Ragazzi di vita

Materie:Scheda libro
Categoria:Generale

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1.5 (2)
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Data:23.11.2000
Numero di pagine:6
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Testo

Giacobazzi Luca 3D 31\10\00

Recensione del libro
"Ragazzi di vita"
di Pier Paolo Pasolini
Edizione: I libri verdi, Archimede edizioni.
Costo: 17000£.
Pagine: 219.
Questo romanzo ambientato nella Roma dei primi anni '50, durante la ricostruzione postbellica, è una sorta di dipinto di un tipo di realtà fatta di contrasti e opposte tendenze che si stava via via diffondendo e sviluppando in tutta la penisola, in seguito alla liberazione da parte degli americani e allo sviluppo che, fomentato dall'entusiasmo per la fine del conflitto, sembrava dovesse coinvolgere tutto e tutti.
La realtà della povera gente che vive ammassata e stipata come animali in fatiscenti edifici pericolanti è contrapposta all'immagine descritta dall'autore dei ricchi mercati rionali, la spacconeria e la spavalderia dei giovani che nutrono la speranza in un domani migliore si scontra con la rassegnazione spesso tradotta in rabbia degli adulti e in oltre spesso l'autore fa risaltare il fatto che ognuno dietro alla maschera dura necessaria per non sentirsi inferiore a nessuno, anzi superiore, il migliore, celi in realtà difficoltà comuni a tutti e tanti piccoli problemi personali (le frustate vere o presunte di Amerigo, la violenza del padre di Genesio, la morte dei genitori del Riccetto, ecc…).
Il romanzo, di tipo corale, non ha un vero e proprio protagonista, anche se emerge la figura del Riccetto, uno dei tanti "pischelli" del sottoproletariato cittadino; questa figura probabilmente è messa in risalto da Pasolini solamente per dare alla storia un punto fermo da cui dipartirsi, andando poi a coinvolgere una miriade di altri "Riccetti" che di volta in volta, di capitolo in capitolo, assumono una diversa rilevanza e vengono analizzati e caratterizzati in modo differente, più o meno particolareggiato, dal narratore esterno dietro cui si cela l'autore.
L'unica vera protagonista di "Ragazzi di vita" è a mio parere la borgata romana, la periferia della capitale dentro e attorno alla quale si snodano tutte le piccole e grandi vicende dei giovani borgatari che vivono alla giornata, senza pensare al domani, immersi nella loro povertà, vissuta comunque con orgoglio, senza rassegnazione, e con la speranza imperitura di "azzeccare il colpo giusto" grazie sia alle capacità superiori a quelle degli altri che ognuno crede di avere, sia all'aiuto della Dea bendata.
Uno dei sentimenti più importanti è l'amicizia, vista come solidarietà tra simili, tra poveracci non si rifiuta mai un tiro ad un compagno, ma la diffidenza è sempre la prima regola per sopravvivere: la lealtà è fondamentale, ma nel caso che, inseguiti da una madama, ci fosse stato da tajare, ogni ragazzo avrebbe pensato quasi esclusivamente a se stesso.
Nel testo Pasolini non si sofferma ad analizzare i pensieri e i sentimenti dei personaggi, ma in genere tende a descrivere dettagliatamente le loro azioni: a mio parere ciò avviene per far sì che il lettore giunga da solo ad afferrare quella che è l'idea dell'autore, vale a dire che non è fondamentale ciò che questi piccoli borgatari desiderano, pensano e sognano, ma ciò che sentono di dover fare e dimostrare davanti agli altri, perché Pasolini sa che sarà sempre questo secondo "bisogno" a prevalere e a condizionare ogni scelta della vita quotidiana di questi ragazzi.
A questo discorso si può forse legare il fatto che questi pischelli siano sboccati e volgari, violenti e usino sempre un tono di voce molto alto, quasi come fanno i neonati, sì a causa della loro ignoranza, ma forse anche per distogliere la propria attenzione da un'analisi interiore di se stessi, e per chiedere inconsciamente aiuto ad un ipotetico qualcuno che sia disposto ad abbandonare le proprie difficoltà e i propri problemi quotidiani per decidersi ad ascoltarli veramente e ad occuparsi anche della loro solitudine interiore.
Uno dei passaggi che mi ha colpito maggiormente, è quello che riguarda l'annegamento del giovane Genesio, che stava cercando di attraversare a nuoto il fiume per dimostrare la propria virilità agli altri, a cui Riccetto ha assistito senza poter ma forse neanche voler intervenire, mentre tempo addietro non aveva esitato a gettarsi in acqua per salvare una rondinella che stava per morire annegata.
Dal punto di vista stilistico ho apprezzato la mimesi che Pasolini costruisce in tutto il romanzo, riproducendo in una fedele forma dialettale i dialoghi (tra diversi personaggi, ma anche interiori), che aiutano così il lettore ad entrare nell'atmosfera che egli ci vuole rappresentare.
Giacobazzi Luca 3D 31\10\00

