Sistema cardio-vascolare

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Testo

PREMESSA
La parabola creativa della cultura romantico-idealistica volse al tramonto attorno agli anni '40-'50, progressivamente sostituita dalla cultura positivista che recuperò gli aspetti progressisti del pensiero illuminista del Settecento, quali la fede nella ragione e nella natura umana, e li riciclò alla luce delle imponenti scoperte scientifiche del secondo Ottocento e della nuova realtà storica. Questo profondo cambiamento della cultura, dagli anni Cinquanta in poi, avvenne sotto la spinta di due grandi fenomeni: l'uno fu l'ascesa vertiginosa della borghesia liberale, con la sua ottimistica fiducia nel progresso e con il suo bisogno di instaurare un nuovo assetto sociale, politico, economico; l'altro fu l' affermarsi della scienza che aprì grandiosi orizzonti allo sviluppo e alla possibilità dell' uomo di dominare la natura, di vincere le malattie e la fame. Il progresso materiale e il benessere apparvero allora prospettive possibili, se collegate allo sviluppo della scienza e ai suoi metodi di conoscenza. In questo contesto di cambiamento e in opposizione alle teorie metafisiche e allo spiritualismo teologico che era stato una delle caratteristiche del Romanticismo, nasce la corrente del Positivismo che si basa sul "metodo" d'indagine fondato sui fatti; le affermazioni devono essere certe, chiare e utili agli uomini, quindi le scienze diventano il veicolo per un nuovo tipo di filosofia che rifiuta qualsiasi forma soprannaturale e che come dirà Augusto Comte, diventerà filosofia positiva. Nel suo libro "Corso della filosofia positiva" Comte partendo dallo studio dei fenomeni particolari scopre delle leggi naturali invariabili.
Con il passare dei secoli, gli uomini erano passati dallo studio della matematica, a quello dell'astronomia, della fisica della biologia e della sociologia. Egli aveva visto in questo succedersi di studi un progresso in cui l'ordine diventa una parte integrante. Come nei singoli membri della famiglia, che è il fulcro dell'unità sociale, si viene a creare una sorta di ordine grazie alla bontà ed all'intelligenza dei suoi membri, così la società nel suo insieme è il frutto delle relazioni tra gli uomini che non devono essere egoistiche per ottenere una progressione continua. Quindi il rapporto di causa ed effetto delle azioni diventa fondamentale anche per il miglioramento delle classi più umili; questo modo di pensare fu anche molto apprezzato dalla borghesia che in questo vedeva un progressivo miglioramento della società senza le lotte e i traumi che lo scontro di classe esaltato dai socialisti teorizzava come necessario.
Del resto l'origine della specie teorizzata da Charles Darwin aveva una visione positiva dell' evoluzione che doveva protrarsi indefinitamente nel tempo, anche se nel pensiero dell' inglese non mancava l' affermazione fatta sullo studio delle specie animali, in cui sono proprio gli individui più forti e spesso più feroci quelli che si riescono ad adattare all'ambiente e che sopravvivono.
PETRONIO
Il continuo rinnovarsi degli stili della letteratura, generato spesso dagli eventi storici, trova in Petronio una figura viva, originale e colta capace di guardare nel suo romanzo "Satyricon" le trasformazioni sociali della vita nell' epoca della dinastia Giulio-Caludia e soprattutto quella del regno di Nerone. Uomo raffinato al punto di essere chiamato arbiter elegantiae, fu capace di polemizzare anche nel momento della morte con i suoi contemporanei rifiutando l'atteggiamento degli stoici nei confronti del suicidio, che, come per Seneca, diventa un ultimo momento per parlare di filosofia e dell' immortalità dell' anima. Egli invece, come racconta Tacito, volle godere di un banchetto insieme agli amici più cari facendo sì che la morte venisse lenta, bendandosi i polsi tagliati in modo da rallentare il momento che doveva assomigliare al sonno stanco di un convitato. Eppure anche se questo atteggiamento può sembrare estetizzante, oggi diremmo quasi decadente, fu un uomo in grado di descrivere la realtà con enorme distacco, al punto di gettare in faccia a Nerone, nei codicilli del suo testamento, tutte le dissolutezze della sua vita di imperatore corrotto e criminale.
