Ragazzi di vita

Materie:Scheda libro
Categoria:Generale
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Testo

RAGAZZI DI VITA
di Pier Paolo Pasolini

L'inizio della vicenda è ambientato verso la fine della guerra, con i tedeschi a presidiare la capitale. L'azione si svolge alla periferia di Roma, a Monteverde. Subito incontriamo il piccolo Riccetto che va a fare la prima comunione, somiglia più a un bullo che a un catecumeno. Poi lo vediamo correre alla Ferrobedò (così il popolo chiama la fabbrica Ferro-Beton) dove, con i suoi amichetti Agnolo e Marcello, porta via tutto quello che riesce ad afferrare. I piccoli protagonisti vivono sempre di espedienti, per poi perdere al gioco i pochi soldi raggranellati. Ai tre non rimangono che le cinquecento lire sottratte ad un cieco. Con questo "mezzo sacco" i ragazzini decidono di fare una gita in barca e si recano al galleggiante sul Tevere chiamato il "Ciriola", affittano la tanto desiderata imbarcazione. Il Riccetto, sdraiato sul fondo del natante a guardare il cielo, scorge ad un certo punto una rondinella con le ali bagnate, ormai destinata ad affogare. Si tuffa ed effettua così il salvataggio.
Sono trascorsi due anni (estate 1946) ed il Riccetto ha acquistato la malizia di un grande. Sempre alla ricerca di qualche lira, si mette in combutta con dei napoletani che abbindolano i passanti con il gioco della "cartina". Sfortunatamente interviene la polizia che porta al fresco tutta la combriccola ad eccezione del protagonista, che riesce a sfuggire, ritrovandosi così unico possessore del bottino. Di nuovo "ingranato", il Riccetto abbandona la compagnia dei "pischelli" della sua età per unirsi al gruppo dei ragazzi più grandi. Con essi organizza la gita ad Ostia, dove conducono Nadia, una prostituta. La spiaggia è affollata di turisti domenicali. Qui, in una cabina, si svolge l'iniziazione sessuale del Riccetto con Nadia che lo alleggerisce di nascosto del "malloppo".
Parallelamente vediamo Marcello aggirarsi per le case degli sfrattati alla ricerca dell'amico. Anche Marcello si scontra con il mondo degli adulti, qui impersonato dalla sora Adele, madre del Riccetto. Egli rimane estraneo a questo mondo mostrandosi ancora legato agli affetti dell'infanzia. Su di lui si abbatte una sciagura improvvisa: crolla il palazzo vicino che causa anche la morte della madre del Riccetto.
Riccetto, arrivato a Monteverde , incontra Agnolo e vengono a sapere della disgrazia successa durante la loro assenza. Sia la morte di Marcello che quella della sora Adele, non sono rappresentate ma soltanto alluse attraverso il pianto dei familiari.
E' passato un anno dal crollo del fabbricato ed il Riccetto è andato ad abitare con lo zio, dalle parti di Tiburtino. Qui conosce altri ragazzi, tra cui Alduccio, il Begalone ed il Caciotta, con i quali ricava quindici mila lire dalla vendita di alcune poltrone, permettendosi così di rinnovare il guardaroba e avventurarsi nelle vie del centro di Roma.
