Huxley:Il mondo nuovo

Materie:Scheda libro
Categoria:Generale

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Testo

Federica Signoriello
Classe III B
Saggio breve sulla presentazione del romanzo “Il mondo nuovo” di A. Huxley; discussione dell’articolo “Pietà per la condizione umana” d’Ignacio Ramonet apparso su “Le monde diplomatique”nell’ottobre 2000; giudizio personale su personaggi, vicenda e significato del romanzo.
Ne “Il mondo nuovo”, romanzo dell’inglese Aldous Huxley pubblicato per la prima volta nel 1932, è narrata una vicenda ambientata in un mondo futuro dove l’essere umano è prodotto in serie e in base alla manipolazione che il suo embrione ha subito fa parte di una determinata classe sociale, o meglio casta, destinata a qualche particolare mansione all’interno dell’organizzazione della società. L’educazione, rigorosamente per caste, si basa sul metodo ipnopedico, che consiste nel bombardare il cervello di persone dormienti di frasi che esprimono i concetti che gli si vuole far apprendere, che comprendono soprattutto messaggi di tipo socialmente organizzativo; difatti non esistono rivalità fra le caste, perché ognuno è convinto di svolgere esattamente il ruolo predefinitogli. Inoltre l’educazione non prevede lo studio della storia o di qualsiasi cosa appartenuta al passato che non faccia parte di quella nuova era, della quale il capostipite è Ford, considerato quasi come un dio; tutti hanno una cultura comune diffusa di massa. La produzione in serie di esseri umani implica la totale inutilità della riproduzione, e quindi la sessualità è considerata un puro piacere, spesso associato all’assunzione di uno stupefacente, il “soma” grazie al quale la realtà svanisce progressivamente e del quale sembra non possa fare a meno nessuno. Il progresso tecnologico grazie al quale è possibile la produzione in serie di esseri umani, permette inoltre l’annullamento dell’invecchiamento o della degenerazione delle cellule, perciò un individuo appare sempre giovane e prestante nonostante l’età, senza evitarne però la morte.
Inizialmente la vicenda sembra incentrata sul rapporto amoroso fra due giovani di classe alfa che si recano in una riserva, nella quale è stato conservato un angolo di mondo antico. In questa terra desolata possono vedere uno squarcio di vita completamente diverso dal loro. Difatti dalla descrizione del villaggio dei “selvaggi” sembra di scorgere una cittadina agricola del centroamerica attuale. Il modo di vivere primitivo di questi li sconvolge ancora di più, tanto che gli indigeni svolgono ancora sacrifici alle divinità, e quindi non si potrebbero dire civilizzati nemmeno ai nostri tempi. Quello che però li sconvolge ancora di più è il loro incontro con un selvaggio fisicamente del tutto simile a loro; precisamente, è figlio di una turista esattamente come loro venuta anni prima a visitare il villaggio e persasi nella foresta circostante, rimasta accidentalmente incinta del suo compagno, che scoprono fra l’altro essere il loro principale sul lavoro. Convinti del fatto che madre e figlio, per quanto ripugnante fosse questo loro rapporto di parentela perché ormai inconsueto nella parte “civilizzata” del mondo, avessero il diritto di ritornare da dove erano venuti, li riportano in quest’ultima.
Linda, la madre, che non può sopportare il fatto di essere una donna non più perfetta fisicamente e quindi diversa da ogni altra, continua ad assumere soma sino alla morte.
Quando John viene portato nella civiltà, John è inorridito dalla mancanza di libertà umana, dalla mancanza di amore e di individualità, di dignità da parte dell'umanità. Quelli che vivono all'interno della civiltà, al contrario, sono divertiti dai modi pittoreschi del selvaggio e perplessi dalla sua apparente incapacità ad apprezzare la stabilità e il conforto offerti dalla società e dal soma. John rapidamente si ritrova confuso dalla società: la sua nozione di amore romantico da un lato, appreso da un vecchio volume delle opere di Shakespeare che aveva trovato nella sua casa del villaggio, e l'insistenza della società sulla totale libertà sessuale dall'altro: "Ognuno appartiene a tutti gli altri". Allo stesso modo è per lui incomprensibile il trattamento casuale da parte della società della morte.
Quella della madre, totalmente estranea al mondo che lo circonda da un uso eccessivo di soma, lo sconvolge a tal punto da spingere un gruppo di lavoratori Delta a rinunciare al soma, idea del tutto impensabile per questi che si scatenano. John viene arrestato e portato di fronte a Mustapha Mond, uno dei dieci Controllori del Mondo, i capi della società. Questi intraprende una dettagliata difesa della civiltà fordiana. John sottolinea che non c'è nessun Dio nel Brave New World; la risposta di Mond è che "Dio non è compatibile con le macchine, con la medicina scientifica e con la felicità universale. Bisogna fare la propria scelta. La nostra civiltà ha scelto le macchine e la medicina e la felicità.". John ribatte che lui desidera la libertà di fare l'esperienza di Dio e di tutta l'infelicità che ne deriva.
Riesce comunque a fuggire nella solitudine, vivendo in un faro, procurandosi da solo il cibo e mantenendo uno stile di vita indipendente. In ogni modo non è capace di sopportare il suo isolamento e la sua opposizione: gli fanno visita dei curiosi dalla società e, nella disperazione per la sua incapacità di evitare di unirsi alla loro pazzia si uccide.
