Venezia 2000

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Tra Occidente e Oriente. Dal cinema hitchcockiano e futuribile di Robert Zemeckis (What Lies Beneath) alle sparatorie pirotecniche come i balletti di Nureyev dell’honkonghese Time and Tide di Tsui Hark, il regista che maggiormente ha influenzato Quentin Tarantino. In mezzo, cinema iraniano, cinese, giapponese, indiano e italiano. Sono state queste le coordinate della 57a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, che ha voluto esplorare lo spazio più profondo, attraverso le rughe del sempre affascinante Clint Eastwood (Space Cowboys), premio alla carriera. A Venezia, come di tradizione, si è comunque voluto premiare l’impegno verso un cinema povero di effetti speciali ma ricco di sentimenti: a strappare il Leone d’oro è stato l’iraniano Il cerchio di Jafar Panahi, crudele ritratto di un Paese che considera l’essere femminile la prima disgrazia da cancellare; diversamente, nell'indiano Uttara (Premio speciale per la regia), la donna diventa l'oggetto di una rivalità, anche fisica, tra due amici sperduti in una desolata zona del Bengala. Non è solo la donna però a essere minacciata, ma anche chi si sente semplicemente diverso. Prima che sia notte (Gran premio della Giuria) dell’artista plurimiliardario Julian Schnabel è la trasposizione cinematografica dell’autobiografia di Reinaldo Arenas - interpretato da un indimenticabile Javier Bardem, vera sorpresa del film e non a caso premiato come migliore attore - scrittore e poeta, nato e vissuto a Cuba negli anni Settanta, perseguitato dal regime castrista perché omosessuale e morto a New York di Aids.
Venezia ha mostrato il suo tallone d’Achille soprattutto a livello organizzativo: divi ammassati in pochi giorni, assenze impreviste, raffazzonato e tardivo l’omaggio a Vittorio Gassman. E si potrebbero discutere anche i criteri di selezione: le sorprese erano nel fuori concorso (Chabrol, Kitano) o in Cinema del Presente (Thomas est amoreaux), mentre la selezione ufficiale ha rappresentato la conservazione politically correct dei grandi maestri, e l’Oriente in laguna - se si eccettua il disturbante e poetico L'isola - ormai non rappresenta più una novità. Quello che ci ha rallegrato maggiormente è stata la sfida del direttore Alberto Barbera per rilanciare il cinema italiano, con addirittura quattro film in concorso (Il partigiano Johnny, Denti, La lingua del santo, I cento passi). Un impegno premiato: oltre alla standing ovation per La lingua del santo, il pubblico del festival e anche delle sale ha consacrato I cento passi di Marco Tullio Giordana.

Mostra del Cinema di Venezia
Leone d'oro: Il cerchio (Iran/Italia) di Jafar Panahi
Premio speciale per la regia: Uttara (India) di Buddhadeb Dasgupta
Gran Premio della Giuria: Prima che sia notte (Usa) di Julian Schnabel
Miglior attore: Javier Bardem per Prima che sia notte
Miglior attrice: Rose Byrne per The Goddess of 1967 (Australia) di Clara Law
Premio alla carriera: Clint Eastwood

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