Demian di Herman Hesse

Materie:Scheda libro
Categoria:Generale

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Testo

RIASSUNTO DEL ROMANZO “DEMIAN” DI H.HESSE

Il romanzo “Demian. Storia della giovinezza di Emil Sinclair” è stato scritto nel 1917 ma pubblicato nel 1919, dopo la I guerra mondiale. Per questo libro H. Hesse aveva deciso di cambiare nome e adottare lo pseudonimo di Sinclair in modo che sembrasse una voce nuova nel campo letterario. Tutto ciò doveva rispecchiare un nuovo mondo e una nuova vita per tutti dopo la guerra. Questo libro fu accolto benissimo sia dalla critica che dai lettori. Il libro piacque soprattutto ai giovani reduci dalla perdita di una guerra terribile che si identificarono in questo personaggio combattuto e lo pensavano scritto da uno di loro. Demian è la storia di un giovane, Sinclair, combattuto fra due mondi, il mondo chiaro e giusto della casa paterna e della chiesa e quello buio e proibito delle cose che lo circondavano all’esterno della casa paterna e a scuola. Per raccontare questa storia, composta da vari episodi della giovinezza di Sinclair, Hesse parte proprio dal periodo della sua fanciullezza nella casa paterna. Sinclair trascorreva la sue giornate fra scuola e casa, ubbidendo al padre e alla madre, giocando e mostrandosi gentile con le sorelle. Ma un giorno, durante una passeggiata fra amici, rimase coinvolto in un accordo con Franz Kromer, un compagno che apparteneva al mondo buio tanto temuto da Sinclair. A causa di questo accordo Sinclair doveva dare due marchi a Kromer, ma il ragazzo non aveva che pochi spiccioli. Così fu costretto a rubare in casa, fare dei favori a Kromer e seguirlo nelle sue birbanterie. Perciò Sinclair si estraniò sempre più dalla vita familiare e portava da solo il grande peso che aveva sul cuore. La “salvezza” di Sinclair arrivò da un ragazzo appena trasferitosi in paese: Demian. Costui, dopo aver conosciuto Sinclair interpretando personalmente con lui la storia del marchio di Caino, riuscì a liberarlo definitivamente da Kromer. Sinclair allora ritornò il ragazzetto innocente di prima e si riavvicinò alla famiglia, anche per potersi allontanare da Demian che con le sue interpretazioni e i suoi discorsi avrebbe portato Sinclair verso un’indipendenza che lui non voleva ancora acquisire. Perciò Sinclair cercò di evitare Demian che però rimase sempre ai margini della sua vita, osservandolo con il suo sguardo vigile, attento e fuori dal tempo che solo un astro o qualcosa di eterno poteva avere. Il riavvicinamento fra i due ragazzi avvenne nel periodo della cresima di Sinclair. Infatti Demian non era ancora stato cresimato e quindi si trovò in gruppo con i ragazzi più piccoli di lui, fra cui Sinclair. Durante il catechismo i ragazzi sedevano nei banchi in ordine alfabetico ma un giorno Demian si spostò in ultimo banco vicino a Sinclair. Quando il prete si avvicinò e guardò Demian per chiedergli spiegazioni, questo lo guardò negli occhi e il padre si allontanò senza proferire parola. Quando Sinclair gli chiese delle spiegazioni Demian gli disse che bastava desiderare qualcosa con tutto se stesso e questa si sarebbe certamente realizzata. Le lezioni del catechismo ora per Sinclair non erano più una noia perché con la compagnia di Demian, che interpretava personalmente i brani della Bibbia proposti dal prete, riusciva, non sapeva bene come, a sentirsi più sereno. Durante una delle ultime lezioni prima della cresima Sinclair rimase colpito da uno strano comportamento di Demian. Questo sedeva immobile con lo sguardo fisso rivolto lontano, sembrava scolpito nella pietra e non si mosse neanche quando una mosca gli si posò sul viso. Poco dopo ci fu la cresima e dopo la fine della scuola Demian partì. Sinclair rimase solo in attesa di recarsi alla nuova scuola. Alla fine delle vacanze Sinclair si recò a St. dove alloggiava in una pensione con un insegnante del ginnasio. Sinclair iniziò la scuola e la continuò per i primi due anni assumendo la parte di un ragazzo che pareva disprezzare il mondo e i coetanei. Una sera di novembre, mentre Sinclair passeggiava, incontrò Alfons Beck, il più anziano della pensione. Iniziò ben presto ad uscire con lui e il suo gruppo, a vagare per le osterie e a bere. In questo periodo i voti di Sinclair scesero drasticamente e rischiò più volte l’espulsione dalla scuola. Durante le vacanze di natale Sinclair tornò a casa e rivide Demian, col quale però non ebbe una bella conversazione. Tornato a scuola, un pomeriggio che passeggiava da solo, vide una ragazza che lo colpì subito a fondo. Da un giorno all’altro interruppe le visite all’osteria e dipinse il volto della ragazza non come era in realtà ma come lo sognava lui. Sinclair vedeva in quel volto qualcosa di familiare ma inizialmente