Thérèse Raquin, Emile Zola

Materie:Scheda libro
Categoria:Generale
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Data:24.10.2001
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Testo

TITOLO: Thérèse Raquin
AUTORE: Emile Zola (1840-1902); uno dei massimi scrittori europei dell’Ottocento. Convinto assertore e al tempo stesso innovatore del naturalismo, seppe in realtà superarne largamente i limiti e gli schemi, offrendo una rappresentazione veritiera, potente e impietosa dei problemi sociali del suo tempo.
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 1867
n° PAGINE: 146
n° CAPITOLI: 32
INTRODUZIONE: SI (Mario Lunetta; 7 pagine)
TEMPO DELLA STORIA: Parigi nel XIX secolo
TIPO DI NARRATORE: onnisciente
STILE: romanzo appartenente al filone del Naturalismo francese, caratterizzato dalla narrazione impersonale e dallo studio scientifico dei personaggi. Ampie descrizioni
LESSICO: complesso, ma accessibile alla folla a cui è destinato il romanzo; giornalistico e preciso
MESSAGGIO: secondo me nel suo romanzo Zola non ha inserito un messaggio. Infatti si limita a descrivere la cruda realtà, mantenendo le caratteristiche dei romanzi d’appendice, la suspense e la vittoria del bene sul male
TRAMA: Camille era da sempre stato un ragazzo malaticcio ed era stato salvato parecchie volte dalla morte grazie alle amorevoli cure della signora Raquin. La donna, inoltre aveva accolto nella sua casa la nipote Thérèse, nata ad Orano dalla relazione tra il fratello della signora e un’indigena. Avevano vissuto insieme in una villetta a Vernon. Thérèse era una ragazza pallida, timida, schiva, docile e remissiva, così la vecchia donna aveva pensato di sposarla, appena venuta l’età adatta, con Camille, perché continuasse ad aiutarlo dopo la sua morte.
Poco dopo si erano trasferiti in un appartamento umido e buio nel passaggio di Point-Neuf a Parigi. Le donne lavoravano nella merceria sotto casa mentre Camille aveva trovato un impiego nell’amministrazione ferroviaria.
Il giovedì sera la famiglia ospitava per una partita a domino il commissario di polizia Michaud, il figlio Oliver, la moglie di quest’ultimo, e Grivet, un impiegato alle ferrovie.
Poco dopo si aggiunse un vecchio compagno di scuola di Camille, Laurent, uno scellerato che voleva vivere nell’ozio. Si era guadagnato la fiducia del giovane, l’amore materno della signora Raquin. Sarebbe voluto diventare anche l’amante di Thérèse. Decise allora di fare un ritratto a Camille seducendo a poco a poco la giovane donna cedette alle sue lusinghe. I loro incontri avvenivano di pomeriggio ed erano tutto sangue e nervi. Quando erano tra gli amici, però, assumevano sempre la solita aria, distanti uno dall’altro. Per trovarsi Laurent doveva chiedere dei permessi per uscire al posto di lavoro, ma un pomeriggio Laurent non poté più andarsene e da allora finirono i loro incontri. Non potendo stare lontani il giovane, accecato dal desiderio, progettò di uccidere Camille. Così un giorno, andando tutti e tre in barca lungo la Senna, lo buttò nell’acqua consapevole che non sapeva nuotare.
L’omicidio passò per un incidente, ma per due anni gli amanti non si avvicinarono. Sulla loro coscienza pesava la morte di Camille quando il suo ricordo li turbava, di notte, pensavano al momento in cui sarebbero stati legalmente sposati.
La signora Raquin vedeva la nipote deperita e, grazie al consiglio di Michaud, li fece sposare. Le prime notti dopo le nozze gli amanti non riuscirono a dormire, tanto era tangibile lo spettro di Camille. Quando finalmente riuscirono a coricarsi, il suo cadavere si insinuava tra le lenzuola dormendo in mezzo a loro. Dopo pochi mesi non riuscivano più a sopportarsi e cercavano di stare il più lontano possibile: il giorno lavoravano entrambi, mentre la sera l’unica loro consolazione era il lento chiacchiericcio della signora Raquin; la notte invece era piena di terrori e di timori. La vecchia donna, però, si paralizzava a poco a poco e una sera si bloccò definitivamente, riusciva solo più a udire e a vedere. Gli sposi iniziarono a litigare a ad accusarsi a vicenda davanti alla vecchia. Tuttavia il peso della loro colpa era smisuratamente spaventoso. Cercarono di sopportarlo in diversi modi. Thérèse dapprima si sfogò piangendo sulle ginocchia della signora Raquin, poi iniziò una vita licenziosa nei bar di Parigi. Invece Laurent si licenziò dal suo lavoro alle ferrovie e affittò uno studio di pittura dove sprofondava nell’ozio. Provò anche a dipingere, ma tutto ciò che disegnava aveva lo sguardo maligno di Camille, poi si diede anche lui ai piaceri della voluttà. Niente di ciò gli diede sollievo e finirono per picchiarsi a vicenda ogni sera. L’unica soluzione era uccidersi e così fecero tacitamente, bevendo mezzo bicchiere di veleno ciascuno. La signora Raquin stette tutta la notte a guardare con soddisfazione i due cadaveri.

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