"Il giorno della civetta" di L. Sciascia

Materie:Scheda libro
Categoria:Generale

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Data:16.01.2001
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Testo

ARGOMENTAZIONE: “ IL GIORNO DELLA CIVETTA “ DI L. SCIASCIA

“Il giorno della civetta” di L.Sciascia è un lungo ed intricato racconto, nel quale indagini poliziesche e misteriosi omicidi rimandano alla complessa e tragica verità della mafia siciliana.
Il racconto si svolge in una Sicilia della seconda metà del 1900, ma non vi sono date che evidenziano ciò, solamente dai fatti e da diverse citazioni riguardanti uomini politici del periodo (es. Togliatti) è possibile ricavare questa informazione.
Vi sono inoltre diversi riferimenti alla politica e alla costituzione italiana relativa al dopoguerra.
I luoghi del romanzo non vengono citati tutti, piuttosto vi sono delle iniziali come B. e S. e sicuramente si riferiscono ad alcune località siciliane non molto note.
Solo nell’ultima parte del libro le vicende si svolgono a Parma, città natale di uno dei protagonisti: il capitano dei carabinieri Bellodi, trasferitosi in Sicilia.
Egli indaga su un omicidio di mafia molto intricato e riesce a scoprire la verità, che purtroppo verrà sopraffatta dalla mafia.
La mafia è sicuramente la protagonista per antonomasia, ma viene considerata un’entità non ben riconoscibile.
Don Mariano Arena è la personificazione della mafia; un uomo potentissimo con “amicizie” in politica.
Questi due personaggi si ritrovano faccia a faccia a confrontare giustizia e mafia, come se entrambi i concetti viaggiassero parallelamente e si unificassero al momento della verità.
Tra Bellodi e Arena si intersecano altri personaggi della realtà mafiosa come Pizzico e Manchica, detto Zecchinetta, presi con l’inganno con una lettera di confessione di Nicolosi e Dibella, detto Parinieddu, confidente delle forze dell’ordine.
I due diventano vittime del sistema mafioso oltre a Colasberna, il primo uomo ucciso e movente principale delle indagini.
Sciascia vuol mettere in evidenza il potere della mafia su una Sicilia che tace per il terrore, e come le istituzioni corrotte ed impotenti non siano in grado di far fronte a questo problema.
In secondo luogo è importante sottolineare come l’autore renda bene l’idea del mafioso che a sua volta diventerà vittima della mafia stessa, come Pizzico e Manchica.
Un terzo elemento di rilievo è dato da alcune telefonate anonime riportate tra un interrogatorio e l’altro. Sicuramente si tratta di personaggi di un certo calibro, sia all’interno dell’istituzione mafiosa, sia all’interno della politica e del governo.
Quindi il fallimento dello stato non è dato dal singolo cittadino mafioso, bensì dal governo stesso, in quanto complice della più pericolosa associazione criminale italiana.

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