non riusciva a capire cosa. Solo in seguito capì che era il volto di Demian o della sua parte interiore che sapeva e conosceva tutto, passato, presente e futuro. Una notte Sinclair sognò lo stemma araldico situato sulla porta della casa paterna che cambiava e riprendeva forma nelle mani di Demian. Si svegliò di soprasalto e iniziò subito a dipingere lo stemma con colori vivaci, iniziando da ciò che si ricordava e poi seguendo l’istinto. Finito il disegno decise di spedirlo a Demian al suo vecchio indirizzo. Inoltre in questo periodo i voti di Sinclair si rialzarono e il pericolo dell’espulsione scomparve definitivamente. Egli inoltre dimenticò completamente la ragazza e rientrò nuovamente in buoni rapporti con la famiglia. La risposta di Demian arrivò in modo del tutto inaspettato. Infatti Sinclair un giorno rientrando in classe trovò un bigliettino in un libro con la scritta: “L’uccello si sforza di uscire dall’uovo. L’uovo è il mondo. Chi vuol nascere deve distruggere un mondo. L’uccello vola a Dio. Il Dio si chiama Abraxas.” Letto ciò Sinclair capì che il biglietto proveniva da Demian e si immerse in profonde riflessioni per capirne il significato e cercare di scoprire chi era Abraxas. Durante la lezione successiva il professore spiegò un brano di Erodoto in cui si parlava di Abraxas: il Dio che unisce divino e diabolico. In questo periodo di ricerca un altro sogno si impossessò di Sinclair: “ Egli tornava nella casa paterna, sopra il portone brillava lo stemma araldico giallo su sfondo azzurro, in casa gli andava incontro la madre, ma abbracciandola si accorse che non era più lei, bensì una figura alta e poderosa, simile a Demian e al disegno di Beatrice, robusta ma molto femminile. Questa figura lo attirava a se e lo accoglieva in un abbraccio amoroso pieno di brividi.” Dopo questo sogno, Sinclair si svegliava a volte con un senso di beatitudine, altre con un senso di angoscia mortale. Durante le sue passeggiate serali, in cui meditava sul sogno, Sinclair trovò uno strano rifugio. Infatti gli capitava spesso di passare davanti a una chiesetta in cui qualcuno stava suonando vecchie canzoni all’organo mettendoci tutta la passione e i sentimenti che queste note gli provocavano. Sinclair attese che l’organista uscisse e lo seguì al bar. Qui intrapresero un discorso in cui uscì il nome di Abraxas e Pistorius, l’organista, disse a Sinclair che più avanti gli avrebbe parlato anche di Abraxas. Con Pistorius, Sinclair creò una grande amicizia e l’organista gli fece anche da guida e lo aiutò nel suo cammino per capire i suoi sogni e avvicinarsi ad Abraxas. Pistorius insegnò molte altre cose a Sinclair, cose che gli servivano nella vita di tutti i giorni come conservare il coraggio, la stima in se stesso e nella propria originalità. Quando Sinclair era un po’ depresso o in difficoltà Pistorius lo aiutava a riflettere suonando le canzoni preferite dal ragazzo all’organo. Una sera si misero a riflettere sui vari culti presenti nel mondo e Sinclair interrogava Pistorius sul nuovo culto di Abraxas che doveva ancora diffondersi. Inoltre parlarono di alcuni desideri peccaminosi, tipo voler uccidere qualcuno, e Pistorius spiegò che non erano propriamente rivolti verso il tale a cui si pensava ma verso qualcosa in se stessi che non piaceva. Sinclair poi non vide Pistorius per alcuni giorni ma gli si avvicinò un suo compagno che praticava i misteri e chiedeva consiglio a Sinclair pensando che lui fosse esperto. Visto che Sinclair non poté dargli consigli Knauer, il ragazzetto, gli inveì contro e se ne andò. Quella sera Sinclair sognò di nuovo la donna, ma in un modo così chiaro che poté persino disegnarla. Una notte Sinclair si svegliò vestito nel letto e non trovando il disegno, si ricordò di averlo bruciato e mangiato le ceneri. Improvvisamente fu attirato fuori e si diresse come trascinato verso una casa in costruzione dove trovò Knauer che voleva suicidarsi. Allora lo prese con se e lo ricondusse a casa. Sinclair trascorse ancora qualche tempo con Pistorius durante il quale imparò molte cose su Abraxas e su se stesso ma dopo poco il ragazzo capì che era giunto il momento di allontanarsi da Pistorius perché i toni delle loro chiacchierate stavano diventando troppo didattici. Non ci fu né lite né scenata, solo una parola di troppo che tolse il ruolo di guida a Pistorius e li fece allontanare uno dall’altro. Dopo qualche minuto da quest’ultima chiacchierata Sinclair se ne andò e sentì su di se il marchio di Caino. Riflettendo da solo Sinclair riuscì a capire che per gli uomini illuminati non esiste nessun dovere tranne uno: cercare se stessi. In quei giorni Sinclair si sentì solo come non mai e scrisse delle parole a Demian che poi rinunciò a spedire e utilizzò più volte come preghiera. Era