Relatività

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Testo

Il XX secolo è stato teatro di gradi conquiste del pensiero scientifico e filosofico grazie alla:
- rivoluzione psicoanalitica di Freud e
- rivoluzione scientifica di Einstein.
Si tratta di ricerche e conquiste teoriche i cui risultati non sono rimasti patrimonio di una ristretta cerchia di specialisti, ma hanno esercitato i loro effetti in profondità su tutta la cultura contemporanea.
Albert Einstein: cenni biografici
Albert Einstein, nato nel 1875 ad Ulm, piccola ma famosa cittadina tedesca, è morto nel 1955 a Princeton nel New Jersey.
Trascorse la sua prima giovinezza a Monaco, si trasferì poi a Zurigo dove continuò gli studi fino al dottorato di matematica e fisica presso il Politecnico.
Dopo la laurea continuò a dedicarsi intensamente ad alcuni problemi di fisica teorica, anche quando, per risolvere i più gravi ed immediati problemi economici, prese la cittadinanza svizzera per assumere un modesto impiego presso l'Ufficio Brevetti di Berna.
Nel 1905 pubblicò tre articoli sugli “Annalen der Phisik”:
- il primo sui quanti di luce,
- il secondo sull'atomicità della materia,
- il terzo sui fondamenti della relatività ristretta.
Questi furono l'avvio di una lunga e brillante carriera accademica, iniziata a Zurigo e proseguita in Germania fino al 1932 quando, a causa delle persecuzioni antisemitiche naziste, fu costretto a lasciare la patria per trasferirsi negli Stati Uniti.
Einstein, ottenuta la cittadinanza americana, si stabilì a Princeton, dove insegnò presso l'Institute for Advanced Studies fino al 1945, anno del suo ritiro dall'attività accademica.
Nella storia del potere creativo del pensiero umano, Einstein rappresenta un simbolo, un personaggio che ha colpito la fantasia della gente, uno scienziato che ha dato un alto e qualificato contributo allo sviluppo della fisica moderna.
Quest'uomo, considerato da molti artista e quasi profeta che disprezzava la violenza e la guerra fu, suo malgrado, doppiamente coinvolto nella realizzazione della bomba atomica:
- in primo luogo perché uno dei risultati della teoria della relatività, riguardante la cosiddetta equivalenza massa - energia (E=mc2), doveva rappresentare il punto di partenza del successivo sviluppo dell'energia nucleare;
- in secondo luogo perché si deve al suo intervento (voluto da altri) se il governo degli U.S.A. mise a disposizione i capitali che portarono alla costruzione della bomba di Hiroshima.
Tornando alle ricerche teoriche di Einstein, dobbiamo ricordare "I fondamenti della teoria della relatività generale" (1916) frutto di oltre dieci anni di studio.
Fino agli ultimi anni della sua vita egli tentò più volte di elaborare una teoria capace di unificare su una comune base geometrica i fondamentali campi: quello gravitazionale e quello elettromagnetico, però i risultati non furono quelli sperati.
Dopo la seconda guerra mondiale, Einstein cercò di favorire la pace nel mondo, promuovendo una vasta campagna contro la guerra e le persecuzioni razziste. Proprio una settimana prima di morire, insieme ad altri sette Nobel, compilò una dichiarazione pacifista contro le armi nucleari.
Questo messaggio all'umanità, che rappresenta una specie di testamento spirituale dello scienziato, termina con queste parole:
"Noi rivolgiamo un appello come esseri umani a esseri umani: ricordate la vostra umanità e dimenticate il resto. Se sarete capaci di farlo è aperta la via di un nuovo paradiso, altrimenti è davanti a voi il rischio della morte universale".

Tutti sanno che Einstein ha fatto qualcosa di sorprendente,
ma pochi sanno che cosa abbia fatto esattamente.
Bertrand Russell
LA TEORIA DELLA RELATIVITA’ RISTRETTA
Secondo la scienza antica e medievale, figlia della filosofia aristotelica, per mantenere in moto un corpo è necessario esercitare su di esso una forza. Sviluppando tale concetto, Galileo Galilei giunse alla conclusione che tale forza non serve in realtà a mantenere il corpo in movimento, quanto a compensare tutte le forze che tenderebbero a frenarlo:
Legge di inerzia. Un corpo dotato di una certa velocità tende a mantenere all’infinito il suo stato di moto rettilineo uniforme se non intervengono forze che ne frenino o ne disturbino il moto.
