Il gattopardo

Materie:Scheda libro
Categoria:Generale

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Testo

Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Il Gattopardo
Notizie sull'autore
Giuseppe Tomasi di Lampedusa (Palermo 1896 - Roma 1957),di famiglia aristocratica (quella dei principi di Lampedusa, duchi di Palma e Montechiaro) ,prese parte alle due guerre mondiali e compì lunghi viaggi in Europa. Appassionato lettore di libri storici e di romanzi stranieri, soprattutto francesi, si dedicò alla narrativa negli ultimi anni della sua vita. Il suo più famoso successo, "Il Gattopardo", pubblicato dopo la sua morte nel 1958 , costituì un , sia per la personalità allora misteriosa dell'autore, sia per la sua ironica rappresentazione dei mutamenti storici-sociali del periodo risorgimentale. Altre opere postume, di minore importanza, sono : "Lighea", "Lezioni su Stendhal" , "Invito alle lettere francesi del Cinquecento".
Trama e personaggi
Don Fabrizio Salina è un ricco siciliano appartenente ad una nobile casata che da secoli gode del rispetto indiscusso degli abitanti dei propri feudi , nemmeno la notizia dello sbarco a Marsala di Garibaldi sembra intaccare la dura scorza del Principe, che è ben consapevole del carattere avverso a ogni mutamento dei siciliani. La vita sua e quella della sua numerosa famiglia scorre monotona e tranquilla : per i suoi familiari il Principe prova persino un lieve sentimento di disprezzo per la loro piattezza morale , con la sola eccezione di Tancredi, il nipote, preferito allo stesso primogenito Paolo per vivacità, imprevedibilità e prontezza di spirito : un vero, giovane Gattopardo, così com'era stato lui in passato. E' alla residenza dei Salina nel feudo di Donnafugata che si snodano gran parte delle vicende del romanzo : qui Don Fabrizio deve affrontare l'ascesa di Don Calogero Sedara, il sindaco, che in breve tempo aveva saputo raccogliere, grazie alla propria arguzia , un patrimonio tanto vasto da sfiorare quello del Principe. La affronta, a dire la verità, con un pizzico di sdegno per quell'omino tanto piccolo ma tanto intelligente, ma tant'è : di lì a poco , inoltre, Tancredi conoscerà Angelica, la figlia di Don Calogero, e se ne innamorerà follemente. Il Principe, che voleva bene a Tancredi e rispettava le sue scelte, non se la sente di impedire questo amore e a poco a poco comincia a scoprire nel rozzo Sedara delle qualità di amministrazione non comuni, oltre che a godere della bellezza della splendida Angelica.. Il sentimento di stima e rispetto è naturalmente reciproco anche da parte dei Sedara. D'altronde il matrimonio fra Tancredi e Angelica rappresenta il mutamento dei tempi, cioè l'unione di un nobile di stirpe e una popolana , tra l'altro - dato non trascurabile - " a dote invertita ": Tancredi è infatti squattrinato per la scellerata gestione del patrimonio del defunto padre ( cognato del Principe ), Angelica invece gode di una più prospera situazione economica . Tutto ciò sarebbe stato impensabile solo fino a qualche anno prima.
Una digressione è poi dedicata a Padre Pirrone, sacerdote di casa Salina. Prima del suo ritorno al paese natale di S.Cono, non si può dire certo che l'autore lo presenti in modo molto positivo : sembra infatti condurre una vita piuttosto sciatta, senza nerbo , passata a concedere assoluzioni al Principe per le sue scappatelle notturne. E invece, a sorpresa, la sua figura è di molto rivalutata a S.Cono, quando grazie alla sua proverbiale sagacia (o piuttosto grazie al caratteristico spirito di conciliazione tipico di un sacerdote ), riesce a dirimere un' intricata lite familiare fra popolani.
Don Fabrizio intanto sente a poco a poco affievolirsi il suo spirito vitale : probabilmente l'ultimo momento di apparente felicità è rappresentato dal ballo concessogli da Angelica, in cui, per l'ultima volta, si tuffa in un mondo, quello dei giovani, che non gli apparterrà più. Inizia dunque la parabola discendente del romanzo : il Principe, dopo delle brevi considerazioni sulla sua vita, in cui afferma di averne vissuta veramente poca, spira acciaccato dai malanni ma circondato dai parenti. La descrizione da anziane delle tre figlie del Principe, Concetta, Caterina e Carolina, rimaste signorine per via del loro carattere riservato , un tempo elogiato e ormai divenuto antiquato e scorbutico, ricorda al lettore il lento ma inesorabile trascorrere del tempo ; e infine, l'ordine da parte di Concetta di buttare la carcassa imbalsamata di Bendicò, cane dei Salina un tempo fedele e gioioso, facendola precipitare nel vuoto e riducendola a un mucchio di polvere, ricorda mestamente la triste natura dell'uomo, destinata alla scomparsa e all'oblio. Si chiude così il romanzo, in netta contrapposizione con come era iniziato, vale a dire con il farso e il lusso della residenza palermitana dei gloriosi Salina.
