I genitori, i giovani e la loro adolescenza

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Testo

I genitori, i giovani e la loro adolescenza.

Ad un certo punto della vita di ogni individuo, a cavallo tra l’infanzia e l’età adulta, vi è un periodo caratterizzato da continui cambiamenti, sia per quanto riguarda il aspetto fisico di una persona, sia quello psicologico. Questo periodo è chiamato ADOLESCENZA! C’è chi la vive come un prolungamento della propria infanzia, comportandosi ancora da bambino e non accettando quella che è la realtà; c’è chi la trascorre, invece, assumendo comportamenti da adulto e talvolta rendendosi ridicolo in compagnia dei propri coetanei.
L’adolescenza è il periodo dei primi amori, spesso fonti di delusioni e preoccupazioni. Sembra di stare continuamente su una di quelle giostre che corrono ad una velocità impressionante, quelle che ti fanno sentire il cuore in gola per le ripide salite sulle cime delle quali ti senti ad un passo dal cielo. È lì che ti senti di essere quando sei veramente innamorato, ma il problema è che da quelle salite devi pur scendere qualche volta ed è lì che ti senti distrutto, stanco e ti sembra di scendere nelle tenebre della delusione.
Anche il ruolo dell’amico cambia molto: da compagno di gioco che era si trasforma in confidente, amico intimo, complice nella scoperta di un mondo sconosciuto ad entrambi, “il mondo dei grandi”; stare tra amici diventa indispensabile anche per chi ha un carattere chiuso, per chi è timido, per chi non si è mai confidato con nessuno tenendosi dentro cose di ogni tipo, quali problemi con la scuola, con qualche amico, con la ragazza o il ragazzo, con la famiglia in generale….Con un amico ci si confronta cercando di migliorare gli aspetti positivi e di cambiare quelli negativi del proprio carattere, dei propri interessi, di qualunque cosa, dando e cercando consigli su come fare.
Un adolescente acquista una propria autonomia, ma ciò non toglie il fatto che quelle che prima erano certezze possano diventare ora dei dubbi.
Si viene a conoscenza di avere davanti un futuro che aspetta di essere gestito nel migliore dei modi da chi ne è padrone perché un giorno o l’altro i genitori, o chiunque altro, non saranno più lì a consigliar loro qual è la cosa giusta da fare e quale quella sbagliata.
Il rapporto con la famiglia diventa un tantino più complicato del solito e molto più problematico. Questo avviene perché spesso sono i genitori stessi a prolungare l’infanzia del proprio figlio perché ammettere che è cresciuto e che quindi è in grado di pensare e di agire da solo, a volte, equivale a perderlo; d’altra parte i ragazzi si sentono più grandi e credono di poter fare qualunque cosa gli passi per la testa e che, illudendosi di essere cresciuti, non hanno alcun bisogno dei consigli degli adulti, anzi credono anche di poterne dare loro quando invece sono ancora del tutto estranei a esperienze che, al contrario, risultano familiari ai genitori, ai professori e agli adulti in genere.
Allora occorre trovare un nuovo equilibrio, venendosi incontro rinunciando tutti a qualche principio, cercando di rispettare le esigenze dell’altro, ma ciò non è per niente facile; è necessario anche ricordare che il raggiungimento della maturità non è un processo istantaneo, che si basa sull’età anagrafica, ma dura una vita intera, infatti non si smette mai di imparare qualcosa l’uno dall’altro; poi che fretta c’è di crescere, è molto più bello essere un vecchio bambino che il contrario.
Ritornando al tema della famiglia, questa, soprattutto per l’adolescenza di un ragazzo, ha un ruolo fondamentale sia per quanto riguarda l’educazione sia tutti gli altri campi. È questa l’età in cui qualunque ragazzo inizia a porsi tante domande a cui possono trovare la risposta adatta solo i genitori.
Agli inizi del Novecento si parlava di famiglia patriarcale, dove i ruoli dei coniugi erano nettamente distinti: il capofamiglia, ovvero l'uomo, pensava a lavorare e a mantenere la famiglia, mentre la donna si preoccupava delle faccende di casa e della crescita dei figli. Oggi, la famiglia sta attraversando un periodo di crisi dovuto da una parte alla perdita dei valori morali che rappresentano un punto molto importante per il sostentamento di una famiglia, dall’altra, invece, al lavoro che svolgono entrambi i coniugi e ai continui impegni che condizionano la vita di ogni giorno.
C’è poco tempo per parlare con i propri figli di quello che è successo durante la giornata, a scuola, così come c’è poco tempo per parlare anche solo tra marito e moglie. Spesso capita che l’orario di inizio del turno di lavoro di uno coincide perfettamente con quello di fine dell’altro percui, per stare insieme e parlare un po’ bisogna aspettare la domenica, e non è del tutto sicuro che non ci siano impegni anche per quello che dovrebbe essere un giorno di riposo.
