Il Cavaliere inesistente

Materie:Scheda libro
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Testo

Il cavaliere inesistente

di Italo Calvino
15^ edizione ‘Mondadori Editore’ del 2000

Analisi del testo:
L’autore si presenta onnisciente. Anche qui, come né ‘Il visconte dimezzato’ e ‘Il barone rampante’, vi è un riferimento all’uomo contemporaneo. In questo caso Calvino ci sottolinea come l’uomo pensa d’essere qualcuno e di contare qualcosa, ma in realtà, dopo che è privo d’ogni incarico virtuoso, cessa di esistere la sua notorietà.
Il narratore è interno alla vicenda. In questo caso risulta essere una suora, che con i suoi interventi in prima persona rende il romanzo un intreccio. Per la prima parte del racconto, la narrazione rimane abbastanza lenta con un susseguirsi di descrizioni che non incidono sulla trama, ma per gli ultimi due capitoli, la narrazione diventa più veloce e sciolta. Questo è causato dall’aspettare della suora che trova finalmente ciò che vuole alla fine del libro.
Il luogo in cui si svolge il romanzo è principalmente la Francia. La vicenda ha inizio sotto le mura di Parigi, per poi spostarsi, insieme all’esercito, negli accampamenti cristiani. Vi sono però degli spostamenti della narrazione anche in Marocco ed in Gran Bretagna, causati dagli spostamenti dei vari personaggi.
La vicenda è ambientata nel IX secolo, durante le guerre contro gli infedeli musulmani, che occupavano la Spagna.
Il romanzo è un racconto d’avventura cavalleresca, si presenta come un intreccio, ed il linguaggio utilizzato è molto semplice. Non vi sono figure retoriche molto prevalenti ma la presenza di similitudini ogni tanto rende più variopinta la lettura.
Trama:
Il romanzo è stato suddiviso in dodici capitoli senza titolo. Per rendere più comprensiva la trama, darò io un titolo ad ognuno di questi.
I: L’incontro con il Re
II: La storia di Rambaldo
III: Gurdulù
IV: La guerra di Rambaldo e incontro con Bradamante
V: Gli insegnamenti d’Agilulfo
VI: Bradamante e Torrismondo
VII: Il banchetto dall’Imperatore e il dubbio sulla liceità d’Agilulfo
VIII: Viaggio verso la verità e notte con Priscilla
IX: All’inseguimento di Sofronia!
X: L’ordine dei cavalieri del San Gral
XI: Agilulfo si dissolve
XII: Bradamante scappa dal convento con Rambaldo
Riassunto:
Il romanzo narra di un cavaliere di nome Agilulfo, che esiste solo grazie ai suoi ideali e alla sua forza di volontà. Egli è un paladino dell’esercito di Carlo Magno e, pur non esistendo, è il migliore fra tutti i suoi compagni. Questi impiega il tempo libero a riordinare e controllare il campo, è sempre sveglio e attento e non risparmia ordini e critiche a sottoposti e colleghi, atteggiamento che lo rende piuttosto antipatico. Una notte, mentre Agiliulfo svolge i suoi esercizi, incontra Rambaldo di Rossiglione, arruolatosi nell’esercito per vendicare il padre; il giovane colpito dalla sua sicurezza e fermezza ne ha subito molta stima, e lo prenderà come punto di riferimento, e confidente per tutta la trama. Dirigendosi al campo di battaglia incontrano Gurdulò (che al contrario d’Agilulfo, esiste ma non sa di esserci), personaggio che interessa molto a Carlo Magno, e decide di darlo come scudiero al cavaliere. Il giorno della battaglia, Rambaldo, vendica il padre, ma rimane sorpreso da un’imboscata, ad aiutarlo sopraggiunge un cavaliere misterioso, con la guarnacca color pervinca; seguendolo per punirlo dell’offesa fattagli, scoprirà che costui è una donna, Bradamante, e se ne innamora. Il suo amore però non è corrisposto perché la ragazza, amante della perfezione e delle regole, è a sua volta innamorata di Agilulfo.
Una sera durante il banchetto dei paladini, Torrismondo mette in discussione la liceità di Agilulfo, affermando che la vergine che aveva salvato, e grazie alla quale sarebbe poi diventato paladino, non era in realtà vergine, in quanto sua madre. In questo modo però, Torrismondo, metteva anche il suo titolo di cavaliere in discussione, in quanto avrebbe negato di essere figlio dei duchi di Cornovaglia. A queste affermazione, il Re invitò i due cavaliere a consolidare le loro tesi e gli concesse il permesso di partire dall’esercito; così, Agilulfo partì alla ricerca di Sofronia (ossia la vergine), con il suo scudiero Gurdulù, Bradamante, per paura di perdere il suo innamorato, tentò di seguirlo ma ne perse le tracce, e Rambaldo, per lo stesso motivo, seguiva Bradamante, inoltre vi era Torrismondo che andò alla ricerca del padre.
Agilulfo e lo scudiero trovano Sofronia, e dopo averla liberata dai saraceni, in Marocco, la portano in Francia, per dare modo a Re Carlo, di costatare di persona che il cavaliere aveva detto il vero. Durante il tragitto però subiscono un naufragio, che li costringe a ripararsi in un grotta, e dopo che Agilulfo, fece coricare Sofronia partì alla ricerca di Carlo Magno per avvisarlo del ritrovamento.
Nel frattempo Torrismondo trova i cavalieri del San Gral, ma scopre che le loro ideologie ed il loro modo di comportarsi verso i villaggi vicini, era disumano, così si schiera con i contadini e li caccia, per poi riprendere il suo vagare senza meta. Fattasi sera Torrismondo decise di andare a riposare e, per coincidenza, si ferma nella grotta dove giaceva Sofronia, se ne innamora e vi si congiunge senza essere al corrente della sua identità. In quel momento arrivano Carlo Magno, gli scudieri e Agilulfo, che vedendo quella scena scappa per il bosco, umiliato e disonorato, e rivelano, a Torrismondo, la vera identità della ragazza, il quale fugge anch’esso nel bosco per l’incesto comportamento. Più tardi si scoprirà che Sofronia non è la madre di Torrismondo, ma solo la sorellastra, a questa rivelazione, Rambaldo, insegue il cavaliere per il bosco, ma ne trova solo l’armatura ed un foglio che glie ne lasciava il possesso, così torna dal Re comunicando la notizia.
Torrismondo si sposa con Sofronia e, insieme, vanno ad abitare in un territorio concessogli dal Re, Rambaldo, grazie all’armatura riesce a congiungersi con Bradamante, la quale, dopo essersi accorta che non era Agilulfo, scappa in un convento; ma solo qui si accorge che era innamorata di Rambaldo, che dopo averla cercata per tutto il mondo la trova, sotto il nome di Suor Teodora, e scappa con lei.

