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Testo

Lo avevamo lasciato al Bentegodi con due acuti dei suoi, due gol nello spareggio contro il Parma che avevano consegnato all'Inter la qualificazione (poi comunque svanita) in Champions League. Cosм Roberto Baggio, il giocatore forse piщ amato e piщ incompreso d'Italia, aveva dato l'addio al calcio che conta. Adesso il “Divin Codino”, ma anche il Coniglio bagnato secondo la celebre definizione di Giovanni Agnelli, ricomincia da Brescia: due anni di contratto a 4.5 miliardi l'anno.
L'uomo delle notti magiche di Italia '90, croce e delizia di tutti gli allenatori che contano, l'atteso salvatore della Patria pallonara in almeno tre mondiali ma anche il responsabile dell'errore dal dischetto nella finale del mondiale contro il Brasile ad Usa '94, ricomincia dalla provincia e dalla saggezza di un allenatore, Carletto Mazzone, che lo ha
inseguito per anni ed ora
lo ha voluto a tutti i costi.
Un sodalizio, quello tra il campione emarginato
ma che punta ai mondiali del 2002 e il navigato tecnico alla parlata romanesca, che potrа portare grandi soddisfazioni al Brescia e ai suoi tifosi. Una scelta alla Baggio quella di rifiutare le sirene spagnole del Real Madrid, di dire no ai fax dei vincitori dela Coppa Uefa del Galatasary e anche di non farsi incantare dai contratti miliardari in yen che i giapponesi erano pronti ad offrirgli per legarsi mani e piedi ad un mister che, lui lo sa bene, non gli chiederа mai di rincorrere un terzino di 15 anni piщ giovane e lo lascerа libero di inventare, di fare il "RobyBaggio". Baggio sa che il tecnico romano non lo terrа a languire in panchina come aveva fatto Lippi prima alla Juventus e poi all'Inter, o come aveva fatto Capello al Milan.
E infatti, non tanto alla societа quanto al tecnico Baggio ha legato la sua ennesima resurrezione. Nel contratto и scritto a chiare lettere che se il presidente del Brescia Corioni dovesse esonerare Mazzone Baggio si dovrebbe considerare svincolato".
E, ironia della sorte, la rivincita di Baggio contro i padroni del pallone ripartirа dalla Juve, la prima delle grandi che lo ha ritenuto inadatto al calcio del 2000 e che
incontrerа sabato in Coppa Italia. Chi sa che il “Divin Codino” non faccia ancora una volta capire che si erano sbagliati e dalla provincia lombarda non
riparta la conquista per un dieci che conta, magari quello della maglia azzurra.
Elio Di Cato

WASHINGTON - Rocco Derek Barnabei,come sembrava oramai inevitabile, è stato “giustiziato” con un'iniezione formata da tre diversi veleni che contemporaneamente hanno bloccato l'attività cerebrale, quella respiratoria e quella cardiaca. Aveva 33 anni. Su di lui è stata eseguita la condanna a morte decisa da un tribunale della Virginia che lo ha ritenuto colpevole di aver ucciso la sua fidanzata, Sarah Wisnovsky nel settembre del 1993.
Lo ha annunciato, alle 21 e 10, ora della Virginia (le 3,10 in Italia) il portavoce del carcere di Jarrat, Larry Traylor. Ha detto che l'esecuzione è avvenuta alle 21,05. Lo stesso Traylor, qualche ora fa, aveva fatto sapere che non c'era più nulla da fare. La Corte Suprema degli Stati Uniti aveva respinto i due ricorsi della difesa di Rocco. Di un'eventuale grazia da parte del governatore James Gilmore, nemmeno a parlarne.
La procedura è stata precisa. Rocco Derek Barnabei è stato portato nella stanza dove c'è il lettino della morte. Era emozionato, forse un po' spaventato ma, tutto sommato, calmo. Indossava pantaloni e una camicia blu,una camicia aperta ai lati per “facilitare” l’iniezione, fino a qualche minuto prima era stato al telefono con sua madre, Jane, con la quale non aveva neanche potuto avere dei contatti diretti nei giorni precedenti.
