Conversazione in Sicilia, Elio Vittorini

Materie:Scheda libro
Categoria:Generale

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Testo

Conversazione in Sicilia
Scheda di lettura
TITOLO Conversazione in Sicilia
AUTORE Elio Vittorini
ANNO DI PUBBLICAZIONE 1941
CASA EDITRICE Bonpiani
EDIZIONE UTILIZZATA 1976 (Einaudi)
1. Autore
Elio Vittorini, nato il 23 luglio 1908 a Siracusa, si formò da autodidatta attraverso rapporti intensi con il mondo letterario del tempo. Trascorsa l’infanzia in Sicilia, lasciò nel 1930 la regione dopo aver interrotto gli studi tecnici da ragioniere. Nel 1939, trasferitosi a Milano, si dedicò all’attività di traduttore. Durante l’occupazione tedesca, entrato nel partito comunista, partecipò alla resistenza. Dopo la liberazione divenne leader della cultura dell’impegno,dando vita alla rivista Il Politecnico. Nel 1951 fondò e diresse presso Einaudi la collana Gettoni, che pubblicava opere prime di molti autori destinati ad un futuro successo. Nel 1951 fondò la rivista il Menabò, tesa a sviluppare le problematiche esistenti tra cultura e realtà industriale e tecnologica. Morì a Milano il 14 febbraio 1966. Fra i suoi scritti: Scarico di coscienza (1929), Piccola borghesia (1931), Il garofano rosso (1933-35), Conversazione in Sicilia (a puntate su Letteratura, poi in vol. nel 1941), Erica e i suoi fratelli (in vol. 1956), Uomini e no (1945), Le donne di Messina (1949).
2. Fabula
Conversazione in Sicilia nasce dalla crisi dello scrittore generata dalla guerra di Spagna. Silvestro, il protagonista del romanzo, in seguito alla lettera del padre che lo informa di aver lasciato la madre, intraprende un viaggio che lo porterà nei luoghi più reconditi della Sicilia, fino alla casa materna. Egli rispolvera qui i ricordi infantili, e scopre la realtà di miseria, sofferenza e disperata rassegnazione in cui giace la popolazione siciliana. Emerge dunque il motivo del “mondo offeso”, che coinvolgerà anche l’arrotino, il sellaio e il venditore di panni, portatori di un messaggio di ribellione. In una notte surreale, Silvestro avrà un incontro con il fratello morto in Spagna. Nella parte conclusiva, tutti i protagonisti del romanzo si raccolgono intorno al protagonista che comprende di esser ormai pronto per ripartire.