Fabula e intreccio
Fabula e intreccio nella maggior parte dei casi coincidono, fatta eccezione per alcuni momenti nel corso della narrazione, quando gli eventi preludono al ricordo di quanto avvenuto solo poco tempo prima (tecnica del flash-back). Nel capitolo I, ad esempio, accade che Don Fabrizio, trovandosi a contemplare la bellezza primaverile del suo giardino, rammenta che appena un mese prima lo spettacolo non era ugualmente apprezzabile, per via del ritrovamento nel medesimo luogo del cadavere di un giovane soldato.
Narratore e focalizzazione
Chi narra le vicende di casa Salina è un narratore onniscente, che conosce in partenza il reale svolgimento dei fatti. La focalizzazione è dunque di tipo "zero", caratteristica di un narratore esterno alla vicenda ( nel nostro caso identificabile con l'autore stesso), che si limita solo a raccontarla, non rimanendo però totalmente al di sopra dei personaggi: non è escluso infatti qualche intervento del narratore magari a sfondo comico-sensuale, come quando esso ci rivela un segreto dell'intimo di Don Fabrizio, vale a dire che anche al principe di Salina sarebbe piaciuto odorare il "profumo" delle lenzuola della bella Angelica, sollecitato a farlo da Don Ciccio Tumeo.
Livello temporale e spaziale
Per buona parte dell'opera, l'autore fa cenno a eventi svoltisi in un lasso di tempo compreso tra il 1860 e il 1862, concentrando l'attenzione in modo particolare sugli avvenimenti di alcuni mesi. Solo nell'ultima parte del romanzo si nota un forte scarto temporale: dal 1862 si passa al 1883 e per finire si arriva addirittura al 1910 . Probabilmente è intenzione dell'autore chiudere in modo mesto il suo romanzo, rappresentando così proprio alla fine il lento e inesorabile scorrere del tempo e l'oblio a cui inevitabilmente le vicende narrate prima saranno soggette. Anche i luoghi dello svolgimento delle vicende sono molto significativi : spazi aperti e spazi chiusi si alternano creando notevole continuità, i primi rappresentati dalla selvaggia bellezza della Sicilia, i secondi dalle magnifiche residenze dei Salina, sia a Palermo che a Donnafugata. Le svolte narrative ( incontro fra Tancredi e Angelica, ad esempio )avvengono in prevalenza in questi ultimi , non limitando però,d'altro canto, la funzione della natura paesaggistica siciliana a quella di semplice "cartolina".
Referente storico
Il referente storico in questo romanzo è ben chiaro e definito : le vicende narrate si svolgono nel quadro di una Sicilia "immobile" e indifferente agli importanti mutamenti politici dell'epoca, quale ad esempio lo sbarco dei Mille di Garibaldi, che sancisce l'avvio del processo di unificazione dell'Italia. I cambiamenti sociali del periodo sono altrettanto evidenti : l'ascesa della borghesia e la corrispondente diminuizione di importanza dei nobili casati, a scapito appunto delle persone più intraprendenti e spregiudicate.
Conclusioni personali
Probabilmente il successo di questo libro sta tutto nella capacità di Tomasi nel creare una storia straordinariamente verosimile, calata nel contesto di un epoca che lo sfiora ma che non gli appartiene del tutto,abbellendola delle caratteristiche tipiche di un romanzo, quali ad esempio le liriche descrizioni dei paesaggi,le sfumature caratteriali di alcuni personaggi talvolta ironiche, la passione amorosa che non guasta mai. Tutti questi elementi, uniti alla varietà e all'imprevedibilità degli eventi, fanno sì che il lettore tenga viva la propria attenzione fino al termine della narrazione. Come se non bastassero già le implicazioni storiche e liriche a rendere grande questo romanzo, ecco che l'intera opera è permeata anche da un sottile ma sensibile velo di malinconia, che viene acuito proprio nel finale : dal Gattopardo si evince dunque anche una problematica di carattere esistenziale, tesa a dimostrare come nulla sia duraturo e tutto destinato all'oblio perpetuo.

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