Questo vagabondaggio ha termine sulle panchine di Villa Borghese, dove il Riccetto ed il Caciotta incontrano altri teppistelli. Insieme a loro fanno la conoscenza di tutta una "fauna notturna" di delinquenti, prostitute, soldati. Ma le alleanze e le amicizie hanno in questo clima un valore assolutamente provvisorio: il Caciotta dovrà pentirsi amara- mente di aver rivelato di possedere una notevole quantità di denaro. Infatti, la mattina dopo quando i giovani si svegliano sulle panchine del parco, si ritrovano alleggeriti delle scarpe, degli occhiali nuovi nonché di tutta la somma ricavata dalla vendita delle poltrone. Immediatamente cercano di rifarsi della perdita: a farne le spese è una signora che viene borseggiata sul tram dai due compari i quali poi fanno ritorno a Tiburtino. Qui il Caciotta incontra alcuni vecchi amici della borgata e, per niente provato dalla disavventura precedente, mostra loro con spavalderia il portafoglio rigonfio. Cio' attira l'attenzione di Amerigo definito come "il meglio guappo di Pietralata", il quale propone al Caciotta un affare poco chiaro. Convinto anche il Riccetto, i tre giungono alla bisca clandestina dove il gioco della "zecchinetta" si svolge già a pieno ritmo. Amerigo, all'improvviso chiede al Riccetto di prestargli mille lire che gli vengono consegnate non senza nuove schermaglie verbali. Dopo aver ceduto tre volte alle pressioni del gigante, che continua a perdere, il Riccetto approfitta di un momento di distrazione per fuggire.
Il Riccetto riprende a vagabondare finché non arriva nella zona della Maranella dove si imbatte nel Lanzetta, già conosciuto a Villa Borghese, ed insieme vengono a sapere della morte di Amerigo da Alduccio, cugino del Riccetto. Commosso decide di partecipare al funerale. Riccetto,Alduccio ed il Lanzetta sono pronti per un nuovo colpo: il deposito di materiali di una officina. Quando ormai hanno il bottino, si intromette un vecchietto con la scusa di proteggere la refurtiva dall'intervento di un fantomatico vigile notturno. A questo punto il Riccetto ed il Lanzetta si scambiano un ammiccante segno di intesa: sono infatti venuti a sapere che il vecchio ha tre figlie in "età da marito" e dalle quali essi ritengono di poter trarre adeguato godimento. Ragion per cui convincono Alduccio ad andare da solo a smerciare tutta la ferraglia mentre loro aiutano il signor Antonio a portare i cavolfiori rubati fino a casa. Qui fanno la conoscenza delle figliole. La visita però non rimarrà senza conseguenze. Dopo qualche tempo infatti trovano il Riccetto fidanzato con la terza delle figlie del sor Antonio e trova lavoro come garzone di un pescivendolo ed inoltre tutte le domeniche accompagna la ragazza al cinema. Per far fronte a queste spese domenicali, il Riccetto è costretto a ritornare alle vecchie abitudini e ad organizzare un altro colpo, sempre con Alduccio ed il Lanzetta e con l'aggiunta di un certo Lello. Questi ultimi vengono immediatamente catturati, Alduccio è costretto a recarsi all'ospedale e solo il Riccetto rimane in libertà. Così, mentre gironzola dietro S.Giovanni alla ricerca di qualcosa da mangiare, aiuta glispazzini a scaricare le immondizie ottenendo così il permesso diandare a rovistare tra i rifiuti. Ridotto in condizioni pietose, il Riccetto rientra nel suo rifugio all'ultimo piano di via Taranto; addormentatosi non si accorge che la porta dell'appartamento adiacente è stata forzata e l'appartamento stesso svaligiato. Viene così arrestato, ironia della sorte, proprio per un furto che non ha mai neppure
