Recensione di Metello, Vasco Pratolini

Materie:Scheda libro
Categoria:Generale

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Testo

VASCO PRATOLINI
METELLO

VITA DELL’AUTORE
Nato nel 1913, Vasco Pratolini si formò nella Firenze ermetica dei primi anni del ‘900. Prima di dedicarsi alla letteratura (grazie all’amicizia con E. Vittorini e R. Bilenchi) fece numerosi altri mestieri: fu collaboratore di letteratura e direttore di “Capo di Marte”, con A. Gatto; esordì come narratore con opere di un lirismo molto raffinato (“Il tappeto verde”, 1941; “Via de’ Magazzini”, 1941).
Negli anni Quaranta, dopo circa un ventennio trascorso nella sua città natale, si trasferì a Roma, dove lavorò come impiegato, poi nei giornali e nel cinema. Ma il suo “mondo ideale narrativo” restava sempre Firenze: egli, infatti, quando si trovava nella sua città, era in grado di cogliere numerosi spunti dalle più svariate situazioni. Il suo soggiorno a Roma non fu tuttavia privo di importanza: Vasco Pratolini infatti, nella Capitale, compose alcune opere, caratterizzate da uno sfondo particolare, e pressoché costante: il fascismo.
Egli nei suoi scritti fu in grado di mescolare le usanze locali e ragioni sociologiche (“Il quartiere”, 1944; “Cronache di poveri amanti”, 1947; “Un eroe del nostro tempo”, 1949; “Le ragazze di Sanfrediano”, 1952).
Poi, agli inizi degli anni Cinquanta, nella mente di Pratolini maturò un progetto più impegnativo: una trilogia sulla storia d’Italia: “Lo scialo”, 1961; “Metello”, 1955; “Allegoria e derisione”, 1966. Nonostante molti lo ignorino, l’opera “Lo scialo” precedette “Metello”: infatti la stesura della prima parte de “Lo scialo” è databile nel 1949.
Era intenzione dell’autore descrivere un ampio arco della storia Italiana: dagli ultimi anni del 1800 fino alla Resistenza, nella prima metà del 1900. Pratolini scrisse questa trilogia attribuendo ai personaggi un senso che spesso oltrepassa il privato.
Poco dopo fece pubblicare una raccolta di poesie “La città ha i miei trent’anni”, 1967; in seguito ci fu un lungo silenzio, fino al 1985, quando Pratolini vinse il premio Viareggio con un’altra raccolta poetica (“Il mantello di Natascia”, 1984), di stampo autobiografico, e fondata su un gruppo di poesie d’amore scritte negli anni Trenta.
L’autore si spense a Roma, all’età di 78 anni, nel 1991.

CONTESTO STORICO-CULTURALE, GENESI DELL’OPERA
Vasco Pratolini, a causa dell’infelice situazione economica e familiare (la morte della madre ed il secondo matrimonio del padre), dovette curare da se la propria formazione culturale; aderì al “fascismo di sinistra” per cercare una giustizia maggiore: quella offerta dal futuro dittatore Mussolini. L’Italia, reduce dalla Prima Guerra Mondiale, si trovò a dover affrontare un pesante deficit, che passò dai due miliardi e cinquecentouno milioni del 1913/1914, ai trenta miliardi e ottocentocinquantasette milioni del 1918/1919; le immediate conseguenze furono la forte diminuzione dei salari dei lavoratori e la forte lievitazione dei prezzi. La classe dirigente non fu in grado di arginare questi problemi, e nacquero numerose rivolte accompagnate da frequenti ed interminabili scioperi. Mussolini elaborò il suo programma, che ai lavoratori dell’epoca sembrò una speranza di salvezza: furono istituite le prime Camere del lavoro che avevano il compito di appoggiare i ribelli e gli scioperanti. Fu così che agli inizi degli anni Cinquanta nella mente di Vasco Pratolini, si delineò un progetto che riguardava la composizione di una trilogia sulla Storia d’Italia.
Nel 1949 l’autore cominciò a comporre la prima delle tre opere (“Lo Scialo”), che narrava soprattutto le vicende dei lavoratori dell’epoca; dei loro scioperi e delle loro lotte per conquistare sempre più libertà. Egli però ritenne necessario, dopo aver composto gran parte de “Lo Scialo”, inserire un prologo, un antefatto operaio del panorama.
Nacque così “Metello”, scritto nel 1952 e pubblicato nel 1955. La storia italiana fu poi completata da “Allegoria e derisione”, del 1966.
Furono due i principali critici del “Metello”: Muscetta e Salinari. Il primo sostenne che l’opera di Pratolini, si identifica maggiormente in un romanzo sentimentale e personale, rispetto al romanzo storico. Per Muscetta infatti, la prima parte biografica di Metello Salani, soffoca il contesto storico, e le vicende degli scioperi affrontate, sono narrate in modo da mascherare la loro reale durezza ed importanza.
Salinari, al contrario delle affermazioni di Muscetta, sostenne che il “Metello”, grazie alla parte biografica e sentimentale, intrecciata magistralmente con quella storica, è un’opera positiva e realistica (Neorealismo).
Negli anni seguenti la scrittura, il romanzo incontrò soprattutto critiche.
Il testo incontrò una fortuna sempre maggiore grazie al passare degli anni: non tutti erano in grado di leggere all’epoca, e la priorità era data al lavoro; nonostante ciò l’opera si distinse tra le contemporanee per il suo stile e per gli argomenti trattati.
Ai giorni nostri “Metello” forse è sottovalutato proprio per gli argomenti che lo avevano reso forte all’epoca: infatti la tendenza è quella di leggere libri che narrano vicende più contemporanee, evitando i classici, grazie ai quali la letteratura italiana si è sviluppata.

