Don Chisciotte della Mancia

Materie:Scheda libro
Categoria:Generale

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Testo

- Don Chisciotte della Mancia -

AUTORE : Don Chisciotte della Mancia
TITOLO : Miguel De Cervantes
EDITORE : BUR classici
LUOGO : Milano
ANNO : 2001
N° PAGINE : 1196
PREZZO : £ 36000

“L’età rasentava i cinquant’anni: robusto, segaligno, di viso asciutto, molto mattiniero e amante della caccia”. Così viene presentato dall’autore Alonso Chesciana, piccolo proprietario terriero residente in un borgo della Mancia, in altre parole il protagonista del racconto. La storia inizia improvvisamente e in modo alquanto singolare: si dice che egli si dilettasse nella lettura di libri di cavalleria, e che passasse talmente tanto tempo nel discernerne il significato da stare per perdere la ragione. Capita quindi che in lui si accende come una scintilla l’idea di farsi cavaliere errante e di ergersi in difesa dei deboli contro gli oppressori, di vendicare torti e di appianare liti. Come tale che si rispetti, ha bisogno di un’amata, preferibilmente senza averla mai vista, e decide che Aldonza Lorenzo, una contadina che vive in un villaggio lì vicino, possa essere la sua Dulcinea del Toboso, colei cui tutte le future imprese saranno rivolte (qui l’autore riprende i temi dei romanzi cortesi caricandoli di una lieve sfumatura ironica). Sale quindi su un suo vecchio ronzino, che diviene il prode destriere Ronzinante, e parte in cerca di avventure.
Nella prima uscita si fa armare cavaliere da un oste e cambia nome in Don Chisciotte, ma per essere in regola con quanto sostengono i suoi libri, manca ancora uno scudiero. Assolda per questo un villano, il cui nome è Sancio Panza, con la promessa di dargli in cambio il governo di una delle tante isole che conquisteranno strada facendo. Questi, con grande ingenuità, accetta, e i due sortiscono.
A questo punto i due vivono una serie incredibile di avventure, in cui spesso hanno la peggio, che vedono sempre Don Chisciotte credere che oggetti o persone siano in realtà giganti, mostri e maghi, protagonisti dei suoi romanzi, provocando nel lettore l’effetto comico che rende la lettura molto piacevole. Gli avvenimenti accadono molto rapidamente, all’improvviso, e oltretutto non sembra esserci un ideale filo che li collega; non è presente uno che abbia abbastanza “peso” da orientare la narrazione verso una determinata direzione, o che attiri a sé tutti gli altri. Tuttavia, sullo sfondo, i due personaggi si muovono, anche se le avventure che essi vivono, che in teoria dovrebbero essere di relativa importanza, costituiscono la spina dorsale della storia.
Un elemento molto importante nel corso della vicenda si rivela essere il caso, che però non è visto più attraverso un’ottica machiavellica, e cioè come occasione su cui la virtù dell’uomo deve intervenire, ma come qualche cosa che ribalta le attese, su cui i personaggi nulla possono fare, anzi, sono suo oggetto di scherzo, quasi sono delle marionette.
Una svolta si ha quando il protagonista, arrivato in Sierra Morena, incontra Cardenio. Questi racconta di nascondersi per quelle montagne per via del tradimento dell’amico Don Fernando, che ha sposato con l’inganno la sua amata Lucinda. Per la rabbia vive quindi nascosto per quelle valli vivendo d’elemosine e di ciò che la natura gli offre.
Don Chisciotte decide quindi di imitarlo, e riesce a convincersi di essere impazzito d’amore per Dulcinea del Toboso. Le scrive una lettera nella quale parla dello stato d’alienazione mentale in cui si trova, e incarica Sancio di recapitarla. Sulla strada del ritorno, però, egli incontra in un’osteria due compaesani: il curato e il barbiere. A loro racconta tutte le avventure capitategli e dove si trova Don Chisciotte. Decidono quindi un piano per riportarlo a casa, secondo il quale uno dei due fingerà di essere una regina bisognosa del suo aiuto.
