Jekyll

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Testo

Cantù Roberto 4^ Q

LO STRANO CASO DEL DOTTOR JEKYLL E DEL SIGNOR HYDE

Il signor Utterson era un avvocato dall’aspetto rude e dal carattere freddo, nonostante che era austero verso sé stesso era tollerante nei confronti degli altri. Per amici aveva i propri consanguinei e gli amici di vecchia data. Uno di questi era il signor Enfield, parente alla lontana, con cui aveva l’abitudine di effettuare delle passeggiate la domenica, durante le quali non scambiavano alcuna parola.
Durante una di queste passarono casualmente in un quartiere di Londra molto vivace e appariscente. Una porta discostava però totalmente dall’ambiente circostante: l’edificio che la ospitava aveva un aspetto truce e trascurato.
Enfield la fece notare a Utterson e gli raccontò di una strana storia collegata a quella porta. Una notte lo stesso Enfield tornava a casa, quando , per strada vide due figure: una era un uomo di bassa statura e l’altra era una bambina che correva nella direzione opposta: i due si scontrarono e senza alcun ritegno l’uomo calpestò la bambina e proseguì per la sua strada. Il signor Enfield lo raggiunse, lo fermò e lo portò dalla bambina, che era intanto stata raggiunta dai genitori e da un medico. L’uomo appariva odioso e ripugnante a prima vista. Minacciando di far esplodere uno scandalo costrinsero l’uomo a versare una discreta somma alla famiglia. L’uomo portò il padre della bambina e i testimoni davanti a quella porta, vi entrò e uscì con in mano un assegno firmato da un nome molto noto, che Enfield preferì non comunicare a Utterson. Gli rese noto però il nome della persona che aveva compiuto lo spregevole gesto: Hyde. Gli disse inoltre che il tale aveva uno strano aspetto, come di deformità, anche se non sapeva spiegare bene in cosa consistesse. Utterson disse all’amico che sapeva già della storia e che conosceva persino il nome di colui che firmò l’assegno.
Quella sera Utterson rincasò colto da forti dubbi, fomentati da uno strano testamento deposto presso di lui da un altro suo amico, il dottor Henry Jekyll. Nel testamento questi devolveva tutti i suoi averi, in caso di morte o sparizione al suo “amico” Edward Hyde. In preda a tali timori si recò a casa del dottor Canyon, amico di vecchia data suo e di Jekyll, convinto che egli potesse saperne di più riguardo a questa storia. Dopo uno scambio di cortesie, Utterson chiese a Lanyon di Jekyll, ed egli gli rispose, con uno scatto di collera, che dopo una divergenza di opinioni scientifiche i due non si vedevano quasi più, e non aveva quindi informazioni utili.
Ancora preoccupato per la sorte del suo amico Jekyll, decise di andare a conoscere personalmente il signor Hyde. Per far ciò prese a frequentare regolarmente i dintorni della famosa porticina dove Hyde era entrato secondo il racconto di Enfield.. La sua pazienza fu infine ricompensata ed una notte si trovò faccia a faccia con Hyde. Intraprese un breve discorso durante il quale Hyde si lasciò vedere in faccia da Utterson, su richiesta dello stesso, ma velocemente Hyde si introdusse nella porticina, lasciando Utterson scosso da un’inquietudine causata dalla vista dello strano uomo: era pallido e un po’ sbilenco, dava l’impressione della deformità senza alcuna imperfezione, il sorriso era sgradevole, e si era comportato con l’avvocato con un misto di timore e sfacciataggine. Tutto questo però non giustificava il senso di ripugnanza che causava a chi l’osservava.
Decise quindi, per il bene di Jekyll di andare a casa sua e parlare direttamente con lui, ma quando vi arrivò, Poole, il vecchio maggiordomo, gli disse che il signor Jekyll non era in casa, e che quelle assenze erano regolari, che il signor Hyde possedeva una chiave per entrare in quella porta e che tutta la servitù aveva l’ordine di obbedire a quest’ultimo.