pensato di commettere. Sono trascorsi i tre anni della pena detentiva e ritroviamo il Riccetto che ha davvero imparato una specie di morale utilitaristica: si è messo a fare il manovale e pensa solo ai fatti suoi. Lo ritroviamo sulle sponde del fiume dove dei ragazzini sguazzano e giocano nell'acqua intorpidita dagli scarichi delle fabbriche. Ci sono il Caciotta, Alduccio ed il Begalone, c'è un vociante sciame di ragazzini che si agitano freneticamente seguendo momentanei entusiasmi e rinnovando quel contrasto tra il bambino debole ma furbo e l'adulto forte ma fesso. Si svolge così un diverbio tra il Caciotta e Armandino (un ragazzino) che uscirà dal duello con le mutande strappate ma col suo onore intatto. Sul far della sera i ragazzini abbandonano le rive del fiume e si incamminano nei prati del monte del Pecoraro: le loro energie sono tutt'altro che esaurite, anzi vengono stimolate dalla presenza di alcune bambine smorfiose e dal desiderio impacciato di fare colpo. Successivamente ritroviamo Alduccio ed il Begalone entrambi in una situazione insostenibile: Alduccio ha il padre alcolizzato e la sorella incinta nonché aspirante suicida; Begalone ha la madre epilettica ed indemoniata.
Un giorno Riccetto ripercorre i luoghi dove ha trascorso la fanciullezza ma li trova cambiati: il progresso è intervenuto, negli anni della ricostruzione, con i suoi casermoni tutti uguali, senza vita.
Dopo questa parentesi, ritroviamo il Begalone ed Alduccio (i quali rimediata un po' di "grana" con turpi espedienti) si dirigono verso il bordello. Il denaro però non è sufficiente per entrambi e la fortuna favorisce Alduccio che però non riesce a "compiere il suo dovere" perchè è affamato, deve così abbandonare la casa del piacere deriso da tutti i presenti. A casa, la disperazione di Alduccio si scontra con la sua triste situazione familiare: la sorella in crisi suicida, la madre pazza di rabbia lo accusa di non lavorare per il sostentamento della famiglia. Alla fine i nervi del ragazzo non reggono più e colpisce la madre con un coltello.
La storia corale dei ragazzi della borgata si conclude anch'essa tragicamente e non a caso l'ultimo capitolo viene intitolato "La Comare Secca" (cioè la morte). Nello stesso scenario della riva dell'Aniene dove avevamo visto svolgersi i giochi e le prodezze dei bulli, ora il destino crudele dei giovani emarginati arriva a completo compimento. Dapprima è Alduccio che si addormenta con le braccia in croce, in una posizione da cadavere, poi è il Begalone che sceso in acqua, malgrado la forte tosse, sviene in mezzo al fango e viene trasportato via più morto che vivo; ma sarà infine Genesio, il più cosciente dei ragazzi di vita, ad arrivare fino all'estremo dramma, scomparendo tra le onde nel tentativo di attraversare il fiume (prova che per lui rappresenta la dimostrazione della conquistata maturità). Ma se il
Genesio funziona in questo finale da "eroe positivo", il Riccetto rappresenta il "negativo", definitivamente integrato nel mondo del lavoro e del nascente mondo dei consumi. Pare quindi che alla fine solo due vite rimangono aperte allo sviluppo dei ragazzi: la morte o l'integrazione (che e' il tradimento del mondo originario). Ma a concludere la storia sara' il protagonista reale di tutte le vicende raccontate: la citta' malata con la sua periferia sporca e
sgretolata,che fa da pietoso coro alle esistenze inconsapevoli.

