La morte a Venezia

Materie:Scheda libro
Categoria:Generale
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Testo

Scheda Libro
La morte a Venezia
di Thomas Mann
Autore
Thomas Mann, scrittore premio Nobel 1929 per la letteratura; ha scritto romanzi e racconti, frutto di acuta osservazione psicologica, tra i più noti: I Buddenbrook (1901); Altezza reale (1909); La montagna incantata (1924); Tristano (1939); La morte a Venezia (1913) e altri ancora; autore anche di saggi e scritti politici.
Personaggi
Gustav von Aschenbach, il protagonista, è un uomo di bassa statura, grasso sulla cinquantina che però, pur avendo molta cura di se appare alla vista della gente di almeno dieci anni più vecchio.
Tadzio, il co-protagonista, è un ragazzino di quattordici anni circa di nazionalità polacca, il suo aspetto abbastanza femminile è la sua caratteristica principale.
Ambientazione
La prima parte della storia si ambienta a Monaco, dove il protagonista vive; poi la vicenda, come ci indica il titolo, si sposta definitivamente a Venezia, ed è lì che anche si conclude il lungo racconto.
Fabula
In un’afosa giornata di maggio di un anno agli inizi del Novecento, lo scrittore Gustav Aschenbach (von Aschenbach dopo che i suoi meriti letterari lo avevano elevato al rango nobiliare) mentre attende il tram davanti al cimitero del Nord, a Monaco, è colpito da un personaggio inconsueto, dall’aspetto uno straniero, che suscita in lui il desiderio di evadere dalla quotidianità. Decide di trascorrere un periodo di riposo in un’isola dell’Adriatico. Da qui, insoddisfatto, s’imbarca per Venezia su un sudicio battello italiano; a bordo conosce tipi inquietanti, un impiegato del pizzo, un viaggiatore che nasconde la sua decrepita vecchiaia sotto il trucco e gli abiti giovanili. A Venezia Gustav von Aschenbach viene trasportato al Lido, all’Hotel des Bains, da un gondoliere scorbutico e sgradevole. Tra gli ospiti dell’albergo si distingue per la sua bellezza femminea un ragazzo polacco di quattordici anni; Aschenbach, a poco, a poco, riesce a percepire dalle voci degli amici il nome del ragazzo: Tadzio. Le frequenti occasioni di vedere Tadzio generano nell’animo del protagonista tutto un insieme di sentimenti, dall’ammirazione estetica al disagio inconfessato, fino a quando l’afa di Venezia lo convince a ripartire all’improvviso, ma basta un imprevisto a far si che Aschenbach si trattenga ancora nel luogo dove è presente l’oggetto del suo amore.
Intanto si diffonde la voce che il colera, proveniente dall’Asia, ha mietuto le sue prime vittime, ma le autorità fanno di tutto per minimizzare il pericolo.
Aschenbach non ha paura della malattia, anzi, spera che possa rimanere da solo con il ragazzo sull’isola resa deserta dall’epidemia. Una serata trascorsa davanti allo spettacolo di un gruppo di suonatori ambulanti, gli rivela la presenza di un ambiguo chitarrista, che provoca una sinistra risata collettiva fra gli ultimi ospiti dell’albergo. Aschenbach, dopo aver sognato un’orgia scatenata che lo stanca nell’animo e nel corpo, si affida alle cure di un puntiglioso parrucchiere che lo sottopone ad un maquillage completo. Alla fine Aschenbach, ormai in preda alla malattia, seduto su una poltrona di fronte al mare, vede Tadzio che cammina sulla spiaggia: quando il ragazzo gli getta uno sguardo lo scrittore muore, e proprio in quell’attimo gli sembra che Tadzio e gli indichi un punto e lo preceda a volo « verso », citando i versi dell’autore « benefiche immensità »; dopo alcuni minuti qualcuno soccorre l’uomo accasciato sulla poltrona già morto.
Ercoli Daniel II B

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