Se questo è un uomo, di Primo Levi

Materie:Scheda libro
Categoria:Generale

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Testo

Se questo è un uomo, di Primo Levi

AUTORE:
Nasce il il 31 luglio 1919 a Torino da una famiglia di discendenza ebraica. Nel 1934 si iscrive al Ginnasio-Liceo D'Azeglio di Torino, celebre perché vi insegnavano docenti illustri e oppositori del Fascismo, alcuni dei quali saranno noti per l'apporto dato alla cultura italiana. Nel 1937 si iscrisse alla facoltà di Scienze.
Mentre frequenta l'Università, il governo fascista emana (1938) le leggi razziali, che impediscono ai giovani ebrei di frequentare.
Nel 1941 presso l'Università di Torino, si laurea in chimica. Per ragioni di lavoro, nel 1942 è costretto a trasferirsi a Milano. Nel 1943 si rifugia sulle montagne sopra Aosta, unendosi ad altri partigiani, però viene quasi subito catturato dalla milizia fascista e un anno dopo internato nel campo di concentramento di Fossoli e successivamente deportato ad Auschwitz. Viene liberato il 27 Gennaio 1945 in occasione dell'arrivo dei Russi al campo di Buna-Monowitz, anche se il suo rimpatrio avverrà solo nell'ottobre.
Tra i numerosi libri di Primo Levi sono fondamentali Se questo è un uomo (1947), che racconta delle condizioni di vita dei deportati di Auschwitz; La tregua (1958), che descrive il lungo viaggio verso casa attraverso la Polonia e la Russia dei sopravvissuti ai campi di sterminio; Il sistema periodico (1975), una serie di storie, spesso di ispirazione autobiografica, intitolate col nome degli elementi chimici intese come metafore di tipi umani; Se non ora, quando? (1982), con cui ritorna sulla tematica della guerra e dell'ebraismo. Fra le altre sue opere sono i racconti di Storie naturali (1963), Vizio di forma (1971) e Lilít e altri racconti (1981); le poesie dell'Osteria di Brema (1975) e Ad ora incerta (1984); i romanzi La chiave a stella (1978) e I sommersi e i salvati (1986); i saggi dell'Altrui mestiere (1985). Dalla Tregua ha tratto un film Francesco Rosi nel 1997.
Muore suicida l'11 Aprile 1987.
TITOLO:
“ Se questo è un uomo”
DATAZIONE:
1947
CASA EDITRICE:
Einaudi
TRAMA:
Un ebreo italiano, il 13 dicembre 1943, viene catturato dalla milizia fascista e inviato al campo di smistamento di Fossoli; il 22 febbraio 1944, inizia poi il viaggio in treno verso Auschwitz, dove viene effettuata alla stazione una prima selezione
Se questo è un uomo narra la prigionia di Primo Levi dal momento dell'arresto da parte dei soldati tedeschi e del trasferimento successivo al campo di Auschwitz su di un treno carico di uomini stipati nelle carrozze. Inizialmente non si capacita di questo arresto, essendo lui nato in Italia, ma questo è giustificato dalle origini ebree dei suoi famigliari. Accompagnando donne, bambini e anziani incontro alla morte, nelle camere a gas, il viaggio verso il campo prosegue, lasciando una prima sensazione di amarezza e timore, che sicuramente avrebbe lasciato spazio a mille altre simili emozioni. Impauriti ma allo stesso tempo rassegnati, i prigionieri vengono spediti in una “camera vasta e nuda”, dove tutti vengono spogliati nudi e rasati.
Arrivato al campo, trova un'atmosfera terribile dove tutti i prigionieri sono costretti a durissimi lavori forzati (a cui verrà destinato anche lui).
Con il passare dei giorni, la situazione peggiora notevolmente: ventre gonfio, membra stecchite e piaghe sui piedi; Levi, dopo un incidente sul lavoro viene ricoverato nel cosiddetto “Limbo”, ossia in una baracca di riposo, che interrompe i ritmi quotidiani dell’ “Inferno”.
Trascorre così l’inverno e la primavera e, terminato il freddo e il gelo, adesso la preoccupazione di migliaia di persone è il caldo, i malori estivi. Fortunatamente il nostro protagonista, effettua un esame di chimica, e una volta superato, inizia a lavorare in laboratorio, facendo un salto di qualità nella vita del campo.
Durante il lavoro ha modo di comunicare con molta gente e questo gli permette di rimanere vivo e non perdere completamente la sua identità. In questo libro, sono descritti inoltre, i giorni nel loro succedersi allucinante, uguale, e pur imprevedibile, segnati dalla fame, dalla fatica, dalla paura, che annebbia lo spirito, confondendo bene e male, e domano i corpi, fino al cedimento, alla malattia, occasione questa di selezioni micidiali, per far posto a nuove ondate di sventurati.
Il momento più brutto è quello delle selezioni, poiché tutti per un momento mettono la loro vita a repentaglio; morti ingiuste, inaspettate, violente vengono subite da molti di loro, i quali già da tempo avevano smesso di lottare, attendendo quel momento in cui tutto ciò sarebbe finito… in un modo o nell’altro. La sera, nel suo letto,l’autore meditava su tutte queste cose, la perdita dell'identità, le atrocità compiute dai tedeschi e si poneva domande più importanti sulla sua sopravvivenza e sulla sua condizione di uomo.
