"I 12 abati di Challant" di Laura Mancinelli

Materie:Scheda libro
Categoria:Generale

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Testo

David Bortolusso Classe 3° ELI B Udine, 28/06/1999

SCHEDA LIBRO DI “I dodici abati di Challant”
Titolo del testo: “I dodici abati di Challant”, racconto presente in una raccolta di altre opere di letteratura della stessa autrice.
Nome dello scrittore: Laura Mancinelli.
Casa editrice: Einaudi.
Anno di pubblicazione: 1995, prima pubblicazione 1981.
Genere letterario: racconto storico.
Tema centrale del libro: la vita all’interno del castello e i misteriosi decessi degli abati.
Protagonista e personaggi secondari: Venafro è un cavaliere “misterioso” che viene ospitato al castello di Challant. E’ uno straniero, perché ha i capelli neri e corti, i baffi e gli occhi neri e la pelle più scura di quanto non si possa incontrare in quella valle. Di lui non si sa quasi nulla, non si sa neanche se Venafro è il suo vero nome, e si pensa che le sue origini derivino dalla bellissima Isabella d’Aquitania, ma tutta la sua vita è un mistero. Vive in una stanza della torre del castello, che si distingue dalle altre perché è l’unica in cui splenda un lume fino tarda notte, mentre Venafro è impegnato a scrivere il suo erbario. Dal momento in cui egli giunge al castello, senza scudieri o paggi, accadono fatti strani e molto spesso in lui si può vedere la causa indiretta di alcuni decessi. Rimane con la marchesa anche dopo il rogo del castello, perché nonostante la donna lo renda felice e triste alternativamente, ella gli permette di vivere di più di quanto non farebbe senza di lei.
Il duca Franchino di Mantova, dopo aver perso le sue ricchezze governando il suo ducato, diventa l’amministratore del castello di Challant ricevendo l’incarico dal marchese Alfonso che, prima di morire, aveva inserito nel testamento come principale erede il duca, che aveva accettato l’eredità senza leggere la clausola che lo impegnava a mantenersi casto per il resto della sua vita: inizialmente non aveva fatto caso e non aveva dato importanza a questa precisazione, ma in seguito questo impedimento diventa molto importante. Egli avrebbe voluto essere un menestrello piuttosto di un duca, infatti quest’uomo biondo, esile, con gli occhi azzurri e perpetuamente innamorato preferisce comporre canzoni sulla viola alle seccature derivanti dalla amministrazione dei beni e della giustizia che comportava il suo compito. Si innamora della marchesa e, dato che non può dichiarare il suo amore, odia e cerca sempre di cacciare gli uomini di cui a donna si innamora.
Madonna Bianca di Challant è la signora del castello di Challant. La marchesa è molto bella: ama andare a cavallo all’imbrunire, da sola o in compagnia, e sfoggia abiti sfarzosi in base alle occasioni o al destriero che cavalca: si veste tutta di bianco quando esce con Ippomele, il cavallo più tranquillo, di nero quando monta in sella a Yvars, l’animale più nervoso; in ogni caso, la sua bellezza è sempre messa in risalto. Si innamora del filosofo e del secondo trovatore che giungono al castello, concedendosi a loro con facilità.
I dodici abati incaricati di controllare il duca e preservare la sua castità, sono:
Malbrumo si ammala ai lombi durante una vendemmia. Muore per aver esagerato con la cura consigliata da ser Goffredo, che era di amare leggiadre donzelle.
Nevoso è un giovane robusto, ma molto pigro e amante degli ozi; prova orrore per i cavalli, perciò è costretto a cavalcare un asino; muore dopo una caduta dalla slitta a molla che gli era stata donata da Venafro.
Foscolo è un prete saccente e autoritario che vede in Cicco il figlio del peccato. Muore schiacciato da una torre degli scacchi che la pretessa aveva donato alla marchesa, lanciato da una finestra da madonna Maravì che lo aveva scambiato per ser Goffredo
Mistral veste da cavaliere e come tale gli piacciono i cavalli e la danza. Ad un certo punto decide di partire in cerca di una donna da amare, o di un impero da conquistare, promettendo alla marchesa che se non avesse trovato nessuno dei due sarebbe ritornato da lei.