Ha parlato per l'ultima volta. Ha detto parole d'amore: "Ti amo, mamma; ti amo Craig". (Craig è il fratello). "Amo tutti voi: Fabrizo, Patrizia, Tony.Continuate questa lotta. Io muoio davvero
innocente, ma la verità verrà fuori". Fabrizio è il
deputato toscano Vigni, Patrizia è la giornalista Minz che, per prima ha fatto conoscere il suo caso, Tony è Di Piazza, l'attivista italo-americano che si è battuto per lui.
E' stato recitato anche un salmo: il 55-18 che dice: "Egli ha portato via la mia anima in pace nella battaglia che c'era contro di me: perchè c'erano molti con me"... Poi l'hanno legato al letto e il boia ha acceso il meccanismo che fa scattare le iniezioni e mischia il "cocktail" micidiale nelle vene del condannato. Il tutto davanti a un gruppo di orripilati testimoni tra i quali quattro giornalisti. I genitori della sua presunta vititma non erano presenti.
Una volta constatato il decesso, il corpo, chiuso in un sacco e, poi, in una cassa, è stato fatto uscire dal carcere. Rocco Derek Barnabei sarà sepolto in un cimitero di Bromall, vicino a Philadelphia, dove riposano i suoi nonni materni.
Fuori dal carcere, giornalisti, troupe televisive (quasi tutti italiani, ma anche qualche americano), il fotografo Oliviero Toscani e un trentina di dimostranti
Pochi,in assoluto, non tanto pochi per gli standard americani. E veglie funebri si sono tenute in 27 centri della Virginia.
I suoi avvocati hanno cercato di rispettare le sue ultime volontà. Seth Tucker e Andrew
Protogyrou sono usciti incontro ai giornalisti annunciando che la
battaglia non è finita: "Chiederemo a James Gilmore di conservare i reperti di questo caso. Perché vogliamo andare avanti e vederci chiaro. Se il governatore non accoglierà, la nostra richiesta, ci saranno dei sospetti. E Protgyrou ha
detto parole anche più pesanti: "Questa sera c'è stato un omicidio. Rocco è stato davvero coraggioso. Non ha pianto: è stato lui a fare coraggio a noi". Poi, il legale di origine greca si è rifiutato, in nome di "un briciolo di privacy" di rivelare il menù dell'ultimo pasto di Rocco. Ma sembra che l'avesse già fatto il fratello Craig che avrebbe parlato di una pizza con molto formaggio.
Tutto finito, dunque, per Rocco Barnabei. Ma c'è da giurare che, questa volta, qualcosa andrà avanti. In America, la vicenda è stata seguita con il solito,preoccupante, disinteresse, ma, forse, con un minimo di partecipazione in più. In Italia e in Europa, però, il movimento contro la pena capitale, magari ritardatario e velleitario, questa volta si è fatto sentire.
In Italia, questa notte, più che alla vendetta, si è pensato alla totale inciviltà di quanto è successo in Virginia. In molte città si sono svolte silenziose e dignitosissime veglie di muta e accorata protesta contro lo Stato che si vendica e uccide.
Elio Di Cato

ROMA – Ecco che dopo una lunga “attesa” arriva anche in Italia il fenomeno dell’anno. Ieri, giovedì 15 settembre, la presentazione ufficiale dei 10 che affronteranno questa “sfida” , sono giovani, carini e con un incontrollabile desiderio di mettersi in mostra. Eccoli, i dieci figli del Grande Fratello, i protagonisti dello show televisivo più atteso dello stagione, che promette a Canale 5, Stream e al portale internet Jumpy (sempre di proprietà di mediaste) ascolti e incassi pubblicitari da record (proprio mentre negli Stati Uniti il programma omologo è stato drasticamente "tagliato" dalla rete televisiva Cbs per mancanza di audience). Da stasera si sono rinchiusi nella casa-bunker di Cinecittà, costruita appositamente per ospitarli per cento giorni. E per mettere la loro vita privata e sociale sotto lo sguardo morboso dei telespettatori.
È il debutto in Italia della cosiddetta tv-verità, anche se, per essere onesti, di vero nella prima serata non c'è stato poi tanto. Studiate le schede dei concorrenti, indistintamente celebrati da amici e parenti, preparati i saluti al mondo esterno prima dell'ingresso nella grande gabbia hi-tech. Consueto il tifo da stadio fuori dagli studi. Rituali (un classico da "Carramba che sorpresa") persino le lacrime delle mamme e dei papà che hanno preceduto il
congedo.
