La densità è di quasi 300 ab/km², quindi un valore molto alto che nelle situazioni di questo paese è insostenibile, per cui si deve parlare di sovrappopolamento, una popolazione troppo numerosa rispetto al livello economico. La densità è comunque abbastanza varia in rapporto alla vastità del territorio, con le zone di maggiore concentrazione che corrispondono generalmente alle aree caratterizzate dalle massime precipitazioni, vale a dire la costa occidentale e la pianura indogangetica dove è possibile la coltivazione del riso che anche in questo paese è un prodotto importante per l'alimentazione.
L'Unione Indiana è caratterizzata da particolari situazioni sociali e culturali, che hanno molto contribuito a mantenere l’arretratezza economica di questo paese. Tra i maggiori contrasti si notano quelli religiosi dovuti alla difficile consistenza tra i fedeli dei vari culti, in particolare fra gli induisti, che sono circa l’80% della popolazione e i musulmani che sono stati costretti anche a forzate migrazioni per sfuggire alle persecuzioni; un altro gruppo che ha provocato gravi problemi al governo centrale è quello dei Sikh, poco numeroso ma molto influente dal punto di vista politico.
La prevalenza della religione induista è alla base della particolare organizzazione sociale, che si basa sulla divisione in caste della popolazione, fenomeno che contribuisce al mancato sviluppo in senso moderno della società, in quanto questi sentimenti sono ancora molto diffusi soprattutto nelle zone di campagna. La divisione in caste è infatti molto importante nel determinare una struttura gerarchica della società, con alla base i gruppi più poveri e al vertice, quelli privilegiati.
La popolazione indiana vive ancora in netta prevalenza nelle zone di campagna, generalmente in villaggi male organizzati, mentre i centri urbani ospitano non più del 30% della popolazione. E' però da notare che negli ultimi decenni si è registrata una forte crescita demografica della città, dovuta in prevalenza alla volontà da parte delle masse rurali di usufruire alla povertà delle campagne.
Tra le città si segnalano in particolare Calcutta, Bombay, che si sono sviluppate come centri portuali e che hanno ormai una popolazione valuta- bile in 15.000.000 di abitanti; tra i centri della pianura indogangetica si segnalano quelli della zona intorno a Delhi, che costituiscono un'altra zona urbana molto popolata, che comprende anche il piccolo centro di Nuova Delhi, capitale dell'Unione Indiana.
Sul piano antropico si devono segnalare anche le moltissime lingue utilizzate, tra cui l'inglese e l'Hindi, che è in assoluto la più parlata e le differenti caratteristiche somatiche, in particolare tra le popolazioni settentrionali e quelle delle regioni meridionali.
Le condizioni economiche sono, come accennato, di povertà come del resto indicate da tutti i dati statistici a nostra disposizione. Tra questi ricordiamo in particolare il reddito pro capite che non ha ancora raggiunto i 400$ annui, quindi un valore fra i più bassi del mondo. Altre informazioni importanti sono quelle della durata media della vita che è attorno ai 60 anni e dell'analfabetismo che interessa quasi la metà della popolazione, mentre il 6O% degli attivi sono debiti al settore primario, in particolare l'agricoltura che è però praticata con metodi arretrati ed è penalizzata dall'organizzazione e dalle difficoltà di conservazione e di vendita dei prodotti. Le principali coltivazioni agricole sono soprattutto i cereali, in particolare il riso e il grano, oltre a quelli definiti comunemente come minori ad esempio il sorgo. Altri prodotti importanti sono: il tè, lo zucchero, le banane, il tabacco e il cotone, mentre l'allevamento è penalizzato dai divieti religiosi che impediscono di mangiare la carne, per cui l'ingente patrimonio bovino viene utilizzato quasi solo per la produzione di latte, burro e formaggi. Discrete sono le risorse forestali e notevole è l'apporto della pesca, mentre tra le risorse minerarie si possono ricordare il carbone, il ferro e il manganese.
Le attività industriali occupano soltanto un quinto degli attivi e sono nel complesso assai poco sviluppate, anche se negli ultimi anni si sono registrati alcuni progressi, soprattutto per quanto riguarda produzioni avanzate come l'elettronica e l'informatica che hanno creato zone produttive soprattutto in alcune regioni meridionali.
Per il resto si tratta in gran parte di attività tradizionali, per lo più di tipo artigianale, localizzate in vicinanza delle maggiori città, mentre gran parte del territorio, in particolare nell'interno, è praticamente privo di industrie moderne.
Anche il settore terziario occupa circa il 20% degli attivi ed è prevalentemente male organizzato e parassitario, anche a causa della scarsa efficienza della rete stradale mentre migliori sono i trasporti ferroviari. Complessivamente moderati sono gli afflussi turistici: 2.000.000 di stranieri annui considerando il grande potenziale storico, culturale e naturalistico.
LA REGIONE CINESE.
La regione cinese si estende su una superficie di oltre 11.000.000 di km², di cui circa 9.500.000 sono occupati dal territorio della Repubblica Popolare Cinese, che è quindi lo stato più importante anche se sono da ricordare pure la Mongolia, che si presenta come un altopiano arido; le due Coree, di cui è pianeggiante quella dei Sud e Taiwan, isola di modesta estensione, ma molto montuosa.
Il vasto territorio cinese può essere chiaramente distinto in due grandi regioni: quella centro-occidentale e la Cina esterna, mentre quella orientale è definita dall'espressione Cina propria, o propriamente detta.
La Cina esterna, che comprende la maggior parte della superficie, è caratterizzata quasi ovunque da condizioni climatiche e morfologiche sfavorevoli per l'uomo e le sue attività, come indicato anche dai valori molto bassi della densità. In particolare si segnalano grandi catene montuose, oltre al versante settentrionale del sistema Himalayano.
I rilievi principali sono le catene dei Chieraschau e Kuniunschau e il massiccio del Pamir che superano tutti i 7.000m d'altezza, ma è da ricordare anche l'altopiano dei Tibet, che presenta un'altitudine media di circa 4.000 m e un bassissimo valore della densità, soltanto 2 ab/km².
Il grande territorio della Cina esterna è comunque contrassegnato anche da bacini chiusi, con circolazione idrografica endoreica (senza sbocco al mare), da laghi temporanei, da alcune pianure e persino da una depressione, quella di Turfan, che scende oltre i 15Om, al di sotto del livello dei mare.
