Henry James:Il giro di vite

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Testo

SCHEDA DEL LIBRO: “Il giro di vite” – Henry James
James, Henry (New York 1843 - Londra 1916), scrittore statunitense che trascorse gran parte della vita in Inghilterra. La sua narrativa, centrata più sullo studio psicologico dei personaggi che su un intreccio di impianto tradizionale, lo colloca tra i maggiori precursori del modernismo.
Fratello di William James, compì studi irregolari in varie località degli Stati Uniti e dell'Europa, per poi iscriversi alla facoltà di giurisprudenza di Harvard.
Dopo due viaggi in Europa (1869 e 1872), nel 1875 lasciò definitivamente gli Stati Uniti e si stabilì prima a Parigi e poi a Londra, dove nel 1876 pubblicò il romanzo Roderick Hudson, seguito da L'americano (1877), Gli europei (1878) e dal fortunato romanzo breve Daisy Miller (1879), tutte opere che analizzano il rapporto fra il Nuovo e il Vecchio Mondo.
Del 1881 è Ritratto di signora, storia di un matrimonio infelice della quale si ammira la sapienza con cui l'autore riesce a rendere la sottile tortura psicologica di cui è vittima la protagonista Isabel Archer.
A differenza dei primi romanzi, che ritraevano americani ed europei dell'alta società e il loro mondo opulento, I bostoniani e La principessa Casamassima (entrambi del 1886) affrontano temi di maggiore impegno politico e sociale. Risalgono al 1896 il racconto La figura nel tappeto e il romanzo breve Ciò che sapeva Maisie.
Grande popolarità ebbe la storia di fantasmi Il giro di vite (1898).
Nel 1899 fu pubblicato uno dei suoi romanzi più difficili, L'età ingrata, nel quale la progressione dell'intreccio è affidata interamente ai vari personaggi e alle loro conversazioni, senza l'intervento di un narratore esterno alle vicende raccontate. Nei primi anni del nuovo secolo James scrisse altri romanzi, Le ali della colomba (1902), Gli ambasciatori (1903) e La coppa d'oro (1904), opere di costruzione complessa che riprendono il contrasto tra le società inglese e americana. A James si devono anche saggi critici, tra i quali si ricorda L'arte del romanzo (1917).

ANALISI E COMMENTO DEL ROMANZO:

“Giro di vite” è il racconto di due bambini affidati alla servitù di una vecchia villa di campagna dove avvengono, a detta dell’istitutrice, una serie di strane e macabre apparizioni.
La storia di ‘fantasmi’ viene raccontata allo scrittore dall’arcivescovo di Canterbury Edward White Benson, durante la notte del 10 Gennaio 1895.
L’intreccio del racconto si articola e si sviluppa sulla base del susseguirsi delle apparizioni che inaspettatamente colgono di sorpresa la protagonista .
Queste macabre visioni (dell’ex maggiordomo di casa, Quint, e della sua amante [la precedente istitutrice]) hanno, secondo la protagonista, un’influenza decisamente negativa e malefica che, come vedremo, si ripercuote in modo drastico sui bambini, Miles e Flora.
I due fratelli ,infatti, erano da molto tempo a conoscenza dell’esistenza dei due demoni che erano ormai riusciti a controllare e a manipolare le loro innocenti vite .
Il clima che caratterizza l’intera vicenda è un clima di terrore, angoscia e paura, che l’autore rende vivo e quasi reale con una serie di accurati espedienti letterari, il più significativo dei quali è quello secondo cui le apparizioni non vengono anticipate, ma emergono da una specie di quiete assoluta e da un senso di immobilità che hanno l’importante funzione di evidenziare il senso di angoscia e di incombenza.
Il lettore diviene totalmente partecipe della vicenda e non può non lasciarsi condizionare e suggestionare da questo panorama surreale dove, in conclusione, si arriva alla morte psicologica e anche fisica del piccolo Miles.
Questo racconto rientra a far parte di un gruppo di racconti definiti come le cosiddette ‘storie di spettri’, anche se i ‘fantasmi’ di James appartengono raramente al genere prettamente gotico.
Infatti gli spettri che James descrive nel suo romanzo non sono come ad esempio il fantasma di Canterville, vecchio, magro, con il viso scarno e le catene arrugginite ai piedi, o come il mostruoso fantasma del ‘Castello di Otranto’ che è invece frutto della mente di uno scrittore puramente gotico, Walpole; le macabre visioni descritte nel romanzo sono esclusivamente il prodotto della psiche e della mente umana, la loro natura è sostanzialmente una natura psicologica che deriva direttamente dall’irrazionalità e dal subconscio dell’Uomo.
E’ proprio questa la grande innovazione di James che comincia pian piano a staccarsi dai precedenti canoni letterari per affrontare una nuova concezione stilistica che lo avvicinerò sempre più a quella che sarà la letteratura del ‘900.
Il nuovo gotico, di cui James è in questo caso il rappresentante, si fonda su alcuni elementi ben precisi che traspaiono dal profondo della psiche umana.
Queste sensazioni, come detto in precedenza, che pervadono interamente il romanzo, vengono accentuate e messe volutamente in risalto dall’apparente normalità che caratterizza la vicenda: due innocenti bambini, una pacata e dolce istitutrice, una villa di campagna,…
Ma dietro le apparenze si cela un misterioso nemico che ha riscontro diretto nel Male in senso lato; il Male oscuro che si annida dietro ogni apparenza, ma che deriva direttamente dal profondo del nostro animo, e ci appare inaspettatamente pur sentendo inconsciamente (da parte nostra) il desiderio di reprimerlo.
Importante caratteristica del romanzo, è il fatto che durante la narrazione vi sono pochissime descrizioni degli ambienti in cui si svolge la vicenda, o comunque non sono molto curate e particolareggiate; questo, secondo il mio parere, perché l’autore ha voluto evidenziare con maggior efficacia sia i dialoghi, sia soprattutto i pensieri, i ragionamenti, le sensazioni e le emozioni della protagonista .
James con questo racconto ha avuto la capacità di scoperchiare tutte le paure e le fobie che vivono e si celano nell’animo di ogni uomo, di quell’epoca come della nostra.
Con mano sicura e tranquilla l’autore è riuscito a far emergere da ognuno di noi quel ‘lato oscuro’ che si annida nell’ Io di tutti e che la vita di tutti i giorni, la ‘normalità’, tiene ben nascosta agli altri e forse anche a noi stessi.
Quel ‘Male’ così invasivo del romanzo, così vago eppure così preciso, così indefinibile eppur così conosciuto da tutti, alla fine contamina tutto l’ambiente circostante.
E noi che leggiamo la storia ci sentiamo spettatori ma allo stessi tempo partecipi della vicenda.
Ho apprezzato molto quest’opera di James poiché ritengo sia riuscito a narrare con stile semplice e diretto un tema che appare quanto mai moderno .In ognuno di noi c’è qualcosa che resta fermo e in silenzio dentro il nostro animo: è il lato oscuro della nostra personalità.
Probabilmente è naturale, e innato in noi che sia così, e probabilmente lo sarà stato per tutte le generazioni precedenti e lo sarà per quelle future.
Certo è che l’Uomo fa di tutto per non farlo emergere, trasparire o comunque accennare, e cerca di apparire alle persone che ci circondano, e forse anche a noi stessi, con il nostro lato migliore e meno inquietante.
E’ significativo a mio parere concludere con una celebre frase di Henry James: “[…] Non si può mai dire l’ultima parola quando si tratta del cuore umano […]”

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