S.Vassalli-La Chimera

Materie:Scheda libro
Categoria:Generale
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Testo

SCHEDA LIBRO
Nome Lorenzo Volta
Classe 4ce
Titolo La Chimera
Autore Sebastiano Vassalli
Casa Editrice Einaudi
Anno di pubblicazione 1990
Numero pagine 300
Trama
La storia di Antonia ebbe inizio il 17 gennaio 1590, quando una bambina appena nata venne abbandonata sul torno della Pia Casa di San Michele a Novara : le monache la accolsero tra loro come facevano con tutti gli orfani e le diedero nome appunto Antonia, e ben presto "la nuova arrivata" conobbe e divenne amica di tutti gli altri esposti ed esposte (così infatti si chiamavano bambini abbandonati sul torno).
Durante la sua permanenza in convento Antonia ebbe modo di conoscere Rosalina, una bambina purtroppo costretta dalle sue condizioni di miseria a prostituirsi, che mise in discussione per la prima volta nella vita di Antonia l' operato delle sorelle della Pia Casa, aprendole una volta per tutte gli occhi alla vita; ma il culmine della vita in convento della bambina fu l' incontro con il vescovo Bascapè, al quale invece di cantare una canzone sacra come segno di benvenuto e rispetto, svenne davanti agli occhi, a causa di un uovo crudo che suor Clelia, una delle monache della Pia Casa, l’aveva costretta a mangiare.
Antonia era molto bella per la sua età, forse troppo bella, perchè nessuno sembrava volerla adottare, preferendo le ragazze gobbe e storpie che allontanavano i maschi, e quindi possibili pericoli di gravidanza, con un solo sguardo; ma fortunatamente (o sfortunatamente) per Antonia, all' età di circa dieci anni, una coppia di contadini della bassa, Bortolo e Francesca Nidasio, la adottarono e la portarono con loro a Zardino, un piccolo borgo nelle campagne novaresi.
Qui Antonia crebbe felice facendo amicizia con delle coetanee, Anna Chiara e Teresina Barbero, figlie di amici dei Nidasio, e la vita pareva trascorrere tranquilla.
Poi un giorno arrivò in paese un certo Don Teresio, proclamandosi il nuovo parroco, mandato dal vescovo per sostituire il precedente accusato di truffa; la gente non potè opporsi, perchè purtroppo era vero. E così cominciarono i guai: anche il nuovo sacerdote pretendeva decime, offerte, regalie in continuazione, e riusciva a raggirare i contadini ignoranti con la sua brillante retorica.
Neppure Antonia sfuggì alla furia di Don Teresio: solamente per aver criticato i suoi nuovi metodi fu scomunicata, finchè non avesse fatto atto di pentimento; e in questo modo presero piede in paese malelingue riguardo ad Antonia: che malgrado fosse così bella non avesse ancora il fidanzato, che forse poteva essere lei la causa di tutte le sventure del paese: gli animali morivano, i bambini non parlavano più… e purtroppo per lei le circostanze peggiorarono quando fu vista ballare con uno dei lanzichenecchi che un giorno piombarono a Zardino, e fecero razzia di vino e cibarie; naturalmente tutte coincidenze, ma non per i contadini della bassa.
Crebbe così sempre più solida l' opinione secondo cui Antonia non fosse altro che una strega, che partecipasse ai sabba sul dosso dell' albera, e fu vista più volte dai risaioli allontanarsi furtivamente di notte da casa Nidasio. In realtà Antonia si incontrava di nascosto col proprio ragazzo, un certo Gasparo, di professione "camminante" (vagabondo), che la "stregava" con i racconti dei suoi strabilianti viaggi e avventure.
Ma la gente di paese senza pensarci due volte informò il parroco Don Teresio, che preoccupato all' idea di avere una strega nella sua comunità, si rivolse direttamente al Tribunale dell' Inquisizione di Novara e all' inquisitore Manini.
Questi, colta al balzo l' occasione di ridare vigore all' istituzione navarese ormai in declino, indisse immediatamente un regolare processo alla "strega di Zardino", e dopo aver ascoltato alcuni testimoni, tra cui l' intera famiglia Barbero e altra gente di paese, incarcerò Antonia con l' accusa di stregoneria.
Nella carceri del tribunale la ragazza languì per un paio di mesi e fu torturata e violentata dai due custodi del tribunale, Taddeo e Bernardo. Intanto, dopo gli inutili e disperati tentativi di Bortolo Nidasio di corrompere l' inquisitore, la sentenza venne infine emanata: condanna a morte al rogo, sullo stesso dosso dell' albera dove si diceva avvenissero i sabba.
Antonia fu trasferita per un breve periodo nella Torre dei Paratici, dove casualmente ritrovò Rosalina, e ivi aspettò pazientemente il 20 agosto, giorno della sua morte.
Quando il fatidico giorno arrivò, una folla accorse a Zardino per vedere la strega bruciare, mentre Don Teresio aveva trionfalmente indetto una solenne processione per esorcizzare il demonio; e tutti aspettavano impazienti la capitolazione della strega, perchè tornasse finalmente a piovere sul novarese. Antonia andò in contro alla morte serenamente, e quando la prima fiamma del rogo si innalzò in cielo, già si udivano i primi applausi e le urla di gioia dei presenti.