A queste parole Utterson rincasò, tormentato più di prima dalle sventure che potevano essere capitate a Jekyll.
Alcuni giorni più tardi il dottor Jekyll invitò a pranzo alcuni dei suoi più cari amici, tra cui Utterson. Finito il pranzo questi si trattenne presso il dottore, così da poter parlare con lui riguardo quegli strani avvenimenti, nonché delle discordie con Canyon. Ne conseguì che il signor Utterson non ne sapesse molto più di prima, se non la richiesta di pendersi cura di Hyde in caso di scomparsa di Jekyll, in quanto riponeva in lui molto interesse.
Quasi un anno dopo Londra fu sconvolta dall’assassinio di un personaggio altolocato, Sir Danvers Carew. La scena dell’omicidio era stata scorta dalla cameriera di una casa vicina. La donna era nella propria camera ad osservare le stelle quando, casualmente, vide un signore anziano e un altro, molto piccolo, che riconobbe in un certo signor Hyde, che aveva reso visita al suo padrone. I due avanzavano in senso opposto, e quando si incontrarono l’anziano si rivolse all’altro. Dopo una breve conversazione il signor Hyde fu colto da un impeto d’ira e aggredì il vecchio, colpendolo con un massiccio bastone da passeggio, fino ad ucciderlo. All’arrivo della polizia furono trovati, oltre al corpo, solamente un pezzo del bastone e una lettera destinata all’avvocato Utterson.
Appena Utterson, convocato dalla polizia per il riconoscimento del cadavere, udì il nome di Hyde, portò i funzionari alla casa dello stesso, il cui indirizzo gli era stato fornito da Jekyll. Giunsero alla dimora di Hyde e quando chiesero di ispezionare la casa sul volto dell’anziana governante, che aveva aperto loro, apparve un lampo di gioia. L’interno della casa si presentava quasi completamente spoglio, a parte un paio di camere, ammobiliate con gusto. Dietro l’uscio di una di esse fu ritrovata una parte del bastone con il quale Hyde aveva ucciso Carew.
A pomeriggio inoltrato a Utterson poté finalmente recarsi a casa di Jekyll. Poole lo accompagnò attraverso quello che era stato il laboratorio di un famoso chirurgo, prima di essere acquistato da Jekyll e trasformato in un laboratorio chimico dallo stesso. Era la prima volta che l’avvocato si recava in quella parte della casa dell’amico e osservò con curiosità i tavoli pieni di strumenti per esperimenti. Ad una estremità una rampa di scale conduceva nello studio del dottore. Questa stanza era in comunicazione con la strada attraverso delle piccole finestre munite di sbarre. Vicino al camino acceso sedeva il dottor Jekyll, con l’aspetto di una persona malata. Dopo un breve scambio di cortesie, ed appena il maggiordomo se ne andò, Utterson arrivò al dunque, parlando a Jekyll della morte di Carew e delle prove contro Hyde, avvisandolo del pericolo di compromissione che correva. Jekyll assicurò al legale che era l’ultima volta che si sarebbe sentito parlare di Hyde. Oltre a questo gli consegnò una lettera che aveva appena ricevuto, firmata da Edward Hyde, che affermava che il dottor Jekyll, benefattore dello scrivente non doveva stare per lui in pena, in quanto aveva vie di scampo in caso di necessità. Utterson espresse anche i timori che aveva riguardo al testamento e al pericolo di vita che Jekyll correva a causa di Hyde. Nell’uscire scambiò qualche parola con Poole riguardo alla lettera, ma il maggiordomo disse che non era stata consegnata alcuna lettera. Questo fece rinascere in Utterson i timori che aveva avvertito i giorni precedenti.
Poco dopo si ritrovò nel suo studio, in compagnia del suo aiutante, il signor Guest, appassionato di grafologia e gli sottopose la lettera che Jekyll gli aveva consegnato poco prima. Guest la confrontò con un invito a cena firmato da Jekyll e con grande sorpresa affermò che le due firme provenivano dalla stessa persona. Questo fece sussultare Utterson e gli provocò dei dubbi sull’onestà di Jekyll.