I PERSONAGGI DE ‘RAGAZZI DI VITA’

IL RICCETTO: è il protagonista che funge da filo conduttore, con la sua presenza in tutti gli episodi e al quale l'autore confluisce una seppur limitata evoluzione interiore. Infatti, lo troviamo subito all'inizio del primo capitolo pronto per fare la prima comunione e alla fine dell'ottavo capitolo definitivamente integrato nel mondo del lavoro e nel nascente mondo dei consumi. Bisogna notare però che proprio quando il Riccetto trova una sorta di sistemazione e adattamento nel contesto sociale, automaticamente prevale la funzione di preminenza che aveva nel tessuto del racconto. (Dal V capitolo in poi).

AGNOLO: amico d'infanzia del Riccetto. Con quest'ultimo compie i primi furtarelli, la mitica gita in barca e purtroppo la conoscenza del dramma che si era abbattuto sulla madre del Riccetto e su Marcello. Questo personaggio ha vita breve nel racconto, infatti lo incontriamo solo nei primi due capitoli.

MARCELLO: amico d'infanzia di Riccetto. Anche lui con tutti i "ragazzi di vita" compie i primi furti in tenera età. Ma egli ha anche la sfortuna di morire giovane in conseguenza al crollo di un palazzo.

ALDUCCIO: è cugino del Riccetto. Con lui partecipa alla vendita delle poltrone e al furto dei materiali di un'officina. In entrambe le situazioni sembra essere il più ingenuo o imbranato in quanto deve subire gli ordini del cugino. Nel VII capitolo, però questo personaggio assume maggiore importanza, infatti con il padre alcolizzato e la sorella incinta ed aspirante suicida, cerca di scaricare all'esterno le frustrazioni insieme all'amico Begolone. Colpito nella sua virilità, a seguito della spiacevole avventura nella casa del piacere, successivamente si scontra con la sua triste situazione familiare: la madre pazza di rabbia lo accusa di non lavorare. Il giovane stanco dei continui rimproveri la colpisce con un coltello. Infine lo ritroviamo sulla sponda dell'Aniene che si addormenta.

IL BEGALONE: è amico del Riccetto e di Alduccio con i quali partecipa alla vendita delle poltrone. Lo ritroviamo nel VII capitolo insieme ad Alduccio con il quale divide la sofferenza di una situazione familiare insostenibile. Egli infatti ormai colpito dalla tubercolosi, deve fare i conti anche con la madre epilettica ed indemoniata. Alla fine del romanzo lo rivediamo nelle acque dell'Aniene malgrado la forte tosse che lo porta a svenire in mezzo al fango e ad essere trasportato all'ospedale in fin di vita.

IL CACIOTTA: è amico del Riccetto, il meno furbo ma il più addentro negli ambienti "tiburtineschi". Questo personaggio accompagna il Riccetto in un lungo vagabondaggio che ha termine sulle panchine di Villa Borghese dove trascorrono la notte. Successivamente i due compagni vengono fermati da Amerigo il quale propone loro di accompagnarlo in una bisca, luogo in cui verrà effettuato l'arresto dello stesso Caciotta. Lo ritroveremo nel sesto capitolo sulla sponda dell'Aniene mentre discute con il piccolo Armandino molto piu' furbo del primo.

AMERIGO: vecchio amico del Caciotta.Viene definito come "il meglio guappo di Pietralda".E' egli stesso che propone al Caciotta e al Riccetto di seguirlo nella bisca successivamente scoperta dai carabinieri. Il gigante di Pietralda' era riuscito a sfuggire ma nel tentativo di attraversare a nuoto l'Aniene era stato colpito da un malore. Portato all'ospedale tento' di ammazzarsi tagliandosi i polsi,ma non vi riusci'; quindi dopo dieci giorni si butto' dalla finestra e finalmente riusci' a realizzare il suo volere.

IL LENZETTA:amico del protagonista, identico nei tratti fisionomici (riccio, piccolo, con una faccetta gonfia da delinquente), è sempre in gara per dimostrare una maggiore "lenzaggine" (astuzia), da qui il nome Lenzetta. Questo personaggio partecipa al furto di materiali da un'officina con il Riccetto, insieme a lui fa la conoscenza delle tre figlie del sor Antonio. Successivamente, sempre con l'amico, ruba in un magazzino ma viene immediatamente catturato.

GENESIO-BORGO ANTICO-MARIUCCIO: sono i "tre moschettieri". Si distinguono dai soliti bulli di borgata per una specie di bontà innata e per il pudore di non far scoprire questo sentimento segreto, (Genesio è sempre rappresentato silenzioso e assorto).Negli altri ragazzi le caratteristiche sono l'esibizionismo e la spavalderia.

PIATOLETTA: è una specie di nanerottolo deforme e rachitico, porta in capo un inseparabile berretto per coprire il cranio spelacchiato. E' il bersaglio di atroci scherzi da parte dei suoi coetanei.

SOR ANTONIO:personaggio che conduce il Riccetto ed il Lanzetta a rubare i cavolfiori e che inseguito accompagna a casa sua per far conoscere loro le sue figlie.

SORA ADELE: madre del Riccetto

NADIA: prostituta che viene condotta ad Ostia dal Riccetto e da una combricola di napoletani.