Il merito di Petronio è quello di aver, in un certo senso, rinnovato il romanzo che era stato in genere assai diffuso nell' antica Grecia. Il Satyricon, infatti, è la parodia del romanzo d'amore che di solito vedeva le avventure di una coppia di innamorati, ostacolati in tutti i modi, costretti a vivere avventure di ogni genere. Qui in realtà la coppia è omosessuale, formata da Encolpio, un tipo amorale che vive di espedienti, non senza una certa cultura, e Gitone, ragazzino capriccioso ed astuto; ad essi si uniscono Asclito, un tipo grossolano di studente ed Eumolpo che vuol essere un poeta e ha la mania di creare versi in ogni occasione, ma in realtà è solo un uomo vecchio e corrotto. Tutti i temi delle storie classiche del romanzo greco, scene sentimentali, tradimenti, momenti di disperazione con tentativi di suicidio, presenza di dei ostili (in questo caso Priapo che perseguita Encolpio rendendolo impotente), sono rappresentati nella trama del romanzo con ironia spesso pungente. Ma l' autore non vuole creare un' opera di puro divertimento letterario: l' originalità del lavoro del suo lavoro consiste proprio nella visualizzazione degli strati di una società popolare e borghese.
I suoi personaggi parlano gestiscono e agiscono a seconda della loro origine e della loro morale. Si potrebbe persino dire che la precisione con cui Petronio inquadra il comportamento di questi personaggi, sia quasi un esempio di realismo storico di tipo balzacchiano. Il punto chiave di quello che ci è rimasto del romanzo è sicuramente la cena Trimalchionis: liberto di origine asiatica, Trimalcione, dopo essere stato l' amante di entrambi i suoi padroni riesce a diventarne l' erede; è il massimo esempio del cattivo gusto, che ostenta in tutte le maniere possibili il denaro che possiede, orgoglioso di come lo ha conquistato. Ostenta anche una cultura che è il frutto di frasi masticate e spesso mal comprese; ha tre biblioteche, ma disprezza la filosofia e ritiene esempio di spirito fine gli indovinelli a doppio senso con battute estremamente pesanti. Al colmo dell' ebbrezza egli imita perfino la cerimonia funebre che ha organizzato per se stesso, per lasciare l' ultimo segno della sua grandezza come facevano i patrizi dell' epoca che gareggiavano nei rilievi sepolcrali e nelle iscrizioni funebri. Durante la cena i commensali con una varietà di linguaggio notevole, si presentano come dovevano essere nella realtà i piccoli borghesi clientes, i liberti che potevano frequentare una casa di quel tipo. Una serie di macchiette come il benestante conformista, il violento, l'irascibile, il materialista, il cinico, parlano con la lingua del proprio ambiente. Petronio riesce a creare, grazie alla struttura sintattica, il ritmo e il tempo del discorso che si adattano al soggetto rappresentato.