Il passo successivo di Galileo fu quello di considerare il concetto di sistema di riferimento: ogni osservatore, infatti, osserva e descrive un fenomeno naturale dal proprio “punto di vista” ed è dunque importante capire come questo possa influenzare la percezione del fenomeno stesso.
Osservando che non esistono sistemi di riferimento privilegiati nell’osservazione di un moto, Galileo giunse ad enunciare il Principio di Relatività Galileiana:
Le leggi del moto osservate da due osservatori che si muovono di moto rettilineo uniforme l’uno rispetto all’altro (osservatori inerziali) sono le stesse.
E’ importante sottolineare che si parla di sistemi di riferimento in cui è valido il principio di inerzia. Da questo punto di vista, anche un sistema di riferimento fermo rispetto alla Terra è inerziale solo in maniera approssimata: la Terra, infatti, ruota su stessa ed intorno al Sole.
La fisica classica ci permette di trovare le relazioni che esistono tra le quantità che descrivono il moto di un corpo in diversi sistemi di riferimento. Tali relazioni, descritte per la prima volta proprio da Galileo, vengono chiamate Trasformazioni di Galileo.
Consideriamo due sistemi di riferimento inerziali: S(x,y,z,t) e S′(x′,y′,z′,t′), quest’ultimo in moto rettilineo uniforme, con velocità v, rispetto ad S.
Un corpo che si muove, ad esempio, lungo l’asse x, verrà allora descritto nei due sistemi tramite tali trasformazioni:

x = x′ + vt
y = y′
z = z′
t = t′
L’osservazione diretta di fenomeni naturali porterà ad un importante conclusione: quando si ha a che fare con oggetti che si muovono con velocità prossime alla velocità della luce, le trasformazioni di Galileo non valgono più.

La luce
Tutta la materia è formata da atomi i quali contengono cariche negative e positive che, in un atomo neutro, si compensano tra loro. Ogni carica esercita una forza sulle altre cariche, creando intorno a sé un campo elettrico. Allo stesso modo, intorno ad un magnete si viene a creare un campo magnetico. Quest’ultimo viene generato anche dalle correnti elettriche e per questo una carica elettrica in movimento è circondata da un campo sia elettrico che magnetico, detto campo elettromagnetico.
La teoria riguardante i fenomeni elettrici e magnetici, detta “elettromagnetismo classico” è riassunta nelle Equazioni di Maxwell: queste mostrano che, facendo oscillare cariche o correnti elettriche, è possibile generare onde nel campo elettromagnetico, che poi possono propagarsi a grande distanza trasportando con sé energia.
Anche la luce è costituita da onde elettromagnetiche e, tramite le equazioni dei Maxwell, è possibile calcolarne la velocità assoluta (c ≈ 300.000 km/sec). Questo, dal punto di vista della meccanica classica, può sembrare un fatto strano in quanto abbiamo visto che la misura di una velocità è legata alla scelta di un sistema di riferimento. Per cercare di superare questo ostacolo concettuale venne proposta l’idea dell’etere: così come il suono è fatto di onde che si propagano nell’aria, così la luce si pensava fosse fatta di onde elettromagnetiche che si propagano nell’etere. Pertanto la luce dovrebbe avere una velocità pari a c solo in un sistema di riferimento fermo rispetto all’etere.
Secondo la teoria dell’etere, la Terra, muovendosi intorno al Sole, dovrebbe muoversi anche rispetto all’etere; dunque, se la luce si muove con velocità c rispetto all’etere, dalla Terra si dovrebbe misurare una velocità diversa. Per misurare questa differenza, Michelson e Morley misero a punto un esperimento. Esso si basa su un confronto tra il tempo che la luce impiega a percorre due cammini fra loro uguali: il primo orientato nella direzione di moto della Terra, il secondo perpendicolare a questo. Il risultato di tale esperimento fu che la velocità della luce era sempre la stessa, indipendentemente dal moto terrestre.