Le condizioni ambientali sono rese molto sfavorevoli, oltre che dai rilievi, anche dalla prevalente aridità, alla quale si deve la presenza di alcuni deserti, tra cui il Takklamakan, e quello di Gobi, che possono essere definite come deserti freddi per le temperature molto rigide in inverno, la vegetazione e la fauna, sono scarse e una parte dei territorio è occupata da "dune sabbiose", a causa di queste condizioni ambientali, l'attività agricola può essere praticata solo con tecniche avanzate, e la scarsa popolazione è dedita fin dall'antichità all'allevamento, spesso praticato con metodi nomadi, negli ultimi anni, in certe zone, sono state comunque scoperte importanti risorse minerarie.
La Cina orientale (propria) presenta invece condizioni molto più favorevoli, dato che il territorio è prevalentemente pianeggiante, esiste una notevole disponibilità d'acqua e le temperature sono più miti, soprattutto nella zona meridionale, che risente anche dell'influenza dei monsoni. Si notano due grandi fiumi, Huanch-hoo, cioè il fiume giallo e lo Yan-tze-kian, cioè il fiume azzurro, che caratterizzano la zona centro settentrionale e quella centrale, apportandovi acque preziose per l'agricoltura, ma anche gravi pericoli dovuti alle inondazioni, che sono state frequentemente catastrofiche e hanno provocato moltissimi morti. Il fiume giallo deriva questa colorazione delle acque dall'enorme quantità di materiale solido trasportato: si tratta del loess, sedimenti sabbiosi di origine eolica, che formano una zona simile ad un altopiano.
Oltre che dalle inondazioni, il territorio della Cina è purtroppo interessato con notevole frequenza da altre catastrofi in parte collegate alle dissennate politiche ecologiche che sono state condotte: particolarmente gravi i terremoti, i più catastrofici della storia, in particolare quelli del 1556 e del 1976, che hanno provocato circa 1.000.000 di morti.
LA REPUBBLICA POPOLARE CINESE: ASPETTI ANTROPICI ED ECONOMICI.
La Repubblica Popolare Cinese è lo stato più popolato del mondo con circa 1.250.000 di abitanti. A causa dello scarsissimo popolamento nella Cina esterna, il valore medio della densità non è molto alto, attenendosi sui 130 ab/km². Quasi tutti i cinesi abitano nella zona orientale dove i valori della densità possono essere molto alti, soprattutto lungo le rive del grande fiume e in certi tratti costieri. Più del 90% della popolazione appartiene al gruppo etnico degli Han, mentre le minoranze (come i Manciù, i Tibetani e i Mongoli) vivono prevalentemente nella Cina esterna.
Le religioni non si sono molto diffuse a causa degli ostacoli frapposti dal partito comunista che è al potere dal 1949; i culti più praticati sono il confucianesimo, il buddismo e il taoismo.
La lingua più diffusa è il cinese mandarino, che è in assoluto più parlata al mondo, anche se nelle regioni meridionali si utilizza il cantonese.
Data la prevalenza dell'occupazione basata sulle attività primarie, la grande maggioranza vive nelle zone rurali, con solo il 30% di popolazione urbana. Le città più popolose sono Shanghai, con circa 15.000.000 abitanti, che è il maggiore centro economico; Pechino, con circa 11.000.000 abitanti, che è importante sul piano amministrativo e storico e Tien Sin; ma sono anche da ricordare Nanchino, Vu Han, Canton e il territorio di Hong Kong, ritornato nel 1997 sotto la Repubblica Popolare Cinese. La Cina ha avuto negli ultimi anni una notevole evoluzione socio-economica, con l'abbandono dei rigido collettivismo dell'ideologia comunista a favore di un maggiore spazio concesso all'iniziativa privata; sia in agricoltura, dove si è registrato l'abbandono dei comuni, che soprattutto nell'industria, che ha avuto un grande progresso in quasi tutte le produzioni (meccaniche, meccaniche di precisione, chimiche, metallurgiche, elettroniche) grazie alla creazione delle così dette zone economiche speciali, localizzate lungo le coste e all'apertura a capitali esteri, con notevoli investimenti favoriti, oltre che dalle agevolazioni fiscali, dal basso costo del lavoro.
I progressi dell'industria hanno consentito di ottenere un grande incremento del PIL e del reddito pro-capite, ormai vicino ai 700$ annui; mentre la durata media della vita è di circa 70 anni e la percentuale di analfabeti è al di sotto del 20%. I servizi sono penalizzati dalla carenza di infrastrutture moderne nel settore dei trasporti e delle telecomunicazioni, ma è rilevante l'aumento dei flussi turistici con circa 6.000.000 di stranieri all'anno.
La Cina rimane comunque un paese in gran parte agricolo, con circa il 60 % degli attivi nel settore primario, e con una delle agricolture più importanti dei mondo (riso, soia, grano, mais, tè, cotone, tabacco frutta) mentre l'allevamento può contare su un numero imponente di capi di bestiame e la pesca è la prima del mondo. Le risorse minerarie sono ingenti per quasi tutte le produzioni: carbone e ferro.
ASPETTI FISICI DEL GIAPPONE
Il territorio giapponese, completamente insulare, si sviluppa su una superficie complessiva di circa 373.000 km², quindi non molto superiore a quella dell’Italia. In totale è formato da più di 3.000 isole, che sono però quasi tutte di piccole o piccolissime dimensioni, con l'eccezione delle 4 principali, che formano il 97% dei territorio: si tratta
di Hokkaido, Honshu, Shikoku, Kyushu. L'isola principale è quella di Honshu, che ha un'estensione di quasi 230.000 km², quindi circa il 60% dei territorio nazionale.
Sul piano morfologico, prevalgono nettamente le colline e le montagne, mentre le pianure occupano solo 1/5 del territorio, estendendosi solo in vicinanza delle coste. Hanno origine alluvionale; la maggiore di esse è quella del Kanto, dove si trova Tokyo. I rilievi si estendono su quasi l'80% del territorio, presentando un andamento piuttosto complesso, con circa 1/4 che è di origine vulcanica. I vulcani ancora attivi sono una cinquantina, alcuni dei quali sono stati caratterizzati da catastrofiche eruzioni. Simbolo paesaggistico del Giappone è il Fujiama, che è anche la vetta più alta, con quasi 3.800m. I fenomeni vulcanici possono comunque avere anche effetti benefici, in particolare per l'accresciuta fertilità dei suoli e per la presenza di importanti sorgenti termali, che vengono utilizzati soprattutto nelle zone meridionali.