I temi della conversazione sono vari ma fondamentalmente è il denaro il criterio di valutazione. La classe dei liberti creata da Claudio per togliere potere all' aristocrazia ha ormai conquistato dei posti di rilievo e ha imposto il proprio metro di valutazione: l'uomo vale per il denaro che possiede. Non bisogna pensare che l'aristocratico Petronio ci presenti questo mondo di volgarità perché sopraffatto dalla malinconia del buon tempo antico. Quella di Petronio è un' osservazione obbiettiva, l'autore dimostra un distacco assoluto dalla materia trattata. La condanna di Petronio non è tanto un disprezzo morale nei riguardi dall'affarismo e dalla volgarità, quello che sicuramente gli da fastidio è il cattivo gusto. Per esempio Encolpio, il protagonista e narratore della storia, che sembra osservare con gli occhi di Petronio quel mondo, guarda ciò che lo circonda con profondo distacco, senza sentirsi coinvolto dalla volgarità e dall'affarismo imperanti; egli non si commuove anzi; l'umanitarismo di Seneca nei riguardi degli schiavi è citato con tono solo irrisorio. Anche la cultura che cerca di rifarsi ai grandi del passato, soprattutto a Virgilio, diventa un virtuosismo inutile e le discussioni sulla moderna retorica in confronto a quella antica fondamentalmente è fatta da persone che si atteggiano da intellettuali, ma la loro è solo un atteggiamento. L'ambientazione è generalmente opprimente per l'eccesso di sfarzo e per la presenza di fumosi racconti di magia, che sembrano voler riflettere la situazione politica e oppressiva della Roma neroniana. Anche il tema del sesso che Plauto, Catullo, Properzio e Tibullo avevano sviluppato come sana vitalità o dolce malinconia, qui si trasformano in trivialità e per certe perversioni descritte diventa ripugnante. Ancora una volta non è Petronio che pensa al sesso in questi termini, ma è quella cozzaglia di persone che ha perduto ogni senso del pudore, della grazia, del gusto della misura e ci stupisce ancora di più l'abilità di questo artista, che estraneo a tutto questo, riesce a dare una visione così particolareggiata senza far sentire un giudizio morale di nessun tipo. Si direbbe, come molti secoli dopo i Naturalisti codificheranno, che lo scrittore in questo caso è come uno scienziato al microscopio che esamina un materiale ripugnante senza per questo sentirsi emotivamente coinvolto.
AUGUSTE COMTE
A monte dei vari movimenti che sono collegati al Positivismo, risalta sicuramente la figura di Augusto Comte. Sebbene egli non sia l'unico filosofo di questo periodo che rappresenti la nuova formazione criticistica e anti-idealista, basti ricordare Spencer, Mill, Bentham, Ardigò, egli è sicuramente riconosciuto, come abbiamo già detto, come il fondatore del Positivismo. Da Comte infatti deriva la nuova definizione di filosofia:"Essa è la considerazione di ciascuna scienza fondamentale nelle sue relazioni con il sistema positivo tutto intero". In pratica più che di filosofia si dovrebbe parlare di metodologia della scienza e da questa metodologia deriva quella illimitata fiducia nel progresso che migliorando le condizioni dell' esistenza, dovrebbe agevolare gli scambi e le comunicazioni tra i vari popoli risolvendo i problemi sociali.
A differenza dell' empirismo di Locke che rivolgeva grande attenzione al problema religioso, Comte ritiene che i problemi della religione e della metafisica abbiano spesso aggravato lo stato sociale degli uomini Per questo egli nel suo studio sul processo storico dell' umanità , ne esamina i tre momenti di sviluppo, cioè i tre stadi fondamentali trascorsi dall' uomo: lo stato teologico, lo stato metafisico, lo stato positivo. Nel primo stadio l'essere primitivo attribuisce fenomeni naturali, come un fulmine per esempio, a un'entità divina. Nel secondo stadio, quello metafisico, l'uomo che si è evoluto, cerca di spiegare con la ragione i fenomeni della natura, ma non avendo ancora i mezzi per svelarne i segreti, egli ritiene che la realtà quali il magnetismo, la chimica, l'elettricità, rappresentino delle forze occulte.
E' in questo clima che spesso predomina la sovranità popolare caratterizzata da un acceso egoistico nazionalismo. Solo nel terzo stadio, quello positivo, si rinuncia a dare delle intime essenze alle cose, e grazie alla sola esperienza s collegano, si raffrontano e si contrappongono i vari fenomeni della natura.
La scienza, dunque, ricerca le leggi dei fatti, nei fatti stessi e non tende a valicare il limite della realtà concreta per non aggiungere le astrazioni che deviano da un' osservazione precisa.
