La patologia di Narciso

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Testo

Mappa concettuale
Motivazioni
Mito di Narciso
Chi sono i Narcisisti?
Una classificazione del Narcisismo
Gabriele D’annunzio
Il 1919 in Italia
L’influenza del superuomo nella produzione di D’Annunzio
Il superuomo di Friedrich Nietzsche
Conclusioni
Bibliografia
Il narcisismo è un argomento che ha sempre attirato il mio interesse e talvolta sono stata definita come una persona narcisista, fino a convincermi che questo potesse essere vero.
Quando è arrivato il momento di scegliere l’argomento da trattare nella mia tesina mi sono ricordata di queste "accuse" e come prima cosa mi sono domandata: Chi sono i narcisisti?
Questo termine viene spesso utilizzato impropriamente, tanto che la semplice vanità viene spesso scambiata per narcisismo,ma in realtà il narcisismo è questo e molto di più.
Documentandomi ho scoperto che il narcisismo è una vera e propria patologia.
Ma prima di chiarire che cos’è il narcisismo e quali siano le sue caratteristiche è necessario spiegare da dove derivi questo termine…
La ninfa Liriope, avendo appena dato alla luce il figlioletto Narciso, domanda a Tiresia, il cieco veggente, se Narciso potrà giungere ad una lunga vecchiaia.
Tiresia risponde che Narciso potrà aspirare ad una lunga vecchiaia, ad una condizione: “Se non conoscerà se stesso”.
Narciso cresce, diventa un giovanetto con un cuore arido.
È talmente pieno di superbia e pieno di sé che non ha attenzioni per nessuno tranne che per se stesso, rifiuta tutte le offerte d’amore nei suoi confronti.
La ninfa Eco, dopo aver incontrato Narciso, se ne innamora, ma è impossibilitata ad esprimere il suo sentimento d’amore, perché può ripetere solo le ultime parole pronunciate dagli altri.
Narciso ignora Eco, che disperata, si rifugia all’interno di una caverna dove inizia a perdere peso, fino a che di lei non rimane che la voce.
Gli Dei pensano di punirlo con un forte caldo che spinge il giovane alla ricerca di uno stagno per dissetarsi.
Quando lo trova, Narciso si sporge per bere e vede la sua immagine riflessa nell’acqua, sbalordito esclama: “Che sublime bellezza, non posso più vivere senza che essa risplenda continuamente nei miei occhi”.
Narciso si innamora all’istante di se stesso.
Ma la profezia di Tiresia si avvera e Narciso muore.
Si dice che Narciso anneghi nel tentativo di toccare quel volto così bello. Si dice che muoia perché, rimanendo tanto tempo davanti alla sua immagine come incantato, Narciso cominci a perdere le forze.
Il mito narra che il giorno seguente, le Ninfe giungono allo stagno e Narciso non c’è più, al suo posto è cresciuto un fiore bianco e giallo, al quale viene dato il nome del giovane.
Da questo mito deriva il termine Narcisismo, il quale descrive una condizione psicologica e culturale dell'individuo.
Secondo il noto psicoanalista Alexander Lowen i narcisisti non si preoccupano tanto di come si sentono ma di come appaiono, tendono a essere seduttivi e manipolativi, aspirano ad ottenere il potere e il controllo sugli altri, sono egoisti e presi dai loro interessi.
La caratteristica tipica di tutti gli individui narcisistici è la mancanza o il rifiuto dei sentimenti.
I Narcisisti presentano varie combinazioni di intensa ambizione, fantasie grandiose, sentimenti di inferiorità ed eccessiva dipendenza dall'ammirazione e dall'approvazione altrui. Sono tipici anche l'incertezza cronica e l'insoddisfazione di se stessi, la crudeltà e lo sfruttamento nei confronti degi altri.
I disturbi narcisistici furono oggetto di studio già nel 1914 da parte di Freud, il quale sosteneva che questi soggetti hanno una soddisfazione erotica dalla conteplazione del proprio corpo, e ciò può essere riscontrato nella maggior parte delle persone.
Secondo Freud noi abbiamo originariamente due oggetti sessuali: noi stessi e la persona che si prende cura di noi. Questa convinzione era basata sull'osservazione che un bambino può derivare del piacere erotico dal proprio corpo come anche da quello della madre. Pensando a questo, Freud ipotizzò che un narcisismo primario sia presente in ogni essere umano, narcisismo che può rivelarsi per alcuni l'elemento dominante nella scelta oggettuale. Il problema è di capire se esiste una fase normale di narcisismo primario. Se esiste allora un eventuale sviluppo patologico può essere considerato come il fallimento, da parte del bambino, nell'evoluzione dalla fase dell'amore del sè (narcisismo primario) all'amore d'oggetto(diretto verso gli atri).
