La figura dell'esteta nel tempo

Materie:Tesina
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Testo

LA FIGURA DELL’ESTETA NEL TEMPO

INTRODUZIONE:

Nella mia tesina espongo come la figura dell’esteta è mutata nel corso del tempo, riportando gli esempi di Arbitrer Petronio, Søren Kierkegaard, Oscar Wilde e Gabriele D’Annunzio.
Si potrebbe discutere a lungo su cosa voglia dire essere un “esteta”, il significato più esaustivo è fornito da queste tre accezioni principali:

1. La prima identifica nell’esteta colui che “subordina il vero e la morale ai valori estetici” ed ha “il culto della bellezza”.
2. La seconda vede in lui semplicemente “chi si applica allo studio dell’arte e dell’estetica”.
3. La terza lo identifica come “chi trae da un’accurata e raffinata educazione del gusto alla bellezza una norma di vita e di comportamento che lo conduce ad un superiore dilettantismo intellettuale, alla ricerca di sensazioni squisite, e anche a un’eleganza estrema di vita, di abbigliamento, di espressione e di comportamento”.

La definizione che io approfondirò è quella che si ritrova nella cultura inglese, che afferma che l’”aesthete” è “una persona che professa uno speciale apprezzamento per ciò che è bello, e si sforza di portare le sue idee sulla bellezza a manifestazione pratica”, che è la fusione tra la prima e la terza definizione, ossia la fusione tra il lato teorico e quello pratico, visto che senza una continua educazione al bello l’azione non conta, e senza azione la conoscenza diviene inutile.

ARBITRO PETRONIO: (? – Cuma 66 d.C.)

Petronio può essere considerato il primo esteta. Di non conosciamo molto: le uniche fonti su di lui ci sono giunte dagli Annales di Tacito, nelle quali lo reputa l’autore del Satirycon.

La figura dell’esteta:
• Arbitrer elegantiae: tradotto letteralmente significa arbitro di raffinatezza. Petronio con la sua raffinatezza, con il suo gusto estetico e la sua capacità di intrattenitore affascinò a tal punto Nerone che lo accolse nella sua corte facendone un punto di riferimento e si affidò totalmente a lui nella scelta dei piaceri più ricercati.
• Dormiva di giorno e dedicava la notte ai piaceri ma anche alle cose serie.
• Non amava il lavoro, a questo preferiva l’ignavia, la pigrizia.

Il suicidio:
• La fama che aveva acquisito a corte e il favore di Nerone, scatenarono l’invidia e l’odio di Tigellino, che lo accusò di fare parte della congiura di Pisone contro l’imperatore.
Petronio non volle attendere che gli giungesse l’ordine di morire, quindi decise di farsi recidere le vene, e poi di farsele richiudere, rallentando così il momento della fine. Egli passò le ultime ore a banchetto a discorrere non sui i soliti discorsi sull’immortalità dell’anima (alla maniera dei saggi e degli uomini forti come Seneca), bensì ascoltando poesie di contenuto poco serio e amene discussioni.
→ da ciò traspare il suo distacco verso qualsiasi forma di ipocrisia, la sua calma e la non esagerazione del suicidio, che sono fattori determinanti per un esteta, in quanto l’esteta non si mette mai in mostra.

La critica:
• Petronio nel Satirycon spiega con distaccata ironia il contesto sociale delle classi emergenti e dei nuovi ricchi. L'autore offre il ritratto di una società ormai corrotta e avida in cui sono orinai espliciti i sintomi di un decadimento sociale.
• La sua critica, però, non è di natura morale, bensì di natura estetica → ciò che egli disapprova è il cattivo gusto.
• In questo modo ha affinità con gli esteti decadenti, in quanto sostituisce alle leggi morali le leggi del bello e poiché disprezza il ceto inferiore del liberti arricchiti, che ostentavano la loro ricchezza ma rimanevano di umili origini, di educazione inesistente e di grossolani gusti. → Trimalchione

SØREN KIERKEGAARD: (Copenaghen 1813-1855)

La sua filosofia illustra diverse possibilità di vita: i primi due momenti, lo stadio estetico e lo stadio etico, vengono superati, sotto la spinta della noia, per arrivare allo stadio assoluto: lo stadio religioso.