Nel suo "Corso di Filosofia Positiva" Comte scriveva:"La spiegazione dei fatti, ridotta ai suoi termini reali è ormai semplicemente il legame stabilito tra i vari fenomeni particolari e taluni fatti generali dei quali i progressi della scienza tendono sempre di più a ridurne il numero."
Ogni scienza a seconda del grado di maggiore o minore semplicità ha raggiunto il suo grado positivo in un certo ordine, che è inversamente proporzionale; la complessità aumenta via via che diminuisce la semplicità o la generalità. Per esempio la matematica che è la prima, si fonda sulla quantità e si riferisce a tutti i fenomeni, seguono poi l'astronomia, la fisica, la chimica e la biologia; queste si fondano rispettivamente sulla quantità e sul movimento, sulla qualità dei corpi e si fondano ad un numero sempre più limitato e specifico di fenomeni. Infine la sociologia è considerata da Comte, fisica sociale perché studia la società ne suoi vari aspetti, con lo scopo di migliorare le condizioni. Egli la distingue in statica sociale che ha per oggetto l'ordinamento generale e la struttura della società per una coesistenza ordinata, e in dinamica sociale che ha per oggetto la società nel suo progresso d sviluppo. Non si tratta però di due unità separate, esse si evolvono contemporaneamente in un ordine concatenato per un progresso ordinato.
A questo punto Comte dà un risvolto religioso ma terreno alla sua filosofia. La nuova religione ha per culto l'umanità in cui non esiste più l'individuo preso isolatamente, ma l'unione con tutti gli altri che sacrificano o nel passato si sono sacrificati per il bene di tutti. In questo culto dunque per umanità no si intende solo il gruppo degli esseri viventi nel presente, ma anche quelli passati che vivono eternamente nel ricordo dei posteri per i loro meriti. Egli arriva a sostituire alla trinità cristiana una nuova tripartizione: il Grande Mezzo cioè lo spazio da cui è stato generato il Grande Feticcio, cioè la terra che ha espresso il Grande Essere cioè l'umanità: nel "Sistema di Politica Positiva", egli dirà:" Questo culto continuo dell'umanità esalterà e purificherà tutti i nostri sentimenti; Ingrandirà e chiarirà tutti i nostri pensieri, nobiliterà e consoliderà tutti i nostri atti."
IL NATURALISMO
Fu partendo dai presupposti di Comte e solo in parte da quelli di Darwin che Hippolyte Taine applicò la concezione deterministica del Positivismo, riferito ai fenomeni naturali ed alla vita associata, allo studio della coscienza umana che in pratica risulterà in stretto rapporto con i fattori biologici, ereditari ed ambientali, creando quello che si potrà definire "determinismo psicologico". Egli applicherà alla letteratura quello studio che Comte e Darwin avevano riferito soprattutto alla natura. In fondo uno scrittore come Balzac nella sua Commedia Umana aveva studiato i vari aspetti di tipi umani che spesso rasentano la patologia inseriti in contesti diversi. Taine pone quindi le basi della corrente letteraria del Naturalismo di cui Flaubert sarà l' anticipatore con la sua teoria dell' impersonalità dell' autore di fronte ai sentimenti ed alle nevrosi dei suoi personaggi mentre i fratelli Goncourt e Zola diventeranno i teorizzatori di un metodo sperimentale per trasformare il romanzo in uno strumento scientifico. Le qualità spirituali risultano essere solo un dato di natura come quelli fisiche e destinate a svilupparsi secondo le leggi deterministiche. Di qui l' importanza della razza della famiglia da cui una persona deriva, l' ambiente in cui essa vive o è costretta a vivere e il momento storico che delimita l' azione della sua vita. Solo migliorando le condizioni dell' ambiente, per Zola, si potrà permettere un vero miglioramento anche degli altri fattori e da qui nasce l'impegno morale, ideologico dello scrittore progressista. In Europa la novità rappresentata dal Naturalismo assumerà a seconda degli ambienti, delle sfaccettature ben diverse.