L'instabilità geologica dei Giappone è testimoniata anche dal frequenti e violenti terremoti, spesso accompagnati da Zunami, che sono provocati dallo spostamento verso ovest delle zolle dei Pacifico e delle Filippine, i cui bordi scivolano al di sotto della zolla Eurasiatica, provocando il fenomeno detto Subduzione.
Anche in questo secolo il Giappone è stato colpito da drammatici terremoti, tra cui quelli del 1923 nella zona di Tokyo, di 8,2° della scala Richter, che provocò più di 100.000 morti e quello della zona di Kobe del 1995 che nonostante la tecnologia antisismica ha provocato circa 5.000 vittime.
L'idrografia è caratterizzata da fiumi brevi, come il Tone, che non superano i 400 km, anche se sono relativamente ricchi d'acqua e si prestano allo sfruttamento per la produzione di energia.
I laghi sono numerosi e prevalentemente di origine vulcanica, ma in genere di piccole dimensioni, con qualche eccezione, come quella di Biwa (Biua) nell'isola di Honshu, che è di origine tettonica.
Le condizioni climatiche sono nel complesso positive, ma comunque molto variabili, soprattutto in relazione alla latitudine, dato il grande sviluppo, circa 2.000 km dei territorio da nord a sud. L'isola settentrionale di Hokkaido è caratterizzata da temperature basse, inverni freddi e nevosi mentre, spostandosi dalla fascia centrale in quella del sud, le condizioni diventano temperate e anche subtropicali, con vegetazione che cambia in relazione alle temperature.
Le piogge sono quasi ovunque abbondanti e ciò ha costituito un rilevante vantaggio economico, anche se il territorio può essere interessato anche da pericolosi tifoni.
Le coste estremamente frastagliate e ricchissime di insenature, si sviluppano su ben 28.000 km: l'importanza dei mari è sottolineata dal notevole significato della pesca, con grande abbondanza ittica soprattutto dove si incontrano correnti calde e fredde e dai molti scambi commerciali, sia di prodotti esportati che di materie prime importate, che avvengono tramite uno dei sistemi portuali meglio organizzati e più efficienti a livello mondiale.
IL GIAPPONE: ASPETTI ANTROPICI ED ECONOMICI
126.000.000 di abitanti, con una densità media di circa 336 ab/km², che è uno dei valori più alti dei mondo fra i paesi più industrializzati. La distribuzione degli abitanti è comunque irregolare, collegandosi sia alle condizioni economiche che, soprattutto, alle situazioni morfologiche e climatiche. La densità è infatti piuttosto bassa nell'isola del nord di Hokkaido, mentre aumenta molto nelle isole dei sud e soprattutto in Honshu, dove le aree pianeggianti lungo le coste orientali sono caratterizzate da un'utilizzazione pressoché totale nello spazio disponibile per la costruzione di edifici e di altre infrastrutture. La grande maggioranza dei giapponesi vive nelle zone urbane, che presentano generalmente un aspetto moderno, a causa dello sviluppo recente e delle distruzioni provocate dai terremoti, anche se non mancano centri urbani più antichi, di notevole interesse storico ed artistico come può essere il caso di Nara, di Kamakura e soprattutto di Kyoto, con i suoi templi è considerata la più bella città del paese. Tipiche dello sviluppo industriale sono le conurbazioni, tra le quali quelle di Osaka, Nagoya e soprattutto di Tokyo, che Corrispondono anche alle maggiori regioni industriali. Particolarmente rilevante è la conurbazione di Tokyo, che comprende altri centri urbani importanti come Yokohama ed è considerata la più popolosa del mondo con circa 30.000.000 di abitanti.
Ovviamente il centro principale è la capitale, che ha circa 11.000.000 di abitanti ed è una delle cosiddette “città globali” a causa della sua valenza in campo industriale e finanziario e della sua influenza economica che si esercita non soltanto a livello nazionale e regionale, ma anche a livello mondiale; basti pensare al significato della sua borsa.
Dal punto di vista etnico, il Giappone costituisce un'area abbastanza omogenea sia sul piano linguistico che su quello culturale, dato che quasi tutti parlano giapponese e sono presenti solo poche minoranze.
Dal punto di vista religioso, il Giappone presenta una maggioranza di scintoisti che praticano l'antico culto degli avi, ma sono frequenti anche numerosi buddisti.
Sul piano economico si segnala il livello molto alto del reddito pro capite che è di quasi 40.000$ annui; altre indicazioni molto favorevoli sono la bassa percentuale di analfabeti e l'alta durata media della vita, che è di circa 80 anni. E' comunque da ricordare che il costo della vita è molto alto e che sul piano sociale ilGiappone è un paese decisamente più arretrato rispetto a quelli europei. Lo sviluppo economico si è basato soprattutto sulla dinamica molto positiva dell'industria, che ha potuto contare dapprima su un basso costo del lavoro e successivamente sul miglioramento della qualità tecnologica dei prodotti che sono richiesti ed esportati in tutto il mondo.
Tra i settori più importanti ricordiamo quello dei mezzi di trasporto, autovetture, motociclette, navi; siderurgico e metallurgico; chimico; meccanico ed elettromeccanico; e delle biotecnologie e, oltre ai prodotti elettronici e a quelli informatici, quest'ultimi però meno avanzati di quelli statunitensi.
Il settore terziario e quaternario hanno recentemente superato per importanza le attività industriali, grazie soprattutto ai servizi per le imprese e alle telecomunicazioni, oltre che ad un ottimo sistema di trasporti, che può contare anche su grandi opere di ingegneria, come tunnel o viadotti, particolarmente efficienti in campo ferroviario e in quello navale.
Infine ricordiamo il significato non trascurabile delle attività primarie, con un’agricoltura basata sul tè e sul riso e con una pesca tra le più produttive del mondo, che si basa sia su favorevoli condizioni fisiche che su tecniche molto avanzate. Discreta è l’importanza delle risorse forestali, che alimentano l’industria dei prodotti derivati, mentre scarse sono le risorse minerarie in particolare i combustibili che il Giappone è costretto ad importare dai paesi produttori; una carenza che non ha comunque influito in modo negativo sullo sviluppo industriale ed economico.
