I viaggi di Gulliver

Materie:Scheda libro
Categoria:Generale

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Data:03.10.2000
Numero di pagine:4
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Testo

Jonathan Swift - I viaggi di Gulliver

Le vicende possono essere ambientate nella prima metà del 1700, epoca in cui l’autore scrive il romanzo anche se si tratta di storie del tutto scaturite dall’acuta e sviluppata immaginazione di Swift che però cerca in tutti i modi di farle sembrare reali, grazie agli anche troppo insistenti interventi della voce narrante che informa il lettore della totale veridicità di ogni parola. Piuttosto singolari sono le due false lettere poste all’inizio del libro che contribuiscono a perfezionare quell’illusione di realtà abilmente creata dallo scrittore. Come è ben noto la piacevolezza delle descrizioni, soprattutto per quanto riguarda i primi due regni, e la fantasia con la quale l’autore gioca sulla differenza di proporzioni tra il narratore e i luoghi in cui viene a trovarsi hanno reso da sempre questo romanzo particolarmente adatto ad essere letto da bambini o comunque da un pubblico poco colto, in cerca di storielle divertenti per far viaggiare la fantasia. Tuttavia sarebbe estremamente riduttivo utilizzare il termine “storielle” in quanto le intenzioni dell’autore erano ben più alte e rivolte soprattutto alle classi dirigenti del tempo: non è infatti difficile scorgere la satira politica e sociale molto aggressiva le cui battute vengono fatte pronunciare dai sovrani dei paesi stranieri e mai dallo stesso Gulliver, specchio delle opinioni dello scrittore, che in tal modo denuncia il governo e la società inglese colpendo ripetutamente come bersagli la corruzione, l’intolleranza, l’avidità e l’ipocrisia.
Gulliver è un uomo speciale, una specie di eroe al servizio dell’intera umanità che ha il compito di migliorare la società del tempo. Viene scaraventato da una fortuna avversa in luoghi sconosciuti della terra nei quali scopre civiltà completamente diverse dalle quali impara tutti gli aspetti positivi che riesce ad individuare. Durante il primo viaggio la nave su cui si trovava in qualità di medico di bordo fa naufragio ma egli riesce a raggiungere a nuoto il lido del paese di Lilliput, dove si addormenta appena messo piede sulla sabbia asciutta. Al suo risveglio si accorge di essere stato fatto prigioniero dagli abitanti di quel paese, uomini alti all’incirca 15 centimetri. Il narratore diviene apprezzato a corte e vi soggiorna per parecchio tempo aiutando i lillipuziani nelle imprese che a lui risultano estremamente facili data la sua statura, in un mondo in cui tutto, anche la natura, è a misura dei piccoli uomini che lo abitano. Informato di una congiura contro di lui riesce a fuggire dopo aver costruito una barca di dimensioni normali, impresa che gli risulta parecchio difficile. Tornato in patria non vi resta a lungo a causa della sua smania di viaggiare e dopo essersi imbarcato di nuovo rimane confinato in un regno chiamato Brobdingnag abitato da uomini in tutto e per tutto simili a lui ma così grandi da apparirgli dei giganti alti come campanili. Qui soggiorna a lungo presso la corte reale, conducendo una vita piuttosto agiata anche se segnata da numerosi incidenti dovuti alle sue dimensioni che lo rendono anche oggetto della curiosità collettiva. Spesso si intrattiene con il re a parlare della propria patria: il saggio re gigante disprezza apertamente il governo dei paesi europei che gli appare rozzo e corrotto, cosa di cui non si meraviglia affatto, avendo poca stima degli esseri piccoli e insignificanti come il suo ospite. Il narratore fa ritorno in patria in un modo molto assurdo e divertente: un’aquila solleva con i suoi artigli la casa di legno che si era fatto costruire e la lascia cadere in mare aperto dove viene salvato da una nave commerciale inglese. La comicità dell’avvenimento sta nel gioco che l’autore crea sulla differenza di proporzioni rispetto ai due mondi: per l’aquila gigante la casa di Gulliver non è più grossa di una scatola ma quando Gulliver lo racconta all’equipaggio della nave viene deriso e ritenuto pazzo in quanto la costruzione di legno che era abituato a veder trattata come una piccola scatola dai giganti di Brobdingnag ha invece le dimensioni di una normale abitazione! Il terzo viaggio che compie è forse quello che presenta il maggior numero di descrizioni noiose: è stato scritto da Swift per ultimo anche se è completamente inserito all’interno della trama che, se fosse privata di questa parte, ne risentirebbe pesantemente. Il narratore è catturato dai pirati e gettato in una terra deserta dove viene preso a bordo di Laputa, un’isola che grazie ad un geniale sistema di calamite è in grado di volare. In questo terzo viaggio la satira si sposta dalla politica per prendere di mira la scienza: con le invenzioni assurde e inutili, che il narratore descrive durante la sua visita all’accademia della capitale, Swift intende denunciare la sostituzione della scienza all’umanità, la scienza che soffoca la vita. E’ proprio il terzo viaggio che dovrebbe sembrare il più attuale ai lettori di oggi che vivono in un mondo devastato dalle scoperte scientifiche senza che esse vengano limitate dai principi etici.
L’abile Swift riesce quindi a far divertire il lettore ma allo stesso tempo a farlo riflettere sui problemi più gravi.
Gulliver, riuscito a tornare di nuovo sano e salvo in Inghilterra, si imbarca di nuovo in qualità di comandante su una nave commerciale dove in seguito ad un ammutinamento è costretto a sbarcare in una terra popolata da cavalli intelligenti e uomini ridotti ad animali selvatici. Qui il narratore dopo lunghe conversazioni con uno dei cavalli dotati di ragione riesce a capire che la razza umana è ormai degenerata e non vorrebbe più tornare in patria. Costretto poi a far ritorno fra gli uomini continuerà a disprezzarli fino alla morte in quanto ormai la sua mente ha visto chiaramente tutte le atrocità che l’uomo compie ogni giorno.
Quindi con questo ultimo viaggio il protagonista porta a termine il lungo percorso che gli ha permesso di imparare nuove usanze e di migliorarsi spiritualmente: Swift è finalmente riuscito a portare alla luce tutti i difetti dell’uomo del suo tempo, tutti quegli aspetti corrotti della società che non condivideva.
“I viaggi di Gulliver” è un’opera in grado di offrire ancora oggi numerosi spunti di riflessione ai lettori attenti, quelli che riescano a cogliere i profondi messaggi nascosti tra le storie fantastiche e divertenti. Gulliver non ha perso minimamente la sua attualità: si tratta infatti della denuncia della società civile da parte di un suo membro che ne è disgustato; c’è forse qualcosa di più attuale in un mondo così corrotto e ipocrita come il nostro?

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