Nella ricca e moralistica Inghilterra vittoriana Thomas Hardy affronta il tema naturalista della famiglia e dell' ambiente in particolare nel romanzo "Tess". In questo romanzo, anche se con alcune diversità possiamo trovare un accostamento con le tematiche di Verga, in cui il desiderio di cambiamento verso una vita migliore porta inevitabilmente alla sconfitta. Hauptmann in Germania sostituirà invece alla famiglia, la coralità di una classe di lavoratori che prende coscienza di se. Se la borghesia aveva visto con occhio favorevole il Positivismo di Comte, bisogna invece rendersi conto che per autori come Zola e Hauptmann il cambiamento è necessario e non necessariamente pacifico. Sarà proprio Emile Zola che darà forma alla nuova corrente del naturalismo: l' uomo diventa naturale in quanto è sottomesso alle leggi fisiche e chimiche ed è determinato dall' ambiente.
Il suo linguaggio, se povero e ignorante, sarà il dialetto ed il gergo. Inoltre poiché lo scrittore doveva assumere una funzione sociale, in quanto come la scienza doveva migliorare la società ecco allora che gli attori di questi romanzi sono persone che prevalentemente vivono nella periferia degradata di Parigi in un clima di disperazione causata anche dallo sradicamento dalle loro origini. Nei casi poi in cui la campagna o le miniere sono lo scenario di sottofondo al senso di disperazione, si raggiunge una rabbia che dimostra come covi un profondo desiderio di rivolta. L'intrecciarsi, così, di vita di più personaggi dello stesso nucleo familiare che formano una serie di romanzi in cui vengono studiati questi vari ambienti sociali in momenti diversi diventa più importante della trama della storia del romanzo. Il Positivismo non fu dunque solo una filosofia, ma un modo di pensare generalizzato, una mentalità scientifica che permeò le strutture mentali e concettuali di un' epoca; fu il rifiuto di ogni ideale astratto, di ogni retorica, di ogni elemento metafisico, di ogni forma di attività e di pensiero che non si richiamasse alla scienza e ad un'immediata "utilità" sociale. All' esaltazione degli ideali e dunque delle grandi utopie che avevano permeato la mentalità romantica, subentrò nel secondo Ottocento l' esigenza del reale, del dato di fatto, positivo.

PANORAMA EUROPEO DEL POSITIVISMO
Il Positivismo in Germania
In Germania attorno alla rivista "Gesellschaft" di Michael Georg Konrad si radunarono alcuni teorici di questa corrente, tra cui Hauptmann che nel 1887 pubblicò una racconto Bahnwerther Thiel, in cui si narra la storia di un casellante slesiano dall' animo infantile e dal corpo da gigante che lotta disperatamente tra l'educazione religiosa e la violenta carica sessuale del suo corpo; questa sua lotta finirà in maniera negativa, infatti egli diventerà pazzo. Nel caso dei naturalisti tedeschi, generalmente l'ambiente schiaccia completamente l'individuo, al punto tale che sembra che quasi tutto sia determinato soprattutto da questo. Se alcuni autori caddero nella trappola di questa monotonia, Hauptmann invece con "Die Weber" presenta una rivolta epica, un vero dramma corale in cui il vero protagonista è la massa della comunità dei tessitori che prende lentamente coscienza dei propri diritti fino a compiere l'atto di forza che consiste nel distruggere la casa del padrone. Nel caso di Hauptmann dunque l' ambiente è quello della Slesia, paese nel quale era nato, ma egli sostituisce alla razza, cioè alla famiglia, una classe intera di lavoratori. Una ballata proibita dalle autorità si diffonde tra i tessitori dopo che uno di essi facendo il servizio militare in città aveva capito che si poteva vivere in una maniera più dignitosa. L'autore riesce a descrivere questo climax ascendente in cui vivono i tessitori in cui i giovani rappresentano la forza motrice per quel cambiamento che gli anziani legati alla tradizione ed alla fede ritengono sia peccato. Hauptmann è coerente con il positivismo per quanto riguarda l' assoluta impersonalità , la rinuncia al gruppo familiare ed alla sua storia clinica, presenta già una novità nel contesto di questo movimento.