Tema trattato:
Calvino ci pone il personaggio de ‘Il cavaliere inesistente’ come un’allegoria all’uomo moderno. Ci mette in luce come l’uomo d’oggi possa pensare d’essere qualcuno, solo grazie alla funzione sociale che compie, in realtà, appena gli si toglie il ruolo che ha, cade a pezzi, come se non esistesse. In poche parole, qui si vuole “…studiare e rappresentare la condizione dell’uomo d’oggi, il modo della sua ‘alienazione’, le vie di raggiungimento d’un’umanità totale.” (p. VII, presentazione).
Analisi del contenuto:
Descrizione di Agilulfo Emo Bertrandino dei Guildinverni e degli Altri di Corbentraz e Sura, cavaliere di Selimpia Citeriore e Fez
Sull’aspetto fisico non si hanno conoscenze, in quanto il personaggio in questione, non esiste. Vive in un’armatura bianca, che mantiene sempre perfettamente pulita e lucida, e che lo contraddistingue dai compagni. La sua voce è metallica come se non fosse una gola, ma l’elmo stesso vibrare.
Agilulfo era un paladino modello dell’esercito di Carlo Magno, presente solo grazie ai suoi ideali e alla forza di volontà, era pignolo e intransigente, molto rigoroso e preciso in ogni comportamento, ed in battaglia era il più abile. Anche per questo, quando uno dei suoi compagni sbagliava, umanamente, era sempre il primo a rimproverare, quasi come se volesse sottolineare la sua purezza e perfezione. Sembra privo di sentimenti, ma quando, verso la fine del romanzo, viene ferito nell’orgoglio ne risente molto, scappa e svanisce dimostrando che non esiste uomo di là dal cavaliere.
Gurdulù è lo scudiero di Agilulfo. Si presenta all’esercito franco come un vagabondo cui cambiano nome ad ogni paese che visita, lo videro per la prima volta in mezzo a delle anatre, che quasi non si distingueva, “…indossava vestiti d’un colore bruno terroso, presentava larghe zone d’un grigio verdastro, preciso al colore delle penne delle anatre, e in più c’erano toppe e brandelli e macchie dei più vari colori…” (p.23). Fisicamente normale, corpulento “…era una larga faccia accaldata in cui si mischiavano caratteri franchi e moreschi: una picchiettatura di efelidi rosse sulla pelle olivastra; occhi celesti liquidi venati di sangue sopra un naso camuso e una boccaccia dalle labbra tumide; pelo biondiccio ma crespo e una barba ispida a chiazze. E in mezzo a questo pelo, impagliati, ricci di castagna e spighe d’avena…” (p.27), è però mentalmente assente e completamente privo di volontà, tant’è vero che si immedesima nelle cose in cui vede “…mentre s’era messo lui a pescare… Butta in acqua la rete, vede un pesce che è lì lì per entrarci, e s’immedesima tanto di quel pesce che si tuffa in acqua ed entra nella rete lui…” (p. 25).