Umidio soffre di molti acciacchi e per questo, dopo aver sentito la descrizione della pianta di colcichi fatta da Venafro, qualcuno gli offre un succo di questi frutti, ma per colpa di una dose errata l’abate muore.
Santoro è un omino silenzioso e in apparenza modesto, tanto da non fare accorgere i cortigiani della sua esistenza; il suo scopo sarebbe quello di convertire la marchesa alla vera fede, ma la sua timidezza gli ha sempre impedito di parlarle, così chiede all’astrologo informazioni sulla stella della santità: esortato dall’uomo a seguirla, egli parte e da quel momento non si sa più niente di lui.
Prudenzio è un abate gentile e bello, sempre pronto a sorridere per sedurre le donne di corte, ma molto restìo a concedere le sue attenzioni a chiunque, soprattutto alle donne. Una sera, però, una delle donne del castello lo aspetta fuori dalla sua stanza e, con la forza, cerca di soddisfare le sue voglie ma, dopo che l’abate aveva cercato rifugio nella sua alcova e azionato un meccanismo che lo avrebbe protetto, ella lo tira verso di lei facendolo morire sotto le punte della griglia che egli aveva fatto abbassare.
Leonzio è un prete dai capelli rossi e dalla pelle rossa, con gli occhi divergenti, a cui piacciono molto le donne. La marchesa gli regala un paio di occhiali speciali che pensava potessero alleviare la sua sofferenza, ma questi sono la causa della sua morte: mentre rincorre la sua amata, l’abate urta diverse volte dei cespugli di rose e così muore stremato e soffocato al cuore.
Celorio è un uomo che soffriva di freddo, considerata al tempo una malattia del cuore, e per questo dormiva in cucina, dove il calore del camino arrivava maggiormente. Viene trovato morto sotto la padella che il filosofo aveva indicato a Venafro per spiegare le sue teorie.
Ildebrando è l’ultimo abate che rimane al castello dopo la scomparsa degli altri undici; accusa la marchesa e tutti i cortigiani di essere degli infedeli e minaccia di bruciare il castello, azione che compie la sera stessa, trovando, però, la morte nel rogo.
Torchiato è verboso e zoppicante; muore dopo aver esagerato nel bere il lambrusco a cui teneva tanto, dato che era l’unico vino che lui, profondo conoscitore di quel genere di bevanda, non aveva ancora assaggiato.
Ipocondrio è alto e soffre di bile; sostiene che un bambino non dovrebbe possedere un flauto, perché la musica e la danza portano solo alla perdizione; muore cadendo dalla più alta cinta di mura del castello, mentre cercava di prendere il bambino che gli sfuggiva suonando il flauto.
Un trovatore è la prima persona che giunge al castello, e intrattiene per una sera gli ospiti.
Enrico da Morazzone è un inventore genovese alto e magro; per i suoi concittadini, impegnati nella guerra contro Pisa, aveva inventato la balestra a molla, ma, essendo stato deriso, decise di venderla agli avversari che poterono così prevalere sui genovesi. Per questo tradimento era stato esiliato dalla sua città e dopo un lungo viaggio era giunto al castello di Challant su un carro trainato da cavalli, che aveva potuto acquistare con i soldi della vendita delle balestre e delle altre invenzioni che portava con sé.
Un filosofo giovane, biondo e di media statura, che giunge al castello dopo essere fuggito da Parigi, dove doveva essere processato per eresia. Le sue teorie, che espone in parte alla marchesa e agli abati, mettono in dubbio tutti i fondamenti della logica che vigevano al tempo. Questi discorsi affascinano tutti i presenti, ma soprattutto la nobile, che si innamora del giovane ed è triste quando è costretto ad abbandonarlo. Fa ritorno al castello l’anno successivo, ma vi resta solo per un giorno.
La pretessa è la migliore esorcista della valle; è una donna robusta dai capelli fulvi e crespi, e vive ritirata in solitudine, in un casolare chiamato «Fin du monde». Giunge al castello per cacciare i demoni dai demoni presenti nel focolare, ed in cambio dell’esorcismo chiede ospitalità per Goffredo da Salerno, uno studioso che ospitava nel suo casolare, e per Cicco, un bambino di 2-3 anni che gli avevano affidato quando era ancora piccolo.
