Se questo è un uomo

Materie:Scheda libro
Categoria:Generale

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Data:19.04.2001
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Testo

PRIMO LEVI
"Se questo è un uomo"
Piccoli Martina 5^BI
Casa editrice: Einaudi Torino
Anno pubblicazione:
Genere: non si tratta di un romanzo in senso proprio, ma di una memoria, attraverso la quale Levi racconta la propria prigionia nel campo di concentramento tedesco.
Riassunto:
Il romanzo descrive l'esperienza dell'autore nel campo di concentramento , chiamato Monowitz, nelle vicinanze di Auschwitz dopo essere stato catturato dalla Milizia fascista nel dicembre nel 1943 a soli ventiquattro anni.
Levi inizia la sua testimonianza di quella terribile esperienza proprio al rastrellamento e dal successivo trasporto verso il Lager su vagoni merci: centinaia di persone furono stipate a soffrire il freddo e la sete con una sola feritoia; loro erano quarantacinque, ma il vagone era piccolo.
I prigionieri vennero privati di ogni loro identità: gli venne impresso un numero sul braccio come simbolo di riconoscimento al posto del loro nome; furono rasati e gli fu consegnata una divisa non della loro taglia, tanto che si poteva avere una casacca troppo piccola per le proprie dimensioni. Non potevano possedere nessun bene personale che potesse estraniarli per qualche secondo da quella triste realtà. Da quel momento tutto apparteneva ai nazisti, anche le loro vite.
Inizia la sua difficile sopravvivenza in questa nuova situazione dove "l'uomo è solo e la lotta per la vita si riduce al suo meccanismo primordiale …": lottare contro i ricordi che riaffiorano, che difficilmente si riescono a trattenere; impegnarsi per mangiare un pezzo di pane in più ed escogitare nuovi metodi per trovare o mantenere gli atri beni necessari, ad esempio il coltello-cucchiaio, l'ago, bottoni, o pietre per acciarino; vigilare sul deterioramento fisico proprio o dei compagni come indice, non sempre affidabile, per il superamento delle selezioni per i forni crematori; abbandonare una parte della propria moralità per architettare nuove tecniche per accaparrarsi degli "articoli" da rivendere poi nel "mercato interno".
L'autore riporta, di volta in volta, l'esempio di come alcuni prigionieri hanno affrontato le circostanze che si sono presentate. Lui, per alcuni aspetti, è stato più fortunato di alti in quanto fu scelto, dopo un colloquio, per lavorare nel laboratorio di chimica e poté trascorrere un inverno al caldo.
Nel gennaio del 1945 le truppe sovietiche entrarono nel campo di concentramento di Auschwitz - Birkenau ponendo fine alla prigionia di numerose vittime della follia tedesca. Il campo fu evacuato dinanzi all'avanzata russa e i prigionieri furono lasciati al loro destino. Primo Levi, che era ammalato e ricoverato nell'infermeria, con alcuni compagni si spinge, nonostante i dolori, fuori all'edificio in cerca di cibo e coperte, di una stufa per riscaldare il locale e, fortunatamente, trovò anche una batteria così il locale fu anche illuminato. Furono i primi gesti di solidarietà dopo un lungo periodo di indifferenza e atrocità che fecero provare a Levi, ma non solo, la sensazione di aver fatto qualcosa di utile per gli altri senza pretendere nulla in cambio e ricevendo in cambio gratitudine.

Personaggi:
Oppressori:
Erano rappresentati dai tedeschi che avevano praticato una politica di razzismo e di eliminazione della razza ebrea a favore di quella ariana. Gli ufficiali e i soldati, che devono controllare il campo ed eseguire l’ordine di eliminazione dei prigionieri “in esubero”, non vengono descritti nel loro aspetto fisico, sono pochi e si vedono di rado. L’autore li presenta senza un volto e una propria identità non fornendo elementi caratterizzanti, così non si possono riconoscere singolarmente e diventando una massa “indefinita”, invisibile, lontana. Gli unici elementi che lo scrittore ci fa presente riguardano l’abbigliamento e le loro urla nell’impartire gli ordini: portavano stivaloni neri e indossavano degli elmetti che non permettevano di vedere i loro occhi e il loro viso, tanto da risultare tutti uguali e indeterminati. Quando eseguivano i comandi imposti avevano l’aria indifferente di chi non fa altro che il suo lavoro e se gridavano lo facevano con tono monotono.
