"La casa in collina" di Cesare Pavese

Materie:Scheda libro
Categoria:Generale

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Testo

Scheda di lettura de
“La casa in collina”

Titolo: La casa in collina

Autore: Cesare Pavese

Edizione: Oscar Mondadori, luglio 1971, 4^ edizione

Prima edizione: 1948 (portato a compimento nel febbraio di quell’anno)

Breve riassunto: c’è la guerra. Ogni sera migliaia di persone risalgono i versanti delle colline che attorniano Torino per andarvi a passare la notte, lontani dai bombardamenti che mettono in ginocchio la città. Tra questi c’è anche Corrado, un professore di una scuola del capoluogo, che, come tutti gli altri, al crepuscolo si reca in quel posto, dove viene ospitato da due donne, per poter dormire senza il terrore costante delle bombe. Egli ama passeggiare per i boschi, in particolare con il suo cane Belbo, ed è così facendo che una sera incontra delle altre persone che, come lui, fuggivano da Torino al tramonto. Dapprima, fedele al suo carattere solitario, cerca di non farsi vedere, e vi riesce, ma poi, forse anche perché l’unica alternativa era tornare dall’Elvira, esce allo scoperto e si avvicina ad un’osteria dalla quale provenivano voci e canti gioviali. Pur non essendo conosciuto da nessuno, viene subito accolto cordialmente e non gli son fatte tante domande, così lui apprezza il luogo e la compagnia e si intrattiene là per parecchio tempo , e vi ritornerà più volte, tanto più che in quel luogo ritrova Cate, una donna che ott’anni prima gli si era concessa e dalla quale è ancora attratto, ma che nel frattempo ha avuto un figlio (da chi, non si sa) e che non ha nessuna voglia di riallacciare relazioni interrotte in passato. Un altro incontro importante fatto in quel luogo è appunto il figlio di Cate, Dino, un bambino allegro e vivace in cui Corrado riconosce sé stesso e con il quale ama trascorrere le giornate girovagando per i boschi e insegnandogli varie cose sui fiori e sugli alberi. Tutte le giornate trascorrono uguali: di giorno Corrado e Dino se ne vanno assieme per i boschi, la sera ci si ritrova alle Fontane a discutere e la notte si passa un po’ a dormire ed un po’ a guardare Torino in fiamme. Finché un giorno succede un evento tanto sperato, ma che nessuno si aspettava: la guerra, secondo quanto detto, finisce, ma in realtà, e Corrado lo sa bene, è appena iniziata. Viene firmato l’armistizio e, mentre le radio gracchiano buone notizie, ai bombardamenti degli (ora) Alleati si sostituiscono le incursioni, i rastrellamenti e le deportazioni dei tedeschi con l’appoggio dei fascisti italiani. È la fine. Se prima per sopravvivere bastava fuggire dalle bombe che cadevano su Torino, ora non si può più essere sicuri da nessuna parte, nemmeno in collina, nemmeno la notte, perché i tedeschi battono le campagne e le città, catturando gran parte di coloro che incontrano. È questa la sorte toccata alla maggior parte dei nuovi amici di Corrado, che ad uno ad uno spariscono dalla circolazione, caduti in mano ai tedeschi, che, tra gli altri luoghi, si recano anche alla casa dell’Elvira chiedendo del professore torinese. Diventa allora troppo pericoloso esporsi ogni giorno in quel modo: è troppo rischioso aggirarsi ogni giorno per le colline, scendere in città per andare a scuola e fare tutto ciò che normalmente si faceva. Corrado cerca così rifugio in un convento a Chieri, un paese dieci chilometri a sud - est di Torino, dove insegna per qualche tempo, protetto all’interno di quel luogo, e dove elabora una sua concezione della religione, secondo la quale a Dio non interesserebbe la vita ma la morte e probabilmente la fede sarebbe abbandono della vita, coi suoi affanni, per condurre un’esistenza incentrata sull’attesa di quell’evento che fa parte di ogni vita (ma questa sua teoria non lo soddisferà: non può accettare di vivere unicamente per morire). Dopo alcuni giorni lo raggiunge Dino, per il quale l’Elvira ha reputata più sicura una permanenza all’interno del convento piuttosto che in giro per le colline, ma per evitare ogni complicazione i due devono fingere di non conoscersi. A lungo andare però nemmeno il convento sembra essere un sicuro rifugio per Corrado e gli viene consigliato di allontanarsi; torna allora a casa dell’Elvira. Alcuni giorni dopo ciò Dino scappa dal convento, quasi sicuramente per andare a fare la guerra sui monti, e Corrado, indeciso sul da farsi, vi torna invece, al convento. Qui riceve, tramite l’Elvira, una lettera da parte dei suoi genitori, con la quale lo invitano a raggiungerli per le vacanze. Egli capisce che il suo paese avrebbe forse potuto essere il rifugio più sicuro per lui e così si mette in cammino verso di esso. Arrivato in treno fino ad Asti, prosegue poi a piedi per le colline che lo separano dal suo paese, sperando così di avere meno probabilità di incontrare truppe nemiche. Ma quando poco ormai gli rimaneva da percorrere per arrivare a destinazione, Corrado rischia di non portare mai a termine quel viaggio: sui sentieri lo fermano due giovani armati, due partigiani, e gli chiedono i documenti; poco convinti, lo portano in un paese tra gli altri loro compagni per chiedere ulteriori istruzioni. Qui però, fortunatamente, Corrado scopre che il capo dei due che l’avevano fermato è Giorgi, un giovane conosciuto anch’esso alle Fontane , che dice ai suoi compagni di lasciarlo e scambia qualche parola con lui. Lasciato Giorgi, Corrado riparte e, schivata anche l’ultima sparatoria, finalmente è a casa.