Stadio estetico:
• è la forma di vita di chi esiste nell’attimo, nella quale l‘uomo “è immediatamente ciò che è”, ossia il comportamento di colui che, rifiutando ogni vincolo o impegno continuato, cerca l’attimo fuggente della propria realizzazione, all’insegna della novità e dell’avventura. Nella vita estetica si esclude la ripetizione, che implica sempre monotonia e toglie l’interessante alle vicende più promettenti. Questo stadio fallisce a causa della noia, poiché l’esteta, vivendo attimo per attimo non si è impegnato in niente, nemmeno nelle scelte di vita, e quindi la sua esistenza si rivela vuota. Inoltre, colui che non vuole approfonditamente nulla, è ovvio che ricada nella noia.
→ poiché rifiuta ogni vincolo, il seduttore non si lega a nessuna donna particolare perché vuole non poter scegliere.

Il desiderio di immediatezza:
• Per Kierkegaard l’esteta è teso solo al soddisfacimento di sempre nuovi desideri e considera il mondo come uno spettacolo da godere. Si lascia vivere momento per momento, vive nell’istante, cioè vive per cogliere tutto ciò che vi è d’interessante nella vita, trascurando tutto ciò che è banale, ripetitivo e meschino. Il suo motto è la massima del poeta latino Orazio: carpe diem (cioè "cogli l’oggi", vivi alla giornata e credi nel domani il meno possibile).

Il seduttore:
• Kierkegaard identifica la figura dell’esteta in quella del seduttore, precisamente nela figura di Giovanni, che pone il suo godimento non nella ricerca sfrenata e indiscriminata del piacere, ma nella limitazione e nell’intensità dell’appagamento, quindi non gli importa tanto di possedere la donna, quanto goderne esteticamente il cedimento e l’abbandono.
• Il seduttore di Kierkegaard non è un seduttore sensuale (come il Don Giovanni Mozartiano), bensì un seduttore intellettuale, ossia colui che vuole vivere poeticamente, essendo dotato di una raffinata sensibilità che gli permette di cogliere sempre il lato interessante della vita. Egli ha natura contemplativa e riflessiva e tramite l’uso dell’arte dello spirito e del magistero della parola vuole portare la donna a quel punto di turbamento nel quale perde il proprio equilibrio ed è pronta a qualsiasi sacrificio.

OSCAR WILDE: (Dublino 1854 - Parigi 1900)

• He is the most important English aesthete and makes his life like a work of art, inspired by Walter Pater, who, starting to the reflection that life is a whole of pulsations which must be exepienced across sensations, conceived the concept of “life like a work of art”.

He embodied the figure of the dandy: an aristocrat whose elegance is a symbol of the superiority of his spirit, who squader money, that for the borgeois is sacred. The Wildean dandy was interest only in beautiful clothes, good conversation and delicious food. He believed that only art could prevent the dead of the soul.

There is a difference beetwen him and the other decadents, infact he didn't live outside world, but he did all his best to become popular and famous.
• The Aestheticism reflected the sense of frustration of the artists and their reaction against the materialism of the society, a reaction against the moralism and the utilitarian view of Victorian society.
In this period borne the figure of the bohemian, he embodied his protest against the monotony and the vulgarity of bourgeois.

• In the Preface of “The Picture of Dorian Gray” we can see the Manifesto of Eanglish Aestheticism and how he embodies his view of art and the artist.

1. The artist is the creator of beautiful things.

Aesthete believed that Form was the essence of Beauty an Beauty was the highest perfection of human endeavours.

2. They are the elect to whom beautiful things mean only Beauty. There is no such thing as a moral or an immoral book. Books are well written, or badly written. That is all.

Art is a superior value that can’t be judge on moral, but only on aesthetic grounds. That can be summarized in the phrase “Art for Art’s sake”.

3. No artist has ethical sympathies. An ethical sympaty in an artist is an unpardonable manerism of style.

The aesthete refuses the moral rules and the conventions, he arrives to accept the crime because it indicates free action without rules.