La Relatività Ristretta
Con la Teoria della Relatività Ristretta, formulata nel 1905, Einstein rimise in discussione concetti familiari come tempo, spazio, massa e energia.
I principi su cui si basa tale teoria sono due:
1. Il principio di relatività: un osservatore, facendo qualunque tipo di sperimenti e misure, troverà che essi sono governati dalle stesse leggi qualunque sia il sistema di riferimento in cui si trova.
2. Il principio di costanza della velocità della luce: la velocità della luce nel vuoto è la stessa qualunque sia il sistema di riferimento da cui la si guardi. Inoltre, nessun oggetto o segnale può muoversi ad una velocità superiore a quella della luce.
Il secondo principio, la costanza della luce, è in contrasto con le trasformazioni di Galileo: queste ultime dunque, che valgono per oggetti e sistemi di riferimento che si muovono a velocità piccola rispetto alla velocità della luce, non valgono più per velocità prossime a c.
Questo fatto portò Einstein a riconsiderare il concetto di tempo. Per la fisica classica il tempo era “assoluto” (nel ricavare le trasformazioni di Galileo abbiamo infatti posto t = t′). Einstein arrivò invece a dire che, come la posizione, anche il tempo è relativo, dipende cioè dal sistema di riferimento.
Prendiamo due orologi a pendolo e poniamoli uno in un sistema di riferimento fisso, rispetto a noi, e l’altro in un sistema di riferimento mobile, sempre rispetto a noi. A questi orologi affianchiamo due orologi a luce, nei quali l’oscillazione del pendolo è sostituita da un raggio di luce che, emesso da una sorgente luminosa, viene riflesso indietro da uno specchio. Quando entrambi i sistemi di riferimento sono fissi, tutti e quattro gli orologi misurano lo stesso tempo.
Il cammino della luce nell’orologio nel sistema fisso è un cammino verticale: la luce percorre un tratto verso l’alto, viene riflessa dallo specchio e torna in basso. Per un osservatore che si trovi nel sistema mobile anche la luce dell’orologio di tale sistema compirà lo stesso percorso. Un osservatore fisso vedrà invece la luce dell’orologio nel sistema mobile muoversi orizzontalmente oltre che verticalmente: questo fa sì che il percorso compiuto dal fascio di luce sia triangolare e dunque più lungo di quello dell’orologio fisso. Poiché la luce viaggia alla stessa velocità nei due sistemi, impiegherà più tempo ad andare su e giù nel sistema mobile che nel sistema fisso: quindi noi vediamo l’orologio mobile ritardare rispetto a quello fisso. L’orologio a pendolo che si trova nel sistema mobile continuerà ad andare d’accordo con l’orologio a luce del suo sistema di riferimento e dunque ritarderà con esso. Per il principio di relatività, tale sistema è simmetrico.
Tale fenomeno di rallentamento del ritmo di scorrimento del tempo viene chiamato Dilatazione del tempo:
Δt = Δt′ / √(1 – (v/c)2)
dove Δt è un intervallo di tempo nel sistema fisso; Δt′ è un intervallo di tempo nel sistema mobile; v è la velocità del sistema di riferimento mobile; c è la velocità della luce.
Nella teoria della relatività anche la lunghezza di un oggetto diventa una quantità relativa: di tanto il tempo si dilata, di altrettanto si contrae la lunghezza quando dal sistema di riferimento fisso si osservi quello mobile.
E’ importante osservare che la contrazione riguarda solo quelle lunghezze che sono disposte nella stessa direzione in cui il sistema di riferimento mobile si muove.
Combinando la legge di contrazione delle lunghezze con quella di dilatazione del tempo è possibile ricavare la Legge di trasformazione delle velocità, che ci permette di calcolare, stando in un sistema fisso, la velocità di un oggetto in moto rispetto ad un sistema di riferimento mobile. Tale legge, finché le velocità in gioco sono piccole rispetto alla velocità della luce, coincide con le leggi di trasformazione di Galileo.
Quando si considerano velocità prossime a c, non vediamo solo il tempo scorrere ad un ritmo diverso, ma troviamo che anche ogni posizione è caratterizzata da un suo tempo diverso. Dunque non è più possibile, come nella fisica classica, limitarsi a tre dimensioni spaziali per specificare un fenomeno fisico, ma è necessario aggiungere una quarta dimensione temporale. Gli eventi hanno dunque luogo in uno spazio a quattro dimensioni chiamato spazio-tempo.