L'AFRICA
L'Africa che ha una superficie di circa 30.000.000 km². Essa presenta una struttura orografica diversa da quella degli altri continenti, dato che non prevalgono le catene montuose le quali si trovano, invece, nelle zone più settentrionali, dove si segnala il sistema dell'Atlante o in quelle meridionali dove emergono i Monti dei Draghi.
La maggior parte dei rilievi è infatti formata da altopiani, che occupano in prevalenza il territorio e sono molto estesi soprattutto nella zona centro-meridionale, dove sono collegati fra foro da scarpate che i fiumi superano con rapide e cascate. Altra forma importante di rilievo africano sono i massicci, spesso di origine vulcanica, come il Kilimanjaro, che si trova nella zona centro-orientale e raggiunge quasi i 5.900 m, segnalandosi come la massima elevazione del continente, seguita dai vicini massicci dei Kenya e del Ruwenzori. Altra caratteristica significativa del rilievo africano è la Rift Valley, la grande fossa tettonica che si sviluppa sempre nella zona orientale, da nord verso sud. e che testimonia l'instabilità geologica di questa regione, dove sono presenti diversi vulcani e numerosi fenomeni di questo tipo.
Il fondo della Rift Valley è occupato spesso da laghi di forma allungata e con grandi profondità, il più esteso è comunque il lago Vittoria, che è ugualmente di origine tettonica, ma non è collegato alla presenza della Rift Valley.
In questo continente si trovano comunque anche altri laghi, spesso di origine artificiale, oppure effimeri, come avviene nelle zone aride. Anche molti corsi d'acqua presentano irregolarità delle precipitazioni ed hanno quindi un regime irregolare, non adattandosi alla navigazione, anche a causa delle molte e spesso imponenti cascate, tra le quali le Vittoria sullo Zambesi e Kabalena sul Nilo.
Il Nilo è considerato generalmente il fiume più lungo del mondo, con uno sviluppo di 6.570 km, ma la sua portata non è elevata in quanto il suo bacino comprende estese zone desertiche; si ricorda comunque il grande significato storico e antropico. Altri fiumi importanti sono il Niger e lo Zambesi, ma il principale è lo Zaire, che è il secondo per portata del mondo dopo il Rio delle Amazzoni, in quanto attraversa le zone molto piovose attorno all'equatore.
Le coste si sviluppano per soli 30.000 km, dato che mancano le insenature e le penisole. Sono poche anche le isole, tra le quali ricordiamo alcuni arcipelaghi importanti per il turismo e il Madagascar, che è quella più estesa.
Le condizioni climatiche e ambientali sono generalmente sfavorevoli e si succedono in maniera simile se dall'equatore ci si sposta sia verso sud che verso nord. La zona equatoriale, salvo che sugli altipiani orientali, dove le temperature sono più miti, è caratterizzato da un clima caldo-umido, con grande sviluppo della foresta, che fornisce legnami pregiati, ma che non è molto adatta per l’insediamento umano, come indicato dal basso valore della densità. A nord e a sud della zona forestale si sviluppa la savana, che è l'ambiente più favorevole per la diffusione dei grandi mammiferi, dato che la vegetazione è formata essenzialmente da distese di erbe, mentre gli alberi sono piuttosto radi. Successivamente si trovano le steppe e i deserti, a nord quello del Sahara e a sud quello dei Kalahari con circa 9.000.000 km², il più esteso del mondo. Si ricordano i climi e gli ambienti mediterranei delle coste meridionali e settentrionali, che sono i migliori per l'uomo e le sue attività.
ASPETTI ECONOMICI ED ANTROPICI DELL’AFRICA
Nonostante il forte accrescimento degli ultimi decenni, del resto tipico delle aree più povere, l’Africa rimane un continente poco popolato, con circa 700.000.000 di abitanti e la densità media di 23 ab/km². La distribuzione della popolazione è inoltre molto irregolare: esistono vaste zone quasi disabitate, come le foreste equatoriali e soprattutto i deserti, mentre le aree di concentrazione di abitanti sono alcune isole, alcune zone costiere, gli altopiani centro-orientali e la Valle del Nilo. I motivi dello scarso incremento demografico dei secoli scorsi vanno ricercati nella tratta degli schiavi, nelle pessime condizioni economiche e nelle difficoltà dell’ambiente fisico. Sul piano cultuale l’Africa può essere divisa in due zone: quella bianca nella parte settentrionale e quella nera a sud del Sahara.
Nell’Africa settentrionale prevalgono gli elementi derivati dalla dominazione araba, cioè la diffusione di questa lingua e della religione islamica, mentre le caratteristiche somatiche sono quelle del gruppo bianco.
Nell’Africa centro-meridionale prevalgono gli elementi somatici neri, la religione animista e quella cristiana e lingue locali oppure dei colonizzatori europei. La rete urbana è poco sviluppata, con non più di una dozzina di città oltre il milione di abitanti, ed è anche poco efficiente, in quanto quasi sempre mancano centri di dimensione intermedia tra le capitali e i villaggi rurali.
Le condizioni economiche sono quasi sempre di povertà o di assoluta miseria, come indicato dai dati statistici: basso o bassissimo reddito pro-capite, in certi casi addirittura di 100$ annui, con il record negativo del Mozambico. Bassa è la durata media della vita che in alcuni paesi della zona del Sahel non supera 40 anni e altissima è la percentuale di analfabeti che può toccare, come avviene nel Burkina Faso, l’80% della popolazione.
Le cause che hanno portato a questa situazione così negativa, vanno ricercate nell’ambiente fisico, quasi sempre sfavorevole, ma in misura maggiore nell’evoluzione storica, con il grande sfruttamento coloniale e nell’attuale situazione geopolitica sia interna sia internazionale, con i paesi produttori di materie prime che sono penalizzati dai rapporti commerciali.
Quasi tutti gli stati africani si basano sull’agricoltura che però, è quasi sempre di tipo speculativo o di sussistenza ed è praticata con metodi antiquati per questo è pochissimo produttiva.
Anche l’allevamento è penalizzato da circostanze fisiche e tecniche mentre le risorse principali, quelle minerarie, abbondanti soprattutto nel Coperbelt, e forestali, non sono adeguatamente sfruttate. Il fenomeno geoeconomico negativo è il mancato sviluppo industriale, con pochissime eccezioni legate alla disponibilità di minerali. La mancanza dello sviluppo industriale penalizza tutte le altre attività, in particolare quelle terziarie che dispongono quasi sempre di vie di comunicazione e di mezzi di trasporto estremamente arretrati: in alcuni paesi manca addirittura una rete ferroviaria, mentre gli afflussi turistici tranne che nei paesi mediterranei sono modesti nonostante le importanti attrattive naturali tra cui parchi nazionali molto ricchi di fauna.