4. Vice and virtue are to the artist materials for an art.

Art can talk about everything, because it’s indipendent and is the most perfect thng in the word, the only thing that is eternal, that can stop time.

5. All art is quite useless.

Art flees to the repesentation of storical and social reality and close herself in the only celebration of herself, without any pratic or utilitaristic aim. It’s socially uselesse, it became Pure Art.

• The only way for the aesthete to distinghiush his self by the masses is the cult of Beauty, the search of the finer things in life. The artist fell like an exile in the society, he doesn’t recognise his self in the values of the society, he searches to overcome the borgeous world that despise.
Aesthete serches eroism, glory, a supreme ideal of beauty.

GABRIELE D’ANNUNZIO: (Pescara 1863 - Gardone Riviera, Brescia 1938)

Gabriele D’Annunzio è un esponente del Decadentismo italiano; egli incarna la figura dell’esteta fusa insieme a quella del poeta-vate (ossia un poeta di alta ispirazione, la cui poesia ha toni sacrali, quasi profetici, ed è specificatamente animata dall’impegno civile).

Il verso è tutto:
• Nel brano tratto dal Piacere si esprime il mito della bellezza d’annunziana: l’arte viene vista come valore supremo che porta all’assoluto, e nell’arte ha un posto di rilievo la parola. Per D’annunzio il “come è maggiore del cosa”, ossia la forma è più importante dei contenuti (come si può vedere in Alcyone).

La figura dell’esteta:

• Disprezzo per la borghesia: Poichè i primi valori della logica borghese sono l’utile, la produzione, il guadagno, a essi Baudeleraire oppose un valore inutile, sterile, senza tornaconti economici: la Bellezza intesa come perfezione assoluta, misteriosa e non umana. cultore della bellezza, colui che affetta eleganza e ricercatezza, contro la volgarità non tanto delle masse, quanto dell’arroganza borghese; il dandy dissipa denaro, che per il borghese è sacro, infrange il moralismo dominante, assume un atteggiamento di aristocratico del gusto in una società in cui l’aristocrazia di sangue non ha più peso reale. D’Annunzio si offre come mito di massa quando si identifica come un genio solitario e superiore, che disprezza aristocraticamente la massa e si circonda di esperienze “esclusive” e raffinate. (paradosso!). Radice del dandismo è il disgusto aristocratico per il “grigio diluvio demacratico”. Non si tratta più tanto di un’opposizione al mondo borghese, quanto di un’ideologia contraria all’acesa politica delle masse. Le masse possono partecipare alla storia solo se guidate da profeti ardimentosi e ispirati. In tal modo il dandy può diventare di nuovo poeta-vate, guida del popolo. Ma il poeta-vate dannunziano non è più il poeta che vuole guidare la nazione in nome di ideali universalmente umani (come carducci e hugo): è il demagogo che soggioga una massa disprezzata e creduta indegna di diritti politici. Sia il dandy sia il poeta-vate sono al di sopra della comune umanità, ma non ne possono fare a meno. D’annunzio è impensabile al di fuori delle strutture della società di massa.
( divismo ( per quanto sia lontano dalla folla, il divo vive in sua funzione.

• Il dandy: alla cultura sostituisce il gusto → grande forza sensitiva
Bisogna fare della propria vita un’opera d’arte e per fare ciò bisogna avere tutto sotto controllo (Habuere, non habueri).
È tramontata l’età del dandy che disprezza la logica dell’utile e del denaro o del poeta-vate che si atteggia a profeta: il dico ha alle spalle una vera industria, e il suo primo scopo è vendere, insieme ai sogni e alle illusioni che genera, se stesso.
Vi è un culto della bellezza anche in campo lessicale, prediligendo la parola raffinata.

• Sostituire alla morale l’estetica: per D’Annunzio ciò è negativo, in quanto come poeta vate deve avere una morale, e, inoltre, perché l’opera era rivolta ad un pubblico borghese. Il padre di Andrea Sperelli afferma che la menzogna sta alla base della vita

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