L’analogo delle trasformazioni di Galileo in questo nuovo quadro descrittivo sono le Trasformazioni di Lorentz:
Oltre allo spazio e al tempo, la teoria della relatività comporta anche una revisione dei concetti di massa e energia.
La massa di un corpo determina due fattori: la forza con cui tale corpo viene attratto dalla Terra (forza gravitazionale); e la sua inerzia, cioè la resistenza che quel corpo oppone ad ogni tentativo di cambiare la sua velocità.
In fisica classica, l’energia cinetica è data dall’espressione: Ek = ½ mv2.
Poiché la velocità è una grandezza relativa, anche l’energia di movimento sarà una quantità relativa.
Immaginiamo di avere un corpo e di continuare a fornirgli energia. Come conseguenza il corpo continuerà ad incrementare la propria velocità. Ad un certo punto tale velocità raggiungerà il valore della velocità della luce e dunque non potrà più incrementare ulteriormente. Se si continua a fornire energia, questa dovrà allora essere assorbita dalla massa, che dovrà quindi aumentare all’aumentare dell’energia di movimento. Dunque si può concludere che l’energia può essere usata per produrre massa e viceversa si può produrre energia utilizzando massa.
Come per le altre quantità già analizzate, anche la massa diventa un concetto relativo, poiché assume un valore diverso a seconda del sistema di riferimento scelto.
L’importanza del lavoro di Einstein consiste nel aver saputo ricavare una legge generale che consente di scrivere le leggi di trasformazione non solo della massa, ma di qualunque grandezza fisica. Se passando da un sistema di riferimento ad un altro le varie quantità fisiche cambiassero in modo indipendente, una certa legge fisica potrebbe essere valida in un sistema di riferimento ma non in un altro. Per questo motivo ci deve essere una relazione che lega le trasformazioni dello spazio-tempo e le trasformazioni delle altre grandezze fisiche.
In base a queste considerazioni, Einstein concluse che la massa deve aumentare, da un sistema di riferimento fisso ad uno mobile, con la stessa legge con cui si dilata il tempo. Allo stesso modo concluse che energia e massa sono legate dalla relazione “principio di equivalenza della massa e dell’energia”:
E = mc2
ovvero, l’energia è uguale alla massa per la velocità della luce al quadrato.
CONSEGUENZE DELLA TEORIA DELLA RELATIVITA’
Possiamo sicuramente affermare che le teorie relativistiche hanno stravolto le concezioni della fisica classica togliendo a concetti, come lo spazio e il tempo, il valore di assolutezza che possedevano prima del Novecento.
Non solo i concetti espressi dalla fisica classica entrano in crisi: difatti tutto il mondo delle ideologie ottocentesche e dei valori tradizionali perde la centralità nel sistema culturale del XX secolo.
Ma a differenza delle epoche precedenti, durante le quali ad un sistema di ideologie che entrava in crisi se ne sostituiva un altro, inizia ora una nuova epoca culturale: in questo momento nessun principio riesce ad affermarsi fino a diventare un nuovo punto di riferimento per la cultura europea.
Le nuove scoperte scientifiche sono in stretto rapporto con l’ambiente artistico-culturale: si possono trovare, infatti, nelle arti, nelle letterature, nelle scienze, elementi comuni che dimostrano un rapporto di reciproca influenza tra le varie discipline.
Di questo fatto è testimone uno dei più grandi scrittori italiani contemporanei: Luigi Pirandello.

Luigi Pirandello
Pirandello nacque nel 1867 vicino ad Agrigento da un’agiata famiglia borghese. Pirandello è uno degli scrittori più importanti del nostro secolo perché rappresenta le ansie e le angosce degli uomini contemporanei.
Pirandello si laureò a Bonn, in Germania, e poi, tornato in Italia, si dedicò alla letteratura e al giornalismo finché una crisi economica non lo costrinse alla professione di insegnante. A causa di questo disastro economico la moglie, il cui equilibrio psichico era già abbastanza fragile, ebbe una crisi che la sprofondò irreversibilmente nella follia, così che Pirandello dovette chiuderla in una casa di cura. Lei lo tormentò per molti anni con la sua patologica gelosia, che l’autore concepì come “trappola” che imprigiona e soffoca l’uomo.