Il Positivismo in Inghilterra
Nella ricca e moralistica Inghilterra vittoriana Thomas Hardy affronta il tema positivistico soprattutto nel romanzo "Tess". La protagonista che viveva serenamente come una contadina, subisce l'entusiasmo della sua famiglia che scopre per caso di appartenere ad un ceppo molto nobile che si credeva estinto. Contro la sua volontà viene messa in contatto con quelli che sono ritenuti dei lontani parenti e che in realtà sono dei borghesi arricchiti che hanno comprato un titolo. Da questo momento inizia la perdita dell' innocenza e nemmeno l'amore, quello vero poi potrà salvarla. Il marito che appartiene ad una famiglia borghese e clericale, non saprà in un primo momento perdonarle il suo passato. Sola, dopo aver lavorato fino allo sfinimento nei posti più umili, costretta a mantenere la famiglia dopo la morte del padre, ricadrà nelle mani dell'antico amante. Al ritorno del marito pentito, Tess ucciderà il seduttore di un tempo per sentirsi finalmente libera, accettando poi la cattura e la morte conscia di aver almeno conquistato l'amore del marito.
Hardy sente fortemente da un lato le forze in contrapposizione al mondo borghese, dall'altro ci presenta dei personaggi tragicamente sprovveduti che accettano quasi gli eventi con fatalismo. Su tutto predomina il senso incombente della catastrofe. Se la gioia della scoperta di nobili origini sembra realizzare un sogno, in realtà essa rappresenta l'inizio della caduta morale. Il cambiamento di ambiente è fatale per Tess e nello stesso tempo nasce in lei quasi una consapevolezza di appartenere ad una razza decaduta, quindi corrotto, che grava su di lei quasi come un peccato originale. In modo diverso possiamo in questo caso trovare una accostamento con le tematiche di Verga, in cui il desiderio di cambiamento verso una vita migliore porta inevitabilmente ad una sconfitta.
Il Verismo
Se resta il canone dell' impersonalità l'elemento comune tra gli esponenti delle varie correnti europee del Naturalismo, il concetto di evoluzione sociale non entrerà nelle logiche del movimento italiano del Verismo. Infatti, Capuana che era in diretto contatto con il Naturalismo francese di Zola si era reso conto che in Italia, specialmente per quello che riguardava le condizioni storico-sociali del Sud, sarebbe stato difficile adattare le teorie di Taine perché la società proposta dai Naturalisti francesi era complessivamente ad un livello più alto, in quanto ci si trovava davanti ad una società altamente industrializzata. Il mondo ancora fortemente rurale dominato dall'economia del latifondo, che da poco si era venuto a trovare a far parte di una nazione e doveva ancora prendere coscienza delle varie parti, non può essere facilmente fotografato scientificamente e ricostruito nel laboratorio letterario proprio perché è ancora un modello in formazione. Forse per questo il Verismo non sarà un fenomeno italiano, ma avrà una caratteristica più regionalistica, puntando soprattutto sulla descrizione della crisi del Sud, che non è riuscito a trarre giovamento dalla fusione con il Nord.
Da qui si genera in Capuana, ma soprattutto in Verga, quel rifiuto di ogni speranza nel miglioramento dovuto al progresso; del resto nel Nord contemporaneamente la Scapigliatura aveva creato un momento di rinnovamento, visto però solo come rivolta contro la dominante corrente manzoniana, abbandonandosi ad atteggiamenti di vita da bohème, più vicino allo spirito di un Baudelaire e dei poeti maledetti. Inoltre il Naturalismo francese aveva puntato molto sulla legge dell'ereditarietà, a volte esasperandola, presentandoci dei veri e propri casi clinici di nevrosi, di devastazioni dovute all'alienazione a volte disperata del sottoproletariato urbano, anche se come abbiamo già detto non mancano esempi di lotte nelle campagne e nelle miniere. Verga nella prefazione dell' "Amante di Gramigna" darà la sua interpretazione scientifica del Verismo: lo scrittore non deve fra vedere la sua mano: "L'opera d'arte sembrerà essersi fatta da sé, aver maturato ed essere sorta spontanea come un fatto naturale, senza serbare alcun punto di contatto con il suo autore, alcuna macchia del peccato originale."