Poi, nei medesimi luoghi dove il protagonista sfoga la sua pazzia, i tre conoscono Dulcinea, una splendida ragazza sposata da Don Fernando ma poi abbandonata. Cardenio, che ha assistito al suo racconto, la incontra e insieme si associano agli altri, diventando attori del piano.
Chisciotte, quindi, viene convinto con facilità e riportato al suo paese.
Qui finisce la prima parte del romanzo, e ne inizia una nuova in cui il suo scopo è recarsi a Saragozza dove si dice che si stanno radunando i più valorosi cavalieri del tempo. In tale impresa è spinto da un nuovo personaggio, il baccelliere Sanson Carrasco, che oltre a questo gli riferisce della pubblicazione di un libro, ormai divenuto famosissimo, in cui si narrano le sue prode gesta; inoltre è a conoscenza di un secondo volume che sta per essere pubblicato, e il cui autore si crede sia un moro.
Galvanizzato dalla presunta immortale fama che ha ormai raggiunto, Chisciotte parte con Sancio alla volta della città. Tuttavia, i due personaggi non sono più quelli del primo volume, ma, grazie all’esperienza accumulata, hanno imparato a vivere, a riconoscere i pericoli e quindi a muoversi meglio nella realtà, anche se gli oggetti dei desideri che inseguono sono gli stessi (ricchezza e potere per lo scudiero e fama per l’altro).
Durante il loro cammino, incontrano un cavalleggero che ha intenzioni bellicose. In realtà, il “Cavaliere del Bosco” cui si trova far fronte il protagonista, altri non è che Carrasco travestito, che pensando di vincere a duello, crede di poterlo convincere di tornare a casa e rinunciare al viaggio.
Sfortunatamente Chisciotte vince, vanificando l’intento del baccelliere, e prosegue lungo la sua strada, affrontando immaginari pericoli e vivendo le più strambe e comiche avventure. Il racconto continua in questo modo fino a quando i due personaggi principali arrivano a Barcellona: qui c’è un altro cavaliere che attende di affrontare Chesciana, ovvero quello della Bianca Luna (si tratta sempre di Sanson). A differenza del primo duello, però, è quest’ultimo ad avere la meglio, e impone allo sconfitto di rinunciare al suo sogno di paladino errante e di fare ritorno al proprio paese.
A contatto con una triste realtà, ormai stanco di combattere Don Chisciotte si ammala, e sul letto di morte rinnega tutto ciò in cui ha creduto: dal nome, che ridiventa Alonso Chesciana, a tutte le sue eroiche imprese, e dà l’addio ad una vita che gli ha conferito gloria e immortalità.
Si ribalta così l’impronta stilistica che fino a quel momento ha caratterizzato la narrazione: se prima l’obiettivo principale era ottenere un effetto comico nel lettore, nel finale si presenta la realtà così com’è, che vede un uomo solo con se stesso, che ha visto la bolla di sapone nel quale è stato racchiuso e attraverso cui vedeva un mondo esterno popolato da maligni incantatori, draghi e giganti, rompersi, cadendo contro la superficie ruvida della verità. Questo personaggio ha vissuto in una personale dimensione, dove l’esistenza reale costituiva solo una semplice parete su cui si proiettavano le sue illusioni. Il contatto brusco e drastico con quella vera ha spazzato via le sue teorie, le certezze, tutto ciò in cui credeva ciecamente. Per questo si è ammalato ed è morto: per l’amarezza di non potere vivere una vita come avrebbe voluto che essa fosse, e di trovarsi invece in una in cui l’ipocrisia la fa da padrona, e dove egli solo era un personaggio vero, autentico. Tutti coloro che hanno interagito con lui, infatti, hanno finto d’essere ciò che non erano solo per deriderlo cinicamente. Hanno avuto una doppia faccia, e come loro anche la realtà, di cui sono sottolineate mutevolezza e ambiguità. I valori predominanti interessano la sfera materiale, e rifuggono da quegli ideali d’onestà, liberalità e magnanimità in cui credeva il protagonista.