Pirandello nel 1910 ebbe il primo contatto con il mondo teatrale, tanto che qualche anno dopo lasciò l’insegnamento per dedicarsi totalmente a questo nuovo mondo. Creò anche una compagnia teatrale con cui viaggiò in Europa e in America. Pirandello aderì al fascismo, così da ottenere gli appoggi del regime e continuare il suo lavoro, anche se ebbe un rapporto abbastanza ambiguo con questo: d un lato esaltava l’energia vitale che spazzava via le forme fasulle dell’Italia post-unitaria, dall’altro lato si era reso conto della pomposità e del carattere vuoto del regime.
Pirandello nel 1934 vinse il premio nobel per la letteratura. Morì a Roma a causa di una polmonite, mentre stavano girando un film tratto dal suo romanzo Il fu Mattia Pascal.
Pirandello si formò nel periodo di una duplice crisi: quella storica e sociale dell’Italia, e quella della cultura positivistica, la caduta cioè dei valori e delle certezze acquisite, della scienza, del progresso, che si esprimeva attraverso la poetica contemporanea dell’autore del decadentismo.
Questa crisi trovò in Pirandello una delle sue più importanti espressioni: l’uomo non è più in grado di conoscere il mondo esterno e se stesso, ognuno percepisce la realtà non per quello che è realmente, ma per come la vede il soggetto, a seconda dell’educazione ricevuta, del momento preciso, dell’umore. Proprio da qui deriva il concetto di relativismo di Pirandello, che lui espresse soprattutto grazie al teatro.
Visione del mondo e poetica: il relativismo
La poetica di Pirandello si basa su una concezione vitalistica, affine a quella del filosofo Bergson, cioè interpreta la realtà come un “PERPETUO MOVIMENTO VITALE”, UN “FLSSO CONTINUO”; ogni cosa che si stacca da questo flusso è destinato ad irrigidirsi e a morire.
Lo stesso avviene per l’uomo: infatti la vita è un libero fluire degli istinti umani, ma noi tendiamo a cristallizzarci in forme individuali che noi stessi ci imponiamo; queste “MASCHERE” sono di due tipi: una attribuita da noi stessi e una che ci viene imposta dalla società, e queste ci imprigionano nella trappola delle convenzioni sociali.
Non solo noi stessi però ci diamo una maschera, anche gli altri ci danno delle forme, quindi noi crediamo di essere “uno”, ma siamo tanti individui diversi, a seconda della visione di chi ci guarda.
Ciascuna di queste “forme” è una maschera e sotto questa non c’è un volto definito: non c’è nessuno, anzi, c’è solo un fluire indistinto di stati in perenne trasformazione. In questo modo, l’autore disgrega l’”io” in tanti stati incoerenti.
I personaggi pirandelliani, coscienti di questa inesistenza dell’”io”, avvertendo di essere un ”nessuno”, si ritrovano in una situazione di smarrimento, di solitudine, soprattutto quando capiscono che gli altri interpretano la loro sofferenza attraverso “maschere” che arbitrariamente impongono.
Pirandello fa, in questo modo, una critica alla società borghese dell’epoca, artificiosa e fittizia, però non vede via d’uscita, a parte tre forme di salvezza relativa che conferisce ai suoi eroi: il suicidio, la pazzia (carattere autobiografico, in quanto la moglie era pazza) e nel vedersi vivere, che però è un po’ come morire (perché in questo modo non si vive la vita, ma la si vede da fuori).
Pirandello, nel suo pessimismo radicale, critica il reale e mostra la sua concezione relativa della realtà e dell’interiorità.
In Inghilterra, sotto l’influsso delle idee di Henri Bergson e William James, i quali:
- riconoscevano l’esistenza dell’interiorità dell’uomo, completamente diverso dal reale;
- proponevano una distinzione fra tempo della scienza, quello scandito da un orologio, e tempo della vita, quello interiore, che muta continuamente (Bergson);
- riconoscevano la coscienza come un flusso indistinto che scorre nella mente (James),
si fece strada uno dei più importanti scrittori dell’epoca: James Joyce.