NADIA:figlia maggiore del sor Antonio

LUCIANA: figlia del sor Antonio

3a FIGLIA DEL SOR ANTONIO: ragazza del Riccetto

SORA ADRIANA:moglie del sor Antonio.

TEMPO A CUI LA VICENDA SI RIFERISCE

il periodo a cui la vicenda si riferisce è l'inizio degli anni '50. Periodo in cui Pasolini, come altri intellettuali, si sentì attratto dai più evidenti fenomeni sociologici di questi anni, come l' urbanizzazione che avanza col miraggio di una vita migliore. Da ciò la formazione di masse sempre più grandi di sotto proletariati che vivono in miserabili condizioni negli agglomerati di baracche delle borgate. Qui c'era la prova che il progresso proclamato dai ceti dirigenti borghesi non poteva evitare di produrre un nuovo tipo di sottosviluppo e condizioni di vita immani.

TECNICHE NARRATIVE

la rappresentazione del sotto-proletariato e del paesaggio tipico delle borgate (periferia sporca e miserabile, fangosa e polverosa, illuminata da un sole ossessivo) si manifesta con chiarezza nel più vistoso carattere stilistico del libro cioè l'uso del dialetto romanesco; più precisamente di una ristretta e particolare variante del dialetto stesso cioè il gergo della malavita o della plebe romana.

