Le menzogne della notte

Materie:Scheda libro
Categoria:Generale

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Testo

Fiamma Bozzolo I°E
LE MENZOGNE DELLA NOTTE

Autore: Gesualdo Bufalino è nato a Comiso nel 1920 e vi è morto nel 1996. Ha scritto opere di narrativa (Diceria dell’untore, 1981; Argo il cieco, 1984; L’uomo invaso, 1986: Le menzogne della notte, 1988), poesie (L’amaro miele, 1982), aforismi (Il malpensante, 1987), antologie (Dizionario dei personaggi di romanzo, 1982), elzeviri, ovvero articoli giornalistici culturali (Cere perse, 1985), sicilianerie (Museo d’ombre, 1982; La luce e il lutto, 1988; Saline di Sicilia, 1988).
Con “Le menzogne della notte” ha vinto il Premio Strega nel 1988. Ha tradotto da Terenzio, Hugo, Madame de Lafayette, Baudelaire, Toulet, Giraudoux.

Casa editrice: Bompiani

Anno di edizione: 1988

Riassunto: In un’isola penitenziaria mediterranea, in epoca borbonica, quattro condannati a morte raccontano le proprie vite rivoluzionarie. Fra’ Cirillo, un anziano brigante, fa da mediatore a questi racconti, che sono intermezzati da pause di dialoghi e discussioni. Sui quattro uomini incombe una allettante proposta: chi rivelerà, in segreto, il nome del capo rivoluzionario detto Padreterno, salverà la vita a sé e agli altri tre condannati. Nessuno vuole fare la prima mossa, ma ognuno spera che fra loro ci sia un vigliacco. Dopo aver sentito le prime esperienze d’amore del giovane Narciso, la vita del barone Ingafù e del fratello cadetto, il parricidio da parte di Agesilao e un importante tradimento del poeta Saglimbeni, si scoprirà che non tutto è in verità come sembra.

Episodi particolari: (pag. 26-27) “I quattro erano rimasti seduti, ma, dentro, indifferenti non erano. […] … che ora lui si fosse scomodato sino a venire da loro, e si fidasse di accostarglisi senza soccorso di sorta, ecco, ne provavano nelle vene un solletico, un subbuglio, che, volendo dargli un battesimo, non poteva che intitolarsi ‘speranza’”.
(pag. 122) “Poiché bisogna dirlo: mi amava. Lo vedevo sulla sabbia delle vigne cercare, quando m’ero appena alzato dopo una siesta, l’incavo delle mie membra e coricarvisi dentro, quasi volesse nell’impronta calda calare il calco fuso di sé. Copiava inoltre i miei vezzi: il modo che ho di strofinarmi con l’indice la fossetta del mento, quando una bontà altrui, inattesa, mi sorprende; e di riavviarmi i capelli adagio dopo aver detto una bella frase… M’amava. O meglio, voleva essere me, che è forse il più istantaneo e assoluto connotato dell’amore.”

Motivo della scelta di questi episodi: i quattro prigionieri sono totalmente fedeli al loro capo Padreterno e sarebbero disposti a morire per lui, ma quando la visita del Governatore annunzia loro un barlume di speranza di vita si sentono meno sicuri di essere disposti a sacrificare la loro vita per questo misterioso uomo.

Il ragazzo è affascinato dalla personalità di Saglimbeni, tanto che si appropria di alcuni modi di fare del poeta. L’uomo descrive ciò come un amore, ed è infatti un amore quello che prova Amabile, un amore diverso da quello comunemente inteso tra uomo e donna. Questo amore non verrà ricambiato da Saglimbeni, il quale commetterà un gesto che porterà il ragazzo al suicidio.

Significato personale: Questo libro mi ha molto affascinato già dalla descrizione dell’isola. E’ infatti scritto con uno stile narrativo molto coinvolgente e ironico. L’idea è originale e la trama è ben inserita nel contesto storico dei moti rivoluzionari. Mi è piaciuto anche il modo in cui tutto viene stravolto negli ultimi due capitoli, smentendo ogni parola letta nei precedenti dodici. Ciò fa infatti sentire il lettore uno sprovveduto, come quando leggendo un giallo si scopre che l’assassino è la persona che si è sempre ritenuta innocente.

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