James Joyce
Joyce nacque in Irlanda, a Dublino, nel 1882, primogenito di una famiglia benestante cattolica e nazionalista, e morì in Svizzera nel 1941.
L’autore può essere considerato uno dei più influenti scrittori del XX secolo.
Il suo carattere anticonformista e critico nei confronti della società e della chiesa trova ampio spazio nelle sue opere, ambientate tutte in Irlanda, la sua terra natia, dalla quale era partito verso un esilio volontario con la moglie Nora. Visse a Zurigo, Pola e infine Trieste, che dovette lasciare a causa dello scoppio della guerra per tornare di nuovo a Zurigo. Si trasferì poi a Parigi e, nuovamente a causa di una guerra imminente, tornò a Zurigo, dove morì.
Joyce, influenzato dalla teoria del flusso di coscienza, fino a quel momento espressa con il monologo interiore diretto, andò oltre, con l’uso del monologo interiore indiretto, nel quale il personaggio passa improvvisamente da un pensiero ad un altro senza rispettare le regole grammaticali e sintattiche.
Per esempio nell’”Ulysses”, il capolavoro di Joyce, nonché il punto d’arrivo della sua sperimentazione, lui descrive gli avvenimenti di un solo giorno, il 16 giugno 1904, di tre personaggi di Dublino: Leopold Bloom, un uomo comune, sua moglie Molly e l’artista Stephen Dedalus. Questo romanzo non ha un intreccio tradizionale, ma è basato sulla vita di tutti i giorni e sulla vita interiore dei personaggi. Nella prima parte Joyce si focalizza su Dedalus che, rifiutato dal padre, cerca una figura per sostituirlo; poi si concentra su Leopold e descrive la sua giornata da giornaliere finchè non incontra Dedalus, con il quale torna a casa, ma sua moglie è già a letto.
Il monologo di Molly si trova nell’ultima parte del romanzo e ne è la conclusione.
I pensieri della donna sono presentati come affiorano nella sua mente; infatti l’autore non interviene a spiegarli, riordinarli, commentarli. La cosa più evidente è l’assenza di punteggiatura e connessioni logiche, l’uso della prima persona, la ripetizione di parole ed immagini.
Anche in arte si vede la ripercussione delle nuove scoperte e delle nuove filosofie: infatti troviamo come portavoce del sentimento di cambiamento un famoso pittore francese: Pablo Picasso
Pablo Picasso
Pablo Picasso è considerato il genio indiscusso dell’arte del XX secolo.
Pablo Picasso y Ruiz nasce a Malaga il 25 ottobre 1881 da Josè Ruiz Blasco e Maria Picasso y Lopez.
PRIMI DIPINTI: All’età di 8 anni, a Malaga, Pablo inizia a produrre le sue prime opere, nelle
quali si vede l’importanza dell’ACCADEMISMO e il RISPETTO DELLE REGOLE del mestiere.
Il padre gli insegna le TECNIOCHE DEL CARBONCINO e DEL CHIAROSCURO.
Picasso riesce ad entrare e a concludere brillantemente sia l’accademia delle BELLE ARTI, che l’’ACADEMIA RÈAL DI SAN FERNANDO, dove da subito si nota la sua predilezione per il modernismo e le avanguardie, infatti PRIVILEGIA LE GRANDI PENNELLATE, I PIANI ALLUNGATI ED APPIATTITI, LE FIGURE ALLUNGATE.
A MADRID: dipinge Il Morto e Il funerale di Casagemas, dedicati all’amico Casagemas, suicidatosi per amore.
Questi due dipinti, caratterizzati dal SIMBOLISMO, sono le sue prime opere del periodo blu.
IL PERIODO BLU (1900-1904): La predilezione, in questo periodo, per il blu, lo eleva a colore predominante per molti anni.
Questo periodo è segnato anche da un FORTE SIMBOLISMO.
Picasso si concentra su soggetti che rispecchiano la miseria dell’essere umano, la solitudine e la povertà.
I dipinti sono TRAGICI, SEMPLICI, ESSENZIALI;
lo sguardo e i gesti dei soggetti sono MALINCONICI.