Il tempo trascorse e nonostante la taglia per la cattura di Hyde, questi non era mai stato trovato. Allo stesso tempo Jekyll era tornato ad una vita normale, uscendo dall’isolamento e ricominciando a frequentare gli amici. Alcuni giorni dopo che Utterson e Canyon insieme ad alcuni amici si erano recati a cena da Jekyll, questi ripiombò nell’isolamento totale, rifiutandosi di ricevere Utterson per una lunga serie di giorni. A ciò Utterson decise di andare da Lanyon per vedere se questi sapeva ne qualcosa, ma quando lo vide restò turbato: Lanyon era in fin di vita, a causa, così disse, di un orrendo avvenimento a cui aveva assistito. Appena Utterson nominò Jekyll, Lanyon ebbe uno scatto d’ira, seppur mitigato dalla condizione in cui si trovava, e disse che non voleva più sentirne parlare.
Utterson tornò a casa e scrisse a Jekyll, lamentandosi del fatto di non venire ricevuto, e chiedendo informazioni riguardo al dissidio con Lanyon. Jekyll rispose il giorno dopo, dicendo che aveva deciso di compiere una vita segregata e che sarebbe quindi stato meglio che non si fossero più incontrati. Riguardo al dissidio con Lanyon disse che non aveva nulla contro di lui, ma che era dello stesso parere.
Presto Lanyon morì. La sera dopo il funerale Utterson riprese una lettera del defunto indirizzata a lui, la cui intestazione indicava di non aprirla fino alla morte o alla scomparsa di Jekyll, e che non avrebbe dovuto aprirla altri che Utterson stesso. Nonostante la curiosità che o attanagliava resistette all’impulso di aprire la busta, e provò quasi un sollievo quando, ripresentandosi a casa di Jekyll alcuni giorni dopo, non fu ricevuto.
Una domenica, durante una delle solite passeggiate di Utterson e Enfield, questi si ritrovarono di fronte alla famosa porticina. In una delle finestre sovrastanti videro Jekyll, e subito Utterson si fermò a parlare. Dopo pochi istanti però sul volto di Jekyll comparse un’espressione di terrore, tale da impaurire anche i due sulla strada, e subito la finestra di Jekyll fu richiusa. I due, ancora intimoriti, si allontanarono velocemente senza proferire parola sull’accaduto.
Una sera, dopo cena, Poole si presentò da Utterson, era molto spaventato e chiese a Utterson di recarsi a casa di Jekyll. Senza indugio Utterson vi si recò. Lì trovo che tutta la servitù era spaventata a causa di ciò che poteva essere accaduto a Jekyll e Poole andarono all’ingresso dello studio, e, appena Poole annunciò l’arrivo di Utterson una voce, diversa da quella di Jekyll, disse che non poteva riceverlo. Poole ribadì che non si trattava della voce di Jekyll. Raccontò inoltre che la voce che aveva risposto apparteneva a un persona che da diversi giorni si aggirava per il laboratorio, cercando di non farsi vedere. Lo stesso Poole lo aveva intravisto solamente una volta mentre prendeva delle sostanze chimiche lasciate dello stesso Poole, per ordine di Jekyll, fuori dal laboratorio. Per di più era già da diverso tempo che Jekyll lo incaricava di andare ad acquistare quantitativi di sostanze per i suoi esperimenti, lamentandosi ogni volta che la merce non era abbastanza pura. A ciò Utterson decise di penetrare nel laboratorio con la forza, ma appena abbatté la porta trovò Hyde riverso sul pavimento, morto. Tra le carte di Jekyll, sulla scrivania, trovò una lettera destinata proprio ad Utterson, che diceva di leggere i due documenti, quello di Lanyon e quello di Jekyll, per sapere la verità. Riluttante, ma bramoso di sapere, Utterson si diresse subito a casa per leggerli.