Primo Levi ne presenta uno in particolare. Si chiamava Pannwitz ed era l’ingegnere del comando di chimica. Possedeva tutte le caratteristiche del tipico uomo appartenete alla razza ariana: era magro, alto, biondo, aveva gli occhi e il naso come tutti i tedeschi dovevano avere. Ogni suo gesto sottolineava la sua convinzione di trovarsi davanti ad un genere che era opportuno sopprimere, non senza aver controllato che non contenesse informazioni utili.

Oppressi:
Erano i prigionieri del campo. Erano centinaia e centinaia e distinti in tre categorie: i criminali, i politici e gli ebrei; indossavano tutti la stessa divisa a righe, ma questa veniva contraddistinta con dei particolari diversi: dei triangoli di vario colore per i criminali (verde) e i politici (rosso), mentre una stella ebraica, rossa e gialla per gli ebrei. L’appartenenza ad uno dei tre gruppi determinava anche la condizione di vita all’interno del Lager.
I criminali rappresentavano le “comunità” che meglio vive all’interno del campo: avevano un potere riconosciuto sugli ebrei perché le SS erano in numero esiguo e all’interno del campo non erano molto presenti e godevano di determinati privilegi. Generalmente possedevano una carica, sia pur modesta e si comportavano con brutalità inaudita. Il termine “politico” si applicava anche a reati come furto e danno di funzionari del Partito, quindi i politici qui indicati erano criminali comuni mentre quelli veri vivevano in un altro campo.
Gli ebrei rappresentavano il numero più elevato di prigionieri presenti nel Lager, al loro interno era presente un ulteriore suddivisione tra i piccoli numeri e grossi numeri, i primi erano i vecchi de campo, ai quali ognuno portava rispetto; erano quelli che potevano affermare “..me ne intendo di varie cose…” perché potevano contare su numerose conoscenze e considerarsi dei mercanti di professione all’interno della “Borsa”. I grossi numeri erano i nuovi arrivati e, agli occhi degli anziani, si comportavano in modo comico perché non conoscevano ancora le abitudini del Lager: si poteva convincerli a lasciare in “custodia” la gamella di zuppa, oppure gli si poteva vendere un cucchiaio per tre razioni di pane.
Per riuscire a vivere per un lungo periodo ben presto i comuni Häftling dovevano diventare più spietati e accorti altrimenti in breve tempo si diventava un Muselmänner, termine attraverso il quale i vecchi del campo chiamavano i deboli, i votati alla selezione perché si abbandonavano al ricordo della propria casa, della famigli, non hanno conoscenze, non se la sanno cavare da soli. Nel Lager ci si trova proprio in questa condizione: essere solo uno conto tutto e tutti in quanto nessuno ti porgeva la mano nel momento de bisogno o necessità, si doveva far affidamento sulla propria coscienza, sulle proprie riserve spirituali, fisiche e pecuniarie per avere maggiori probabilità di sopravvivenza. Un esempio di Muselmann è Null Achtzen. Era un pericolo: non risparmiava le forze per il giorno successivo, eseguiva ogni ordine che gli viene imposto, “..non possiede la rudimentale astuzia dei cavalli da traino,, che smettono di tirare un po’ prima di giungere all’esaurimento: ma tira e spinge finché le forze glielo permettono…”, è per questo motivo nessuno vuole trovarselo come compagno di lavoro.