RICOSTRUZIONE DELLA VICENDA NARRATA
Metello nacque negli ultimi anni del 1800 a San Niccolò; senza vivere mai nel proprio paese natale si trasferì, a causa della morte di entrambi i genitori, presso Rincine, adottato da una famiglia del luogo.
A quindici anni, stanco della vita nel paesino, e desideroso di crescere e di conquistarsi la libertà, fuggì da casa dirigendosi verso Firenze.
Dopo aver corso due notti lungo la foresta, arrivò in città: egli non sapeva leggere né scrivere. Cominciò subito a cercare lavoro al mercato: nei primi tempi si accontentò di qualche centesimo all’ora, per trasportare delle casse.
Cominciò poi a lavorare come manovale, in un’impresa di muratori: durante uno sciopero venne arrestato e conobbe Betto in carcere: egli “fu per Metello il padre che non aveva mai conosciuto…”, infatti gli insegnò a leggere, a scrivere, e lo aiutò a maturare.
Betto morì, presumibilmente nell’Arno: “dall’indomani della scomparsa di Betto, Metello diventò vero italiano e vero uomo”.
In effetti la figura di Betto era stata fondamentale per Metello, permettendogli di crescere.
Durante questi anni, che precedettero il servizio militare, Metello conobbe una vedova trentenne, Viola, con la quale instaurò un rapporto che, pur non basandosi sull’amore, si fondava su una forte attrazione fisica tra i due: dopo poco Metello partì per Napoli, a causa del servizio militare, dove conobbe altre ragazze.
Ritornato al lavoro, fu di nuovo in carcere: questa volta la sua incarcerazione fu importantissima, perché fu in questo momento che egli conobbe il vero amore: quello di Ersilia, figlia di Quinto Pallesi (compagno di lavoro di Metello, morto cadendo da un’impalcatura. “sono incidenti che capitano, questi.”).
Ella inaspettatamente, poiché non lo conosceva bene, lo andò a trovare in carcere: i due, dopo un lungo periodo durante il quale si scrissero lettere quotidiane, si sposarono ed ebbero un figlio: Libero.
Fu il momento di un nuovo sciopero, che questa volta sarebbe stato l’unica salvezza: i salari dei lavoratori erano bassissimi, ed il costo del cibo, così come tutti i prezzi, era sempre più alto.
Metello ed i suoi soci, Lippi, il Tedesco, Aminta, il piccolo Renzoni, si accordarono, grazie anche alla presenza della Camera del Lavoro, con i lavoratori delle altre imprese, sullo sciopero. Questa non fu come le altre volte: i dipendenti si astennero dal lavoro per ben quarantasei giorni; alcuni patirono la fame, altri persero addirittura la vita durante gli scontri con l’esercito. L’ingegner Badolati, il datore di lavoro di Metello, era tra i più propensi a concedere l’aumento ai lavoratori, ma la maggioranza non glielo permise. Così lo sciopero si prolungò, e nessuno sapeva per quanto si sarebbe resistito in queste condizioni (nemmeno Del Buono, direttore della Camera del Lavoro, aveva più notizie).
Un giorno si diffuse la notizia, mentre Metello si trovava lontano da casa con la bell’Idina (la donna per con la quale aveva tradito per l’unica volta la moglie Ersilia, a causa di una pura attrazione fisica, e niente più), che da Roma sarebbero arrivati presto gli aumenti: bastava resistere altri pochi giorni, ma era dura. Era così dura che i primi crumiri saltarono fuori, ricominciando a lavorare: nacquero degli scontri, e morì il Tedesco, ucciso da una fucilata di una guardia che tentava di sedare la piccola zuffa.
Lo sciopero finì, ed arrivarono, in parte, gli aumenti richiesti.
Dopo varie discussioni, minacce di licenziamento, Metello tornò al lavoro, e la vita si fece sempre più dolce; un giorno, però, un incidente ruppe di nuovo la calma che si era creata: morirono Lippi ed il piccolo Renzoni, precipitando com’era successo al padre di Ersilia Quinto Pallesi, da un’impalcatura.
Metello fu addolorato, ma era consapevole della frequenza con cui accadevano questi avvenimenti, quindi non si crucciò esageratamente per il dramma.
Seguì un breve periodo di lavoro tranquillo, durante il quale Metello ed Ersilia condussero una vita normale: venne una sera, in cui Metello confessò il tradimento alla moglie, che già sapeva tutto; il giorno dopo arrivarono le guardie sotto casa, per arrestare di nuovo l’uomo, a causa delle aggressioni che erano avvenute poco prima della fine dello sciopero. In prigione Metello venne a sapere che Ersilia era di nuovo incinta; ella le scrisse inoltre che aveva ricevuto una busta, intestata a “Metello”, con dentro cento lire. Metello capì subito che poteva essere solamente opera di Viola, e nei suoi pensieri la ringraziò.
All’uscita di prigione i due si incamminarono, in compagnia di Libero, e si promisero di diventare una famiglia modello.