Epoca: durante la Seconda guerra mondiale, all’incirca tra la prima metà del ’43 e la fine del ‘44

Ambiente: Torino e le colline circostanti. La casa dell’Elvira, dove lei e sua madre ospitano Corrado durante il periodo dei bombardamenti; l’osteria Le Fontane, il ritrovo di molte persone, soprattutto giovani, in cui si parla di politica, si ascoltano i bollettini radio, si canta e si spera insieme nella fine della guerra; i sentieri nei boschi, che Corrado e Dino percorrono insieme finché ognuno dei due non sarà costretto o sceglierà di batterli da solo; il convento di Chieri, dove prima Corrado e poi Dino si rifugiano per sfuggire ai tedeschi, ma che poi entrambi abbandonano l’uno per ritornare a casa, l’altro per andare a far la guerra coi suoi amici. Delle vie del capoluogo piemontese, che non vengono nominate, si descrive la situazione dopo le incursioni notturne: buchi nella strada, corpi disseminati qua e là ed edifici semi distrutti.

Personaggi: CORRADO, solitario, riservato e scettico, ama la solitudine, non gli piace mettersi in evidenza, si fida poco di chiunque e talvolta è un po’ egoista. Non è molto combattivo, preferisce scappare. Non è capace, o non ha voglia, di stringere legami con nessuno e per questo Cate lo rifiuta una seconda volta. Abbandona, anche col pensiero, i suoi amici dopo che sono caduti in mano tedesca. All’osteria tutti nutrono rispetto nei suoi confronti e lo ascoltano in silenzio quando espone le sue idee perché, anche se spesso sono diverse da quelle degli altri, sono pur sempre idee di un intellettuale.
CATE, nello stesso tempo “terra-terra” e irraggiungibile (Corrado le può parlare liberamente, anche ricordando il passato, ma, poiché lei non vuole, non la può più sfiorare), mette un po’ in crisi Corrado rinfacciandogli il suo carattere egoista ed asociale e costringendolo a fare un piccolo esame di coscienza. Non nutre particolare rancore nei confronti dell’uomo, ma non gli si apre più come una volta e spesso risulta sgarbata nei suoi confronti con delle risposte evasive.
DINO (Corrado) è il figlio di Cate (il padre non si sa). È un bambino allegro e vivace e trascorre le sue giornate correndo per le colline o con Corrado, dal quale impara molte cose, sia sulla natura che sulla guerra. Per lui la guerra spesso è come un gioco, ma talvolta lo stufa e allora chiede alla mamma o ai suoi amici quando finirà. Cresciuto di un anno da quando aveva conosciuto Corrado, Dino si fa delle idee proprie sulla guerra e le difende con veemenza. Alla fine decide di prendervi parte.
ALTRI personaggi sono: L’Elvira (che ama segretamente Corrado e lo dimostra per mezzo delle cure e delle attenzioni che gli dedica), sua madre, Fonso, Tono, Nando, Giulia, Otino, padre Felice, Egle, Giorgi, Domenico, Castelli, Lucini, Belbo…

Temi e argomenti principali: ovviamente, la guerra, la paura che essa porta, ma anche l’enorme voglia di ribellione che suscita in coloro che da essa sono oppressi. L’amore, non corrisposto, di Corrado nei confronti di Cate (finché ella gli si concedeva liberamente Corrado le dava scarsa importanza e badava solo al suo corpo; ora che invece Cate è cambiata, egli scopre di amarla e si rammarica di essere stato così freddo in passato)e dell’Elvira verso il primo. La rassegnazione di coloro che , come Corrado, non vedono alcun rimedio alla guerra e l’opposta lotta di quelli che invece si vogliono battere per porvi fine e non farsi sopraffare. Un tema poi ricorrente è la fuga: prima dei Torinesi dalla loro città la notte, poi quella di Corrado dalla gente che all’inizio non voleva incontrare ed in seguito , dopo aver conosciuto nuovi amici all’osteria, dall’Elvira; firmato l’armistizio, Corrado e molti altri fuggono dai tedeschi , Dino e il professore si rifugiano prima in convento, ma poi lo lasciano entrambi, l’uno alla volta dei monti, l’altro per tornare a casa.

Episodio significativo: probabilmente quando Corrado ha scoperto che Dino porta il suo stesso nome. Da quel momento ha dedicato più tempo al ragazzo riscoprendovi sé stesso, sia nel nome che nel fisico e avrebbe voluto che lo diventasse anche nel carattere.

Lingua e stile: Pavese usa spesso termini dialettali nei suoi testi e anche in questo se ne trovano molti. Lo stile è poco elaborato e quasi colloquiale, con frasi corte ma incisive. Il lessico è, trattandosi di un testo quasi contemporaneo, praticamente quello corrente e non vi sono termini oggi non più in uso.

Difficoltà incontrate: associare sempre allo stesso nome lo stesso personaggio; non ce n’erano pochi.

Riflessioni personali: questo è indubbiamente un bel libro, ma in alcuni punti non soddisfa pienamente, per come la vedo io, la sete di sapere del lettore; è forse, come il protagonista e dunque lo stesso autore che vi si riflette, un po’ egoista: in alcuni passi si sente la mancanza di descrizioni un po’ più accurate degli ambienti e delle persone, che vengono invece date per scontate, in quanto probabilmente Pavese avrà visto migliaia di volte i paesaggi che ha descritto e ritiene superfluo riportarli sulla carta, poiché ognuno, come lui, dovrebbe conoscerli. A parte questo, è stato molto divertente leggere La casa in collina; il suo tono colloquiale rende il testo scorrevole e accattivante, come se fosse narrato a voce dal protagonista, e non lo fa sembrare uno dei soliti, triti e ritriti, romanzi sulla guerra.

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