Egli prenderà come materia d'osservazione soprattutto il mondo agricolo o pastorale, il mondo proletario che vive secondo regole antiche ed ha imparato a sopravvivere con darwiniana costanza. Qualsiasi tentativo di cambiamento in un contesto diverso è destinato miseramente a fallire. Gli esempi di questo stile di vita saranno innumerevoli; dalla sua opera i Malavoglia, che per "brama del meglio" modificano la loro semplice vita di pescatori, entrando nel commercio, a "Mastro Don Gesualdo" che aspira a innalzare la sua famiglia al rango della nobiltà. Ma c'è un altro lato dell'umanità che egli descrive, quello dello sconvolgimento di alcuni principi elementari collegati da sempre a una forma primordiale di sacralità. Nella "Cavalleria Rusticana" il duello per la difesa della propria dama, in "Jeli il pastore" l'uccisione dell'amico-amante della moglie, nella "Lupa" ossessionata da un amore incestuoso per il genero, che la porterà alla morte, si ripete un antico rito di sangue in cui gli uomini agiscono seguendo il proprio istinto, vivendo una vita guidata da leggi feroci che son ben lontane dallo spirito razionale del diritto. Sono le stesse leggi che fondamentalmente da sempre hanno guidato l'istinto degli animali e hanno permesso ad essi di sopravvivere.
Perfino un fanciullo come Rosso Malpelo dovrà imparare che solo con la durezza si riesce a superare l' asperità della vita nell'ambiente della miniera. Eppure, anche se lo scopo principale dello scrittore è quello di descrivere una realtà ineluttabile con assoluta impersonalità, non si può fare a meno di sentire un'umanissima partecipazione da parte dell'autore per questo ragazzo schiacciato a tal punto dal condizionamento che la necessità esercita su ogni sentimento, da domandarsi come mai una madre possa piangere un figlio che le portava pochi soldi a casa.
Vi sono pagine in Verga di vera poesia in cui quell' uomo del Sud ancorato a delle leggi antiche, sopraffatto dal desiderio della roba, come l'animale che nella tana accumula cibo senza domandarsi mai se arriverà a consumarlo, si lascia sfuggire quella umanità che lo rende diverso dalle bestie a cui le condizioni dell'ambiente vorrebbero parificarlo. In mastro 'NToni dei Malavoglia c'è una dignità contenuta e fiera che non ha niente da invidiare a quella di una persona altolocata; i nipoti Mena e Alessi ereditano le stesse qualità. Se Lia si perde non è per un carattere ereditario tarato, ma è per il desiderio di uscire dall' "ostrica" della casa che offriva protezione ma povertà e così pure il fratello 'NToni estraniato da cinque anni di servizio militare con i "Piemontesi" perderà per sempre le possibilità di ritrovarvi un rifugio e, sentendosi definitivamente vinto ed escluso da quel mondo che aveva inizialmente disprezzato.
Certamente Verga si pone con il suo atteggiamento in contrapposizione all' ottimismo, che pure per un momento aveva contagiato anche lui, conseguente all'Unità d'Italia; la constatazione che i rapporti sociali sono basati sulla legge del successo economico, della "roba" da possedere ad ogni costo, lo spinge sempre di più verso un pessimismo tragico che arriverà ad un certo punto al silenzio.