Ignacio Ramonet ha scritto un articolo a proposito di questo romanzo rilevando le corrispondenze fra questo e la realtà degli ultimi tempi. Domanda infatti se è il caso di rileggerlo a quasi settant’anni dalla sua pubblicazione dato che parla di un mondo futuro dopotutto immaginario, del quale non potremmo condividere vari aspetti che ne descrive, in quanto in un livello cronologico facciamo comunque parte del futuro descritto da Huxley. Ramonet descrive la vita dell’autore, riassume i cardini della società che Huxley ha voluto creare e trova le fonti delle quali si è servito. Primo fra tutti il famoso Ford è un chiaro riferimento a Henry Ford, l’inventore della standardizzazione delle componenti e del metodo di lavoro per la produzione in serie. Questa tecnica ai tempi della scrittura del romanzo era nuova e determinò immediatamente un radicale cambiamento della produzione di tutte le industrie del mondo, nonostante le violente critiche rivoltegli dagli intellettuali e nel mondo operaio e sindacale.
Ramonet cita ancora John Watson, fondatore della scienza dell’osservazione e del controllo del comportamento, dal quale Huxley avrebbe tratto l’ipnopedia.
Il titolo del romanzo infine cita Shakespeare dal dramma “La Tempesta”, e la sua traduzione letterale dall’inglese sarebbe “Meraviglioso mondo nuovo”, netta antifrasi in quanto il mondo descritto di meraviglioso non ha nulla.
Ramonet intervalla queste informazioni a sue considerazioni che rilevano il senso d’anticipazione dell’autore in materia di manipolazioni. Ritiene inoltre che questa visione ben più pessimistica del futuro rispetto ai nostri tempi ma pur sempre veritiera in un certo qual modo ci possa servire da avvertimento e ci incoraggi a sorvegliare quelle nuove tecniche riguardanti clonazione e manipolazione genetica.
Di sicuro ci può apparire raccapricciante il modo in cui si svolge la produzione di esseri umani, che altro non è che una clonazione, divenuta così discussa negli ultimi tempi per ovvie conseguenze etiche, così come la manipolazione che gli embrioni subiscono per produrre uomini in base alle quali caratteristiche fisiche e intellettuali avranno un certo incarico da adulti. L’attacco al progresso scientifico da parte di Huxley è palese, ed è reso ancor più tagliente da alcune alterazioni satiriche come le esclamazioni a Ford al posto di Lord, Dio, o la modifica del segno della croce con il segno della T. Ma la scienza in questa nuova civiltà trova spazio sufficiente solamente ad assicurare il benessere e la stabilità, esattamente come la cultura o la religione: viene infatti diffusa come le altre in piccole dosi bastanti a non far nascere dubbi di tipo etico o morale nella popolazione. La verità non è contemplata nella stabilità di questa civiltà. La ricerca di questa determinerebbe la crescita individuale, creando un potenziale virus che logorerebbe la società.
Una possibile personalità ci viene presentata all’inizio del romanzo nel personaggio di Bernard, il ragazzo che insieme a Lenina si reca nella riserva. Egli è leggermente più basso di tutti gli Alfa suoi coetanei e il suo isolamento lo spinge a riflettere sul comportamento altrui, guidato completamente dall’apparenza e dal piacere. Il fatto di essere il tutore del selvaggio gli da il rilievo sempre desiderato e lo distoglie dalle sue precedenti riflessioni: diventa quindi del tutto simile agli altri, e perde le sue particolarità. Lenina invece è la cittadina modello, è a disposizione degli altri sempre e comunque, si gode la vita che le è stata offerta senza porsi troppe domande, se non riguardano il proprio benessere.
Il vero protagonista, nonostante non appaia subito, è il selvaggio, John, nel quale ci si può immedesimare. Cambia repentinamente ambiente di vita, ma non cambia la sua situazione di disadattato in questo perché nella riserva era diverso e isolato dal resto del villaggio; una volta entrato nella civiltà non rinuncia, invece che a integrarsi in questa come tentava di fare precedentemente, a combattere la logica alla quale tutti sono asserviti; per questi motivi costituisce il principale elemento dinamico all’interno del romanzo. Nonostante ciò non riesce a modificare la situazione complessiva di partenza: solo la vita di Bernard, che progressivamente perde prestigio agli occhi degli altri, è cambiata in peggio. Non riesce nemmeno ad essere occasione di riflessione per alcuno, tranne ovviamente per il lettore.
Nel contesto storico in cui il romanzo è stato scritto, stupisce il fatto che sia antecedente al nazismo e al fascismo, che nei loro progetti di assolutismo potevano fornire ispirazione allo scrittore; la loro aspirazione alla conformazione delle masse tramite associazioni che esaltavano l’unità statale e l’eliminazione di quelle che potevano ostacolarla sono caratteristiche riscontrabili nella società fordiana. Si può scorgere però una sorta di logica atta ad innalzare chi naturalmente predisposto in modo migliore in alcune società antiche, ad esempio quella spartana.
Huxley quindi non mira ad arrivare ad una descrizione verosimile del futuro, ma piuttosto, portando ad estreme conseguenze lo sviluppo delle nuove scoperte scientifiche e tecnologiche dei suoi tempi, cerca di intravederne gli aspetti negativi, introducendo una politica che ne sfrutti i vantaggi a suo favore. Il suo messaggio quindi, oltre ad essere d’avvertimento nei riguardi della scienza come sostiene Ramonet è anche di tipo socio-morale: il prezzo che si dovrebbe pagare per ottenere la stabilità è troppo alto perché gli si possa far fronte.

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  1. rebecca

    Sto cercando appunti sul tema del selvaggio e dell'istinto umano contrapposto alla società con tutte le sue regole. sostengo l'esame di maturità Liceo classico.


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