Goffredo da Salerno è uno studioso ricercato per eresia. Egli voleva provare a trapiantare degli organi di scimmia nelle persone, e per fare ciò aveva trovato un vecchio a cui servivano dei denti nuovi: questa iniziativa aveva scandalizzato i cittadini di Salerno solo perché offendeva i principi della Chiesa, che non avrebbe più considerato un uomo quella persona che presentava organi di animali.
Cicco è il bambino di circa 2-3 anni che la pretessa affida alla marchesa; è molto vivace e si affeziona subito al gatto Mirò ed a Venafro, che lo porta sempre con sé.
Madonna Maravì è una donna di corte che è giunta lì dal Regno angioino; appena lo vede si innamora di ser Goffredo, ma non viene ricambiata; ammalata di influenza e pensando che l’amato preferisca la compagnia degli abati alla sua, ella lancia una torre degli scacchi verso l’uomo che credeva fosse ser Goffredo, ma che si rivela il prete Foscolo.
Un altro trovatore giunge al castello, suonando il liuto, all’inizio della primavera, portando con sé delle ciliegie; il racconto del suo viaggio in Francia e del suo ritorno in quelle terre affascina la marchesa, che si innamora di lui; viene costretto dal duca ad andarsene, ma per vendicarsi gli riempie il letto di formiche che nel pomeriggio aveva raccolto con Cicco.
Il mercante veneziano era un uomo imponente, di forse cinquant’anni, che, fuggito da Venezia a causa di un morbo che aveva infettato la città, cerca di vendere la sua mercanzia agli ospiti del castello.
Un astrologo giunge al castello una sera d’estate accompagnato dalla marchesa, che lo aveva incontrato durante la solita uscita a cavallo; egli le predice che il suo castello verrà conquistato dai Savoia.
Tempo e luogo della narrazione: la narrazione comprende un periodo di circa un anno: inizia ad autunno inoltrato e termina nell’ottobre dell’anno successivo. La vicenda è ambientata nel castello di Challant, situato tra le colline del Nord Italia, presumibilmente in Piemonte, ma vi sono storie dei vari ospiti della marchesa che avvengono in altre città, come Venezia, Parigi, Genova…
Sintesi della trama: al castello di Challant, dopo la morte del marchese Alfonso, il duca Franchino, che eredita l’amministrazione del castello, e madonna Bianca accolgono diversi ospiti: inizialmente, oltre ai cortigiani, nel castello sono presenti solo i 12 abati che devono far rispettare al duca il voto di castità fatto accettando l’eredità. In seguito giunge al castello Venafro, un cavaliere misterioso, e da quel momento accadono fatti misteriosi: ogni volta che arriva un nuovo ospite che porta con sé doni strani, o che Venafro dà consigli sulle piante medicinali, un abate muore. Enrico da Morazzone, ad esempio, regala al cavaliere una slitta a molla: l’uomo dona l’oggetto a Nevoso, che muore usandolo; l’abate Umidio, dopo aver sentito la descrizione dei colcichi e dei loro effetti positivi, viene ucciso da una dose eccessiva del succo di queste piante. Al castello, nonostante queste morti misteriose, giungono anche altri viandanti, che magari intrattengono gli ospiti con la loro musica o con l’esposizione delle loro idee, ed alcuni di essi segnano profondamente madonna Bianca: ella si innamora prima di un filosofo ed in seguito di un trovatore, ma è sempre costretta ad abbandonarli.
Lentamente tutti gli abati scompaiono e l’ultimo che rimane, indignato da queste morti e dal comportamento tenuto dalla signora di Challant, impazzisce e appica un incendio all’interno del castello, cosicchè tutti i cortigiani sono costretti a trasferirsi alla «Fin du monde», l’abitazione di una pretessa che aveva fatto visita al castello poco tempo prima. Madonna Bianca promette di edificare una casa dove tutti gli amici che volevano rimanere con lei potessero stare, dato che era impossibile ricostruire il castello.
Opinioni e giudizio personale: il libro non mi è piaciuto molto, perché la storia non è avvincente e si riduce all’esposizione della vita nel castello e dei fatti che succedono, senza dare particolari delle vicende e concentrandosi invece sui dettagli “irrilevanti” (i vestiti, le pietanze,…) che possono interessare poco un lettore, che quindi potrebbe annoiarsi facilmente.

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