RAGAZZI DI VITA
di Pier Paolo Pasolini

L'inizio della vicenda è ambientato verso la fine della guerra, con i tedeschi a presidiare la capitale. L'azione si svolge alla periferia di Roma, a Monteverde. Subito incontriamo il piccolo Riccetto che va a fare la prima comunione, somiglia più a un bullo che a un catecumeno. Poi lo vediamo correre alla Ferrobedò (così il popolo chiama la fabbrica Ferro-Beton) dove, con i suoi amichetti Agnolo e Marcello, porta via tutto quello che riesce ad afferrare. I piccoli protagonisti vivono sempre di espedienti, per poi perdere al gioco i pochi soldi raggranellati. Ai tre non rimangono che le cinquecento lire sottratte ad un cieco. Con questo "mezzo sacco" i ragazzini decidono di fare una gita in barca e si recano al galleggiante sul Tevere chiamato il "Ciriola", affittano la tanto desiderata imbarcazione. Il Riccetto, sdraiato sul fondo del natante a guardare il cielo, scorge ad un certo punto una rondinella con le ali bagnate, ormai destinata ad affogare. Si tuffa ed effettua così il salvataggio.
Sono trascorsi due anni (estate 1946) ed il Riccetto ha acquistato la malizia di un grande. Sempre alla ricerca di qualche lira, si mette in combutta con dei napoletani che abbindolano i passanti con il gioco della "cartina". Sfortunatamente interviene la polizia che porta al fresco tutta la combriccola ad eccezione del protagonista, che riesce a sfuggire, ritrovandosi così unico possessore del bottino. Di nuovo "ingranato", il Riccetto abbandona la compagnia dei "pischelli" della sua età per unirsi al gruppo dei ragazzi più grandi. Con essi organizza la gita ad Ostia, dove conducono Nadia, una prostituta. La spiaggia è affollata di turisti domenicali. Qui, in una cabina, si svolge l'iniziazione sessuale del Riccetto con Nadia che lo alleggerisce di nascosto del "malloppo".
Parallelamente vediamo Marcello aggirarsi per le case degli sfrattati alla ricerca dell'amico. Anche Marcello si scontra con il mondo degli adulti, qui impersonato dalla sora Adele, madre del Riccetto. Egli rimane estraneo a questo mondo mostrandosi ancora legato agli affetti dell'infanzia. Su di lui si abbatte una sciagura improvvisa: crolla il palazzo vicino che causa anche la morte della madre del Riccetto.
Riccetto, arrivato a Monteverde , incontra Agnolo e vengono a sapere della disgrazia successa durante la loro assenza. Sia la morte di Marcello che quella della sora Adele, non sono rappresentate ma soltanto alluse attraverso il pianto dei familiari.
E' passato un anno dal crollo del fabbricato ed il Riccetto è andato ad abitare con lo zio, dalle parti di Tiburtino. Qui conosce altri ragazzi, tra cui Alduccio, il Begalone ed il Caciotta, con i quali ricava quindici mila lire dalla vendita di alcune poltrone, permettendosi così di rinnovare il guardaroba e avventurarsi nelle vie del centro di Roma.
Questo vagabondaggio ha termine sulle panchine di Villa Borghese, dove il Riccetto ed il Caciotta incontrano altri teppistelli. Insieme a loro fanno la conoscenza di tutta una "fauna notturna" di delinquenti, prostitute, soldati. Ma le alleanze e le amicizie hanno in questo clima un valore assolutamente provvisorio: il Caciotta dovrà pentirsi amara- mente di aver rivelato di possedere una notevole quantità di denaro. Infatti, la mattina dopo quando i giovani si svegliano sulle panchine del parco, si ritrovano alleggeriti delle scarpe, degli occhiali nuovi nonché di tutta la somma ricavata dalla vendita delle poltrone. Immediatamente cercano di rifarsi della perdita: a farne le spese è una signora che viene borseggiata sul tram dai due compari i quali poi fanno ritorno a Tiburtino. Qui il Caciotta incontra alcuni vecchi amici della borgata e, per niente provato dalla disavventura precedente, mostra loro con spavalderia il portafoglio rigonfio. Cio' attira l'attenzione di Amerigo definito come "il meglio guappo di Pietralata", il quale propone al Caciotta un affare poco chiaro. Convinto anche il Riccetto, i tre giungono alla bisca clandestina dove il gioco della "zecchinetta" si svolge già a pieno ritmo. Amerigo, all'improvviso chiede al Riccetto di prestargli mille lire che gli vengono consegnate non senza nuove schermaglie verbali. Dopo aver ceduto tre volte alle pressioni del gigante, che continua a perdere, il Riccetto approfitta di un momento di distrazione per fuggire.