IL MAROCCO
Il Marocco, che occupa la zona nord occidentale del continente africano, occupa una superficie di circa 460.000 Km² con una popolazione di circa 28 milioni di abitanti e una densità, più alta di quella media africana, di circa 60 ab/Km²: il valore relativamente elevato del popolamento è dovuto sia a vicende storiche e demografiche, sia alle più favorevoli condizioni climatiche ed ambientali che si registrano nella parte occidentale.
L’ambiente fisico del Marocco è comunque molto vario, con prevalenza di situazioni di tipo mediterraneo ad ovest e a nord, dove le precipitazioni sono sufficienti per praticare attività di tipo agricolo. Le montagne sono abbastanza estese e raggiungono anche elevazioni notevoli soprattutto nella catena dell’Alto Atlante dove il monte Toubkal tocca i 4165m., ponendosi come la cima più alta dell’Africa settentrionale. Il sistema montuoso dell’Atlante presenta comunque altre diramazioni, tra cui quelle del Medio e dell’Anti Atlante ed è da ricordare anche la catena settentrionale del RIF che si trova lungo le coste del Mediterraneo e che supera i 2000m. di altitudine. Questi rilievi frenano le perturbazioni che giungono dall’Atlantico e sono decisive nel rendere arido il territorio della zona orientale e meridionale dove si estendono vaste steppe e deserti, in pratica la zona iniziale del Sahara.
A causa della scarsità delle precipitazioni, mancano laghi significativi e tutti i fiumi hanno una portata modesta e un regime assai irregolare, per cui non possono essere utilizzati per la navigazione; il maggiore è l’Oum Er Bia. Le coste sono generalmente basse lungo l’Oceano Atlantico, mentre sul Mediterraneo sono rocciose a causa delle catene del Rif. Notevole è l’importanza paesaggistica e soprattutto quella fisica. Dal punto di vista geologico, il territorio del Marocco è instabile come testimoniano i terremoti come quello che nel 1960 distrusse Agadir.
Sul piano antropico il Paese è caratterizzato dalla prevalenza della cultura araba, dato che questa è la lingua prevalente davanti al francese e al berbero e la religione dominante è quella islamica.
La rete urbana è più varia e meglio organizzata di quella della maggior parte degli altri stati africani, dato che, oltre alla capitale Rabat, che ha circa 1 milione di abitanti, vi si trovano alcune città di dimensioni medie e anche un centro relativamente sviluppato sul piano industriale, Casablanca, il più popolato di tutta l’Africa con circa 3 milioni di abitanti. Sul piano politico-istituzionale il Marocco è una monarchia che solo negli ultimi anni ha assunto una forma effettivamente democratica parlamentare. Sul piano economico il Marocco è un paese molto povero con un reddito pro-capite di poco superiore ai 1.000$che diventano 3.000 equiparando il costo della vita a quello mondiale medio. Si tratta comunque di condizioni superiori a quelle drammatiche di quasi tutto il resto dell’Africa, anche se il livello della vita non supera 70 anni e la percentuale di analfabeti è oltre il 50%.
I settori di attività si dividono quasi equamente gli occupati, circa 1/3 ciascuno, con il settore primario che si basa sulle produzioni agricole di tipo mediterraneo, sulla pesca e sull’estrazione dei fosfati, di cui il Marocco è uno dei produttori maggiori mondiali.
L’industria è poco sviluppata e, salvo qualche eccezione, gli unici settori attivi sono quelli che utilizzano materie prime. Il terziario si basa prevalentemente sugli afflussi turistici provenienti dai paesi dell’UE e che sono di circa 3 milioni di stranieri all’anno. Tra le attrattive principali si ricordano le 4 città imperiali: Fes, Mecnes e Marrakech, le località balneari e il centro di frane in montagna e molti fenomeni naturali tra cui foreste di cedri di dimensioni monumentali, gole canyon di eruzione e anche cascate tra cui quelle di Ouzoud, che sono le più alte dell’Africa settentrionale e anche le più interessanti sul piano estetico.
AMERICA CENRO-SETTENTRIONALE: ASPETTI FISICI
Si estende su oltre 24milioni i Km², presenta una grande estensione in latitudine dall’istmo di Panama, tagliato dall’omonimo canale artificiale, fino alle zone artiche settentrionali, dove le temperature sono estremamente basse e dove il territorio è caratterizzato dall’ambiente polare con il terreno coperto da ghiacci, come avviene in Groenlandia che è l’isola più grande del mondo, ma che presenta un popolamento scarsissimo data l’ostilità del clima. La grande varietà di situazioni ambientali e climatiche, è causata soprattutto dalla latitudine, ma vi sono altri fattori importanti, come la presenza di catene montuose, la loro azione sulle masse d’aria e quella delle correnti marine, che contribuisce a rendere inospitale gran parte dl territorio canadese, dove una grande superficie è occupata dalla tundra e dalla taiga, mentre la poca popolazione presente con densità media di soli 3 ab/km² si concentra ella parte meridionale, il cosiddetto Canada Utile, dove è possibile praticare anche l’agricoltura. Una situazione climatica migliore è presentata dalla costa del Pacifico, dove prevalgono correnti oceaniche miti, mentre quella orientale è interessata dalla corrente del Labrador, molto fredda la cui azione si svolge anche a sud, rendendo freddi e nevosi gli inverni della costa Atlantica e settentrionale degli Stati Uniti compreso quello di New York. Nel territorio degli USA, comunque, prevalgono situazioni climatiche e ambientali già di tipo temperato, anche se le temperature invernali delle zone interne e settentrionali si mantengono spesso molto basse. Nelle zone più meridionali degli USA gli ambienti diventano di tipo mediterraneo o subtropicale con alcune zone aride negli stati sud-occidentali (Texas, Nevada, Arizona, California). Queste zone aride si estendono anche nel Messico settentrionale, mentre il resto del Paese (Mexico) presenta maggiore piovosità e una foresta di tipo tropicale che si sviluppa anche negli altri paesi centrali. La situazione orografica, è caratterizzata dalla presenza di montagne elevate nella zona occidentale in vicinanza della costa Pacifica, dove in Alaska si raggiungono le massime elevazioni col monte Mc.Killey che supera i 6.200m., mentre altre catene elevate, poste