Basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari a Venezia

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Testo

La Basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari rappresenta - dopo la Basilica di San Marco - il più straordinario complesso religioso della città di Venezia ed uno dei più rilevanti complessi francescani d'Italia.
Eretta tra 1236 e 1338 ad opera dei Frati Francescani Minori Conventuali, fu ricostruita nel XIV secolo in forme grandiose e in stile gotico-francescano, a tre navate e sette cappelle absidali. La Basilica nel corso dei secoli si è trasformata in un incredibile scrigno di opere d'arte, eccezionali per importanza e valore.
Nel menzionare soltanto le principali non si può non iniziare col capolavoro forse piu' noto della maturità di Tiziano: la suggestiva pala dell'Assunta (1516-1518) dipinta dall'artista appositamente per l'altar maggiore. Sempre di Tiziano va ricordata l'altresì famosa Pala Pesaro (1526); inoltre il bellissimo Trittico della Vergine e Santi di Giovanni Bellini (1488), collocato nella Cappella Pesaro della sagrestia e considerato uno dei capolavori della pittura veneziana del 400, opera che si affianca idealmente al Trittico di S. Marco (1474) di Bartolomeo Vivarini dell' elegante Cappella Corner.
La Basilica dei Frari conserva inoltre la statua lignea di S. Giovanni Battista, uno dei capolavori di Donatello e unica opera veneziana del maestro. Lo splendido Coro ligneo e i numerosi monumenti sepolcrali di personaggi illustri della storia veneziana, fanno inoltre della Basilica dei Frari una straordinaria collezione di scultura, con capolavori assoluti come i Monumenti Foscari e Tron del presbiterio e il bel San Girolamo di Alessandro Vittoria dell'altare Zane.
L'imponente pala, commissionata a Tiziano nel 1516 da frate Germano, priore del Convento dei Frari, suscitò alla consegna, due anni più tardi, forti imbarazzi alla committenza ed un'accoglienza piuttosto fredda; la tradizionale iconografia dell'Assunzione in cielo della Vergine veniva infatti completamente rinnovata e stravolta dal Maestro - probabilmente debitore di coevi motivi raffaelleschi - al punto da apparire artisticamente blasfema: la concitazione delle gigantesche figure, il tono fiammeggiante delle vesti e delle carni, l'agitata scenografia, fanno tuttavia di quest'opera una pietra miliare della produzione giovanile dell'artista e, anzi, quella della sua consacrazione definitiva, al punto, grazie all'eccezionale fortuna critica, di divenire in seguito l'immagine più nota del Maestro cadorino.
Dopo un periodo di esposizione alle Gallerie dell'Accademia, dove divenne uno dei dipinti preferiti e osannati dell' Ottocento, il capolavoro tizianesco è tornato alla sua collocazione originaria nell'altar maggiore della Basilica nel 1919, dove oggi si può ammirare nelle esatte condizioni per le quali l'artista l'aveva pensata.

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