Jane Eyre

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Testo

RECENSIONE DI “Jane Eyre” DI CHARLOTTE BRONTE

Charlotte Bronte fu sicuramente una donna singolare per la sua epoca. Forte, energica, coraggiosa, laboriosa e non priva di una certa dose di ambizione non corrispondeva certo hai canoni de tipo di donne della puritana e vuota epoca vittoriana.
Naturalmente trasmette questo straordinario carattere alla sua giovane eroina: Jane Eyre.
Orfana, come la scrittrice, dopo un periodo dell’infanzia infelicemente trascorso presso la zia, crudele e ingiusta, trascorre la sua giovinezza in un orfanotrofio, come fu per un periodo per Charlotte Bronte.
Questo è un tempo molto significativo nella vita di Jane, e in questo luogo di silenzio, di stenti, di dura educazione che la protagonista si forma e rafforza i suoi principi.
“Durante questi otto anni la mia vita fu monotona ma non però infelice perché non rimasi inattiva”.
Jane però vuole l’indipendenza e con l’impiego di istruttrice (che fu realmente lavoro, non amato da Charlotte Bronte) la ottiene. E attraverso questa occupazione trova anche qualcosa di ben più grande, l’amore corrisposto del signor Rochester, suo padrone.
A Thornefield vivono insieme giornate felici nella loro tranquillità, ma al momento del matrimonio si scopre l’identità della donna pazza e feroce che era sempre stata tenuta rinchiusa in soffitta. E la moglie di Rochester, simbolo del suo passato di dissoluzione intrigato inconfessabili segreti e segrete colpe . fame quindi, per rispetto di se stessa, non accettando l’avvilente ruolo dell’amante, decide di lasciare rochester.
Per alcuni giorni vaga per la selvaggia piovigginosa e inospitale campagna inglese, ambiente in cui l’autrice trascorse gran parte della sua vita e per questo motivo , stupendamente descritto. Viene accettata, quando è ormai vicina alla morte, da tre fratelli :
Diana, Mary e St John. Presto i tre si rivelano essere suoi reali cugini e diventano la famiglia che jane non ha mai avuto. Con loro soprattutto le sorelle , trascorre momenti di pace e gioia ,momenti che peraltro ricordano quelli vissuti da Charlotte brontê con i suoi fratelli e quindi non esitava a spartire l’eredita che le proviene dal lontano zio, sia per una questione di giustizia che di affetto .
St John trova in lei una donna molto forte e la chiede in moglie per portarla con se nei suoi viaggi da missionario (John è un pastore). Jane però non accetta di diventare la moglie di qualcuno che non ama e che vuole da lei un matrimonio solo per avere la certezza di una compagna e di un sostegno stabile negli anni futuri.
Così decide di ritornare a rivedere il signor Rochestr, ma quando arriva a Thornefield trova solo distruzione.
Apprende che è stato un devastante incendio a provocare la rovina dell’abitazione sia del signor Rochestr che per l’incendio ha perso la vista e una mano.
Inoltre durante il disastro è morta anche la pazza moglie del signore Jane, preoccupata per la sua sorte, cerca l’amato e trovandolo bisognoso di affetto e di cure, lo sposa, dedicandogli dunque tutta la propria vita.
Da questo romanzo, quindi, emerge la figura di una donna capace, indipendente, forte e dignitosa e si oppone a uomini molto deboli: Rochestr non ha molto coraggio di affrontare il suo triste passato davanti a Jane e John ha bisogno dell’appoggio costante di qualcuno per i suoi viaggi.
Forse questa distinzione tra la quasi fastidiosa salute morale di Jane e la fragilità dei personaggi maschili risulta essere troppo marcata, anche se sicuramente coraggiosa per un’epoca che non riconosceva ancora alla donna le sue capacità.
Ad ogni modo M testo è molto più che un semplice tributo alle virtù femminili. Romanzo gotico, realistico e fiaba insieme, “Jane Eyre” offre oltre che a un’avvincente storia, forse troppo romanzata, ma densa di sentimenti ed emozioni un’efficace spaccato della società del tempo e molti spunti di riflessione.
Vengoino affrontati infatti importanti temi: primo fra tutti, quello della giustizia, costantemente inseguite da Jane, poi quello della religione, della ricerca di verità, e dell’amore forza che muore tutto.
Inoltre nel romanzo c’è un continuo confronto tra individuo e società e la persona, con le sue doti interiori, alla fine trionferà: da esclusa, cioè, riuscirà a far parte di quella società che prima l’aveva respinta. Charlotte Bronte morì dopo pochi mesi di matrimonio il 31 marzo 1855, prima ancora di far nascere il primo bambino. Le sue ultime parole furono: ”sono felice”, a dispetto di una vita tutto sommato mediocre.

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