ormai trascorso molto tempo e il periodo scolastico a St. era terminato. Ora Sinclair avrebbe dovuto scegliere l’università ma non sapendo quale, scelse un semestre di filosofia. Durante le vacanze un giorno Sinclair tornò a vedere la vecchia casa di Demian al paese e parlando con una vecchietta riuscì a vedere delle foto fra cui una della madre di Demian. Con sua grande sorpresa Sinclair scoprì che la donna del suo sogno non era altro che la madre di Demian. Fatta questa scoperta Sinclair partì subito per cercare la donna ma dopo alcuni giorni si rese conto dell’inutilità di quel viaggio. Allora andò ad H. dove si iscrisse all’università e scelse di abitare fra vecchie mura alla periferia. Una sera tardi, mentre passeggiava, incontrò due uomini; mentre li seguiva si accorse che uno dei due interlocutori era Demian. Salutato l’altro uomo, Demian raggiunse Sinclair che era rimasto un po’ indietro. Presolo a braccetto, mentre parlavano del marchio che entrambi portavano, della vita studentesca in Europa e degli importanti e sconvolgenti cambiamenti che stavano per avvenire nel mondo, arrivarono a un grande giardino in riva al fiume. Qui Demian si fermò, spiegò a Sinclair che quella era casa sua e di sua madre, dopodiché lo invitò ad andarli trovare il più presto possibile. Sinclair tornò a casa immerso in una tranquillità che fino a quel momento non aveva mai provato. Il giorno dopo sorse per Sinclair come una mattina di festa. Si preparò e si avviò verso la casa mostratagli la sera prima da Demian. Arrivato una vecchia fantesca lo fece entrare e lo lasciò solo nell’atrio. Mentre si guardava intorno Sinclair si accorse di essere nella casa del suo sogno, con l’uccello dipinto da lui appeso in alto su una scala. Quando abbassò lo sguardo Sinclair vide la madre di Demian. Rimase senza parole e riconobbe subito in lei la donna del suo sogno. La donna lo riconobbe subito e Sinclair si stupì che la madre di un adulto potesse apparire tanto giovane e dolce ma allo stesso tempo piena di maturità. Sinclair e la donna rimasero nell’atrio a parlare e poi la signora Eva, questo era il suo nome, indicò a Sinclair dove avrebbe potuto trovare Demian. Sinclair uscì nel giardino e trovato l’amico si fermò un po’ a discorrere con lui. Da quel giorno Sinclair iniziò a frequentare quotidianamente la casa di Demian e scoprì che nella loro cerchia c’erano molte altre persone di natura diversa e tutti insieme partecipavano a letture e dibattiti sui più svariati argomenti. Ma per Sinclair, Demian e la signora Eva tutto ciò rappresentava solo un simbolo perché riconoscevano come unico dovere e destino il compito di diventare interamente se stessi. Molte volte Demian e Sinclair discorrevano sui cambiamenti che dovevano avvenire nel mondo paragonando il loro compito a quello dei grandi personaggi che avevano guidato il mondo in passato. Alcune volte sedeva con loro anche la signora Eva che tuttavia non interveniva nel discorso ma era una dolce presenza piena di calma, comprensione e fiducia. Una volta la signora Eva, vedendo rincasare Sinclair molto turbato gli spiegò che non doveva abbandonarsi a desideri nei quali non credeva ma se voleva essere amato e desiderato doveva far in modo che il suo sentimento diventasse trascinante per la persona amata. Per fargli meglio capire ciò gli raccontò due fiabe. In una c’era un uomo il cui amore era implorante verso l’oggetto desiderato e morì, nell’altra, l’amore dell’uomo era trascinante per la persona desiderata e costui riuscì a realizzare il suo desiderio. Da quel momento l’amore di Sinclair per la signora Eva crebbe sempre di più e i due iniziarono a passare più tempo insieme. Agli inizi della primavera accadde un fatto che riportò la memoria di Sinclair indietro nel tempo. Egli un giorno entrò nell’atrio di casa ma siccome non c’era nessuno si diresse verso lo studio di Demian ed entrò. Qui trovò l’amico nello stesso stato di immobilità in cui l’aveva osservato durante una lezione del catechismo. Ridisceso nell’atrio trovò Eva che, ascoltato il racconto agitato del ragazzo, gli disse di non preoccuparsi ma di allontanarsi subito dalla casa e tornare più tardi. Sinclair si avviò allora verso le montagne ma ad un certo punto nel cielo temporalesco successe qualcosa di incredibile: una nube gialla venne nel cielo bigio, mentre il vento in pochi secondi formò con quel giallo e l’azzurro del cielo sotto le nuvole lo sparviero dello stemma. Tornato a casa fradicio, Demian stesso gli aprì la porta e lo invitò nello studio. Parlarono delle loro visioni, infatti anche Demian ne aveva avute alcune, e cercarono di interpretarle ma capirono che non era loro possibile. Quando Sinclair si accomiatò quel giorno capì che qualcosa di grande e mortifero stava per accadere.