Alcune famiglie sono unite solo dal matrimonio, ma avere una fede al dito non vuol dire stare insieme per amore o meglio, magari all’inizio un banale sentimento d’amore c’era ma col tempo è sfumato anche quello e ci si ritrova legati ad una persona estranea, diversa da come la si immaginava fin da adolescente, da come era stata apprezzata all’inizio della storia. Altre volte capita che per fortuna la coppia capisce di non essere fatta per stare insieme, che non c’è più la complicità di una volta, che non si hanno più gli stessi interessi, ma il problema sorge quando questo avviene troppo tardi, quando ormai ci sono dei figli e proprio per amore di questi non si decide di ricorrere alla separazione e quindi ad divorzio.
Tutto questo può avvenire in qualsiasi situazione, ma è stato accertato che la maggior parte delle storie che portano a questi risultati sono quelle che vedono come personaggi principali “genitori adolescenti”. Questi, non seguendo i consigli dei propri genitori, si trovano a carico dei figli, la maggior parte delle volte non voluti, da accudire, da far crescere in modo perfetto, senza problemi e difficoltà di ogni tipo, da istruire ed educare.
Riflettendoci su viene fuori da sola una domanda: "Ma che fine farà l'istituzione familiare?" Rispondersi non è poi tanto difficile perchè in effetti basterebbe solo coinvolgere ogni giovane rendendogli nota l’importanza di questo valore sia per il singolo uomo sia per l’intera società.
A proposito di consigli, quattro dei tanti che si sentono dire spesso i giovani sono: “non bere”, “non fumare”, “non fare uso di droghe” e “stai attento con chi esci”; e proprio non seguire questi consigli causa le cosiddette “stragi del sabato sera”. Quanti i giovani che perdono la vita per aver fatto un uso eccessivo di alcolici? Quanti quelli che rimettono la propria vita in incidenti causati da gente ubriaca? Quante quelle persone che venderebbero anche se stesse per procurarsi qualche spicciolo per una dose? Quanti giovani con un carattere debole cadono nelle mani di gente senza scrupoli e, per paura, non riescono più a liberarsene? Sono domande a cui bisognerebbe rispondersi in ogni momento della giornata per capire quanti problemi ci sono nel mondo e per cercare una soluzione che li risolve nel migliore dei modi. Sono tante le misure apportate in questi ultimi anni per controllare questi fenomeni e a dir la verità, dalle statistiche realizzate dagli esperti, ne è venuto fuori che, anno dopo anno, gli incidenti mortali diminuiscono sempre più ma ancora non si è giunti a una percentuale bassa percui ci vorrà ancora del tempo prima di leggere un giornale che non contenga, sulla prima pagina, la cronaca della vita di un giovane stroncata in un incidente automobilistico.
Sono tante anche le domande a cui bisognerebbe rispondersi per capire qual è il ruolo principale, in una famiglia, di un genitore e quale quello di un figlio. Non sono solo i genitori che educano i loro figli, ma in certi casi avviene anche il contrario: può capitare che un genitore o un adulto qualsiasi commette uno sbaglio e che non se ne rende conto, o che addirittura non vuole ammetterlo in nessun modo, e allora è compito di un ragazzo fargli cambiare idea facendogli capire l’errore che sta commettendo comportandosi in quel determinato modo.
Per un ragazzo, anche se non è timido, è molto difficile parlare e confidarsi con un genitore, mentre risulta molto semplice farlo con un suo coetaneo. Questo, forse, avviene perché si crede che un genitore non capisca le esigenze di un figlio in quanto ha vissuto qualche decennio prima, quando il mondo era diverso da quello dei tempi di oggi, ma in realtà, anche se questo ragionamento è vero, non si ha la minima idea dello sbaglio che si commette perché nessuno meglio di un genitore può capire un problema che affligge il proprio figlio. Esistono, però, anche dei casi in cui i ragazzi si confidano raccontandogli tutto quello che fanno, quello che provano, quello che desiderano, e che i genitori non mostrano alcun interesse per queste cose; è proprio far parte di una di queste famiglie fa nascere in un giovane la voglia di evadere e di disubbidire agli adulti e ai genitori stessi i quali, in realtà, non conoscono nulla dei propri figli.
Dopo quasi diciassette anni di vita sono arrivata alla conclusione che svolgere il ruolo di genitore e di figlio non è semplice, ma aiutandosi reciprocamente diventa molto più facile e che tutto gira intorno nell’ambiente in cui si vive perché se un ragazzo vive in un ambiente pulito e con dei genitori con “la testa sulle spalle”, quasi certamente, da grande, sarà un ottimo genitore del quale, i figli, possono sentirsi orgogliosi senza alcun dubbio.

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  1. annalisa

    molto bello ed è anche spiegato molto bene


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