Eugenie Grandet di H.de Balzac

Materie:Scheda libro
Categoria:Generale

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Testo

Honorè de Balzac
Eugenie Grandet
Relazione

NOTIZIE RELATIVE ALL’EDIZIONE
Editore: Garzanti
Collana: I grandi libri
Edizione: 20 gennaio 2000
Ristampa n° XIX
Traduzione: Giorgio Brunacci

L’opera e l’autore

Honorè de Balzac (Tours 20/5/1799-Parigi 18/9/1850) scrisse “Eugenie Grandet”,ispirandosi come da lui affermato ad una storia vera, tra l’estate e l’autunno dell’anno 1833, con l’intento di rappresentare quella parte di Francia che a quei tempi (fine 1700 e inizio del 1800) a molti era sconosciuta. “Immortalò” una Francia che non era più fatta solo di grandi città, famiglie nobili e benestanti, cultura e mondanità, ma anche di ignoranza, di disparità sociali molto accentuate, dì patriarcato, di infelicità, di subordinazione famigliare, insomma la Francia delle campagne e delle province.
Questo libro fa parte di una raccolta di dodici volumi stampata dall’editore Bèchet chiamata “Etudes de mœurs au XIX siècle” ovvero “Studi di costumi del XIX secolo” che si prefissava l’obiettivo di rappresentare per la prima volta, per mano della penna di Honorè de Balzac, tanti e diversi ambienti di vita dai più ricchi ai più poveri, con un estremo realismo, senza alcun intervento esterno o fantasioso.
Egli getterà una delle prime basi per la nascita di una nuova corrente letteraria, il realismo, che cercherà di rendersi fedele nonché “cruda” riproduttrice e accusatrice della triste realtà e non più creatrice di racconti e opere quasi surreali. Infatti, con lo stile utilizzato dall’autore per scrivere “Eugenie Grandet”, ho notato un assoluto desiderio non solo di raccontare la realtà, ma di riprodurla meticolosamente, in ogni suo più piccolo ed insignificante dettaglio in modo da non lasciare spazio alla fantasia del lettore nell’immaginare i personaggi, gli ambienti, le atmosfere, ma di vederli con una chiarezza quasi fotografica. In questo modo, infatti, l’autore ha dedicato buona parte del racconto alle descrizioni di qualsiasi personaggio, ambiente e momento, rendendo molto lenta la narrazione.
“Eugenie Grandet” fa parte della sezione “Scènes de la vie de province”, una delle tre1 in cui era stata divisa l’opera. Balzac riesce a riprodurre con estrema fedeltà il clima della vita di provincia, poiché luogo in cui ha passato buona parte della sua infanzia.
Il racconto, anche se non breve (174 pp.), presenta una trama abbastanza semplice e quasi priva di colpi di scena. I protagonisti del racconto sono Eugenie Grandet e suo padre, il rinomato bottaio Fèlix (costui a mio parere ricoprente sia la funzione di antagonista che di protagonista).
La storia è incentrata sulla vita della famiglia Grandet e sull’amore che nascerà fra Eugenie ed il cugino Charles, continuamente tormentato dall’invadenza e dalle esigenze del padre-padrone Fèlix. Costui, infatti, continuamente circondato da una schiera di personaggi del paese allettati dalle sue possibilità economiche e dal desiderio di portare all’altare la graziosa figlia, sfrutterà molti di questi (talvolta sono solo comparse) traendone come sempre un buon profitto, con l’unica pecca di aver dimenticato la sensibilità e i bisogni della sua famiglia ed in particolar modo di Eugenie. Il suo mondo, per lui quasi perfetto, viene però sconvolto al momento del suicidio del fratello parigino che, a causa del fallimento della sua società, gli affida il figlio Charles e il futuro del nome Grandet. L’astuto bottaio riuscirà però ad uscire intatto dalla tragedia familiare senza gravi perdite materiali, ad esclusione del cuore della figlia Eugenie totalmente rapito dal cugino ospite Charles.
Da qui, inizieranno in casa Grandet diversi episodi nei quali più volte padre e figlia (quest’ultima aiutata dalla complicità materna) si scontreranno e nei quali verrà ostacolato l’amore dei due ragazzi che si rivelerà poi incompiuto a causa di Fèlix che inviterà Charles ad emigrare dalla Francia per costruirsi un nuovo capitale.
Nonostante i diversi anni in cui Eugenie e Charles non si vedranno essa non lo dimenticherà e, anzi, il suo sentimento per lui accrescerà, fino al momento in cui avrà di nuovo sue notizie per mezzo delle quali scoprirà che la persona che aveva amato e desiderato era diventata una copia del suo ormai defunto padre Fèlix.
L’ambientazione del racconto è a Saumur, un piccolo paesino della Francia, e la vicenda si svolge tra la fine del ‘700 e l’inizio dell’800.