TECNICHE NARRATIVE
L’inizio dell’opera è quello di una biografia ricca di particolari: descrizione del personaggio principale, Metello; dei genitori; del paesino; della famiglia adottiva.
Il romanzo vero e proprio ha inizio dal momento in cui Metello, all’età di quindici anni, decide di trasferirsi a Firenze: Pratolini non descrive solamente Metello e ciò che lo circonda, ma mette in relazione i vari personaggi tra di loro, attraverso frequenti e lunghi discorsi diretti.
Egli si pone come narratore esterno ed onnisciente, assumendo spesso il punto di vista del muratore, partecipando alle vittorie ed alle sconfitte, ai sentimenti, alle paure ed alle certezze.
Nonostante la “terza persona”, Pratolini si pone sempre da un punto di vista simile a quello dei personaggi che vivono le vicende direttamente. Spesso utilizza il “noi”, esprimendosi con lo stesso linguaggio utilizzato dai personaggi stessi, per coinvolgere maggiormente il lettore.
Raramente egli interviene con commenti personali, a differenza delle opere precedenti.

PERSONAGGI PRINCIPALI
Metello è sicuramente il personaggio principale: inizialmente è presentato come un ragazzo che per la giovane età è privo di ideali; a volte è addirittura considerato “ciucco” dai personaggi che lo circondano.
Ma la vera personalità si scopre nel momento in cui egli, appena quindicenne, fugge di casa solo, per dirigersi verso Firenze: senza sapere ne leggere ne scrivere cerca un lavoro, e grazie alla conoscenza di Betto impara anche a “fare la propria firma”. E’ giovane, fresco, vigoroso, “affamato” di lavoro e desideroso di imparare, di capire e di vivere la propria libertà.
Partecipa attivamente alle manifestazioni popolari, senza temere le conseguenze: nemmeno la prigione.
Le sue caratteristiche principali, e vincenti sono l’umiltà e la riflessività: egli è sempre attento ad imparare da ogni situazione.
Betto, il padre “adottivo” di Metello, è fondamentale per la crescita del ragazzo. La sua personalità è la stessa che si trasmetterà poi a Metello: è un uomo umile, sempre pronto a lavorare, e desideroso di continuare a imparare da ogni cosa. A volte è considerato come personaggio strano dai suoi compagni di lavoro: solo Metello aveva imparato a conoscerlo veramente, ed a trarre tutto ciò che c’era di positivo nella sua personalità.
Viola per Metello è stata la prima donna, la prima esperienza. Ella non lo confessa, ma è realmente innamorata del ragazzo: per questo, nonostante sappia che egli è già sposato, gli spedisce un segno del proprio amore: le cento lire.
Ersilia è l’unico vero amore di Metello: il tradimento non la tocca più di tanto; ella è sicura di essere l’unica ad occupare il cuore del marito. E’ giovane, di bell’aspetto, e dolce; tuttavia non è recessiva: infatti spesso discute con le amiche e con Metello stesso, dimostrando una profonda intelligenza.
L’ingegner Badolati è l’antagonista di Metello. Il direttore del cantiere, infatti, pur volendosi dimostrare benevolo e comprensivo nei confronti dei propri lavoratori, è comunque l’ostacolo maggiore contro il quale vale la pena lottare e misurare se stessi. Metello e soci si dimostrano fermi nelle loro decisioni, riuscendo così a convincere tutti a concedere loro l’aumento. Verso la fine, l’ingegnere si mostra più comprensivo nei confronti dei propri dipendenti: questo è il momento in cui egli non finge: la fame patita dai lavoratori lo colpisce, ed il suo cuore si apre a loro.