3. Intreccio
Analizzando il romanzo in rapporto al contesto storico contemporaneo, si trovano molti punti di contatto tra gli avvenimenti dell’epoca e l’intreccio dell’opera. Vittoriani fonde il mito e la storia, il realismo e il lirismo nel romanzo che rappresenta la sua crisi ideologica. Ritorna l’archetipo del viaggio che rappresenta qui un ritorno alle origini, attraverso il quale il protagonista giungerà ad una consapevolezza di doveri che coincide con quella dello scrittore.
Il romanzo si divide in cinque “parti” (ed un Epilogo), ad ognuna delle quali può essere assegnato un oggetto specifico, un contenuto.
Nella Parte Prima (cap. I - VIII) si configura il viaggio, che prende il largo da un presente di “astratti furori”, di apatia (“la quiete nella non speranza”), e approda in una Sicilia rimasta com’era e, al contempo, toccata dai nuovi drammi della storia. L’incontro con il tema del “mondo offeso” si trafila in questa parte attraverso i grevi, serrati e repentini dialoghi con i personaggi della terza classe, “affamati e soavi”: i questurini Coi baffi e Senza Baffi, il Gran Lombardo di Nicosia, il vecchietto, il catanese.
Nella Parte Seconda (cap. IX - XX) si struttura il ricordo dell’infanzia attraverso il colluquio con la madre Concezione, scandito a ritmi lenti e come casuali; emergono le figure del padre sognatore e donnaiolo e del nonno, socialista e cristiano, cacciatore e cavaliere, insieme con la scoperta della felicità che porta l’essere liberi.
Nella Parte Terza (cap. XXI - XXXII) Silvestro conosce veramente la miseria, la malattia, la sofferenza fisica e morale del genere umano, definito “perduto”, su cui il narratore-autore si era interrogato e su cui fa “strane domande” alla madre, che risponde incertamente.
All’incertezza materna fanno da contrasto nella Parte Quarta (cap. XXXIII – XL) le voci ferme e decise dell’arrotino Calogero e dei compagni Ezechiele e Porfirio, che sanno di essere “offesi” nel loro essere umani ma che non intendono arrendersi a quella condizione, sognando temperini come spade e “acqua viva” che purifichi il mondo.
Nella parte finale, la Quinta (cap. XL – XLVIII), Silvestro incontra l’ombra notturna del fratello Liborio, soldato caduto sul campo, che rappresenta la testimonianza del dolore del mondo, del “soffrire”. L’annuncio della sua morte, la mattina successiva, porterà madre e figlio a mentirsi a vicenda, rimandando implicitamente al regime, e al fatto che nessuna retorica o ragion di Stato può valer una vita. Il romanzo si conclude con il pianto liberatorio e irrefrenabile di Silvestro, accompagnato dai compagni della conversazione aperta tre giorni prima, che giunge alla statua dei caduti, dove comprende di essere pronti per altri e nuovi doveri, che si espliciteranno poi nella condotta dell’autore e nel congedo dalla madre del protagonista, pronto ormai ad affrontare gli eventi.
4. Personaggi
Protagonista del romanzo è Silvestro, un tipografo intorno ai trent’anni, che soffre di un inquieto desiderio di azione che non trova sbocchi concreti nella realtà di un presente vuoto di stimoli, che sente di dover tendere verso nuovi doveri, non meglio precisati all’inizio del suo cammino, ma che prenderanno forma grazie alla maturazione conseguente i numerosi e vari incontri che il protagonista affronterà, sempre teso ad apprendere e ad ascoltare.
Reazione ad un cupo sentimento di impotenza è la decisione di prendere il primo treno per la Sicilia, che contiene la promessa di un ritorno alla felicità, verità e pienezza di vita dell’infanzia, soffocata nel presente dalla realtà.
I valori e le sensazioni del personaggio sono quelle della maggior parte della popolazione; la paralisi di Silvestro è la stessa di tutti coloro che si sentono umiliati e sopraffatti dall’angoscia. Privi armi per difendersi.
Lungo il racconto Silvestro incontra diversi personaggi, che non acquistano precisi, univoci significati simbolici, ma che sono tutti tesi ad uscire ddai loro limiti di figure storiche, per spingersi verso l’allusione di altre verità.
Caratterizzati sula base di pochi tratti essenziali, , partecipi della “conversazione”, rappresentano ognuno un tratto caratteristico della società e sono al tempo stesso portatori di messaggi e ideali.
Tra i primi personaggi si incontrano Coi Baffi e Senza Baffi, che, “voci da sigaro, forti e strascicate…tarchiati, in cappello e cappotto…ben messi, floridi, presuntuosi nella nuca e nella schiena”, sono di professione questurini, simboli del potere oppressivo, convinti che “l’umanità sia nata per delinquere”.
Il Gran Lombardo, le cui parole suonano di monito e di rimbombo per Silvestro, vecchio e saggio siciliano che parla con insistenza e passione, è il simbolo dell’umanità forte, che si incarna nella sua figura di carrettiere, “autentico, aperto, e alto, e con gli occhi azzurri”, un cinquantenne con “una piccola barba pepe e sale,…la fronte olimpica”; rimanda al mito robinsoniano, caro a Vittorini.
La madre di Silvestro, Concezione, una donna “alta, con la testa chiara…il mento duro, il naso duro, gli occhi neri…[e] con una coperta rossa” sulle spalle, orgogliosa di mantenersi da sola, è una donna offesa e tradita, una contadina con le “mani grandi, consumate, nodose”; è l’archetipo della femminilità indomita e piena, “costola d’uomo” e “odalisca”, “ape regina” ricca di un suo “vecchio miele”. La sua è la figura dell’umanità lavoratrice instancabile, attaccata ai valori dell’uomo – mito e alle tradizioni socio – culturali, verace e orgogliosa.
Da contrasto le fanno, oltre al figlio e alle sue domande, le figure dell’arrotino, del sellaio e del venditore di pelli, espressione di un messaggio rinnovatore, simbolo del cambiamento in atto nella società, idealisti localizzati da un aquilone simbolo della libertà fanciullesca di cui è in cerca Silvestro. La figura stessa di Calogero è rievocata dall’immaginario fiabesco di Mille e una notte e dal mondo arcaico - campagnolo appartenente ai suoi ricordi di gioventù: “una specie di selvaggio uccello con in testa uno di quei copricapo che si vedono per le campagne in testa agli spauracchi” è la descrizione che ci fornisce infatti Silvestro.
Liborio, fratello di Silvestro, appare sotto forma di fantasma, un soldato, ma è al tempo stesso bambino di sette anni nel ricordo del fratello; la sua figura è il simbolo dell’ingiustizia e della crudeltà del mondo del tempo che condanna, per falso nazionalismo, troppi giovani ad una morte prematura e violenta, assurda.