Raramente ad alcuni ebrei veniva offerta una carica di privilegio: costui diventa odioso e crudele con i prigionieri che gli erano affidati perché sapevano che altrimenti qualcun altro più spietato gli sarebbe subentrato.
Comunque generalmente i comuni Häftling dovevano affidarsi alle proprie forze. Primo Levi presenta a questo proposito quattro prigionieri che, in modi differenti, sono riusciti a sopravvivere.
SCHEPSCHEL: vive in Lager da quattro anni, non è molto robusto e neppure coraggioso o astuto, ma è riuscito a “vivere” attraverso degli spiccioli e saltuari espedienti: riuscendo a procurarsi un po’ di “capitale - pane” si fa concedere in affitto i ferri del ciabattino del Block e lavora per conto proprio, oppure va a cantare e ballare davanti alla campana degli operai slovacchi.
ALFRED L.: ingeniere, aveva capito prima degli altri che per ottenere del rispetto e una posizione prominente, che otterrà poi nel Kommando Chimico, non doveva essere trascurata la propria immagine: le mani e il viso erano sempre perfettamente puliti, possedeva una divisa adatta alla propria corporatura e ogni quindici giorni lavava la propria camicia; con i compagni si comportava sempre “…con la massima cortesia compatibile con il suo egoismo, che era assoluto, …”. Il suo era un progetto di lungo periodo perfettamente riuscito, accompagnato però da distaccati rapporti con gli altri.
ELIAS: era un nano, non più alto di un metro e mezzo, con una muscolatura perfetta, ma con una testa sproporzionata rispetto al corpo. Non si conosce il suo passato e neppure la sua età, sa parlare solamente il polacco e l’yiddisch ed è un grande oratore e mimo. È in poco tempo tutti si prodigano a proteggierlo, ed è per questo che non teme le selezioni. È un individuo che meglio può sopravvivere nel Lager: la sua costituzione fisica gli permette di resistere ad ogni lavoro, mentre la sua pazzia gli permette di non abbattersi anche nelle situazioni peggiori.
HENRI: era un ragazzo di 22 anni, intelligentissimo, parlava francese, tedesco, inglese e russo, aveva un’ottima cultura scientifica e classica. I lineamenti del viso e del corpo erano delicati, i suoi occhi sono neri e profondi, non aveva ancora la barba. Il fratello era morto in Buna l’anno precedente e da quel momento aveva reciso ogni vincolo d’affetto. Per sfuggire all’annientamento i metodi da seguire sono tre: l’organizzazione, la pietà, il furto. È l’organizzatore del traffico inglese, ma per commerciare con gli stessi si avvale della pietà: è un sentimento presente nelle coscienze di ognuno di noi e anche in coloro che volevano ucciderli. Avendosi procurato con questo metodo numerosissime conoscenze il ricorso al furto è molto limitato.
Il risultato di questo processo di selezione vide sopravvivere i medici, i sarti, i ciabattini, i musicisti, i cuochi, insomma tutti i prigionieri che, in qualche modo, erano riusciti a conquistarsi una conoscenza o un’amicizia tra le autorità del campo, che venivano chiamate generalmente Prominenz, sostantivo che sta ad indicare i Kapos, i cuochi, gli infermieri, qualche SS.

Tempo:
Seconda guerra mondiale
Guerra iniziata nel 1939 con l'invasione della Polonia da parte della Germania nazista. In risposta all'aggressione Francia e Inghilterra dichiararono guerra ai tedeschi e il conflitto si estese fino a interessare molti paesi e aree geografiche del pianeta. Più che in qualsiasi altra guerra precedente, il coinvolgimento delle nazioni partecipanti fu totale e l'evento bellico interessò in modo drammaticamente massiccio anche le popolazioni civili. La sua conclusione nel 1945 segnò l'avvento di un nuovo ordine mondiale incentrato sulle due superpotenze vincitrici, gli Stati Uniti d'America (USA) e l'Unione delle repubbliche socialiste sovietiche (URSS).