L’unico modo per vivere un’esistenza tale quale vorremmo che sia è la pazzia, la sola scappatoia che ci sottrae al controllo delle regole che governano la società.
Dal punto di vista dello stile e delle tematiche, l’autore si rifà ai poemi cavallereschi rovesciandoli però in modo carnevalesco: il paladino, da prode e invincibile, viene ripetutamente preso in giro sia dagli altri sia dal caso. Anche le sue imprese subiscono lo stesso processo, essendo semplici equivoci nati dalla fantasia di Don Chisciotte. Inoltre, di frequente, all’interno della narrazione sono inserite storie raccontate da altri personaggi che spesso s’incrociano grazie alla tecnica dell’entrelacement, di cui è fatta buon uso.
Per quanto riguarda il lessico vi è una continua mescolanza tra sfera aulica e volgare, talvolta anche scurrile, non solo all’interno di un dialogo di più personaggi, ma anche in uno solo, come Chesciana (quando perde la pazienza la sua oratoria abbandona il proprio carattere d’incorruttibilità e calma e si carica di sfumature popolaresche), dando vita al fenomeno del pastiche, e cioè alla perfetta mescolanza di registri linguistici diversi.
Lo spazio è vastissimo, illimitato, anche se vengono date alcune indicazioni di carattere generale (ci si trova in Spagna, nella Mancia, e le azioni si svolgono a Barcellona, Saragozza e nei piani di Montiel). I protagonisti si muovono orizzontalmente in modo libero, col solo scopo di raggiungere l’oggetto del desiderio, la Queste. Diversamente però da alcune grandi opere come “L’Orlando furioso” cui Cervantes trae ispirazione, essa è conseguita, anche se brevemente, nel secondo tomo: Sancio ricopre la carica di governatore di un’isola (si tratta solamente di una burla organizzata da due nobili che hanno sentito parlare dei due) mentre il padrone ottiene l’immortalità con l’opera letteraria in cui sono descritte le sue gesta. Le vicende si presuppongono si collochino all’incirca all’inizio del XVII secolo, anche se le indicazioni di carattere temporale sono alquanto scarse.
Il narratore è esterno, e consiste in un ideale storiografo che, trovatosi di fronte a manoscritti che riguardavano le avventure del protagonista, decide di raccoglierle in un libro. Grazie a quest’artificio, l’autore ottiene la possibilità di inserire commenti o giudizi a riguardo sia dei comportamenti di chi vive il romanzo, sia dell’autenticità delle fonti, in modo tale da coinvolgere meglio il lettore e di dare veridicità a ciò che racconta.
Inoltre, va sottolineata l’abilità di Cervantes nel descrivere i personaggi: riesce, grazie ad un’abbondante aggettivazione, a delinearli ottimamente, facendo corrispondere l’aspetto fisico con quello interiore. Ad esempio, le due figure di Chisciotte e Panza sono agli antipodi: alto, secco e asciutto il primo (nonché difensore degli elevati ideali), basso, tarchiato e paffuto il secondo (il suo unico obiettivo è ottenere il governo di un’isola). I due, benché siano in perfetta antitesi, sono in realtà più vicini di quanto si possa immaginare, tanto che sembra che l’uno completi l’altro, come due pezzi di un puzzle. Lo stesso discorso vale anche per il carattere: ingenuo e credulone ma esperto della vita il contadino, colto e intelligente anche se non abituato a vivere la dura esistenza l’altro.
Infine, è curioso notare come nel primo tomo tutti i fili narrativi portati avanti dal narratore si intreccino nell’osteria in cui Sancio Panza vede il curato e il barbiere.

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  1. andry

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