Alexander Lowen all’interno del suo saggio “il Narcisismo” distingue cinque tipi di turbe narcisistiche che si differenziano per caratteristiche e per gravità, e sono:
-La personalità paranoide, è caratterizzata da una vera e propria megalomania, i soggetti paranoidi sono convinti di essere al centro degli sguardi e di ogni discorso, questo perché si sentono davvero speciali. La loro alienazione è evidente quando non riescono più a distinguere tra fantasia e realtà. Si tratta quindi di una paranoia a tutti gli effetti.
-La personalità psicopatica, tutte le personalità psicopatiche si considerano superiori agli altri e dimostrano un’arroganza che rasenta il disprezzo per l’umanità in genere. Come gli altri narcisisti, negano i proprio sentimenti. Particolarmente caratteristica delle personalità psicopatiche è la tendenza a mentire, imbrogliare, rubare e persino uccidere senza dar segno di rimorso.
Le personalità psicopatiche mostrano un bisogno di gratificazione istantanea, un’incapacità di contenere i desideri e di sopportare le frustrazioni.
-La personalità Borderline, i soggetti con questa particolare personalità possono manifestare o non manifestare apertamente i sintomi caratteristici del narcisismo. Ma anche se apparentemente è meno evidente il carattere narcisistico, non è per questo meno presente.
Il senso di inferiorità e di superiorità coesistono anche se uno può essere più evidente dell’altro.
-Il carattere narcisistico, i caratteri narcisistici hanno un’immagine dell’io grandiosa, non sono solo un po’ meglio degli altri, sono i migliori, non sono abbastanza attraenti sono i più attraenti. Hanno la necessità di sentirsi perfetti e di essere considerati tali dagli altri. Possono avere un’opinione troppo alta di se stessi, ma spesso anche gli altri li tengono in grande considerazione proprio a causa del loro successo. I caratteri narcisistici non sanno assolutamente rapportarsi con le altre persone in maniere reale e umana.
-Il carattere fallico-narcisistico, i soggetti con questa personalità esagerano la propria immagine sessuale e se ne preoccupano, sono sicuri di sé, arroganti vigorosi e imponenti. Nella letteratura queste personalità sono state definite fallico-narcisistiche. Il narcisista fallico tende a stabilire con la persona amata più un rapporto narcisistico che non una relazione d’oggetto.
Come nel soggetto uomo anche la donna si preoccupa della propria immagine sessuale. Anche questa donna è spesso arrogante, vigorosa, sicura di sé e ha una forte presenza. Il suo narcisismo è evidente nella tendenza a misurare il proprio valore in base alla capacità di seduzione.
Un esempio di personaggio narcisista è Gabriele D’Annunzio, questo lo si percepisce dalle sue opere, che sono una continua a minuziosa autobiografia, Thomas Mann disse di lui: è come uno che sta sempre alla finestra, per farsi ammirare dalla gente che passa. D’Annunzio con i suoi atteggiamenti estetizzanti, narcisistici, immorali e supeomistici diventò un mito di massa.
Durante la sua vita è stato protagonista di diverse avventure eclatanti, tanto da essere ricordato non solo come poeta ma anche come uomo di storia.
Gabriele D’annunzio nacque a Pescara nel 1863. S’iscrisse alla facoltà di Lettere dell’università di Roma, ma non giunse mai alla laurea, perché allo studio sistematico preferì la vita mondana della capitale, dove visse frequentando i salotti più rinomati, i circoli letterari e le redazioni dei giornali e delle riviste.
Tuttavia la partecipazione alla vita mondana non impedì al poeta di dedicarsi con lavoro instancabile a una feconda attività letteraria.
Nel 1883 rapì e poi sposò donna Maria Hardouin, dalla quale poi si separò, passando ad altri amori.
Momenti salienti della sua vita furono il viaggio in Grecia con alcuni amici sul panfilo “Fantasia” di Edoardo Scarfoglio, la relazione amorosa con l’attrice Eleonora Duse, il soggiorno a Firenze, nella villa detta “La Capponcina”.