Altri personaggi: Sante Chellini, Quinto Pallesi, Del Buono, Olindo Tinaj, il piccolo Renzoni, la bell’Idina, Cesare (marito di Ida), Cosetta, Caco (padre di Metello), il Tedesco, Lippi…

TEMI DOMINANTI
La “formazione” di Metello è il primo tema affrontato: dall’inizio alla morte di Betto. Metello in questo periodo della vita, grazie all’aiuto di chi lo circonda, e dello stesso Betto, conosce la vita.
Lo sciopero dei lavoratori è il secondo tema affrontato: Metello per i propri compagni si sacrifica e sempre subisce le dure conseguenze, senza mai pentirsi di ciò che commette. Lo scopo di questo sciopero è l’aumento del salario: la vita è troppo cara, ed i salari sono pressoché insufficienti.
La vita di Metello è sempre accompagnata dall’amore, che svolge sempre un ruolo molto importante: dapprima manca, infatti Metello è solo, e nessuno lo ama veramente; poi l’amore lo avvicina ad Ersilia.

PASSI SIGNIFICATIVI
p.57 “Dall’indomani della scomparsa di Betto, Metello diventò vero italiano e vero uomo…” E’ il momento in cui Metello è solo e per la prima volta deve lottare contro tutti i problemi della vita senza nessun appoggio morale.
p.179 “Era la domenica del 14 maggio del Due; avevano parlato fino alla sera del sabato con i padroni. Inutilmente. Dall’indomani sarebbero scesi in sciopero…” In questo momento comincia la vera avventura di Metello: egli decide di mettere in discussione la propria persona, in favore della comunità.
p.309 “Fuori era ancora scuro, ma una notte lunare, estiva, appena ventilata. Presto sarebbe sorto il nuovo giorno, l’ultimo dello sciopero.” Il traguardo è vicino, ma non tutti lo possono vedere: nascono le zuffe tra i crumiri e gli scioperanti. Metello non è contraddittorio: mantiene la propria opinione fino alla fine, aiutando anche chi non lo merita.
p.382 “Percorsero in silenzio tutta via Ghibellina, ed entrarono nel caffè del Canto delle Rondini. Lei prese un corretto, lui una grappa; lei cavò di tasca un savoiardo e lo mise in mano al bambino. Senza volere, erano venuti a trovarsi di fronte al grande specchio incorniciato d’oro di una reclame, si sorrisero. egli disse. ella disse. ” Metello nasce nell’anonimato e finisce nell’anonimato: non c’è il tipico e patetico lieto fine; esso è presente solo in parte. I lavoratori ottengono l’aumento, ma non c’è un episodio capace di suscitare gioia in tutti i personaggi principali, come spesso accade nei romanzi. Egli si promette e promette alla moglie, di essere fedele, e di continuare a vivere secondo i principi per i quali aveva sempre vissuto fino a quel momento.

BIBLIOGRAFIA
• V. Pratolini, Metello, Cles -TN-, Arnoldo Mondadori editore, 1960
• Autori vari, Enciclopedia Multimediale Rizzoli Larousse, Milano, Rizzoli editore, 1998
(con l’aiuto di vari siti Internet)

Riccardo Molari

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