I personaggi

Come detto i protagonisti principali del racconto sono Eugenie e Felix Grandet; l’autore nelle descrizioni si è dimostrato molto preciso e attento a moltissimi particolari, talvolta apparentemente inutili; fisicamente Fèlix viene così descritto dall’autore: «Fisicamente, Grandet era alto uno e sessantacinque, tozzo, quadrato, con dei polpacci di trentasei centimetri di circonferenza, rotule nodose e spalle larghe; la faccia era tonda, abbronzata, butterata; il mento era diritto, le labbra tutt’altro che marcate, i denti bianchi:; gli occhi avevano un’espressione immobile e di fuoco che il popolino attribuisce al basilisco; la fronte, solcata da rughe trasversali, non mancava di protuberanze significative;i capelli, giallastri e brizzolati, erano, […] bianchi e oro. Sul naso, grosso in punta, c’era una verruca gonfia di venuzze […]. Le scarpe robuste erano allacciate con stringhe di cuoio; in qualsiasi stagione portava calze di lana tessuta, pantaloni corti di pesante stoffa marrone con fibbie d’argento, un gilè di velluto a righe color giallo e pulce, abbottonato fino al collo, un’ampia giubba marrone a falde larghe, una cravatta nera e un cappello da quacchero.»
C’è inoltre da aggiungere, che a causa della lunga durata degli episodi (circa quindici anni), si assiste allo scorrere dell’età di Fèlix, fino al raggiungimento degli 80 anni, coincidenti con la sua morte.
Dal profilo psicologico di Fèlix, vediamo rappresentato un personaggio terribilmente astuto, opportunista, tirchio, talvolta malvagio, spinto a vivere in nome di ciò che per lui è sacro e inviolabile: il denaro. Nel racconto, infatti, si può osservare come l’unico motivo di fondo che spinge Grandet a compiere un’azione è il guadagno, la possibilità di possedere ancora senza averne alcun bisogno. Il suo non è un semplice attaccamento al denaro, ma una vera mania ossessiva e perversa che riscuote verso il suo desiderio di possesso e accumulo. È molto diffidente e chiuso nei confronti di coloro per i quali lui non prova interesse.
Come uomo, non è quindi difficile intendere che sia completamente vuoto d’animo, privo di sentimenti positivi anche per la sua povera e fedele moglie. È però importante notare come per Fèlix, la figlia Eugenie assuma una particolare importanza: ai suoi occhi rappresenta la continuazione dell’ “impero” Grandet, la garanzia che dopo la sua morte tutto il “ben di Dio” che ha futilmente accumulato nella sua vita non vada perso.
Infatti Grandet, anche nel momento estremo della sua morte, immobile, costretto in un letto, con la vita che si stava lentamente consumando in lui, riusciva ad essere attratto morbosamente dal crocefisso d’oro del parroco recatosi presso il suo giaciglio per l’estrema unzione.
Dal modo di atteggiarsi, di muoversi e di parlare, si possono inoltre cogliere questi ed altri aspetti del suo carattere. In passato egli fu un repubblicano e patriota e ricoprì più volte ruoli di prestigio nella sua città, guadagnandosi l’appellativo popolare di “Papà Grandet”. Conduceva una vita alquanto banale, terribilmente regolare e calcolata, molto diversa da quella degli altri borghesi come lui.
