Cristo si è fermato a Eboli, C. Levi

Materie:Scheda libro
Categoria:Generale

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Testo

Cristo si è fermato a Eboli Carlo Levi

Presentazione: Il libro è stato scritto da Carlo Levi dal dicembre 1943 al luglio1944. Fu pubblicato dall’Einaudi nel 1945. I temi trattati nel racconto sono più che altro storici, anche se vi sono temi religiosi. L’autore tratta il tema storico a proposito del fascismo. Tratta il tema religioso quando parla delle persone, e quando ha delle conversazioni con il prete del paese.
Il linguaggio espresso nel racconto, non si può definire un linguaggio aulico, anche se tratta le parole molto elegantemente, rendendo la comprensione piuttosto facile.
Autore: Carlo Levi è nato a Torino nel 1902. Laureato in medicina fu pittore e scultore. Visse a Parigi e fondò con Lussu, Rosselli, Salvemini e Tarchiani il movimento “Giustizia e Libertà”.
Fu poi arrestato e condannato al confino in Lucania nel 1935. Cristo si è fermato a Eboli fu pubblicato da Einaudi nel 1945. Sempre da Einaudi sono apparsi: Paura della libertà, L’Orologio. Le parole sono pietre, Il futuro ha un cuore antico, La doppia notte dei Tigli, Tutto il miele è finito e Quaderno a cancelli.
Ambientazione (luoghi e tempi): Le vicende si svolgono a Grassano in Lucania. I tempi del racconto si svolgono durante il regime fascista. Tra i personaggi citati c’è Mussolini. All’inizio del racconto parla della guerra d’Africa.
Personaggi: I personaggi da descrivere sono molti, quindi ne trascriverò solo alcuni.
Il primo personaggio citato è il potestà, un giovanotto alto, grosso e grasso, con un ciuffo di capelli neri e unti che gli piovono in disordine sulla fronte, un viso giallo e degli occhietti neri e maligni, pieni di falsità e soddisfazione. Il suo compito principale è quello di sorvegliare i confinati del paese.
Un altro personaggio è il dottor Milillo. aveva una sessantina d’anni o poco meni. Ha le guance cascanti e gli occhi lagrimosi e bonari di un vecchio cane da caccia.
Un altro medico è il dottor Giblisco. Era un uomo anziano, grosso, panciuto, impettito, con una barba grigia a punta e dei baffi che piovono su una bocca larghissima, piena zeppa di denti gialli e irregolari. Porta gli occhiali, una specie di cilindro nero in capo, una redingote nera spelacchiata, e dei vecchi pantaloni neri, lisi e consumati.
L’Arciprete inoltre, era un uomo piccolo e magro, col grande pendaglio rosso sul cappello: nessuno lo saluta.
Dopodichè c’è il barone, un giovane magro, sbarbato, con gli occhiali a pince-nez, aveva fama, a Grassano di essere particolarmente spietato nei suoi interessi. Era un uomo di chiesa, e portava all’occhiello della giacchetta, invece del solito distintivo fascista, quello rotondo dell’azione cattolica.
Donna Caterina, era una donna di una trentina d’anni, piccola e grassoccia. Gli occhi aveva nerissimi, come i capelli; la pelle lucida e giallastra e i denti guasti le davano un aspetto malsano.
Giulia era una donna alta e formosa, con un vitino sottile come quello di un’anfora, tra il petto e i fianchi robusti. Il viso era ormai rugoso per gli anni e giallo per la malaria.
Infine c’è donna Concetta, una ragazza di diciott’anni, piccolina, con un viso tondo e perfetto di Madonna, dei grandi occhioni languidi, i capelli neri, lisci e abbondanti, ordinati con una riga dritta in mezzo, la pelle bianchissima, la boccuccia rossa, il collo sottile, e una gentile aria ritrosa.

Breve Trama: Un uomo, formò un movimento contro il fascismo. Per questo motivo, fu esiliato in Lucania, e più precisamente nel paese di Grassano. In questo paese vivono per lo più contadini. Questo racconto è autobiografico, quindi tutte le vicende raccontate, sono state realmente vissute da Carlo Levi, autore del libro. In questo paese Levi si trova molto bene, infatti, quando cade il regime fascista e viene liberato anche essendo libero di andarsene, resta una decina di giorni in più, un po’ per scusa un po’ per necessità. Promette ai contadini di Grassano che un giorno sarebbe ritornato. Tutti i cittadini, si erano subito affezionati a Levi, perché da quelle parti era difficile vedere una persona così istruita. Tutti avrebbero voluto che sposasse la giovane Concetta.
Tecniche narrative: Viene usata la prolessi: “Con lui dirò pochissime parole”; sinestesie: ”Mi par d’essere caduto dal cielo, come una pietra in uno stagno”, “Fino a premere violentemente, come il vapore del brodo lungo della vedova sotto il coperchio della pentola di terra”.
Essendo un racconto autobiografico, viene usata la focalizzazione interna.
Commento Personale: Il racconto in sé mi è piaciuto, ma si sofferma molto sulle descrizioni dei personaggi e del paesaggio. Il testo era poco scorrevole, anche se il linguaggio usato è molto comprensibile.

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