Commento personale
La Chimera può essere paragonata per molti versi ai Promessi Sposi: entrambi si ispirano ad un manoscritto che ha fornito loro gli elementi storici sui quali costruire le vicende ed entrambi hanno la religione come tema dominante, anche se nel romanzo di Vassalli viene vista negativamente, come strumento di potere e ricchezza.
Secondo me il titolo ha un valore più che altro simbolico: ogni personaggio del ha di fatto una sua chimera, un sogno irrealizzabile, un' utopia, che molto spesso è legata al suo modo di porsi rispetto alla religione e alle sue autorità.
Stile del libro
Il libro è scritto abbastanza chiaramente, e devo dire che mi ha colpito molto: una delle cose che ho apprezzato particolarmente sono le descrizioni dei personaggi, veramente ben impostate, secondo uno stile che cattura l’attenzione e stuzzica la curiosità del lettore.

Passaggi importanti
Un passaggio che mi ha particolarmente colpito nel racconto è la descrizione del vescovo di Novara Carlo Bascapè, che a mio parere è un pezzo di rara bravura: è come se il lettore se lo ritrovasse davanti, quell' ometto gracile, magrissimo, con la pelle smorta color della cera, le mani bianche e ossute come quelle di un morto, quasi un "cadavere vivo" come lo descrive l' autore; così pieno di mali, catarri, allergie, emicranie, dolori alle ossa e chissà cos' altro ancora, che tutti pensavano avrebbe presto raggiunto il Signore a cui tanto era devoto; invece lui restava lì, non voleva andarsene, e sognava di riportare la Chiesa, con i suoi fedeli e i suoi ministri all' antico splendore e all' antica moralità, ripercorrendo le orme dell defunto "amico-guida" Carlo Borromeo, a cui si rivolgeva sempre nei momenti di difficoltà e sconforto.
Non riuscirà, però, nel suo intento, che rimarrà soltanto "una chimera", e anzi si allontanerà in questo modo sempre più dai suoi fedeli, isolandosi all' interno della Chiesa romana, ed arrivando persino ad affermare, verso la fine del romanzo, che la Chiesa proclamava i Santi solo per "liberarsene", mettendoli nel calendario e quindi in soffitta, cercando di dimenticarli il più in fretta possibile.
La storia di Bascapè, della sua mancata elzione come pontefice, del suo "esilio" a Novara, della lotta contro l' inquisitore Domenico Buelli, corre parallela a quella di Antonia, apparentemente senza alcun punto in comune, se non un fugace incontro alla Pia Casa quando Antonia era ancora una bambina e fu incaricata dall' educatrice di porgere i saluti e gli onori al vescovo a nome di tutta la comunità, essendo lei la più carina tra le esposte al convento.
Così Bascapè, a discapito di tutti i suoi nemici sarebbe sopravvissuto sino a sei anni dopo la condanna a morte della "strega di Zardino", come un cadavere che non vuole entrare nel sepolcro.

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