Il Riccetto riprende a vagabondare finché non arriva nella zona della Maranella dove si imbatte nel Lanzetta, già conosciuto a Villa Borghese, ed insieme vengono a sapere della morte di Amerigo da Alduccio, cugino del Riccetto. Commosso decide di partecipare al funerale. Riccetto,Alduccio ed il Lanzetta sono pronti per un nuovo colpo: il deposito di materiali di una officina. Quando ormai hanno il bottino, si intromette un vecchietto con la scusa di proteggere la refurtiva dall'intervento di un fantomatico vigile notturno. A questo punto il Riccetto ed il Lanzetta si scambiano un ammiccante segno di intesa: sono infatti venuti a sapere che il vecchio ha tre figlie in "età da marito" e dalle quali essi ritengono di poter trarre adeguato godimento. Ragion per cui convincono Alduccio ad andare da solo a smerciare tutta la ferraglia mentre loro aiutano il signor Antonio a portare i cavolfiori rubati fino a casa. Qui fanno la conoscenza delle figliole. La visita però non rimarrà senza conseguenze. Dopo qualche tempo infatti trovano il Riccetto fidanzato con la terza delle figlie del sor Antonio e trova lavoro come garzone di un pescivendolo ed inoltre tutte le domeniche accompagna la ragazza al cinema. Per far fronte a queste spese domenicali, il Riccetto è costretto a ritornare alle vecchie abitudini e ad organizzare un altro colpo, sempre con Alduccio ed il Lanzetta e con l'aggiunta di un certo Lello. Questi ultimi vengono immediatamente catturati, Alduccio è costretto a recarsi all'ospedale e solo il Riccetto rimane in libertà. Così, mentre gironzola dietro S.Giovanni alla ricerca di qualcosa da mangiare, aiuta glispazzini a scaricare le immondizie ottenendo così il permesso diandare a rovistare tra i rifiuti. Ridotto in condizioni pietose, il Riccetto rientra nel suo rifugio all'ultimo piano di via Taranto; addormentatosi non si accorge che la porta dell'appartamento adiacente è stata forzata e l'appartamento stesso svaligiato. Viene così arrestato, ironia della sorte, proprio per un furto che non ha mai neppure
pensato di commettere. Sono trascorsi i tre anni della pena detentiva e ritroviamo il Riccetto che ha davvero imparato una specie di morale utilitaristica: si è messo a fare il manovale e pensa solo ai fatti suoi. Lo ritroviamo sulle sponde del fiume dove dei ragazzini sguazzano e giocano nell'acqua intorpidita dagli scarichi delle fabbriche. Ci sono il Caciotta, Alduccio ed il Begalone, c'è un vociante sciame di ragazzini che si agitano freneticamente seguendo momentanei entusiasmi e rinnovando quel contrasto tra il bambino debole ma furbo e l'adulto forte ma fesso. Si svolge così un diverbio tra il Caciotta e Armandino (un ragazzino) che uscirà dal duello con le mutande strappate ma col suo onore intatto. Sul far della sera i ragazzini abbandonano le rive del fiume e si incamminano nei prati del monte del Pecoraro: le loro energie sono tutt'altro che esaurite, anzi vengono stimolate dalla presenza di alcune bambine smorfiose e dal desiderio impacciato di fare colpo. Successivamente ritroviamo Alduccio ed il Begalone entrambi in una situazione insostenibile: Alduccio ha il padre alcolizzato e la sorella incinta nonché aspirante suicida; Begalone ha la madre epilettica ed indemoniata.
Un giorno Riccetto ripercorre i luoghi dove ha trascorso la fanciullezza ma li trova cambiati: il progresso è intervenuto, negli anni della ricostruzione, con i suoi casermoni tutti uguali, senza vita.
Dopo questa parentesi, ritroviamo il Begalone ed Alduccio (i quali rimediata un po' di "grana" con turpi espedienti) si dirigono verso il bordello. Il denaro però non è sufficiente per entrambi e la fortuna favorisce Alduccio che però non riesce a "compiere il suo dovere" perchè è affamato, deve così abbandonare la casa del piacere deriso da tutti i presenti. A casa, la disperazione di Alduccio si scontra con la sua triste situazione familiare: la sorella in crisi suicida, la madre pazza di rabbia lo accusa di non lavorare per il sostentamento della famiglia. Alla fine i nervi del ragazzo non reggono più e colpisce la madre con un coltello.
La storia corale dei ragazzi della borgata si conclude anch'essa tragicamente e non a caso l'ultimo capitolo viene intitolato "La Comare Secca" (cioè la morte). Nello stesso scenario della riva dell'Aniene dove avevamo visto svolgersi i giochi e le prodezze dei bulli, ora il destino crudele dei giovani emarginati arriva a completo compimento. Dapprima è Alduccio che si addormenta con le braccia in croce, in una posizione da cadavere, poi è il Begalone che sceso in acqua, malgrado la forte tosse, sviene in mezzo al fango e viene trasportato via più morto che vivo; ma sarà infine Genesio, il più cosciente dei ragazzi di vita, ad arrivare fino all'estremo dramma, scomparendo tra le onde nel tentativo di attraversare il fiume (prova che per lui rappresenta la dimostrazione della conquistata maturità). Ma se il
Genesio funziona in questo finale da "eroe positivo", il Riccetto rappresenta il "negativo", definitivamente integrato nel mondo del lavoro e del nascente mondo dei consumi. Pare quindi che alla fine solo due vite rimangono aperte allo sviluppo dei ragazzi: la morte o l'integrazione (che e' il tradimento del mondo originario). Ma a concludere la storia sara' il protagonista reale di tutte le vicende raccontate: la citta' malata con la sua periferia sporca e
sgretolata,che fa da pietoso coro alle esistenze inconsapevoli.

