Seta

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Testo

A.Baricco
Seta

L’autore nacque a Torino nel 1958. La sua produzione letteraria spazia dagli articoli, raccolti in Barnum, Cronache dal grande Show; ad un‘opera teatrale in forma di monologo – Novecento ed infine due romanzi Castelli di Rabbia ed Oceano Mare che vinsero anche numerosissimi premi tra cui l’Hemingway e la Selezione Campiello.

Lo scrittore stesso non definisce Seta come un romanzo o racconto ma come una storia. Effettivamente si tratta della narrazione della vita di un uomo, un semplice commerciante ottocentesco che però risulta fin dall’inizio avvolto in un alone di misteriosità. A cominciare dal lavoro che egli svolge: commerciante di bachi da seta di cui acquista le uova in medio oriente per poi rivenderle già schiuse in Francia dove risiede con la moglie. Hervè Joncoun, questo il nome del protagonista deve però, nel corso di una pessima stagione fare i conti con un’epidemia che colpisce le uova dei bachi rendendole inutilizzabili. Mai viene messa in evidenza la drammaticità di un uomo che perde bruscamente la propria fonte di sostentamento piuttosto si evidenzia la sua astuzia nel cercare una via d’uscita. La narrazione però è molto obiettiva, non monotona né piatta ma molto abilmente adattata al tipo di opera: le caratteristiche dell’uomo vengono ben marcate ma senza assumere significati universali; mai vengono elogiate né criticate. La storia risulta quasi un diario di bordo nella traversata della vita di un uomo. La soluzione trovata da Hevè è quella di commerciare la seta orientale di cui aveva avuto notizie. Non era facile in quel periodo intraprendere un viaggio nel lontano oriente Cinese, terra ancora sconosciuta, magica e inesplorata, soprattutto per un piccolo paesano del meridione francese. Costretto dalle circostanze l’uomo parte dimostrando un notevole coraggio e spirito d’impresa. In Cina trova un ottimo contatto per la sua attività ma non è questa la sua scoperta fondamentale: in un paese magico con ambiente misteriosi egli conosce una donna da cui è attratto non solo per la bellezza ma per il suo essere enigmatico, quasi spirituale, magico. Ora la vita di Hervè diviene un continuo via – vai di viaggi tra la Francia e la Cina non solo per questioni professionali della seta ma anche per rivedere quella ragazza con cui in qualche modo riesce a comunicare, anche attraverso lettere che il francese fa tradurre da una ghescia parigina. Tra i due nasce un amore platonico che mai sfocerà in atti concreti ma che aggiunge ulteriore indecifrabilità al parallelismo tra i due mondi: orientale ed occidentale. Gli ideogrammi cinesi con cui la donna scriveva ad Hervè rappresentano eccellentemente una barriera che tra le due civiltà non è ancora stata superata. Tuttavia l’autore non pone l’accento su questo aspetto bensì centralizza tutta l’opera sul personaggio principale mentre tutto il resto funge da habitat per la crescita della sua personalità. L’ultima volta che il commerciante si reca in oriente viene accolto da un clima di guerra: il popolo del suo fornitore è costretto a rifugiarsi mentre l’amata non riesce neppure a ritrovarla. Al ritorno l’uomo, ormai non più giovane scopre che l’ultima delle lettere in cinese fu scritta da sua moglie e non dalla bramata amante con l’aiuto della stessa ghescia che traduceva le lettere precedenti. Egli avrà nostalgia di quei posti magici dalla Cina che fu presente in un arco di tempo lunghissimo nella sua vita ma soprattutto in quello più intenso dal punti di vista emozionale. Ne è l’espressione il giardino in stile orientale con la grande gabbia per gli usignoli; segno che Hervè ormai si sentiva quasi parte di quel mondo misterioso. Seta – il titolo, non è solo l’attività lavorativa dell’uomo ma uno dei simboli dell’oriente; nell’Ottocento la lana prevaleva ancora sul mercato europeo, il cotone era appena arrivato dall’India mentre la seta era quel tessuto fine, talmente fine da essere simbolo di magie e indecifrabilità. Effettivamente ancora oggi veggenti, maghi e predicatori ne fanno uso per vestirsi e per i propri ambienti interni. Anche le donne orientali con i foulard di seta appaiono certamente più enigmatiche; proprio questo colpì Hervè, un uomo che già inizialmente avvolto dal mistero forse apparteneva per vocazione a quel mondo orientale di sete dorate e dai colori vivaci. La storia di Hervè è raccontata con frasi brevi, ripetizioni e spazi bianchi. Anche i capitoli, alcuni brevissimi di quest’opera invitano decisamente a riflettere solamente sul personaggio del protagonista e sulla sua interiorità più che su concetti universali. Non un romanzo, propriamente la storia di un uomo effettivamente risulta tale e forse addirittura l’universalità di questo testo sta proprio nella sua totale adattabilità a qualunque persona espressa da un concetto “geniale nella sua banalità” la vita è fatta di sentimenti ed emozioni. Una storia piena di amore, nostalgia, passione (anche se inespressa) effettivamente si può adattare ad ogni essere umano moderno. Avere un lavoro costringe a mille artifici d’ingegno che se appropriati portano soddisfazione e benessere, una famiglia; un amante: questione che nel contesto della mentalità occidentale rimane sempre un “peso” psicologico. Hervè non era altro che un uomo comune e quest’opera invita a scoprire l’interesse nella vita di tutti i giorni a partire dal personaggio di sé stessi.

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