Picasso osserva gli amici nei suoi momenti più malinconici e li riproduce nel suo studio.
I colori scelti diventano sempre più scuri e cupi.
Autoritratto: Prima di partire per Barcellona da Parigi, nel 1901, Picasso si rappresenta fermo, immerso nel blu, rappresentato con colori cupi tendenti anch’essi al blu scuro; è scavato in volto, ha la barba ed è avvolto fino al collo da un misero cappotto.
L’APICE DEL PERIODO BLU (1903-1904): a Barcellona non smette di dipingere e le sue opere hanno come colore centrale l’azzurro ed un’atmosfera patetica.
Tra il 1903 e il 1904 trascorre il periodo in cui la sua produzione “blu” è la più bella; dipinge opere come Celestina.
A PARIGI : nel 1904 torna a Parigi: nulla è inizialmente cambiato però si dedica ad un allungamento dei corpi e dei dettagli.
DONNA CON CORVO e IL PASTO FRUGALE gli aprono le porte del periodo grigio e del rosa.
Pasto frugale: dipinto nel 1904 a Parigi, rappresenta una povera coppia di operai ritratti davanti la loro misera cena. Si vede una tovaglia sgualcita, un unico piatto vuoto e un pezzo di pane, un bottiglione e due bicchieri.
La donna guarda verso l’osservatore, ma sembra non vederlo; è triste e pensosa. L’uomo la abbraccia e guarda di lato, come distratto da qualcosa.
I colori qui puntano verso il rosa ed il grigio, infatti con questo quadro inizia il periodo rosa.
IL PERIODO ROSA o CLASSICO: nel 1905 si può dire che ci sia stato il passaggio dal periodo blu a quello rosa.
Questo periodo è un richiamo al RINASCIMENTO ITALIANO, infatti si vede subito un EQUILIBRIO tra fondo e figure, tra massa e colore, con una più dolce e delicata malinconia.
Le figure sono esili, ma immerse nella gioia di vivere, nella luminosità, lontane da simbolismo e allegorie.
IL PERIODO NEGRO O PROTOCUBISTA(1907): questa nuova epoca si apre grazie alle sculture di arte africana che circolano nei mercati parigini.
C’è all’inizio una contraddizione:
- la tendenza decorativa legata alla superficie;
- l’attenzione verso il volume;
- l’uso dell’ombreggiatura in modo non tradizionale;
- la messa in dubbio della prospettiva.
Picasso crea Les demoiselles d’Avignon, il più importante quadro del XX secolo, dopo aver scoperto nel 1907 l’arte africana.
La figura umana femminile è al centro dell’attenzione.
Si vede subito una violenta rottura delle forme;
quest’opera è l’inizio di una visione nuova che sconvolge le regole della pittura e trasgredisce l’idea tradizionale dello stile.
Inizialmente Picasso voleva raffigurare 7 figure, 5 donne, prostitute, e 2 uomini, un marinaio ed uno studente con un teschio in mano, raggruppandole all’interno di un postibolo con una natura morta, fiori, frutta e tendaggi.
Poi elimina uomini e fiori, lasciando le 5 donne e della frutta in primo piano in uno spazio poco profondo.
Le forme sono essenziali, taglienti, angolose. I volti sono disegnati con estrema chiarezza anche se stilizzati.
Le due figure al centro:
differiscono dalle altre tre, dipinte dopo aver incontrato la scultura africana, nella quale il “primitivo”, non rappresenta l’oggetto, ma ciò che sa di esso con una semplificazione e stilizzazione estreme.
Le tre figure:
i tocchi di verde e blu ricreano le tipiche maschere africane; sono infranti i canoni della prospettiva tradizionale perché della donna seduta, pur essendo ripresa di schiena, si vede il viso, un seno e la schiena contemporaneamente.
Inizialmente nessuno accetta il nuovo indirizzo artistico, poi cambiano idea.
Nelle figure protocubiste, c’è una violenta ricerca di una nuova struttura del corpo umano, secondo l’importanza della FUSIONE TRA LINEE, DISEGNO E CONTORNO.
Le distanze e le prospettive vengono superate da una ricerca verso qualcosa di nuovo.
