Gli zii di Sicilia

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Testo


Bello. Questo libro mi è molto piaciuto, tant’è vero che mi sono più volte letto due dei racconti. Si legge con molto piacere, soprattutto perché man mano che procede il racconto, incuriosisce sempre più. Quando dovevo abbandonare la lettura, non vedevo l’ora di poterla riprendere.

Gli zii di Sicilia è una raccolta di quattro racconti, diversi tra loro, ma legati dal filo conduttore principale che è la guerra. In essi, si descrivono le diverse reazioni e i diversi comportamenti che la guerra induce, analizzando alcuni soggetti con particolari caratteristiche in svariate situazioni.
Per esempio, nel primo racconto, Gli zii di Sicilia, si analizza la situazione familiare dello stesso Sciascia durante la Seconda Guerra Mondiale. La sua famiglia poteva contare su alcuni parenti emigrati anni addietro in America, dove avevano fatto fortuna. Verso il finire del conflitto, i fortunati emigrati fecero un viaggio in Sicilia per trovare i parenti, dato che da molti anni non si vedevano più. Sotto sotto, però, essi avevano un ben preciso piano: trovare uno sposo per la loro figlia e… vendere l’altra metà della casa di Sicilia. Dato che i genitori di Sciascia non potevano permettersi di acquistarla, si arrivò, dopo lunghissime trattative, ad un patto: dovevano pagare agli zii d’America il viaggio di ritorno, naturalmente di prima classe.
Questo è il succo del racconto, che però racchiude in se tutta una serie di micro-avvenimenti, di descrizioni e di considerazioni che, oltre a descrivere Racalmuto e la sua vita, lascia trasparire un atteggiamento molto critico dell’autore verso la politica in generale. Tutti i racconti di Sciascia che ho letto finora sono permeati d’analisi e di riferimenti alla politica.
Come in La morte di Stalin, racconto molto piacevole da leggere per il carattere del personaggio principale, un povero calzolaio di nome Calogero, boicottato da tutti dopo il suo ritorno dal confino. Una notte Stalin in persona gli apparve in sogno, predicendogli la disfatta alle elezioni del paese dei comunisti. E via un susseguirsi di avvenimenti, spesso esilaranti a causa del carattere testardo e attaccabrighe del protagonista. Molto appassionanti anche i vari dialoghi fra lui e i vari democristiani del paese: non appena Calogero sentiva nominare il nome di Stalin, c’era da attendersi di sicuro o una sfilza di insulti e bestemmie o una zuffa. Ancora più divertenti quelli con l’arciprete, a cui piaceva “far ragionare” Calogero (cercava di dissuaderlo dalle sue idee politiche con un “vogliamo ragionarci su?”, ma immancabilmente finiva che se ne andava via su tutte le furie, maledicendo il povero calzolaio): non vi descrivo la scena in cui voleva far attaccare un ritratto di un Santo vicino a quella di Stalin nella bottega di Calogero per non togliervi il gusto di leggerla.
Anche Quarantotto è molto piacevole da leggere e spesso e volentieri diverte molto il lettore: dopo che la moglie del barone aveva scoperto che la tradiva, non voleva più parlargli direttamente, preferendo rivolgersi a un interprete che doveva riferire parola per parola. Così molti dialoghi non sono battuta e risposta, ma sono a tre voci: non vi dico come l’interprete trasformava le imprecazioni del barone rivolte alla moglie!
Nel racconto non si può facilmente delineare una trama, dato che vi è solo un susseguirsi cronologico di avvenimenti.
Infine l’ultimo racconto, l’Antimonio. Sinceramente, a parte le prime pagine, ho poco apprezzato questo racconto, per la mia enciclopedica ignoranza sulle vicende della Guerra di Spagna, di cui l’autore voleva fornire una corretta visione. Troppi riferimenti a battaglie, generali, comandanti e un susseguirsi di eventi ordinati non cronologicamente ma secondo il ragionamento in corso. Forse io dovrei, prima di riprenderlo in mano, andare a informarmi sulla Guerra di Spagna per farmi un’idea più ampia e precisa della situazione.

Comunque consiglio a tutti questo libro, molto piacevole da leggere e scorrevole, qualità derivata dal fatto che le vicende narrate sono molto diverse fra loro, con molti personaggi interessanti e vari e ben descritti nei loro stati d’animo, e con un curioso intreccio di situazioni. Il linguaggio dei dialoghi non è certamente dei più “castigati”, ma non disturba più di tanto.
Qualcuno forse non gradirà alcune battute e i dialoghi a sfondo politico, ma un lettore preparato sa quanto Sciascia fosse appassionatamente coinvolto nel mondo della politica, che esplorò nei vari campi partitici, manifestando tutto il suo carattere meridionale.

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