Poi comincia l'avventura, trenta minuti di "ambientamento" consumati sotto gli obiettivi avidi delle
telecamere e subito intervallati dagli spot. Parte l'esplorazione della casa, si fanno le presentazioni. Rigorosamente legate ai profili dei protagonisti tracciati dagli psicologi-selezionatori e abbondantemente circolati nelle scorse settimane.

"Ma chi sarà il provocatore?", "Ah, tu sei lo sportivo, il surfista", "Guarda, quella là dev'essere la snob".
L'ossessione dei primi minuti è una sola: rimanere in silenzio, mostrarsi meno brillanti delle descrizioni, apparire poco cordiali e socievoli o privi di spirito d'iniziativa. Gli accenti meridionali e settentrionali si inseguono, seguiti a ruota dalle inquadrature. Il quadro è edificante: "Accidenti, mi sono dimenticata il messaggio più importante, volevo dire no alla pena di morte", fa una delle ragazze, immediatamente coperta dai banali assensi delle altre.
Infine arriva l'immancabile brindisi, che chiude con perfetta tempestività la prima serata per il pubblico di Canale 5. "A noi", gridano i ragazzi. Scorrono i titoli di coda, riparte la pubblicità. L'aperitivo della televisione-verità è servito.
Questa nuova avventura è appena cominciata e si può
essere sicuri che non mancheranno le proteste; ma chi è rimasto conquistato può continuare a osservare sulla Pay tv o in Rete: lo spettacolo, purtroppo, in qualche modo, deve continuare.
Elio Di Cato
Elio Di Cato classe VB
Recensione: “La chimera”
“La Chimera”, innanzitutto, si puт considerare un romanzo storico-sociale in quanto l’autore nell’esporre la vicenda inserisce precisi riferimenti storici come date, nomi (come ad es: Filippo II di Spagna, Carlo Borromeo, Clemente VIII) ed eventi che hanno caratterizzato l’Italia del ‘600 quali la dominazione spagnola e la Controriforma. Anche il riferimento al Tribunale dell’Inquisizione e ai luoghi aiutano a inquadrare meglio storicamente questo romanzo.
Questo romanzo ruota intorno alla figura della “strega” Antonia, e Vassalli narrandoci questa storia ci presenta un periodo storico dai contorni foschi e nebulosi: veniamo proiettati in un secolo ricco di ignoranza, soprattutto tra la gente di piщ umile condizione sociale, dove la paura per il “diverso” arriva ai massimi livelli e trovando sfogo naturale in forme esasperate di superstizione, complici il clero e i potenti, che in questo modo sono sicuri di conservare il loro potere temporale.
Dal romanzo, inoltre, emerge chiaramente la condizione femminile nel 1600. La donna appare subordinata rispetto all’uomo, il suo principale compito и quello di allevare i figli; loro stesse sono consapevoli della loro condizione: infatti le comari, parlando tra di loro, affermano che “pazienza se la Francesca fosse andata a prendersi un maschio, i maschi crescono e lavorano nei campi”. Mentre per gli uomini il luogo d’incontro и l’osteria, le donne, nelle lunghe sere d’inverno, si ritrovano nelle stalle a filare e a tessere e ad ascoltare i racconti attorno alla lanterna, racconti che venivano poi sostituiti da voci e pettegolezzi che si sarebbero diffusi in tutta la bassa.
Il libro anche se non esplicitamente tratta un tema molto attuale: la discriminazione razziale. Il romanzo aiuta anche a comprendere come sia notevolmente cambiata la condizione femminile.
Ogni personaggio del racconto ha una sua chimera derivante dal suo modo di porsi rispetto alla religione, all’autoritа costituita e alla sua fede. Tutti i personaggi infatti, ad eccezione del vescovo Bascapи e di don Teresio, hanno una fede dovuta all’abitudine e alla paura dell’inquisizione, che si manifesta quindi solo con atti esteriori.
Antonia sogna di sposare l’uomo di cui и innamorata e di vivere con lui una vita serena priva di stenti. Per realizzare il suo sogno accetta di vedere il suo innamorato di nascosto, di notte, in un luogo dove si credeva si riunissero le streghe, sebbene sapesse che questo comportasse molti rischi. Queste sue uscite notturne saranno uno dei punti di forza al processo per stregoneria dove sarа condannata al rogo.