sulla costa occidentale sono quella Costiera e la Sierra Nevada. La principale catena è però quella delle Montagne Rocciose, che presentano forme aspre e altitudini massime attorno ai 4.000m. con alcune zone simili nel paesaggio alle Alpi. Rilievi molto elevati si trovano anche in Mexico, dove però sono di origine vulcanica, come il picco Orizava che raggiunge i 5.700m.. A est di queste montagne di origine recente si incontrano pianure e altopiani poco elevati, abbassati dall’erosione, mentre la zona orientale è caratterizzata da montagne poco elevate e di origine antica tra i quali gli Appalachi. L’idrografia segnala la presenza di alcuni importanti corsi d’acqua come il Mississippi che, con l’affluente Missouri, è una delle maggiori arterie fluviali del mondo, con una lunghezza di oltre 6.000km.. Altri fiumi importanti a nord sono il Mc.Kenzi, lo Jukan e soprattutto il S.Lorenzo, che costituisce un’importante via di comunicazione tra l’Atlantico e la zona industriale dei Grandi Laghi. Questi sono i 5 specchi lacustri di grandi dimensioni con superficie totale di circa 250.000km.: il più vasto è il lago superiore e tra l’Eire e l’Ontario si ricorda il grande salto delle Cascate del Niagara. La sismicità è elevata in tutte la zona orientale, ad esempio nell’America Centrale, in Mexico, in California e in Alaska, regioni dove si trovano anche molti vulcani attivi. Infine le coste si sviluppano per 75.000km. e spesso circondati da isole. L’America centro-settentrionale presenta la maggiore estensione di isole tra i continenti con circa 4 milioni di km². Oltre alla Groenlandia, si ricordano le altre nella zona del nord e quelle delle Piccole e Grandi Antille che presentano una notevole valenza dal punto di vista turistico grazie all’interesse paesaggistico e alle condizioni climatiche favorevoli.
AMERICA CENTRO-SETTENTRIONALE:
ASPETTI ECONOMICI ED ANTROPICI
L'America Centro Settentrionale, presenta una popolazione di circa 470.000.000 di abitanti, con la bassa densità di 19 ab/km2, inferiore anche a quella dell'Africa. I motivi che sono alla base di questo scarso popolamento sono sia di carattere fisico che di tipo storico. Per quanto riguarda la prima categoria di fenomeni, va ricordato anzitutto che nella parte settentrionale le condizioni climatiche e ambientali sono quasi ovunque sfavorevoli, con gravi difficoltà per quanto riguarda l'insediamento e la possibilità di praticare le attività economiche, soprattutto l'agricoltura.
La Groenlandia può essere considerata infatti una zona anecumenica, cioè non abitata, con l'eccezione di pochissimi insediamenti lungo le coste: la densità è nettamente inferiore a 1 ab/km2, anche a causa della calotta di ghiaccio che si estende su gran parte della superficie.
In Canada il popolamento è ancora molto scarso, con quasi tutti i centri abitati che si trovano nella zona meridionale: su una superficie quasi pari a quella europea, vivono appena 30.000.000 di abitanti, con una densità media di 3 ab/km2.
Negli Stati Uniti la densità si mantiene su valori modesti, con una media di circa 30 ab/km2, ma si notano alcune concentrazioni significative, soprattutto nelle vecchie e nelle nuove regioni industriali, anche se gli stati di montagna e quelli desertici si presentano quasi spopolati.
Il popolamento diventa maggiore in Mexico e in molti stati dell'America Centrale, dove comunque quasi mai si raggiungono valori elevati: fra le particolarità dell'insediamento in questi paesi, è la tendenza ad abitare ad altitudini elevate, dato che le temperature a livello del mare possono risultare troppo alte.
Nei Paesi principali, la popolazione urbana prevale nettamente su quella rurale, con circa i 3/4 del totale degli abitanti: per questo motivo si sono formate grandi metropoli, tra le quali primeggia Città del Mexico, che è in assoluto la città più popolata del mondo, con circa 22.000.000 di abitanti. Le metropoli canadesi e quelle statunitensi devono il loro sviluppo all'intensa attività industriale e nei settori dei servizi: particolarmente importanti sono New York e Los Angeles, che sono tra le maggiori città globali, in grado di esercitare, soprattutto la prima, una forte influenza su gran parte della superficie terrestre.
Lo scarso popolamento, come abbiamo accennato, è dovuto anche all'evoluzione storica con un numero ridotto di abitanti prima dell'arrivo di colonizzatori europei, che, in certi casi, hanno inoltre contribuito allo scarso incremento demografico decimando una parte della popolazione locale.
Alle vicende storiche è legata anche la diversa situazione culturale con prevalenza dell'inglese e dei culti protestanti nella zona settentrionale, dello spagnolo e della religione cattolica nella zona centrale e del Messico. Il diverso tipo di colonizzazione è stato decisivo anche sul piano economico: nel Canada e negli Usa gli anglosassoni hanno creato infatti colonie di popolazioni sviluppando istituzioni democratiche e i sistemi economici, mentre nella parte latina la colonizzazione è stata di sfruttamento delle risorse presenti, con scarso sviluppo geopolitico, sociale ed economico. Si sono così formati notevoli divari economici tra il Messico e i paesi dell'America Centrale da una parte e tra gli Usa e il Canada dall'altra. In questi ultimi, infatti, le condizioni economiche sono molto favorevoli, con redditi pro-capite elevati e una struttura post-industriale dei sistemi economici che, un tempo basati su moderne attività primarie, si sono poi evoluti grazie allo sviluppo dell'industria e negli ultimi decenni, grazie a un grande incremento delle attività terziarie e soprattutto quaternarie, che si sono localizzate nelle regioni più avanzate e nelle grandi metropoli.
L'America centro-settentrionale presenta però anche paesi arretrati, quelli dell'America latina con bassi redditi pro-capite e una maggiore incidenza del settore primario. Le comunicazioni sono molto buone negli USA e nel Canada che costituiscono una grande regione turistica che si estende pure al Messico e a molti stati insulari, favoriti dalle condizioni climatiche, oltre che alle risorse paesaggistiche.
GLI STATI UNITI
Gli stati uniti sono la più grande potenza economica, politica e militare del mondo.
