Sostiene Pereira di Antonio Tabucchi

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Categoria:Generale

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Testo

Recensione de:
“Sostiene Pereira”
di Antonio Tabucchi
9a edizione, febbraio 1999
Feltrinelli Editore, Milano
£ 12000, n. pagine 214

“Sostiene Pereira”, recente opera dell’italiano Tabucchi, narra la vicenda di un giornalista, appunto Pereira, vissuto durante la lunga oppressione dittatoriale di Salazar in Portogallo, dittatura che nel romanzo è fortemente criticata. Il narratore, a cui il protagonista racconta personalmente la sua storia, è esterno e occulto, ovvero non partecipa alla vicenda e non fa avvertire il suo punto di vista attraverso l’inserimento di commenti personali. La focalizzazione è, invece, interna fissa, in quanto è riportato il punto di vista del personaggio principale.
Il protagonista del romanzo è un giornalista cattolico sulla cinquantina (con una discreta carriera alle spalle passata ad occuparsi della cronaca nera di un giornale portoghese), che da qualche tempo segue invece la pagina culturale di un nuovo giornale libero, apolitico (solo teoricamente, in quanto il suo direttore è un convinto nazionalista). Pereira, di cui non viene mai fatto il nome, rimasto da poco vedovo di un’amata moglie, malata di tubercolosi, è una persona abitudinaria (e questo aspetto del suo carattere è sottolineato dallo stile dell’autore che utilizza sempre le stesse espressioni quando si trova a narrare azioni che il protagonista fa abitualmente) ma soprattutto molto sola: in sostanza non ha amici, vorrebbe averne, ma non riesce a fidarsi delle persone che conosce. Per questo gli unici con cui si confida inizialmente sono padre Antonio e la foto di sua moglie. Questa sua solitudine lo porta a rimanere molto legato ai momenti belli del passato, che però gli impediscono di crearsi una vera vita, non legata solo ai ricordi. È piuttosto grasso e le sue condizioni di salute sono aggravate da una grave cardiopatia. Vista la sua situazione presente (la malattia) e quella passata (la morte della moglie, il padre che una volta aveva un’agenzia di pompe funebri), uno dei suoi pensieri più ricorrenti è quello della morte. Proprio da questa comincia la storia raccontata nel romanzo.
Era la fine del mese di luglio del 1938 e Pereira si trovava a leggere su una rivista la tesi di laurea di un ragazzo, che trattava appunto della morte. Decise di contattare l’autore della tesi: Monteiro Rossi, cui offrì di collaborare al suo giornale, il “Lisboa”, per occuparsi delle ricorrenze e dei necrologi funebri anticipati di alcuni importanti letterati. Il ragazzo accettò, ma si rivelò subito un non abile giornalista, perché scriveva articoli troppo provocatori nei confronti del regime salazarista o più in generale di quelli dittatoriali che in quegli anni si svilupparono in numerosi Stati europei. Nonostante ciò, Pereira non trovò mai il coraggio per licenziarlo, anzi, lo pagava di tasca propria. Neanche lui si spiegò mai il perché di questo suo atteggiamento, forse lo faceva perché il ragazzo gli faceva tenerezza e perché in quel periodo si sentiva molto solo. Anche quello della solitudine è un tema ricorrente nel romanzo.
Oltre che economicamente, si trovò ad aiutarlo in altre situazioni. Monteiro, spinto soprattutto dalla sua ragazza Marta, era un repubblicano, socialista che si batteva contro il regime dittatoriale di quell’epoca. Pereira gli diede il suo appoggio nel momento in cui si misero a cercare un rifugio sicuro per il cugino del ragazzo, Bruno Rossi, giunto clandestinamente in Portogallo alla ricerca di persone che volessero andare in Spagna a combattere contro il franchismo. Pereira era convinto di non essere interessato ai problemi del giovane giornalista, ma probabilmente non era così. In quel periodo, infatti, le sue condizioni di salute si aggravarono e si recò in una clinica, per cercare di “depurarsi”. Là Pereira incontrò un dietologo - psicologo, col quale si trovò subito molto bene e al quale rivelò le sue preoccupazioni riguardanti il suo cambiamento nel modo di pensare (prima credeva che la letteratura fosse la cosa più importante della vita, poi si accorse che non era l’unica) e nel carattere in seguito alla conoscenza di Monteiro e di Marta. Il medico gli rivelò la sua teoria: in un uomo non è presente una sola anima, ma tante anime diverse, sulle quali una sola (quella “egemone”) prende il sopravvento. Questa supremazia però non rimane sempre stabile, ci sono eventi (nel caso di Pereira l’incontro coi due ragazzi) che possono far emergere un’altra anima, o personalità, come preferiva definirla il protagonista per non risultare eretico. Pereira si convinse che ciò potesse essere vero e decise di non cercare di opporsi a questo cambiamento. Col passare del tempo risultò sempre più evidente questa sua trasformazione: la politica stava prendendo spazio nella sua vita, questo lo fece anche entrare in una sorta di conflitto col suo direttore nazionalista e salazarista. L’occasione di emergere completamente fu data al suo io egemone con un avvenimento che sconvolse la vita del protagonista: Monteiro si presentò a casa sua. Suo cugino era stato arrestato mentre cercavano persone che si unissero alla loro lotta e lui era scappato per miracolo. Così si era rifugiato da Pereira. Il nascondiglio non si rivelò molto sicuro: Monteiro fu scoperto da alcuni salazaristi che lo massacrarono di botte. Pereira dopo la scoperta del cadavere decise di agire per denunciare la crudeltà del regime: scrisse un pezzo nel quale rivelava l’omicidio del suo amico, lo pubblicò nella pagina culturale del “Lisboa” e diversamente dal solito firmò il suo articolo. Dopo quella azione fu costretto a lasciare il paese e a rifugiarsi in Francia, paese di cui amava sia la situazione politica che i letterati. Il protagonista ha saputo utilizzare la letteratura e la cultura in ausilio alle sue idee politiche, cosa che probabilmente prima non sarebbe stato in grado di fare.
Oltre ai temi della solitudine e della morte, nel romanzo vengono messe in evidenza le crudeltà che, durante i regimi dittatoriali della prima metà del Novecento, erano frequentissime. Anche l’appoggio del vaticano dato ai dittatori è denunciato nell’opera di Tabucchi. Inoltre è messo in luce il fatto che spesso le persone, forse ingenuamente, credevano di essere libere e perciò non cercavano di fare niente per migliorare la loro condizione. Come Pereira che è convinto che nel suo giornale “apolitico” si possano pubblicare le opere di qualunque autore e apre realmente gli occhi solo dopo aver visto assassinare chi si è opposto al governo.
Infine un’altra tematica emersa è quella della doppia (o molteplice) personalità presente in ognuno. Idea di cui fu teorizzatore Freud, ma che seppe intuire prima di lui l’autore di “Lo strano caso del Dr. Jekyll e Mr. Hyde”, R. L. Stevenson.
In conclusione la lettura del romanzo, risulta interessante, soprattutto nella parte finale.
In alcuni momenti l’opera può risultare pesante, a causa della ripetitività di certe espressioni, quali per esempio “sostiene Pereira”. Credo però che vogliano mettere in luce l’abitudinarietà del protagonista che col passare del tempo però diminuisce. In particolare i termini “sostiene” e “Pereira” penso che siano stati ripetuti per sottolineare che il racconto è stato scritto da qualcuno a cui il protagonista si stava confidando.

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