I PICCOLI CUBI: nel 1908, Picasso torna a Parigi con dei dipinti di paesaggi stilizzati, a discapito del colore.

Il periodo cubista si può suddividere in tre fasi: Periodo iniziale, analitico e sintetico.
PERIODO CUBISTA: BRAQUE E PICASSO sono legati da una forte amicizia;
cercano insieme un metodo artistico COMUNE ed IMPERSONALE, infatti eliminano la firma sul quadro e la riportano dietro.
Loro ricercano una diversa plasticità e architettura dei corpi, usano TONI PASTELLO rosa e bruni, SORPASSANO LA BIDIMENSIONALITÀ mostrando tutti i lati dell’oggetto.
Il nuovo stile è nato non da una teoria, né con l’obiettivo di creare una scuola, ma è diventato comunque di portata internazionale (futurismo-italia; verticismo-inghilterra).
CUBISMO ANALITICO: Braque e Picasso non dipingono più dal 1910 al 1912 per i saloni cubisti; i loro lavori sono sempre più astratti; si interessano a solidi geometrici e colori monocromatici.
Braque → si interessa della vibrazione dei colori secondo la luce;
Picasso → si interessa della resa plastica degli oggetti.
I due adottano la tela di forma ovale, poi inseriscono carte da gioco, strumenti musicali, bottiglie…
Ritorna il colore grazie agli oggetti inseriti e al collage.
CUBISMO SINTETICO: si iniziano a creare sculture, costruzioni cubiste, realizzate con i materiali più poveri e diversi., come latta, cartone, ferro, legno, ecc.
Il cubismo è un metodo per conoscere gli orizzonti ed i confini della pittura e farla USCIRE DALLE LIMITAZIONI.
Dal momento sintetico, il cubismo diventa un metodo espressivo per mostrare alla vista ciò che sui può vedere con l’intuito, così da rilevare la reale integrità delle cose.
Allo scoppio della guerra civile spagnola, Picasso si trasferisce nella campagna vicino a Versailles, mentre molti suoi amici si arruolano nella resistenza.
Lui è tenuto al corrente e le notizie sono pessimistiche.
Nel 1936 accetta la nomina di prado repubblicano; scrive una lunga poesia e dipinge quadri: vengono venduti per supportare la rivolta civile.
Nel 1937 il governo francese organizza un’esposizione internazionale delle arti e delle tecniche.
Per il padiglione spagnolo picasso decide di raffigurare la città basca di Guernica, rasa al suolo dai bombardamenti tedeschi.
Guernica: tela di 3x8 metri.
Le figure:
- il toro, che rappresenta il Minotauro, simbolo di bestialità;
- la lampada ad olio posta al centro dell’opera, che simboleggia la ragione che non comprende il bombardamento a la distruzione che questo causa;
- il cavallo ferita simboleggia il popolo spagnolo ormai agonizzante;
- la madre con in braccio il bambino morto mostra gli affetti della violenza e la sofferenza;
- nel basso c’è un cadavere con una stigmata sulla mano sinistra, come simbolo di innocenza verso la crudeltà nazi-fascista, e un fiore nella mano destra, come simbolo di pallida speranza per il futuro.
Picasso decide di usare colori come il bianco, il nero, il bruno e l’azzurro, in modo da far risaltare l’essenzialità, la mancanza di vita, la disperazione.
Guernica diventa il simbolo del pacifismo mondiale.
Durante la seconda guerra mondiale, Picasso rimane a Parigi, dove scrive un testo teatrale e dipinge numerose opere.
Quando i tedeschi controllano Parigi, su esempio dell’amico Éluard, picasso si iscrive al partito comunista perché l’attività artistica è come quella politica.
Anni dopo, per l’impegno nella sua arte, riceve una medaglia.
Nel 1950 dipinge Massacro in Corea, contro la guerra in Corea.
Picasso muore l’8 aprile 1973.
Trieste, matura 2007
Langwieser Elisa
Se a qualcuno interessano gli esempi della teoria, che non ho messo nella presentazione poiché veniva troppo lungha, o ha bisogno di spiegazioni o fonti, può contattarmi all’indirizzo mail [email protected] ciaociao e buono studio
elisa

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