La superficie è di circa 9.400.000 km2, con una popolazione di circa 280.000.000 di abitanti e una densità media di circa 30 ab/km2. La popolazione è distribuita in maniera irregolare, con le massime concentrazioni nelle zone più sviluppate dal punto di vista economico e in quelle che furono raggiunte per prime dai colonizzatori europei. Tra queste la megalopoli atlantica, alcuni stati della zona dei grandi laghi, e anche la California. Prevale nettamente la popolazione urbana, con grande sviluppo delle città che, come Los Angeles e New York, hanno un significato funzionale a livello mondiale: New York in particolare, si segnala come grande centro industriale, finanziario, portuale e aeroportuale, oltre che come centro direzionale, sede di grandi imprese multinazionali.
La presenza di grandi città è comunque diffusa in molti stati: tra le principali Washington, Chicago, San Francisco, Boston, Philadelphia e Houston; generalmente città industriali ora diventate grandi centri di tipo quaternario.
Gli Stati Uniti sono una repubblica federale di tipo presidenziale, con un sistema politico basato su due partiti principali: Repubblicani e Democratici.
La popolazione è caratterizzata dalla prevalenza dei bianchi, tra i quali emerge il gruppo degli Wasp, mentre i neri sono circa il 12%, i Messicani circa il 5% e le altre minoranze al di sotto del 1%.
Gli Stati Uniti sono un Paese molto avanzato sul piano economico, ma non altrettanto su quello sociale, dati i problemi delle minoranze e la scarsa efficacia dei sistemi di previdenza e sanità.
Il reddito pro-capite è di circa 28.000 $ e la struttura dell'occupazione è tipicamente post-industriale, con il 3% nel settore primario e oltre i 3/4 degli attivi in quello terziario.
Le attività primarie sono comunque molto produttive, data l'efficienza della tecnologia e dell'organizzazione e della possibilità di disporre di diverse situazioni fisiche, che hanno dato origine alle Belt.
Le risorse minerarie sono imponenti ed hanno favorito il grande sviluppo industriale alla base di quello complessivo del Paese: tutti i principali prodotti industriali vi sono fabbricati, compresi quelli ad alta tecnologia, in particolare nel settore aerospaziale, dall'informatica, della telematica, dell'elettronica e delle tecnologie.
I servizi sono particolarmente efficienti nel settore diretto alle imprese, con le attività quaternarie che si sono sviluppate nel centro delle maggiori città e nelle così dette tecnopoli, tra le quali la celebre Silicon Valley della California.
Ottimi anche i trasporti, soprattutto nel settore stradale e in quello aereo, con molti dei maggiori aeroporti del mondo.
Assai importante anche il turismo, con quasi 50.000.000 di stranieri all'anno, attratti dalle città, dalle zone costiere e dai parchi nazionali.
MEXICO
Il Messico è uno stato federale, che si estende prevalentemente nell'America settentrionale, anche se sul piano culturale ed economico fa parte dell'America latina, a causa della colonizzazione spagnola, che vi ha lasciato questa lingua, pur se sono utilizzate anche idiomi locali e la nettissima dominanza della religione cattolica, praticata da circa il 90% della popolazione. La superficie è di quasi 2.000.000 km2, mentre la popolazione, che presenta ancora un tasso di incremento piuttosto elevato, è ormai vicina ai 100.000.000, quindi con una densità media intorno ai 50 ab/km2. La popolazione è formata in prevalenza da meticci, mentre gli amerindi sono circa il 30% e i bianchi sono circa il 10%.
Sul piano fisico si ricorda anzi tutto l'elevata instabilità geologica del territorio, che presenta una catena vulcanica con vette oltre i 5.000m ed è frequentemente interessato da violenti terremoti, tra cui quelli del 1985, che provocò molte vittime e gravi danni anche alla capitale. Prevalgono i rilievi, sia catene montuose come la Sierra Madre occidentale e quella orientale, con altezze attorno ai 4.000m, che alti- piani assai importanti anche per quanto riguarda il popolamento, qui favorito dalle temperature più fresche rispetto a quelle caldissime che si incontrano a livello del mare.
Prevale a nord l'aridità, con steppe e deserti, mentre a sud le precipitazioni sono più abbondanti, con zone forestali che producono legnami pregiati. I fiumi sono brevi e generalmente di scarsa portata, quindi non navigabili, mentre le coste presentano aspetti vari, con molte località di tipo turistico.
Prevale nettamente la popolazione urbana, con Ciudad del Messico, che ha oltre 20.000.000 di abitanti, che ha una superficie di circa 1.500 km2, mentre altri centri importanti sono: Guadalajara, che è soprattutto una città culturale; Monterrey, che è un centro industriale; Puebla e Acapulco.
Le condizioni economiche sono di povertà, con un reddito pro-capite che non arriva ai 4.000 $ annui e con gravi divari tra le città e le campagne, caratterizzate da situazioni estremamente difficili per le masse contadine: la storia, anche recente del Mexico, è stata infatti caratterizzata da movimenti di lotta e da riforme agrarie, che non hanno però portato a risultati positivi sul piano sociale ed economico.
L'agricoltura produce soprattutto fagioli, mais, alcuni prodotti tropicali (banane, caffè e cacao) oltre a frutta ed ortaggi, mentre abbastanza sviluppato è l'allevamento ed è importante la pesca.
Il Mexico è un grande paese minerario con grandi produzioni di petrolio, argento, rame e zolfo: queste risorse hanno favorito un certo sviluppo industriale, ad esempio nel settore chimico, metallurgico e meccanico, però localizzato solo nei pressi di alcune città principali.
negli ultimi anni si è assistito alla crescita delle fabbriche dette "Maquiladoras", che sono poste presso il confine con gli USA e dove si assemblano prodotti fabbricati in questo paese.
Il settore terziario prevale per numero di occupati, ma si tratta generalmente di servizi di basso livello, con l'eccezione del turismo, in fortissima crescita, con oltre 21.000.000 di stranieri (quasi tutti USA) che raggiungono il Paese attratti dalle molte località costiere, da fenomeni naturali (cascate, canyon, grotte, vulcani, e da centri artistici con opere barocche e soprattutto forse dai resti delle antiche civiltà precoloniali, in particolare maya e aztechi.