Sebastiano Vassalli и nato a Genova nel 1941. Ha partecipato giovanissimo alle vicende del “Gruppo ‘63”. Tra le sue opere ricordiamo “Mareblu”(1982), “La notte della cometa” (1984), “L’oro del mondo” (1987), “Marco e Mattio” (1992), “Il cigno” (1993), “3012”(1995).
Sebastiano Vassalli, La chimera, Einaudi 1990 (L. 16000)


Istruzioni per l'uso. Questa recensione si rivolge solo a coloro che: 1) non sono fan a priori di Tom Cruise. 2) non sono fan a priori di John Woo. 3) non sono fan a priori degli action movie, per cui qualsiasi cosa si muova velocemente sullo schermo facendo un sacco di rumore va sempre bene.
Gli altri - i fan di Cruise, di Woo e degli action movies - a vedere Mission: Impossible 2 ci andranno comunque. Gli appartenenti alla minoranza ancora dubbiosa dovrebbero pensarci due volte. A meno che non siano contenti di vedere due ore di “glorificazione” di Tom il bello, Tom il giusto, Tom che deve salvare l'umanitа, Tom che non vorrebbe tuttavia fare del male, Tom che si arrampica a mani nude sulle rocce Tom che corre, picchia, ama, guida come Schumacher, corre in moto come Valentino Rossi, salta e piroetta.
Come insinua il suo nemico giurato, il villain Dougray Scott, il quale ammette che la cosa piщ difficile per lui, quando con una delle tante maschere di gomma del film ha simulato di essere Tom il bello, "и stato ridere continuamente come un idiota".
E dire che, diretto da Paul Thomas Anderson, in "Magnolia", il povero (si fa per dire, ovviamente) Tom Cruise era persino abbastanza bravo. Diciamo che potrebbe essere colpa (o scelta) di John Woo, un tempo bravissimo e
originale, ora straordinario e abilissimo nella sua regia frenetica, ma sempre piщ hollywoodiano, sempre piщ indifferente alla storia e al senso, sempre piщ interessato alla confusione, al fuoco d'artificio delle immagini, all'azione per l'azione - al punto da farla diventare (si veda la micidiale sequenza di pugni e calci finale) perfino noiosa.
Diciamo anche che la suspense, in questo tipo di film, non и mai eccessiva: quando mai l'eroe e l'eroina (Thandie Newton) fanno una brutta fine? E diciamo che buona parte della responsabilitа ricade su Robert Towne, lo sceneggiatore, che ha svenduto il suo stile e la sua intelligenza per una storia vecchia - con un'avventura medico-turistica che ci porta da Sydney alle Montagne Rocciose a Siviglia in piena settimana santa nuovamente, Sydney.
Piщ di tutto, a Mission: Impossible 2, che usa come sue figure retoriche di riferimento l'iperbole, manca il sale dell'ironia.
Non manca invece la pubblicitа: si parla di scarpe di G. , di giacche di V. (come un celebre stilista ucciso), di collane
di B. . Nel film i nomi sono ovviamente detti per intero.
Elio Di Cato
MISSION: IMPOSSIBLE 2
Regia di JOHN WOO
Con TOM CRUISE,
DOUGRAY SCOTT, THANDIE NEWTON

LONDRA - La Bse, l'encefalopatia spongiforme bovina nota come morbo della mucca pazza e la variante della malattia di Creutzfeldt Jakob, l'equivalente umano della Bse, possono essere trasmessi attraverso trasfusioni di sangue, secondo uno studio condotto da scienziati britannici, i cui risultati sono stati pubblicati dall'autorevole rivista "Lancet".
I ricercatori dell'”Institute for Animal Health” di Edimburgo sono riusciti ad infettare una pecora con l'encefalopatia spongiforme bovina (BSE) attraverso una trasfusione di sangue prelevato ad un'altra pecora malata che non aveva ancora manifestato i sintomi.
Il primo passo dell'esperimento и stato contagiare alcune pecore nutrendole con cervelli bovini infetti. Poi, a 19 di queste, prima ancora che si manifestassero i sintomi del morbo della mucca pazza, и stato prelevato del sangue, successivamente trasfuso in pecore sane provenienti dalla Nuova Zelanda. Dopo 610 giorni, la prima pecora
neozelandese ad avere avuto la trasfusione ha cominciato a mostrare segni della BSE. Tutte le altre sono ancora sane, ma l'esperimento non и concluso.
