Indicatori

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Categoria:Geografia Economica
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Dispense di Geografia economica
Classe V A – I.T.C.
Dispensa n° 3
Prof. Riccio
Le statistiche geografiche si basano sulla misurazione di alcuni indicatori, cioè parametri il cui valore fornisce indicazione sui fenomeni che avvengono in un paese o in una regione. Esistono indicatori di diverso tipo. Quelli che analizzeremo saranno alcuni tra gli indicatori demografico culturali e quelli economici.
Indicatori demografici e culturali
• Popolazione: rappresenta il numero degli abitanti rilevati a metà anno. I profughi non residenti in modo permanente nel paese ospite sono considerati parte della popolazione del paese d’origine.
• Densità demografica: è il totale della popolazione diviso l’estensione del territorio (abitanti/kmq).
• Crescita annua della popolazione: è un dato espresso in percentuale sulla popolazione totale e indica di quante persone è cresciuta la popolazione di uno Stato in un anno.
• Tasso di fecondità: indica il numero di figli che una donna partorirebbe mediamente durante la sua vita. Perché non vi sia un incremento demografico questo numero deve essere minore o uguale a 2.
• Speranza di vita: è il numero di anni che un individuo può sperare di vivere, in media.
• Mortalità infantile: è il rapporto tra il numero dei bambini morti in età inferiore a un anno e il numero dei bambini vivi nati nello stesso arco di tempo. Si calcola ogni mille bambini. Questo indicatore, unito alla speranza di vita, forniscono un’indicazione d i massima del tenore di vita medio. Un’alta durata media della vita e una bassa mortalità infantile sono indici di un buon tenore medio di vita, così come una bassa durata media della vita e un’alta mortalità infantile sono indici di un cattivo tenore medio di vita. Si deve tener conto delle differenze esistenti, soprattutto nei paesi meno sviluppati, fra gli strati sociali ricchi,nei quali la durata media è alta e la mortalità infantile bassa, e gli strati sociali poveri, nei quali queste situazioni sono ribaltate.
• Tasso di alfabetizzazione: è la percentuale di popolazione sopra i 15 anni in grado di leggere o scrivere.
• Indicatore di sviluppo umano (ISU): è un indicatore di sviluppo che, forse più di ogni altro, è rilevante in quanto fornisce indicazioni sulla condizione di vita all’interno di un paese. Viene utilizzato dalle Nazioni Unite a partire dal 1993 per valutare la qualità della vita nei paesi membri. Attraverso l’ISU (o HDI in inglese Human Development Index) si è cercato di tener conto di fattori che non potevano essere detenuti in modo massiccio da un singolo individuo, come l’alfabetizzazione e la speranza di vita e il PIL. Viene espresso con un numero tra 0 e 1 e si suddivide in nazioni ad alto sviluppo umano (i paesi con un indice tra 1 e 0,800), nazioni a medio sviluppo (indice compreso tra 0,799 e 0,500) e nazioni a basso sviluppo (indice compreso tra 0,499 e 0). Secondo l’ultimo rapporto delle Nazioni Unite (con indice relativo al 2004) nella fascia con basso sviluppo ci sono 31 paesi di cui 29 sono paesi Africani ai quali si aggiungono Haiti e lo Yemen. I paesi considerati a medio sviluppo sono 83, principalmente sono paesi in via di sviluppo e tra questi ci sono alcuni tra i paesi più popolati del mondo: Cina, India, Indonesia e Brasile. I paesi che hanno un indice sopra lo 0,8, e quindi con un alto sviluppo, sono 63 e principalmente tutti i paesi sviluppati di Nord America, Europa, Oceania e Asia dell’Est. A questi devono essere aggiunti i paesi fornitori di petrolio. L’ISU rappresenta la media aritmetica di: indice di aspettativa di vita, indice di educazione (dato dal livello di istruzione degli adulti e indice lordo di iscrizioni scolastiche) e PIL procapite.
Indicatori economici
In generale si tende a valutare l’economia di un paese considerando alcune variabili chiave, le più importanti delle quali sono il prodotto interno lordo (PIL), il tasso di disoccupazione e l’inflazione.
• Prodotto interno lordo (PIL): è la misura della ricchezza creata in un paese durante l’anno. È il valore monetario dei beni e servizi prodotti annualmente sul territorio nazionale. Stima il valore di mercato di tutti i prodotti finiti e dei servizi realizzati in un paese nel corso di un anno. Esistono due modi per misurare il PIL: il PIL nominale, valutato usando i prezzi effettivi di mercato di quello stesso anno, e il PIL reale, calcolato in base a prezzi costanti o invariati (per esempio prendendo come riferimento i prezzi del 2000). Le variazione del PIL reale costituiscono il miglior criterio di misura generalmente disponibile per stabilire il livello e la crescita della produzione. I dati relativi servono a controllare in modo attento l’andamento dell’economia di una nazione.
• Il tasso di disoccupazione: si ottiene calcolando la percentuale dei disoccupati sulla forza lavoro. La forza lavoro comprende tutte le persone occupate e quelle disoccupate in cerca di lavoro, mentre esclude i disoccupati che non cercano lavoro. Il tasso di disoccupazione tende a variare a seconda dei cicli economici: quando la produzione è ridotta, la domanda di mano d’opera diminuisce e il tasso di disoccupazione aumenta.
• Il tasso di inflazione: misura la variazione nel livello dei prezzi. Indica il ritmo di crescita o diminuzione del livello dei prezzi da un anno all’altro.
Quando i prezzi diminuiscono si parla di deflazione: in questo caso il tasso di inflazione è negativo.
Esistono altri indicatori economici molto importanti come:
• Il PIL – PPA procapite: tale indicatore non è altro che il rapporto tra il PIL di un paese e la popolazione dello stesso. È il principale indicatore del livello di sviluppo economico e della ricchezza di un paese. Il PIL dei diversi paesi espresso in moneta nazionale viene convertito i dollari USA per esigenze di compatibilità (solo così tale indicatore può dare un confronto tra i vari paesi). Il metodo di conversione è stato elaborato dalle Nazioni Unite con il metodo della PPA (parità di potere di acquisto): il fattore di conversione è definito come il numero di unità monetarie, in moneta nazionale, necessarie per acquistare sul mercato interno lo stesso “paniere” di beni che è possibile acquistare con un dollaro negli Stati Uniti.
• Debito pubblico: consiste nei totale dei prestiti accumulati dallo stato, ed è il valore totale delle obbligazioni (debiti) di proprietà del pubblico (famiglie, banche imprese, stranieri ed altri).
• Debito estero: è la quota del debito pubblico comprendente i prestiti contratti verso l’estero da debitori sia pubblici (governi nazionali) sia privati. È ciò che una nazione deve agli stranieri e prevede effettivamente una diminuzione dalle risorse disponibili ai cittadini della nazione debitrice. Rappresenta una riduzione delle possibilità di consumo di una nazione.
• La bilancia commerciale: indica il livello di importazioni ed esportazioni totali di beni e servizi di una nazione.

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