Recensione del libro
"Ragazzi di vita"
di Pier Paolo Pasolini
Edizione: I libri verdi, Archimede edizioni.
Costo: 17000£.
Pagine: 219.
Questo romanzo ambientato nella Roma dei primi anni '50, durante la ricostruzione postbellica, è una sorta di dipinto di un tipo di realtà fatta di contrasti e opposte tendenze che si stava via via diffondendo e sviluppando in tutta la penisola, in seguito alla liberazione da parte degli americani e allo sviluppo che, fomentato dall'entusiasmo per la fine del conflitto, sembrava dovesse coinvolgere tutto e tutti.
La realtà della povera gente che vive ammassata e stipata come animali in fatiscenti edifici pericolanti è contrapposta all'immagine descritta dall'autore dei ricchi mercati rionali, la spacconeria e la spavalderia dei giovani che nutrono la speranza in un domani migliore si scontra con la rassegnazione spesso tradotta in rabbia degli adulti e in oltre spesso l'autore fa risaltare il fatto che ognuno dietro alla maschera dura necessaria per non sentirsi inferiore a nessuno, anzi superiore, il migliore, celi in realtà difficoltà comuni a tutti e tanti piccoli problemi personali (le frustate vere o presunte di Amerigo, la violenza del padre di Genesio, la morte dei genitori del Riccetto, ecc…).
Il romanzo, di tipo corale, non ha un vero e proprio protagonista, anche se emerge la figura del Riccetto, uno dei tanti "pischelli" del sottoproletariato cittadino; questa figura probabilmente è messa in risalto da Pasolini solamente per dare alla storia un punto fermo da cui dipartirsi, andando poi a coinvolgere una miriade di altri "Riccetti" che di volta in volta, di capitolo in capitolo, assumono una diversa rilevanza e vengono analizzati e caratterizzati in modo differente, più o meno particolareggiato, dal narratore esterno dietro cui si cela l'autore.
L'unica vera protagonista di "Ragazzi di vita" è a mio parere la borgata romana, la periferia della capitale dentro e attorno alla quale si snodano tutte le piccole e grandi vicende dei giovani borgatari che vivono alla giornata, senza pensare al domani, immersi nella loro povertà, vissuta comunque con orgoglio, senza rassegnazione, e con la speranza imperitura di "azzeccare il colpo giusto" grazie sia alle capacità superiori a quelle degli altri che ognuno crede di avere, sia all'aiuto della Dea bendata.
Uno dei sentimenti più importanti è l'amicizia, vista come solidarietà tra simili, tra poveracci non si rifiuta mai un tiro ad un compagno, ma la diffidenza è sempre la prima regola per sopravvivere: la lealtà è fondamentale, ma nel caso che, inseguiti da una madama, ci fosse stato da tajare, ogni ragazzo avrebbe pensato quasi esclusivamente a se stesso.
Nel testo Pasolini non si sofferma ad analizzare i pensieri e i sentimenti dei personaggi, ma in genere tende a descrivere dettagliatamente le loro azioni: a mio parere ciò avviene per far sì che il lettore giunga da solo ad afferrare quella che è l'idea dell'autore, vale a dire che non è fondamentale ciò che questi piccoli borgatari desiderano, pensano e sognano, ma ciò che sentono di dover fare e dimostrare davanti agli altri, perché Pasolini sa che sarà sempre questo secondo "bisogno" a prevalere e a condizionare ogni scelta della vita quotidiana di questi ragazzi.
A questo discorso si può forse legare il fatto che questi pischelli siano sboccati e volgari, violenti e usino sempre un tono di voce molto alto, quasi come fanno i neonati, sì a causa della loro ignoranza, ma forse anche per distogliere la propria attenzione da un'analisi interiore di se stessi, e per chiedere inconsciamente aiuto ad un ipotetico qualcuno che sia disposto ad abbandonare le proprie difficoltà e i propri problemi quotidiani per decidersi ad ascoltarli veramente e ad occuparsi anche della loro solitudine interiore.
Uno dei passaggi che mi ha colpito maggiormente, è quello che riguarda l'annegamento del giovane Genesio, che stava cercando di attraversare a nuoto il fiume per dimostrare la propria virilità agli altri, a cui Riccetto ha assistito senza poter ma forse neanche voler intervenire, mentre tempo addietro non aveva esitato a gettarsi in acqua per salvare una rondinella che stava per morire annegata.
Dal punto di vista stilistico ho apprezzato la mimesi che Pasolini costruisce in tutto il romanzo, riproducendo in una fedele forma dialettale i dialoghi (tra diversi personaggi, ma anche interiori), che aiutano così il lettore ad entrare nell'atmosfera che egli ci vuole rappresentare.

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