Egli sedeva in Parlamento sui banchi della Destra, ma passò clamorosamente all’estrema sinistra dicendo che, come uomo di intelletto, andava verso la vita.
Alla Capponcina visse per qualche tempo come un signore del Rinascimento, circondato da belle donne, armi, cavalli e servi, conducendo una vita sfarzosa, ma senza pagare i debiti che via via contraeva. Per evitare i fastidi dei creditori lasciò l’Italia e andò in “volontario” esilio in Francia.
Allo scoppio della Grande Guerra tornò in Italia e partecipò al conflitto, compiendo numerose azioni di valore, tra cui la “Beffa di Bύccari”.
Nella notte tra il 10 e l’11 Febbraio 1918, contro la flotta Austriaca ancorata nella rada di Bύccari in Croazia, tre torpediniere italiane lanciarono in mare tre bottiglie contenenti un messaggio scritto dalla stesso D’Annunzio con significato patriottico.
Il volo su Vienna, invece, fu compiuto il 9 Agosto 1918 da una squadriglia di apparecchi che lanciarono sulla città migliaia di manifesti, in cui si leggeva: “Viennesi! Imparate a conoscere gli italiani. Noi voliamo su Vienna, potremmo lanciare bombe a tonnellate.
Non vi lanciamo che un saluto a tre colori: i tre colori della libertà”.
Finita la guerra poiché gli alleati non volevano riconoscere l’annessione di Fiume all’Italia, nel 1919, D’Annunzio con i suoi legionari occupò Fiume, reggendola fino al 1920, quando si ritirò per non spargere sangue fraterno combattendo contro le truppe inviate dal Governo di Roma.
Dopo l’impresa di Fiume, D’Annunzio, visse fino alla morte nei pressi di Brescia sulle rive del lago di Garda, nella sua villa raccolse innumerevoli cimeli della Grande Guerra.
Per comprendere a fondo i motivi che spinsero D’Annunzio a impegnarsi nella conquista di Fiume bisogna analizzare la situazione dell’Italia in quel tempo.
La guerra era da poco finita e l’Italia si vide riconosciuti solo alcuni territori che le erano stati promessi dagli accordi di Londra del 1915, infatti recuperò Trento e Trieste, guadagnò l’Alto Adige e Zara, ma fu esclusa dalla spartizione delle colonie tedesche e inoltre gli alleati non vollero riconoscere l’annessione di Fiume all’Italia.
La guerra aveva rappresentato un evento sconvolgente sia per i vinti che per i vincitori, ma anche il 1919 e gli anni immediatamente successivi non furono da meno. Ai quasi dieci milioni di vittime cadute sui campi di battaglia, ai mutilati e ai prigionieri si aggiunsero i devastanti effetti delle malattie causate dalla denutrizione e dalle privazioni igieniche imposte nel corso del conflitto.
Inoltre sugli stati gravava un enorme indebitamento causato dalla spesa militare e la loro economia era stata sconvolta. L’agricoltura privata dei suoi lavoratori subì colpi durissimi e nelle grandi città i beni di prima necessità scarseggiavano. I prezzi aumentavano senza tregua a differenza dei salari, le merci finiscono per sparire dal mercato ufficiale per poi comparire a prezzi enormemente maggiorati sul mercato nero. Proprio per questa complessa situazione il 1919 e il 1920 furono gli anni del Biennio Rosso, anni di grandi manifestazioni operaie, di scioperi e agitazioni contadine.
Questa situazione di crisi e di ingiustizia portò D’Annunzio a compiere un’impresa che sarebbe stata l’ottima occasione per mettersi in mostra e diventare un personaggio ancora più celebre.
Il 1919 è anche l’anno di nascita ufficiale del fascismo. Nei confronti del fascismo D’Annunzio tenne un atteggiamento ambiguo, fatto ora di indipendenza sprezzante, ora di benevolo appoggio.
D’Annunzio influenzò anche il Fascismo e gli fornì gli schemi delle celebrazioni esteriori, dei discorsi maestosi ma vuoti, dei messaggi e dei motti e la teatralità dei gesti.