Torna nuovamente l’inverno e Levi, fortunatamente, viene promosso specialista nel Laboratorio Chimico. Ammalato di scarlattina, a gennaio, viene nuovamente ricoverato nel Ka-Be, Reparto Infettivi. Dopo pochi giorni, partono tutti i sani, mentre i malati rimangono nel campo. Purtroppo durante la marcia moriranno tutti, incluso Alberto, il suo migliore amico. Seguono giorni di bombardamenti e di incendi; le torrette erano vuote, i tedesche erano fuggiti. Levi, insieme ad Arthur e Charles, due malati francesi, cerca di sopravvivere, provvedendo personalmente al cibo, ai medicinali, ai vari accessori e persino ad una stufa. I malati passano in queste condizioni gli ultimi dieci giorni, in cui ormai i pochi sopravvissuti si aggiravano nel Lager come “ spettri affamati”. Il 26 gennaio, i Russi giunsero a liberare il campo.
Più tardi Primo Levi cominciò un nuovo viaggio, quello per tornare a casa, ma quando, dopo lunghe peregrinazioni, riuscì ad arrivare nel suo paese natale, si rese conto della dura realtà che doveva affrontare. Aveva perso la sua identità e questa sarà una delle causa che poi lo porterà al suicidio.
LO STILE E IL LINGUAGGIO:
Il protagonista parla quindi in prima persona e quasi sempre prevale il punto di vista interno del personaggio più che quello onnisciente del narratore. Proprio per dare sfogo all’istinto di narrare una serie di vicende, senza necessariamente seguire un ordine cronologico, Levi non si cura molto dello stile che risulta così molto diretto: frequente l’uso di periodi brevi o comunque d’immediata comprensione, nonché molte similitudini e figure retoriche in genere, che stimolano l’immaginazione del lettore, per meglio immedesimarlo nella descrizione; ad esempio, il momento della sveglia viene descritto come “un cancro rapido”, oppure i prigionieri in fila dietro al Kapo vengono paragonati a dei “goffi pulcini”, o ancora i prigionieri che si guardano intorno ai primi raggi del Sole estivo, dopo il lungo inverno, sono come i “ciechi che riacquistano la vista”.
Significativi sono, inoltre, i numerosi riferimenti all’Inferno di Dante, che ben si conciliava con la condizione “infernale” del Lager (il guardiano del vagone che trasportava i prigionieri era appunto detto “Caronte”, il traghettatore delle anime).
Infine. è molto frequente l’uso del gergo del Lager, che comprendeva parole di diverse lingue, specie tedesche, o anche espressioni usate dagli Haftlinge; così, il nome “musulmani” stava ad indicare i cosiddetti “sommersi”, cioè i prigionieri destinati sicuramente a soccombere, oppure, per indicare i nuovi arrivati, si usava l’espressione “Grandi numeri”, riferendosi al numero di serie che veniva tatuato ad ogni prigioniero e che diventava il loro nuovo nome. Levi si chiamava 174 517.
Addirittura Levi afferma che, per descrivere la loro condizione di “non-uomini”, di “bestie stanche”, le parole “fame”, “freddo”, “paura” non erano neanche adatte, perché il loro modo d’avere fame, freddo e paura no era quello di un qualunque uomo affamato, infreddolito e impaurito; queste sono “parole libere create da e per gli uomini liberi”, mentre per descrivere il Lager occorrerebbe inventare delle nuove parole.
TEMPO:
La narrazione si riferisce al periodo della seconda guerra mondiale, più precisamente tra il febbraio 1944 e il gennaio 1945.
LUOGO:
La narrazione è ambientata nel lager di Monowitz,vicino ad Auschwitz, dove i prigionieri sono costretti a vivere in "blocks", in condizioni insopportabili e nel periodo di tempo che va dal 13 dicembre 1943,data della cattura di Levi da parte della milizia fascista,durante la seconda guerra mondiale all’arrivo dei militari sovietici.
Il protagonista descrive il Lager in questo modo: un quadrato di circa 600 m a lato, circondato da filo spinato, percorso da corrente ad alta tensione, costituito da 60 baracche in legno, i Blocks, più la cucina in muratura, le docce e le latrine ( una per ogni gruppo di 6 o 8 Blocks). Vi sono Blocks adibiti a scopi particolari, ad esempio l’infermeria, e i comuni Blocks divisi in “Tagesraum”, l’abitazione del capo-baracca, e dormitorio, con 148 cuccette strette e fitte “come celle di alveare”. Vi è poi la Piazza D’Appello, dove venivano radunati al mattino per l’appello, appunto. L’autore descrive inoltre il Ka-be, ovvero l’ospedale la Buna, ovvero la fabbrica a cui lavoravano i prigionieri di Auschwitz, e infine il Laboratorio di Chimica
NARRATORE:
L’ autore racconta le vicende in prima persona
PERSONAGGI:
In questo testo molti sono le comparse di personaggi (dai prigionieri stessi ai militari tedeschi) ma l’unico profilo descrivibile è quello del protagonista. L’autore e protagonista è un chimico torinese, uomo di gran volontà e di forte coraggio, che racconta la vicenda drammatica di cui, insieme a milioni di persone, è stato vittima. Egli è molto altruista perché aiuta tutti coloro che si trovano nelle sue stesse condizioni, cercando di infondere loro la speranza, di trasmettere la capacità di non arrendersi. In alcune situazioni si rivela ingenuo e sprovveduto, ma riesce ad adattarsi in fretta alla vita e alle regole del Lager. Anche per questo è fra i pochi sopravvissuti all’orrenda disavventura che lo privò di un anno di libertà.

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