Sinclair decise di restare ad H. anche il semestre estivo, ma alla fine di questo avrebbe dovuto lasciare definitivamente il paese e la signora Eva. Un giorno, mentre si avvicinava la fine dell’estate Sinclair iniziò a pensare a lei e a quanto poco avesse fatto per trascinarla a se. Allora, in piedi al centro della stanza chiamò a raccolta tutti i moti della sua coscienza e pensò ad Eva, si tese tutto finché cominciò a gelare dalla punta delle dita e dai piedi. Pareva che una forza partisse da lui. In alcuni istanti qualcosa si contrasse nel suo intimo, un che di luminoso e freddo. Ed ebbe l’impressione di avere nel cuore un cristallo. Era il suo io. Quando si svegliò da quella tensione era mortalmente stanco ma sapeva che qualcosa doveva avvenire. Subito udì uno scalpitare di zoccoli e Demian entrò tutto concitato. Spiegò a Sinclair che il cambiamento di cui avevano tanto parlato sarebbe arrivato sotto forma di una guerra fra Russia e Germania. Inoltre Demian spiegò a Sinclair che essendo sottotenente sarebbe andato presto sotto le armi. Appresa questa notizia, Sinclair chiese di Eva ma Demian gli disse di non preoccuparsi. Inoltre lo informò che quel pomeriggio lei lo aveva udito e sarebbe venuta di persona se non fosse che aveva appena appreso della guerra. La sera Sinclair cenò con la signora Eva che li disse che ora conosceva il richiamo e avrebbe potuto usarlo se ne avesse avuto il bisogno. La situazione si sviluppò velocemente e poco dopo Demian anche Sinclair fu chiamato alle armi. Il ragazzo poté notare che anche gli altri uomini, quelli che non portavano il marchio, sapevano morire per un ideale… purché fosse comune e accettato. Una notte Sinclair era di guardia davanti a un casolare che avevano occupato. Nel buio pensava alla vita passata, alla signora Eva, a Demian. All’improvviso nel cielo cupo sorse la grandiosa figura di una divinità con astri fra i capelli e i lineamenti della signora Eva. La dea si accovacciò mentre il marchio sulla fronte mandava lampi. Pareva che un sogno la dominasse e le facesse chiudere gli occhi, finché il gran volto si contrasse dolorosamente. A un tratto mandò un grido e dalla sua fronte balzarono mille stelle luminose che tracciarono splendidi cerchi e semicerchi nel cielo buio. Una di quelle stelle andò direttamente verso Sinclair con un gran rombo. Poi scoppiò sbriciolandosi in miriadi di scintille, e dopo averlo sollevato lo ributtò a terra. I compagni lo trovarono vicino al pioppo, coperto di terra e ferite. Viaggiò per alcuni giorni su carri, dormì in cantine con gli altri feriti, sempre abbandonato al sonno e tuttavia sempre più sicuro che stava per avvicinarsi a una sua meta, dove lo attendeva una guida o il destino. Una sera mentre si trovava coricato in una sala, Sinclair sentì di essere arrivato alla meta, si voltò e nel pagliericcio accanto al suo vide un uomo col marchio. Era Demian. Questi gli rammentò la storia di Kromer e gli disse che se avesse avuto bisogno di lui per qualsiasi cosa poteva rintracciarlo con il richiamo, ma le risposte che Demian gli avrebbe inviato poteva trovarle solo nel suo cuore. Inoltre gli disse che Eva gli aveva affidato un bacio per lui. Chinatosi su Sinclair, Demian depositò sulle sue labbra il dolce e sognato bacio di Eva. La mattina dopo Sinclair si svegliò ma non trovò più Demian. Da quel giorno il dolore si impossessò di lui. Ma talvolta scendendo dentro di se, dove le visioni del destino dormono nello specchio buio, basta che Sinclair si chini sopra questo specchio per vedere la sua propria immagine che è in tutto uguale a lui, Demian, suo amico e guida.

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