Sono state conservate delle lettere spedite da Gabriele D’Annunzio a Mussolini, prima dell’impresa di Fiume:

“Mio caro compagno, Il dado è tratto. Parto ora. Domattina prenderò Fiume con le armi. Il Dio d'Italia ci assista. Mi levo dal letto febbricitante. Ma non è possibile differire. Ancora una volta lo spirito domerà la carne miserabile. Riassumete l'articolo che pubblicherà la Gazzetta del Popolo e la fine e sostenete la causa vigorosamente, durante il conflitto. date intera
Vi abbraccio
Gabriele D’Annunzio
11 Settembre 1919”
E successivamente all’occupazione di Fiume:
“Mio caro Mussolini,
io ho rischiato tutto, ho avuto tutto, ho dato tutto. Sono padrone di Fiume, del territorio, d'una parte della linea d'armistizio, delle navi e dei soldati che non vogliono obbedire se non a me. Non c'è nulla da fare contro di me. Nessuno può togliermi da qui. Ho e tengo Fiume finché vivo, inoppugnabilmente. lottiamo d'attimo in attimo, con un'energia che fa di quest'impresa la più bella dopo la dipartita dei Mille.
Io ho tutti i soldati qui, tutti soldati in uniforme di tutte le armi. E' un'impresa di regolari.
Dobbiamo fare tutto da noi, con la nostra povertà.
Se almeno mezza Italia somigliasse ai fiumani, avremmo il dominio del Mondo. Ma Fiume non è se non una cima solitaria dell'eroismo, dove sarà dolce morire.
Su scotetevi
Io non dormo da sei notti e la febbre mi divora. Ma sto in piedi e domandate come a chi mi ha visto. Alalà”

L’incontro di D’Annunzio con Nietzsche risale agli anni 90, e trova testimonianza nel “Trionfo della morte” del 1894.
Questo romanzo tratta la storia di Giorgio Aurispa, il quale da due anni intrattiene una relazione con Ippolita Sanzio.
Giorgio è ossessionato dalla gelosia per la donna, così si separano per breve tempo e Giorgio torna così nel suo paese di origine, in Abruzzo, e qui cerca di riprendere i contatti con la famiglia.
Anche la sua famiglia però è segnata dalla violenza e dalla sofferenza, il padre tradisce la moglie e sperpera il denaro con le amanti e un suo zio morto suicidato lascia l’eredità a Giorgio.
Giorgio riprende la relazione con Ippolita ma è perseguitato dall’idea della morte fino a convincersi che solo con la morte potrà liberarsi dal tormento della passione, così si uccide trascinando con sé la donna.
Non solo questo romanzo fu influenzato dal concetto di superuomo, ma tutta la produzione letteraria di D’Annunzio.
Egli diede un suo significato al termine superuomo ignorando, o fingendo di ignorare, il significato profondo del termine, lo deformò e lo adattò al suo temperamento sessuale, facendo del superuomo un individuo destinato a dominare.
D’Annunzio può così trasformare la figura del Dandy, facendolo diventare il superuomo.
L’esteta unisce ora al culto della bellezza quello della forza.
Il concetto originale di superuomo utilizzato da Nietzsche è il seguente.
Con l’avvento di un’epoca segnata dalla morte di Dio e al conseguente smarrimento dell’uomo, non resta che diventare divinità a se stessi, affermando l’avvento del superuomo, e cioè di colui che, distrutto ogni valore, rifonda su se stesso il proprio destino. La nuova epoca vede la nascita del superuomo o oltreuomo.
L’oltreuomo è oltre perché si pone al di là del tipo di uomo fino ad ora esistito, e cioè il conformista, l’uomo che teme punizioni divine e nutre la speranza di un destino ultraterreno migliore di quello terreno. L’oltreuomo è fedele alla terra, non tende ad un mondo di illusioni, dice sì alla vita e nutre in sé la volontà di potenza.
Ma non bisogna fraintendere, il superuomo non è un uomo più forte in senso biologico o naturale. Il superuomo, infatti, conta sulla forza dello spirito.
Ciò che caratterizza il superuomo è la volontà di potenza e cioè la volontà di superamento dell’esistente. La volontà di potenza è la forza e l’energia in grado di rompere gli schemi.
Come avevo già spiegato inizialmente ho scelto di approfondire questo argomento per chiarirmi le idee su chi sono i veri narcisisti.
Alla fine di questo percorso ho compreso che il termine “narcisista” è spesso male utilizzato, che si conosce troppo poco il significato profondo di questo particolare disturbo della personalità, che non è assolutamente da sottovalutare.
Concludo affermando che dopo essermi sapientemente informata non mi reputo una persona narcisista, magari solo un po’ vanitosa.
Alexander Lowen “Il narcisismo” L’identità rinnegata
http://digilander.libero.it/fiammecremisi/approfondimenti/carteggio.htm
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