Sua figlia Eugenie, invece, era il suo esatto contrario; come ragazza era sognatrice, desiderosa d’amore, devota, pudica, buona d’animo, fedele, umile, sensibile e tutte queste sue caratteristiche sommate al suo aspetto esteriore candido, puro, quasi angelico davano di lei un’immagine complessiva quasi immacolata. E proprio per il suo aspetto fisico l’autore usa una descrizione degna di essere qui riportata: «Eugenie apparteneva, è vero, a quel tipo di ragazze ben piantate, come se ne trovano nella piccola borghesia, e le cui attrattive sembrano volgari; ma, se ella non rassomigliava alla Venere di Milo, le sue forme erano nobilitate da quel soave sentimento cristiano che purifica la donna e le dà una distinzione sconosciuta agli scultori antichi. Aveva la testa grande, la fronte mascolina, ma delicata, del Giove di Fidia, e gli occhi grigi ai quali la castità della vita, riversandovisi tutta intera, conferiva una particolare luminosità. I tratti del viso rotondo, un tempo fresco e rosa, erano stati appesantiti da un vaiolo abbastanza benigno da non lasciare tracce, ma che aveva distrutto il vellutato della pelle, rimasta tuttavia ancora così delicata e fine, che il tenero bacio della madre vi lasciava per un attimo il segno rosso. Il naso era un po’ troppo marcato, ma si accordava con la bocca color rosso di minio, le cui mille increspature erano piene d’amore e di bontà. Il collo era di una rotondità perfetta. Il seno pieno, accuratamente velato attirava lo sguardo e faceva sognare;[…] Eugenie, grande e forte, non aveva dunque quella bellezza che piace alle masse; ma era bella di quella bellezza così facile da riconoscere della quale si invaghiscono soltanto gli artisti.» Nel suo ruolo rappresenta secondo me anche una figura di vittima del padre.
Tecnicamente parlando il personaggio di Fèlix è a tutto tondo come quello di Eugenie, che sono stati ampiamente descritti sotto tutti i loro aspetti dal narratore; la presentazione è per entrambi (come per tutti gli altri personaggi) rigorosamente diretta anche se però, a mio parere soltanto Eugenie può essere definita un personaggio dinamico, poiché durante lo svolgersi dei fatti si denota una notevole maturazione e cambiamento nel modo di pensare e di essere, mentre Fèlix non modifica mai radicalmente il suo carattere o i suoi atteggiamenti se non per piccoli istanti, finalizzati comunque a rimarcare le caratteristiche precedentemente citate.
I personaggi secondari sono molti e perciò non potranno essere descritti con particolare precisione come è invece avvenuto per i protagonisti. I due principali aiutanti dei protagonisti sono Mme Grandet e la governante Nanon.
La prima fisicamente era magra, quasi rinsecchita, dal colorito giallastro, goffa, lenta, definita dall’autore «una di quelle donne fatte per essere tiranneggiate», con le ossa, il naso e gli occhi grandi,…(pg. 23).
La seconda invece viene definita come «la grande Nanon», sia per le sue dimensioni (altezza 1.84m !)che per il buon cuore e la fedeltà che possiede. Salvata dalla miseria da Fèlix in anni passati ella era sempre rimasta fedele e riconoscente ai Grandet.
Entrambi i personaggi sono statici e a tutto tondo.
L’oggetto del desiderio per Eugenie è senza dubbio il prestante cugino ventiduenne Charles, un giovane Parigino che la colpirà grazie al suo aspetto e al suo modo di essere totalmente diversi da quelli delle persone del luogo in cui aveva sempre vissuto facendola inevitabilmente innamorare. Egli viene descritto come un ragazzo abbastanza infantile, emotivo e di bell’aspetto.
Tra le figure di intermediari sono sicuramente presenti i membri delle due principali famiglie che “aspiravano” alle fortune di Fèlix Grandet: per i Cruchot v’erano C. de Bonfons, il notaio Cruchot e Padre Cruchot, mentre per i Des Grassins c’erano Adolphe des Grassins, Mme des Grassins e M des Grassins. Entrambi i membri delle famiglie mostrano dai loro comportamenti degli atteggiamenti falsi nei confronti di Grandet, finalizzati al solo scopo di accattivarsi le sue simpatie.