La prima relazione che lesse fu quella di Lanyon. Parlava di una lettera spedita da Jekyll, il quale, affidandosi all’amicizia sincera e duratura che vi era tra loro, gli chiedeva di recarsi a casa sua, nello studio, a costo di dover scassinare la porta, e prelevare un cassetto contenente delle polveri, una fiala e un quaderno. Più tardi, nella nottata, un uomo si sarebbe presentato a suo nome e Lanyon avrebbe dovuto consegnare il cassetto, con tutto il suo contenuto, ad egli. La lettera chiedeva inoltre di fare ciò immediatamente, perché era in gioco la vita e l’onore dello stesso Jekyll. Leggendo ciò Lanyon aveva preso Jekyll per pazzo, ma nel dubbio si affrettò ad eseguire le sue richieste: si recò nel laboratorio, prelevò il cassetto e tornò immediatamente a casa. Allo scoccare della mezzanotte uno strano personaggio, dall’aria deforme ed abbigliato in maniera curiosa, si recò presso Lanyon, a nome di Jekyll, e pretese di ricevere il cassetto. Chiese a Lanyon se voleva sapere una verità, scottante, che non lo avrebbe arricchito né fatto più saggio, ma che gli avrebbe dato la consapevolezza di aver aiutato un uomo. Lanyon accettò, e lo strano uomo, dopo aver mescolato il contenuto della provetta ai sali contenuti nel cassetto, bevve la pozione ottenuta. Lanyon fu preso dall’orrore mente lo stano personaggio, in presa agli spasmi, si deformava, per prendere poi l’aspetto dell’amico, il dotto Jekyll. Come Jekyll confessò poi, la creatura era conosciuta col nome di Hyde, ed aveva commesso abominevoli gesti di crudeltà, tra cui l’assassinio di Carew.
La seconda relazione era quella dello stesso Jekyll.. Egli si era sempre considerato di carattere docile, ma di forte temperamento. Ciò lo portò ad assumere una serietà fuori dal comune, per raggiungere i suoi obbiettivi, che erano molto elevati. Considerava però le mancanze che il suo atteggiamento comportava come una colpa, finché non si ritrovò con una personalità divisa in due, di cui lui riusciva ad esprimere una sola parte. Mentre rifletteva su ciò che essere diviso in una parte votata al male ed una votata al bene, capitò che i suoi studi scientifici riuscirono ad ottenere una sostanza che metteva più in luce la parte malvagia, che era normalmente in lui repressa. La sperimentò e si ritrovò diverso non solo nello spirito, ma anche nella forma, più giovane seppur con un’aria deforme. La seconda parte dell’esperimento lo portò a ritrasformarsi in Jekyll, e pure essa riuscì con successo. Ripeté l’esperimento più volte in giorni diversi, anche per soddisfare la parte del suo carattere repressa, ma più di una volta Hyde, la parte malvagia commise atti disonorevoli, che sfociarono nel mostruoso. Una grave pecca dell’esperimento era che, mentre Jekyll si interessava ad Hyde, a questi non importava assolutamente niente della controparte. Più di una volta, e per lunghi lassi di tempo, Jekyll decise di non trasformarsi più in Hyde, ma mai resistette definitivamente, ed ogni volta che queste astinenze avevano luogo, Hyde si mostrava più cruento della volta precedente. Ogni cosa ha però un limite e così alla fine, mentre Jekyll stava seduto tranquillamente in un parco, un brivido lo colse e si ritrovò tramutato in Hyde. Non potendo tornare a casa alla luce del giorno per pericolo di essere riconosciuto e arrestato, fu costretto a chiedere l’aiuto dell’amico Lanyon, che gli portò il materiale necessario alla trasformazione e vi assisté. Le trasformazioni non volute si ripeterono più volte, e tornare Jekyll era ogni volta più difficile. Dopo circa una settimana tutti i sali contenuti nella soluzione originale erano terminati, e quelli che inviava Poole ad acquistare non erano efficaci. Prima di trasformarsi definitivamente in Hyde lasciò lo scritto sulla scrivania, sperando che Hyde non lo distruggesse. Terminando queste righe diede fine alla vita del dottor Henry Jekyll, dichiarando che quello che sarebbe stato dopo non era più lui.

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