Rambaldo di Rossiglione era un giovane appena adolescente, ed ancora alla ricerca di se stesso. Volenteroso e tenace, era entrato nell’esercito di Carlo Magno per vendicare il padre, morto in battaglia, era desideroso di combattere e di diventare uno tra i migliori paladini del re, e prende come esempio da seguire Agilulfo. Non è geloso di lui pur essendo innamorato di Bradamante, che a sua volta era innamorata del cavaliere, anzi ne ha stima ed è molto rispettoso del protagonista; vorrebbe confidarsi con lui in ogni momento di difficoltà, ottenendo, però, solo risposte fredde. Come gratitudine, alla fine del romanzo, quando Agilulfo si dissolve, gli dona la sua preziosa armatura. giovane appena adolescente, ancora alla ricerca di se stesso, quando dopo essere svanito gli concede in regalo la propria armatura. L’amore per Bradamante, è ricambiato solo dopo alcuni anni nei quali era stata in convento.

Bradamante ci appare per la prima volta con le vesti di cavaliere “…cavalier dalle armi cristiane che sopra la corazza vestiva una guarnacca color pervinca. Un cimiero di lunghe piume anch’esse color pervinca sventolava sull’elmo…” (p. 40), quando aiuta Rambaldo a sfuggire dai saraceni, in seguito si verrà a sapere che non era un soldato, ma una donna bellissima. L’autore non ci descrive Bradamante completamente, ma ci pone dei frammenti “…un liscio ventre piumato d’oro, e tonde natiche di rosa, e tese lunghe gambe di fanciulla…” (p.43). Bradamante si rivela essere una coraggiosa guerriera ma fredda e distante dal resto dell’esercito, e forse si innamora del protagonista per il suo amore a tutto ciò che è severo, esatto, rigoroso, conforme a una regola morale e ad un’estrema precisione di movenze. Alla fine del romanzo, dopo lunghi anni passati in convento, l’amazzone capisce che è innamorata di Rambaldo, che aspetta fino in fondo, per scappare con lui. Inoltre si rivela essere Suor Teodora, cioè la narratrice.
Essendo strano che nel medioevo vi fossero delle guerriere donne, forse Calvino interpreta Bradamante come portavoce dei diritti della donna, oppure, per farci intendere, che anche la donna si trova di fronte al problema dell’uomo contemporaneo.

Torrismondo dei duchi di Cornovaglia era un giovane cavaliere dell’esercito, che mette in discussione il titolo di cavaliere di Agilulfo, rivelando che la vergine che quest’ultimo aveva salvato era sua madre. antagonista scontento dell’esercito visione pessimistica del mondo. Si rivela essere, da subito, l’antagonista, anche se, nel corso del romanzo, grazie a buone azioni, cambia la sua posizione.

Sofronia è la presunta madre di Torrismondo ma che alla fine del romanzo si rivela essere la sorellastra. E’ la causa del dissolvimento di Agilulfo, il quale, credendo che Sofronia non fosse più vergine, e che il suo onore era macchiato, decide di sparire. Si sposa con Torrismondo e vanno a vivere insieme in un paesino assegnatogli dal Re, con Gurdulù come scudiero.

Commento:
Il romanzo è di mio gradimento, è spiritoso, di facile comprensione e per nulla pesante, anche se la storia è invero simile, mi piace l’accostamento dei vari argomenti presenti nel libro, che variano spesso da guerra e amore. La vicenda è interessante e divertente.
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