Gli scienziati, guidati dal direttore dell'istituto Chris Bostock, hanno tuttavia deciso di pubblicare sull'ultimo numero di 'Lancet' i risultati preliminari
dell'esperimento perchи li ritengono significativi. In che senso? Nel senso, hanno spiegato i ricercatori del gruppo di Bostock "che trasfusioni di sangue da persone infette dalla versione umana del morbo ma prive di sintomi, potrebbero rappresentare un rischio di diffusione della Bse". Insomma, se la "mucca pazza", nella versione animale puт passare attraverso il sangue, non si vede perchй la stessa cosa non dovrebbe succedere tra esseri umani. Il rischio andrebbe individuato nel fatto che, data la lunga incubazione del male (anche anni), potrebbero esserci, tra i donatori abituali di sangue, delle persone malate che non lo sanno e che farebero in tempo, prima dell'apparire dei sintomi, ad infettarne molte altre.
"Lancet" lascia il commento a uno dei suoi esperti il quale, in sintesi, afferma che lo studio "fornisce prove convincenti del contagio", ma invita alla cautela nella considerazione "che si tratta di risultati preliminari".
Elio Di Cato
Elio Di Cato Classe VB Recensione: “Sostiene Pereira”
Pereira, un tempo giornalista d'assalto di un noto quotidiano di Lisbona, è adesso relegato, a causa dell'inesorabile avanzare dell'età, a direttore della pagina culturale di un modesto giornale, il Lisboa. Pereira sembra non chiedere nient'altro alla sua vita, e si trascina stancamente tra casa, redazione e Cafè Orquidea, dove è solito ordinare una limonata, segno di una ripetività di abitudini che coinvolge le persone di una certa età.
Ma un giorno d'agosto, sfogliando distrattamente una rivista letteraria, si accorge di un interessante articolo che ha per argomento la morte , tratto dalla tesi d'esame di un certo Monteiro Rossi, laureatosi da poco all'università di Lisbona. Vista la necessità di un collaboratore esterno che curasse una rubrica fissa nel suo inserto culturale, Pereira decide di chiamarlo per discutere con lui di un'eventuale assunzione, senza sapere che quel ragazzo lo avrebbe destato dal torpore nel quale sembrava essersi assopita la sua vita.
E’ questo solo l’inizio di un’intricata vicenda che porterà Pereira a riscoprire la sua dignità di giornalista e di uomo disposto a lottare con tutte le proprie forze contro tutte le forme di ingiustizia e di prevaricazione sociale, fino all’esilio.
Gli eventi narrati sono tutti concentrati in un fatidico agosto, quello dell'anno 1938 ; difatti essi sono scanditi, via via che si procede nella lettura del romanzo , dallo scorrere continuo, quasi ritmico, dei giorni, senza cioè dilatazioni temporali degne di nota. Questa fluidità narrativa vuole mettere in evidenza il costante processo evolutivo di cui è protagonista la coscienza di Pereira, che lo induce alla fine a prendere la triste, ma necessaria, via dell'esilio. Spazi chiusi e spazi aperti si alternano sapientemente. Ma, alla costante presa di coscienza della situazione dell'epoca, si accompagna anche la volontà di Pereira di conoscere nuovi posti : emblematica a tal proposito la scelta di trascorrere una settimana fuori Lisbona, cosa che mai avrebbe fatto prima per pigrizia.
Pereira è testimone preciso di un momento tragico della sua esistenza, ma drammatico allo stesso tempo per l'intera Europa, che è sull'orlo dello scoppio della seconda guerra mondiale. Numerosi, infatti, durante il romanzo, i riferimenti a salazarismo portoghese, fascismo italiano, guerra civile spagnola, patriottismo, folklore nazionale, odio verso gli stranieri, polizia politica tutti argomenti che interessano la situazione politica europea della prima metà del secolo.
Sicuramente Sostiene Pereira non è il libro per chi vuole, leggendo, abbandonarsi a chissà quali voli della fantasia sulle ali del possibile lirismo o sentimentalismo suscitati magari da descrizioni paesaggistiche o storie d'amore. Ben presto emerge, con l'avvento di Monteiro Rossi, la problematica politica, che costituisce sicuramente l'obiettivo di indagine di Tabucchi. Problematica che non viene trattata direttamente, ma filtrata attraverso la visione di una persona qualunque come Pereira con i suoi sentimenti, ansie e angoscie : è insomma un invito al lettore a far proprie alcune esperienze dell'immediato passato, quantomeno per non dimenticare certi tristi avvenimenti. L'azzeccata scelta del dialogo come forma principale di narrazione e la fluidità narrativa in generale rendono piacevole e chiara la lettura e l'interpretazione del romanzo, che di drammatico nasconde solo l'epilogo , preannunciante l'immane catastrofe bellica ormai alle porte.