L'annessione dell'Austria (Anschluss) nella primavera del 1938 fu il primo passo verso la realizzazione del progetto hitleriano di ricostituzione della Grande Germania. Mussolini appoggiò l'alleato, mentre britannici e francesi ancora una volta mancarono di intervenire con decisione, liquidando la vicenda come una questione interna tedesca.
Nel settembre successivo fu la volta delle rivendicazioni naziste sulla regione dei Sudeti, al confine occidentale della Cecoslovacchia, abitata da una popolazione a maggioranza tedesca. Il primo ministro inglese Neville Chamberlain, sostenuto anche dal governo francese, nel corso della conferenza di Monaco convinse le autorità ceche a cedere, in cambio dell'impegno da parte di Hitler a non avanzare ulteriori rivendicazioni territoriali (politica di appeasement). In realtà, nel marzo del 1939, Hitler occupò tutta la Cecoslovacchia, spingendo Londra a siglare un accordo di garanzia con la Polonia, obiettivo dichiarato dell'espansionismo nazista.
Uno sviluppo inatteso si ebbe il 23 agosto 1939 con la firma a Mosca di un trattato di non aggressione tra Germania e URSS (patto Molotov-Ribbentrop), che peraltro in un protocollo segreto concordavano di spartirsi l'Europa centrorientale, attribuendo all'Unione Sovietica Finlandia, Lituania, Estonia, Lettonia, Polonia orientale e Romania.
Il 1° settembre 1939 i tedeschi invasero la Polonia. Due giorni dopo Francia e Inghilterra dichiararono guerra alla Germania; trincerati dietro la linea Maginot, i francesi non erano in realtà nella condizione di attaccare l'opposta linea Sigfrido tedesca, che pure non era protetta a sufficienza dalle truppe, impegnate sul fronte polacco.
Secondo le statistiche, la seconda guerra mondiale fu la guerra più devastante quanto a perdite umane e distruzione materiale. Il conflitto, che coinvolse 61 nazioni, provocò la morte di circa 55 milioni di persone, tra militari e civili: l'Unione Sovietica ebbe circa 20 milioni di morti; la Cina 13,5 milioni; la Germania 7,3 milioni; la Polonia 5,5 milioni; il Giappone 2 milioni; la Iugoslavia 1,6 milioni; la Romania 665.000; la Francia 610.000; l'impero britannico 510.000; l'Italia 410.000; l'Ungheria 400.000; la Cecoslovacchia 340.000; gli Stati Uniti 300.000. Gli sviluppi tecnologici e scientifici fecero della guerra un conflitto di una ferocia senza pari: la popolazione civile fu coinvolta direttamente nei combattimenti e nelle rappresaglie e fu colpita soprattutto a causa dei bombardamenti aerei. L'evento più terribile fu tuttavia la deportazione e lo sterminio di oltre sei milioni di ebrei nei campi di concentramento nazisti, la cosiddetta "soluzione finale" del "problema" ebraico.
Milioni di uomini si trovarono allo sbando, senza casa, lontani dal loro paese, sospinti da una parte all'altra del continente dagli ultimi eventi della guerra e dalla generale confusione del dopoguerra. Erano prigionieri liberati, ebrei sfuggiti o liberati dai campi di sterminio, dirigenti nazisti in fuga dai paesi dell'Est nel timore delle vendette dei vincitori, e in più un numero altissimo di profughi che scappavano dai paesi occupati dall'Armata Rossa: era il caso delle decine di migliaia di tedeschi che dal 1939 si erano trasferiti all'Est sulla scia dell'espansione della Germania e che ora cercavano di rientrare nelle regioni occidentali per sfuggire ai sovietici.