Gli spazi

La Francia ovviamente è il paese in cui si svolge la vicenda. L’autore ha prestato estrema attenzione a descrivere i luoghi in cui si svolge la vicenda, privilegiando la presenza di ambienti chiusi (casa Grandet) ma anche aperti come le campagne di Saumur.
La casa di Grandet viene descritta come un edificio slavato, freddo e silenzioso, situato in cima alla città e circondato dalle rovine dei bastioni, costruito in tufo bianco, simile ad un carcere, attempato e mal curato (pgg. 16,17,18). Vengono anche descritte tutte le stanze della casa, che comunque rispettano lo stile esteriore precedentemente descritto.
Grazie ai numerosi introiti dei Grandet (ritenuti da alcuni incalcolabili) essi facevano parte della classe borghese.

Analisi della vicenda

Indubbiamente l’inizio del racconto è di tipo DESCRITTIVO e si prolunga per molte pagine. Iniziano ad esserci i primi movimenti narrativi all’arrivo del cugino Charles, preceduto da alcune visite ai Grandet da parte dei Cruchot e dei des Grassins.
Il principale evento che modifica l’andamento della storia è l’arrivo di Charles con la notizia del suicidio del padre (da lui scoperta successivamente). Infatti tra i rarissimi momenti di relativa tensione del brano vi è quello in cui Fèlix deve annunciare la tragica scomparsa del padre al giovane Charles.
Il finale è difficile da classificare, poiché è sì tronco dal momento in cui il brano viene drasticamente interrotto, ma anche aperto, dato che la storia potrebbe essere facilmente continuata.
Fabula e intreccio non coincidono affatto, poiché sono presenti numerosissime analessi anche se sono invece praticamente inesistenti le prolessi. Di ellissi ve ne sono alcune, ma la più vistosa è sicuramente quella in cui si passa dalla partenza di Charles all’arrivo della sua prima lettera dopo diversi anni. Anche se in mezzo a questa ellissi vengono inserite delle analessi e dei sommari, non viene descritto alcunché, a parte lo stato d’animo complessivo di Eugenie, di dettagliato su cosa è successo anno per anno.
La narrazione procede con un’estrema lentezza, poiché “appesantita” da riflessioni, commenti, descrizioni, digressioni. Sono rari e parziali i sommari, poiché sono meno sintetici del dovuto.
La narrazione, per quanto rara, si rivela abbastanza mimetica poiché il narratore lascia la parola ai personaggi per far descrivere loro lo svolgersi delle vicende, anche se non mancano alcune parti prevalentemente diegetiche. È frequente un commento o una spiegazione dei pensieri dei dialoganti al termine dei loro discorsi.
Il tempo verbale usato dal narratore è il passato remoto. Il tempo del discorso è nettamente prevalente su quello della storia (basti pensare che la durata del racconto è di più di 10 anni).

Tecniche

Non dovrebbero esserci dubbi riguardo alla classifica delle presenze delle sequenze: prime fra tutte vi sono quelle DESCRITTIVE, numerose, onnipresenti e dettagliatissime tutte abbastanza soggettive; seconde sono le NARRATIVE di tipo dialogico; terze le RIFLESSIVE.
L’autore usa logicamente diverse citazioni dialogiche nelle sequenze narrative, ma non mancano nemmeno resoconti a discorso indiretto libero.
Il registro linguistico usato dall’autore è formale. Il lessico non presenta termini di particolare complessità, anche se non mancano alcune citazioni latine sparse per il racconto.
La costruzione dei periodi risulta raramente ipotattica e abbastanza difficile da capire (es. «Gli scoccò una di quelle occhiate da provinciale, in cui le donne per abitudine mettono tanta riservatezza e cautela da dare ai loro occhi la ghiotta concupiscenza tipica degli occhi degli ecclesiastici ai quali ogni piacere sembra un furto o una colpa» pg.38) e molte più volte paratattica e logicamente più comprensibile.
Tra le figure retoriche sintattiche, come già detto vi sono alcune ellissi. Tra le figure retoriche semantiche compaiono particolari espressioni come ad esempio «Questo linguaggio segreto forma in qualche modo la massoneria delle passioni»2 che classificherei tra le metafore.

Punto di vista, temi e messaggi dell’autore

Il narratore è rigorosamente esterno e sempre di primo grado, non ha funzione di destinatore e non influisce in alcun modo sullo svolgersi dei fatti. È a focalizzazione ZERO e quindi è onnisciente, conosce pensieri, sentimenti e tutte le principali caratteristiche di ogni personaggio. Inoltre conosce gli avvenimenti anticipatamente ai personaggi.
In questo libro l’autore ha rappresentato fedelmente una realtà sociale sua contemporanea, che in passato veniva raramente considerata nella letteratura. Con l’utilizzo di particolari tecniche narrative è riuscito a darci immagini nitide e chiare sulle abitudini e le vicende di vita dei luoghi provinciali della Francia trasmettendoci talvolta sensazioni talmente realistiche e forti da lasciare “amareggiati”.
Nello stesso momento si è potuta “vivere” una storia d’amore alla fine rovinata a causa dell’egoismo e dell’eccessivo potere del padre nella famiglia ottocentesca, elemento che a mio parere Balzac ha abbondantemente criticato tra le righe, offrendoci quindi un’ulteriore istantanea sulla vita famigliare a quei tempi. Non c’è dubbio che Balzac abbia scritto questo racconto, assieme agli altri appartenenti all’opera “Etudes de mœurs au XIX siècle” per sferrare pesanti critiche ad una società che voleva ignorare la sua parte “difettata” e che voleva apparire perfetta, nascondendo invece molti problemi sociali che affliggevano molte altre famiglie come i Grandet ed il loro mondo. Il modo in cui pone la sua critica è abbastanza chiaro: rappresenta la realtà tragica in ogni suo dettaglio, volendoci quasi offrire un ritratto di quel “brutto” che vuole invece essere nascosto da tutti.

http://www.infinito.it/utenti/fedecars

1 Vi erano inoltre “Scènes de la vie privée” e “Scènes de la vie Parisienne”
2 Vedere Pg. 10
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