5. Spazio
Riconoscibile a livello topografico, l’ambientazione di “Conversazione in Sicilia” è di tipo reale, riconducibile unicamente al profilo della Sicilia. Si alternano, nel corso della narrazione, scene di interni ed esterni, di cui abbiamo un percezione per lo più emotiva, in quanto proiezione dello stato d’animo del protagonista. Anche lo spazio assume una connotazione simbolica, poiché è opinione di Vittorini che per favorire lo sviluppo di quegli “strani discorsi” sia necessario una ambientazione libera da immagini prestabilite o preconcette, una dimensione astratta e quasi atemporale per fondere mito e azione. La descrizione del paesaggio, infatti, si assottiglia sempre di più con l’avvicinarsi della meta, fino a scomparire nel villaggio, caratterizzato però sempre da una incombente sensazione di irrealtà procurata dalle zampogne che accompagnano il giro di Silvestro e della madre e dalla neve sempre in procinto di cadere dalle nuvole.
Solo gli interni fanno eccezioni, tesi come sono a esprimere la povertà e la miseria di una Sicilia abbandonata a se stessa.
6. Tempo
Nel romanzo di Vittorini il tempo ha un ordine isocronico, dato che la azioni della fabula scorrono parallele a quelle dell’intreccio, sebbene una particolarità dello scritto sia quella di fondere presente e ricordo nella narrazione tramite l’uso di flashback. Sono presenti anche pause del narratore costituite da riflessioni personali sulla condizione dell’uomo. Il ritmo, sospeso, realistico ma allo stesso tempo tendente all’assoluto, è naturale.
Il racconto in prima persona, che isola la narrazione da precise coordinate storiche, fornisce come unica data storica i “massacri sui giornali”, e gli elementi di costume non forniscono dati certi di individuazione temporale, contribuendo all’isolamento storico – spaziale dei discorsi, che coinvolgono in tale maniera la condizione dell’uomo in ogni tempo.
7. Critica
“ Uno dei grandi protagonisti della nostra vita letteraria, un punto di riferimento vitale e profondamente ‘’ provocatorio ‘’ … In un libro ormai classico, le premesse ideologiche e statistiche di un ritrovamento letterario valido anche per la neo-avanguardia, … Un collegamento diretto tra due generazioni la cui diversità arriva sino all’aperta polemica ’’.

GENO PAMPALONI
“ Un libro aperto a una ricchezza di significati che lo rendono anche più affascinante ed intenso,
e anche più organico… Al lettore resta la gioia di pagine stupende, la gioia della rilevazione di un paesaggio vero e trasfigurato al tempo stesso, reale e lirico “

FRANCO ANTONICELLI
“Il libro è bello, è vivo per le immagini che continuamente scoppiano una dietro l'altra, perché rivela un cervello sempre attivo, pieno di risorse, capace di offrire situazioni sorprendenti quasi ad ogni capitolo. Ed è un libro dove si mescolano realtà e fantasia, dove l'atto, il gesto, tutto ciò che è oggettivamente esterno al pensiero entra in contatto con esso, dà risposte a problemi soggettivi, tira nella rete della realtà la mente concentrata in se stessa. Ed è un libro coraggioso, di chi sa ricominciare da capo, cogliere l'occasione se appena appena si mostra la strada della liberazione (gli antifascisti armati in Spagna) e farsi guidare dalla speranza. Ed è un libro giovane, perché è il libro dell'inquietudine, della mancanza di rassegnazione, anche dell'istinto; ed è un libro aggressivo e violento, di chi ama gettarsi nella mischia prendendo le cose di petto, mettendo in risalto i contrasti, rivelando una concezione eroica della vita umana; è anche il libro del sentimento elementare, quasi fisico, della giustizia e dell'ingiustizia. E, infine, è un libro dolce, di chi è tenacemente attaccato alle immagini più belle dell'infanzia, un libro sereno nel ricordo di una vita piena e favolosa”

GIOVANNI FALASCHI

8. Commento
“Conversazione in Sicilia” recupera lo slancio della poesia e della musiva, creando un linguaggio antinaturalistico che si distacca dalla tradizione romantica di fine Ottocento. Il suo messaggio viene trasmesso al lettore tramite simbolismi e allegorie; la situazione politica del periodo in cui scrive è infatti quella di chi deve “dire senza dichiarare”, e il messaggio che intende trasmettere ha esso stesso bisogno di esser proposto tramite una lingua che non si la retorica, simbolo della cultura di massa fascista e dell’imbroglio politico e ideologico, considerata da Vittorini brutta e priva di significati. Utilizza allora una struttura paratattica, spesso ellittica, con la ripetizione rituale di formule e con una definizione quasi antonomastica dei personaggi. Dominata da un registro basso, informale, con un lessico di uso comune, esprime un bisogno continuo di comunicare i sentimenti, l’invenzione, la realtà di cui è voce.
La lingua di Vittorini è la lingua degli opera, dei braccianti, del popolo di cui ha deciso di prendere le parti; la sua lingua è l’espressione delle convinzioni politiche.

Esempio



  


  1. caterina

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