Alla fine della guerra la situazione mondiale era mutata radicalmente: l'Europa usciva dal conflitto in posizione di dipendenza rispetto alle due potenze vincitrici, Stati Uniti e Unione Sovietica, attorno alle quali si configurò un nuovo equilibrio politico mondiale. L'alleanza tra USA e URSS, che era stata determinante ai fini della vittoria contro Hitler, si trasformò, negli anni successivi al conflitto, in un'aspra rivalità che si manifestò nella cosiddetta Guerra Fredda. La rivalità scaturì da una forte competizione sul piano ideologico, economico, politico, tecnologico, scientifico per il controllo totale del mondo. Due opposti sistemi si confrontarono tra fasi alterne, ora di distensione ora di tensione, anche acuta.
Luoghi:
I campi di concentramento
Luogo di prigionia creato per deportare civili e militari, generalmente per motivi bellici o politici. Si differenzia dal carcere per tre ragioni: 1) uomini, donne e bambini sono imprigionati senza un regolare processo; 2) il periodo di confinamento è indeterminato; 3) le autorità che gestiscono il campo di concentramento esercitano un potere arbitrario e illimitato. Sebbene ne esistano svariate tipologie, di solito si tratta di agglomerati di baracche o di capannoni, circondati da torrette e delimitati da reti di filo spinato. I campi di concentramento vengono chiamati anche campi di lavoro o centri di rieducazione.
I campi di concentramento apparvero alla fine dell'Ottocento. I primi furono costruiti dai sudisti durante la guerra di secessione americana, per deportarvi i prigionieri dell'Unione. Altri furono costruiti dagli spagnoli a Cuba durante la guerra ispano-americana (1889) e in Sudafrica dagli inglesi durante la guerra anglo-boera (1899-1902). Vi fecero ricorso anche gli italiani per fronteggiare la ribellione araba in Libia, dopo il 1911. Nel 1938 il governo francese ricorse ai campi di concentramento per internare i repubblicani spagnoli rifugiati in seguito alla guerra civile e, in seguito, gli ebrei e rifugiati antinazisti tedeschi. Nel 1939 il governo britannico deportò nei campi di internamento i cittadini sospetti di comportamento sleale e i rifugiati provenienti dai paesi nemici. Durante la seconda guerra mondiale negli Stati Uniti furono internati 70.000 cittadini americani di origine giapponese e 42.000 giapponesi residenti in California. L'istituzione su larga scala di veri e propri campi di sterminio contraddistinse la dittatura di Pol Pot in Cambogia negli anni Settanta.
Stile:
Levi utilizza uno stile semplice, facile da comprendere. Viene impiegato un registro linguistico alto: il lessico è ricercato e talvolta sono presenti delle frasi lunghe e complesse. Sono presenti molte descrizioni, e sono estremamente precise, tanto che danno immediatamente l’idea della condizione del soggetto al quale si riferiscono.
Temi trattati:
I temi trattati nel libro sono vari. Innanzitutto si affronta l'argomento del genocidio di milioni di ebrei deciso dai gerarchi nazisti per eliminare tutti i nemici del "Reich". L'argomento non viene affrontato con toni di accusa o di odio nei confronti dei tedeschi. In un arco di tempo limitato, circa due anni, Levi ci presenta la vita all'interno di uno dei tanti campi di concentramento che furono istituiti. Ecco allora che il romanzo si presenta come la storia di un uomo all'interno della Storia. Quella che siamo venuti a conoscere è solamente un'esperienza di una persona tra milioni che ne hanno vissuta una simile. Levi è stato fortunato ad uscirne vivo, ma chissà quante altre storie si sarebbero potute conoscere.
Viene presentato il processo di disumanizzazione attuato dai nazisti che a lungo andare ha tolto ai prigionieri ogni umanità portandoli a far prevalere ogni istinto primitivo su ogni sentimento come la solidarietà, l'amicizia, la pietà per sopravvivere non essere annientato. Alcuni ci sono riusciti, altri sono morti.