Antonio Tabucchi, nato a Pisa nel 1943, è docente di letteratura portoghese nell'università di Genova. A lui si deve in particolare l'edizione italiana dell'opera di Fernando Pessoa, poeta portoghese di inizio secolo, sul quale ha scritto anche numerosi saggi critici;. Tra i romanzi e i racconti da lui scritti, vanno ricordati : Piazza d'Italia (1975), Il gioco del rovescio (1981), Notturno indiano (1984), Piccoli equivoci senza importanza (1985).

L'utopia dell'uomo pigro ha un nuovo feticcio: il telecomando universale. Quando questo sarа pronto - e ne esistono giа alcuni parziali modelli in circolazione - non ci sarа piщ alcun bisogno di lasciare il divano per cambiare canale, abbassare il volume dello stereo, alzare l'intensitа dell'aria condizionata, smorzare la luce della camera, sollevare le tapparelle o effettuare le altre centinaia di operazioni che oggi presuppongono il passaggio da seduti in piedi, quattro passi e ritorno.
Oggi, negli Stati Uniti, ci sono piщ telecomandi che esseri umani: ogni famiglia, infatti, ne puт vantare almeno quattro - stando a un censimento della Consumer electronics association - e crescono i single che ne collezionano a grappoli. Il bilancio sullo stato dell'arte del "remote control", tuttavia, и suggerito dal suo cinquantesimo compleanno. Era il 1950 quando la Zenith Radio Corporation (poi Zenith Electronics) introdusse il primo esemplare, adeguatamente chiamato "Lazy Bones", "Ossa pigre", che era collegato alla tv tramite un lungo cavo elettrico. Il suo scopo originario era quello di togliere l'audio durante gli intervalli pubblicitari, esigenza particolarmente avvertita da Eugene F. McDonald Jr., il presidente dell'azienda, che li detestava. Cinque anni dopo anche il filo sparм e, sempre la
Zenith, mise sul mercato il primo wireless che utilizzava fasci di luce per ordinare pochi semplici comandi. Il resto и cronaca.
Per non perdersi nella selva sempre piщ numerosa di questi essenziali gadget domestici l'industria ha pensato di accorparli in un oggetto solo. Si tratta di apparecchi multiuso che, opportunamente programmati, riescono a far funzionare a distanza i piщ diversi elettrodomestici. I loro prezzi variano da 130 a 400 dollari (260 e 800 mila lire), a volte piщ cari delle macchine che dovrebbero comandare.
E sovente la loro configurazione non и uno scherzetto e puт necessitare 1 o 2 ore anche per il cittadino piщ a suo agio con la tecnologia ma tant'и, sono diventati una vera e propria moda.
Tra i modelli giа in vendita c'и il Pronto della Philips, il Take Control TC100 della Harman Kardon e il RM-AV2100 della Sony. Quasi tutti hanno un piccolo schermo a cristalli liquidi e il software che li fa fa
funzionare si istalla collegandoli a un pc o alla Rete.
Ambitious Ideas, una compagnia californiana, ha progettato un apparecchio chiamato FindIt che serve a rintracciare i telecomandi smarriti in casa: "In media, nelle famiglie americane ne sparisce, anche se temporaneamente, uno alla settimana" dichiara il suo presidente Craig Nabat. Pare addirittura - il perchй sfugge - che certi ladri di appartamento a volte lascino perdere tv e videoregistratori e rubino soltanto le scatoline di plastica a raggi infrarossi che servono a cambiare canali e per molte altre operazioni.
La storia dell'elettronica di consumo non fornisce precedenti incoraggianti riguardo gli apparecchi che ambivano accentrare in sй funzionalitа multiple: i cellulari che pretendevano essere anche calcolatrice, videogioco e programma di scrittura hanno - per esempio e per il momento - fatto flop. Ma questa volta potrebbe andare diversamente.
Elio Di Cato

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