Il "Ciclo dei Vinti" che doveva dipingere in un affresco storico l'ascesa al potere di un certo tipo di società non sarà mai concluso. Quello che resta sono in realtà i due libri, i Malavoglia e Mastro Don Gesualdo, inseriti profondamente nel contesto siciliano e naturalmente al realismo della descrizione del paesaggio e delle persone, corrisponde anche il linguaggio. Verga adegua la tecnica narrativa alla dialettalità ottenuta spesso attraverso le metafore, i proverbi, la sintassi e le similitudini zoomorfe. Soprattutto questo accostarsi alla lingua regionale lo si nota nelle novelle di "Vita dei campi" e nei "Malavoglia", mentre già in "Mastro Don Gesualdo" il discorso torna su forme più tradizionali, e il dialetto resta solo come una patina esterna. Ciò che caratterizza lo stile di Verga è il discorso rivissuto (Erlebte Rede) che filtra la narrazione attraverso tutta la storia e si sviluppa in tutti i successivi piani del racconto, dalla presentazione dei personaggi, alla trascrizione dei loro ragionamenti, al paesaggio: Ne deriva che sono i personaggi stessi che compongono il mosaico e la traccia della loro storia, sovrapponendo spesso le singole visuali della loro esperienza di vita.
CONTESTUALIZZAZIONE STORICA
Il mondo contadino dei malavoglia che aveva sicuramente bisogno di essere alfabetizzato per quanto riguarda la lingua italiana, avrebbe dovuto trovare giovamento dai quei governi di sinistra al potere dei quali Agostino Depretis fu la guida principale per undici anni (76-87). In effetti egli nel suo programma, si ricordi il celebre discorso di Strabella, aveva varato una legge, la legge Coppino che prevedeva l'istruzione elementare obbligatoria, laica e gratuita. Inoltre con la riforma elettorale che aveva abbassato a 19 lire il censo per avere il diritto di voto, oppure l' aumento della capacità di leggere e scrivere, avrebbero dovuto ampliare anche alle classi più povere la prospettiva di esprimere il proprio parere in maniera costruttiva.
In realtà in tutti e due i casi il Sud non riuscì a trarne realmente giovamento. Le famiglie povere che già si erano viste portare via i figli maggiori da cinque anni di servizio militare obbligatorio, ora si vedevano privati dei figli abbastanza grandi che potevano essere necessari nell' economia della casa. Inoltre l'allargamento del diritto di voto permise di accedere alle elezioni, agli operai specializzati e agli artigiani che entravano in una determinata fascia di reddito, quindi i contadini del Sud rimasero ancora una volta tagliati fuori. Se poi la famosa e odiata tassa sul macinato veniva abolita, il governo per proteggere sia l'industria sia l'agricoltura aveva usato una politica protezionistica che impediva di comprare e talvolta addirittura di esportare il grano ad un prezzo più basso; questo portò come conseguenza l'innalzamento del costo del pane nonostante l'abolizione della tassa sul macinato. Nel campo degli agrumi, degli ortaggi e degli altri poi che erano anch'essi patrimonio del mezzogiorno, impedendone 'esportazione in Francia si arrivò come conseguenza all'emigrazione di molta manodopera agricola.
Complessivamente in questo periodo l' industria del Nord si trovò avvantaggiata mentre ci si rendeva conto che esisteva una "questione meridionale" grazie alle inchieste ed alle ricerche che in questi anni erano state fatte da Pasquale Killari e Sidney Sonnino, ma la soluzione non era facile da trovare.
Sicuramente la maggior apertura mostrata verso i problemi sociali fa parte di quella mentalità che avevamo trovato anche in Francia con Zola; Purtroppo però gli interessi dl ceto dirigente borghese bloccarono in gran parte il desiderio di cambiamento. Per arrivare a far avanzare il programma di governo, Depretis dovette sottoscrivere un accordo con Menghetti che rappresentava la destra. In tal modo nasceva in Italia quel trasformismo che purtroppo diventerà quasi una piaga nazionale. Infatti le maggioranze non si formavano più su una delle due coalizioni, ma su accordi interni tra i singoli parlamentari che accontentando ora una, ora l'altra parte politica permisero che il clientelismo, e spesso anche la corruzione, diventassero una costante comune.

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