Questo meccanismo fu attuato attraverso piccoli accorgimenti che, giorno dopo giorno, portarono ad una umiliazione della persona e al suo deperimento fisico e psicologico. Tutti i prigionieri hanno il capo rasato, indossano la stessa lunga palandrana ed uno strano cappello. Gli abiti e le scarpe non sono della loro misura e a nulla servono i ricambi della camicia e delle scarpe perché la loro sostituzione era acconsentita solo ai primi dieci che si presentavano. Non possiedono più nulla, hanno perso ogni bene, come una fotografia, una vecchia lettera, un fazzoletto, che era parte di loro e aveva un particolare valore sentimentale. Non ha senso alzarsi ogni mattina, rifare il letto, lavarsi, obbedire senza possibilità di obbiezione, il cibo era una brodaglia che a lungo andare provocava a tutti problemi tipo diarrea e che non dava all’organismo il nutrimento necessario per vivere. In questo mondo i valori erano invertiti, la legge era “..a chi ha, sarà dato; a chi non ha, a quello sarà tolto…”, l’ingiustizia fa da padrona.
L’obbiettivo, che si erano proposti i nazisti fu raggiunto: questi uomini, se si potevano chiamare così, erano persone vuote, ridotte a sola sofferenza fisica e morale, senza dignità o scrupolo perché non hanno più nulla per cui valga la pena di lottare. Solo le persone che, nonostante tutto, non hanno perso loro stessi possono sopravvivere perché per la maggior parte non ha più senso la vita o la morte.
L’autore durante la narrazione fa delle considerazioni sulla condizione dell’uomo nel mondo del campo, ma non viene preso in considerazione solamente il prigioniero, ma anche il soldato nazista. Entrambi non possono considerarsi uomini. Non hanno libertà, il primo perché è prigioniero di un mondo che lo vuole sterminare e non ha nessun rispetto per la sua diversità, il secondo perché deve solamente eseguire gli ordini che gli vengono imposti senza poter controbattere o rifiutarsi.

Messaggio:
Nonostante tutto quello che l’autore ha sofferto in questa situazione, ha speranza nel futuro, nelle nuove generazioni alle quali il romanzo è indirizzato. Avverte di stare sempre attenti, non può bastare il fatto che il nazismo sia stato sconfitto, perché quello che nella storia è accaduto una volta può ancora ripetersi e nessuno può essere sicuro che l’incubo non si ripeta.

Vita dell’autore:
Primo Levi (Torino 1919-1987), romanziere, saggista e poeta italiano. Studiò chimica all'università di Torino dal 1939 al 1941 e successivamente, mentre lavorava come ricercatore chimico a Milano, decise di unirsi ad un gruppo di resistenza ebraica formatosi in seguito all'intervento tedesco nel Nord d'Italia nel 1943. Catturato e deportato al campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau, sopravvisse perché impiegato in attività di laboratorio. Riprese il suo lavoro come chimico industriale nel 1946, ma si ritirò nel 1974, per dedicarsi interamente alla scrittura. I profondi strascichi psicologici dell'internamento nel campo di sterminio furono probabilmente la causa del suo suicidio, avvenuto nel 1987.
Tra i numerosi libri di Primo Levi sono fondamentali Se questo è un uomo (1947), che racconta delle condizioni di vita dei deportati di Auschwitz; La tregua (1958), che descrive il lungo viaggio verso casa attraverso la Polonia e la Russia dei sopravvissuti ai campi di sterminio; Il sistema periodico (1975), una serie di storie, spesso di ispirazione autobiografica, intitolate col nome degli elementi chimici intese come metafore di tipi umani; Se non ora, quando? (1982), con cui ritorna sulla tematica della guerra e dell'ebraismo. Fra le altre sue opere sono i racconti di Storie naturali (1963), Vizio di forma (1971) e Lilít e altri racconti (1981); le poesie dell'Osteria di Brema (1975) e Ad ora incerta (1984); i romanzi La chiave a stella (1978) e I sommersi e i salvati (1986); i saggi dell'altrui mestiere (1985). Dalla Tregua ha tratto un film Francesco Rosi nel 1997.1

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Piccoli Martina - 5^BI - pag.1

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