AMERICA MERIDIONALE
L'America Meridionale, che ha una superficie di quasi 18 milioni di km2, presenta una struttura orografica simile a quella dell'America Settentrionale con le catene montuose principali che si trovano a occidente in vicinanza delle coste dell'Oceano Pacifico. La catena delle Ande è la più elevata al di fuori dell'Asia, con la massima vetta: L'Aconcagua, che sfiora i 7.000 m. Questo sistema montuoso si sviluppa per circa 7.500 km e presenta grande varietà di aspetti, anche in relazione alle diverse condizioni climatiche e ambientali, che variano molto tra le zone equatoriali e quelle meridionali, dove intensa è stata la zona dei ghiacciai. Questa area occidentale è molto instabile dal punto di vista geologico, come testimoniato dai molti vulcani, alcuni dei quali sono i più elevati della terra; e frequenti sono i terremoti come quelli in Cile, che sono stati i più forti mai registrati, con magnitudo attorno ai 9° Richter.
Ad est della catena andina incontriamo grandi pianure, come l'Amazzonia, estesi altipiani e massicci di origine antica con elevazione modesta, circa 3.000 m, anche se talvolta con morfologia particolare.
I fiumi principali scorrono verso l'Atlantico; i tre maggiori bacini sono quelli dell'Orinoco, del Paranà, e del Rio delle Amazzoni, quest'ultimo con la maggiore portata a estensione del bacino idrografico.
Nell'America Meridionale si notano importanti cascate, tra cui quelle dell'Iguassù del bacino del Paranà, considerate le più belle del mondo e le cascate del Salto Angel, che è la più alta con quasi 4.000m di altitudine.
Le coste si presentano poco frastagliate fuorché nelle zone meridionali e con un numero ridotto di isole, per cui la loro lunghezza è di circa 30.000 km.
Prevalgono climi caldi e piovosi nella zona equatoriale, dove si è sviluppata la grande Foresta Amazzonica, straordinariamente ricca di fauna, ma non mancano savane, praterie e anche alcune zone aride, soprattutto lungo le coste del Pacifico, dove si trova, nel Cile settentrionale, il deserto di Atakania, considerato il più arido del mondo.
La popolazione è di circa 340 milioni di abitanti, con la stessa densità dell'America Centro Settentrionale, 19 ab/km. Le zone più popolose sono le zone costiere in particolare in Brasile e lungo l'estuario del Rio de la Plata sulle cui rive sorgono le capitali dell'Argentina e dell’Uruguay.
Anche gli altipiani aridi, dato il clima fresco, possono presentare densità relativamente elevate, mentre quasi disabitate sono molte zone interne, sia per motivi storici che economici.
Prevale la popolazione urbana con tre centri: S.Paolo, Buenos Aires e Rio de Janeiro che superano i 10 milioni di abitanti, ma con altre metropoli, alcune delle altre capitali con una popolazione numerosa in crescita.
Il portoghese in Brasile e lo spagnolo, in quasi tutti gli altri stati, sono le lingue dominanti, mentre quasi assoluta è la presenza del cattolicesimo, anche se la persistenza di certe tradizioni locali è testimoniata dall'utilizzo di lingue amerinde e di culti autoctoni, che si sono integrati con il cattolicesimo.
I bianchi sono il culto somatico più numeroso, ma molti sono anche i meticci e non mancano anche gli amerindi e, in certe zone, anche i neri.
Le condizioni economiche sono di povertà, con la Bolivia, la Guyana e il Paraguay tra i paesi più settentrionali, mentre i più sviluppati sono l'Argentina e l’Uruguay e il Brasile.
Lo scarso sviluppo non è dovuto a carenze di risorse naturali che sono infatti in genere discrete, zone minerarie, foreste, zone adatte per la pesca, per l'allevamento e per l'agricoltura, ma sono imputate a vicende storiche e soprattutto geopolitiche, le dittature (Pinochet, Pèron e in Bolivia) che hanno tiranneggiato molti paesi; solo negli ultimi anni tornati a forme di democrazia, che hanno consentito un certo sviluppo economico grazie anche ai processi di industrializzazione, pur mantenendo nel settore primario e nei servizi di basso livello un maggior numero di occupati.
IL BRASILE
Superficie di oltre 8.500.000 km2, equivalenti a oltre il 40% dell'America meridionale. Sul piano morfologico, il territorio è occupato da pianure, da altopiani (Mato Grosso) e da rilievi antichi, con elevazioni fino a 3.000m, che si trovano a nord e ad est. Si segnalano grandi sistemi fluviali, tra cui quelli del Rio delle Amazzoni e dei suoi molti affluenti e del Paranà; importanti soprattutto per lo sfruttamento idroelettrico oltre che per la navigazione. I fiumi sono alimentati dalle precipitazioni, quasi ovunque abbondanti salvo che nel nord-est, mentre prevalgono temperature elevate.
La popolazione attuale è di circa 165.000.000 di abitanti, con una densità media di 19 ab/km2. La popolazione, formata in prevalenza da bianchi e meticci, (neri 6%), si concentra lungo le coste, mentre molte zone interne sono quasi disabitate: qui si trovano quasi tutte le principali città, tra cui S.Paolo principale centro economico, città più popolosa con circa 17.000.000 di abitanti, e Rio de Janeiro, nota soprattutto per l'interesse turistico e culturale. Altre città importanti sono: Recife, Bahia, Belo Horizonte, oltre a Manaos, che è il principale centro dell'interno, a parte la capitale BRASILIA, che fu fondata nel 1960 con lo scopo, non ottenuto, di sviluppare le zone interne.
Anche se esistono ancora elementi culturali autoctoni, la lingua dominante è quella portoghese e la religione prevalente è quella cattolica.
Le condizioni economiche sono quelle di un paese povero, con un reddito pro-capite inferiore ai 5.000$ e molto arretrato sul piano sociale, come indicato dall'alta mortalità infantile, dalla bassa durata media della vita, 66 anni, e dallo stesso paesaggio urbano con le Favelas, che si contrappongono ai grattacieli dei quartieri ricchi.
Il settore primario è ancora molto praticato, con importanti prodotti agricoli (caffè, cereali, cacao, zucchero, soia e tabacco), forestali, minerari (ferro, coxite, stagno, pietre preziose).
L'industria ha raggiunto un certo sviluppo nei settori di base e automobilistico; grazie anche ad investimenti stranieri, mentre il terziario è poco produttivo con afflussi turistici relativamente bassi, circa 3.000.000 di turisti all'anno.
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