Il cavaliere inesistente, Italo Calvino

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Testo

IL CAVALIERE INESISTENTE
(Italo Calvino)

RIASSUNTO

Questa è la storia di Agilulfo, cavaliere dalla bianca armatura, senza macchia e senza paura, preciso e fanatico nella sua dedizione all’ordine e al rispetto delle regole.
Ma in realtà il paladino non esiste, infatti all’interno della candida corazza non c’è nulla: la stessa è sorretta dalla volontà e dagli ideali.
La vicenda si svolge all’interno della guerra fra gli infedeli e i cristiani. E’ qui che, appunto, Agilulfo incontra il giovane guerriero Rambaldo, assetato di vendetta contro l’argalif Isoarre che aveva ucciso in precedenza suo padre; per l’appunto il giovane chiede spiegazioni su come poter fare ad cavaliere. Il paladino con la consueta fermezza gli indicò di recarsi in un padiglione dove avrebbero esaudito la sua richiesta. Rambaldo rimase molto colpito dalla sicurezza di Agilulfo e da subito ebbe stima di lui.
Successivamente il “nostro” eroe conosce e viene affiancato in qualità di scudiero da Gurdulù, particolare personaggio che rappresenta l’esatto opposto del cavaliere.
Durante il combattimento Rambaldo riesce a compiere la sua vendetta, anche se in maniera non del tutto onesta, ma di lì a poco cade in una trappola tesagli da due saraceni e, durante l’impari duello viene soccorso da un misterioso combattente, che decide di seguire, e, scoprendo essere una donna, si innamora di colei che risponde al nome di Bradamante, la quale, comunque non contraccambia il sentimento, perché è perdutamente presa d’amore per Agilulfo.
La battaglia prosegue senza particolari sussulti, fino ad una cena, all’interno della quale Torrismondo avvia un discorso, che mette in dubbio l’impresa grazie alla quale Agilulfo sarebbe diventato cavaliere, mettendo a repentaglio il proprio onore e titolo.
L’insolente cavaliere afferma, infatti, che la vergine che Agilulfo avrebbe salvato, è in verità sua madre e il proprio padre sarebbe un cavaliere del santo Gral.
A questo punto i due partono per dimostrare la loro innocenza.
Agilulfo, accompagnato dal fedele Gurdulù, ed inseguito a distanza dalla sua innamorata Bradamante, a sua volta incalzata da Rambaldo con lo stesso motivo, dopo fiabesche peripezie, trova Sofronia in Marocco e la riporta in Inghilterra nascondendola in una grotta e correndo per avvisare Carlo Magno.
Dall’altra parte Torrismondo aveva raggiunto i cavalieri del santo Gral e deluso dalle loro bizzarre concezioni di vita e violenza contro la povera gente li combatte e li sconfigge, ma dopo ciò comincia a girovagare per l’Europa senza una meta. Così facendo incontra Sofronia e, non riconoscendola, se ne innamora.
Mentre i due erano insieme arrivano Carlo Magno ed Agilulfo. I paladini fuggono entrambi per la vergogna e per aver perso l’onore, ma Torrismondo ritorna poiché deduce che, se Sofronia era vergine prima del loro incontro, non poteva essere sua madre. Infatti sono fratelli, per la precisione fratellastri “acquisiti” con madre e padre diversi, quindi non c’è incesto. A questo punto Rambaldo, che nel frattempo era giunto alla grotta, va alla ricerca del niveo cavaliere, ma, purtroppo,
in una radura ritrova soltanto i pezzi dell’armatura sparsi, perché gli ideali per i quali esisteva, al pari dell’onore e della volontà, se ne erano andati, lasciando un biglietto col quale indicava Rambaldo come erede della corazza e grazie alla quale,
poi, Bradamante lo scambia per l’adorato cavaliere e fanno l’amore. Scovando l’inganno, offesa e ferita, quest’ultima si ritira in un convento di clausura. Molto più tardi Rambaldo andrà a cercarla e lei accetterà il suo amore, e qui si chiude la storia scoprendo che la narratrice della storia, suor Teodora, è Bradamante. Infine anche Torrismondo e Sofronia si uniranno e, dopo essersi sposati andranno a vivere come cittadini nel villaggio dove il cavaliere aveva combattuto contro l’armata del santo Gral.

PERSONAGGI

Agilulfo: ( nome completo: Agilulfo Emo Bertrandino dei Guildinverni e degli Altri di Corbentraz e Sura, cavaliere di Selimpia Citeriore e Fez ) è il personaggio principale della storia; preciso e fanatico nella sua dedizione all’ordine e al rispetto delle regole, lo si potrebbe definire un pignolo.
E’ costituito solo da un’armatura bianca, sempre lucida e splendente, che è sorretta solamente dalla volontà e dall’orgoglio. Io lo definirei un cavaliere senza macchia né paura.
Bradamante: è la narratrice segreta della storia, visto che nel finale si rivelerà essere suor Teodora; paladina molto bella, quanto spietata e valorosa. In principio
stravede per Agilulfo, ingnorando l’amore di Rambaldo, ma dopo una maturazione del personaggio contraccambierà i sentimenti di quest’ultimo.
Rambaldo: ( nome completo: Rambaldo di Rossiglione ) giovane e valoroso combattente che fin dall’inizio si innamora di Bradamante e prende come modello Agilulfo. Deciso e tenace, ma ingenuo ed inesperto.
Gurdulù: è lo scudiero di Agilulfo; sicuramente un po’ folle, ma fedele.
Come personalità è completamente l’opposto del paladino che affianca.
Torrismondo: giovane cavaliere dalla visione pessimistica della vita, forse a causa della sua infanzia difficile; può essere visto come l’antagonista di Agilulfo, nel finale si rivela un personaggio buono.

NARRATORE, TEMPO, LINGUA E LUOGHI NEI QUALI SI SVOLGE LA VICENDA

1. il narratore è suor Teodora che è anche Bradamante, quindi è interno alla storia, e parla in terza persona;
2. la vicenda si svolge nel periodo della guerra fra gli infedeli e i cristiani ( circa nell’undicesimo secolo );
3. il libro è scritto in italiano, con piccole battute in francese;
4. la vicenda si svolge, all’inizio sotto le mura di Parigi, poi negli accampamenti cristiani e nei campi di battaglia, infine nei vari paesi dove si spostano Agilulfo e Torrismondo: Inghilterra, Marocco, Spagna, ecc. ... .

COMMENTO

Il libro si legge senza difficoltà per il semplice linguaggio utilizzato ed è reso scorrevole dalla presenza di vari discorsi diretti fra i vari personaggi e da sottili strati di ironia. La vicenda di per sé è semplice e somigliante ad una favola, ma il significato è decisamente più profondo: fa capire come la persona possa essere cancellata e quindi inesistente, ricoperta da un ruolo che deve compiere nella società. Tutto ciò è saggiamente evidenziato dal contrasto, abilmente congeniato da Calvino, con la presenza di Gurdulù, individuo che c’è, ma non sa di esserci.
Questo testo è coinvolgente e non mi è gravato affatto leggerlo.

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