I PERSONAGGI DE ‘RAGAZZI DI VITA’

IL RICCETTO: è il protagonista che funge da filo conduttore, con la sua presenza in tutti gli episodi e al quale l'autore confluisce una seppur limitata evoluzione interiore. Infatti, lo troviamo subito all'inizio del primo capitolo pronto per fare la prima comunione e alla fine dell'ottavo capitolo definitivamente integrato nel mondo del lavoro e nel nascente mondo dei consumi. Bisogna notare però che proprio quando il Riccetto trova una sorta di sistemazione e adattamento nel contesto sociale, automaticamente prevale la funzione di preminenza che aveva nel tessuto del racconto. (Dal V capitolo in poi).

AGNOLO: amico d'infanzia del Riccetto. Con quest'ultimo compie i primi furtarelli, la mitica gita in barca e purtroppo la conoscenza del dramma che si era abbattuto sulla madre del Riccetto e su Marcello. Questo personaggio ha vita breve nel racconto, infatti lo incontriamo solo nei primi due capitoli.

MARCELLO: amico d'infanzia di Riccetto. Anche lui con tutti i "ragazzi di vita" compie i primi furti in tenera età. Ma egli ha anche la sfortuna di morire giovane in conseguenza al crollo di un palazzo.

ALDUCCIO: è cugino del Riccetto. Con lui partecipa alla vendita delle poltrone e al furto dei materiali di un'officina. In entrambe le situazioni sembra essere il più ingenuo o imbranato in quanto deve subire gli ordini del cugino. Nel VII capitolo, però questo personaggio assume maggiore importanza, infatti con il padre alcolizzato e la sorella incinta ed aspirante suicida, cerca di scaricare all'esterno le frustrazioni insieme all'amico Begolone. Colpito nella sua virilità, a seguito della spiacevole avventura nella casa del piacere, successivamente si scontra con la sua triste situazione familiare: la madre pazza di rabbia lo accusa di non lavorare. Il giovane stanco dei continui rimproveri la colpisce con un coltello. Infine lo ritroviamo sulla sponda dell'Aniene che si addormenta.

IL BEGALONE: è amico del Riccetto e di Alduccio con i quali partecipa alla vendita delle poltrone. Lo ritroviamo nel VII capitolo insieme ad Alduccio con il quale divide la sofferenza di una situazione familiare insostenibile. Egli infatti ormai colpito dalla tubercolosi, deve fare i conti anche con la madre epilettica ed indemoniata. Alla fine del romanzo lo rivediamo nelle acque dell'Aniene malgrado la forte tosse che lo porta a svenire in mezzo al fango e ad essere trasportato all'ospedale in fin di vita.

IL CACIOTTA: è amico del Riccetto, il meno furbo ma il più addentro negli ambienti "tiburtineschi". Questo personaggio accompagna il Riccetto in un lungo vagabondaggio che ha termine sulle panchine di Villa Borghese dove trascorrono la notte. Successivamente i due compagni vengono fermati da Amerigo il quale propone loro di accompagnarlo in una bisca, luogo in cui verrà effettuato l'arresto dello stesso Caciotta. Lo ritroveremo nel sesto capitolo sulla sponda dell'Aniene mentre discute con il piccolo Armandino molto piu' furbo del primo.

AMERIGO: vecchio amico del Caciotta.Viene definito come "il meglio guappo di Pietralda".E' egli stesso che propone al Caciotta e al Riccetto di seguirlo nella bisca successivamente scoperta dai carabinieri. Il gigante di Pietralda' era riuscito a sfuggire ma nel tentativo di attraversare a nuoto l'Aniene era stato colpito da un malore. Portato all'ospedale tento' di ammazzarsi tagliandosi i polsi,ma non vi riusci'; quindi dopo dieci giorni si butto' dalla finestra e finalmente riusci' a realizzare il suo volere.

IL LENZETTA:amico del protagonista, identico nei tratti fisionomici (riccio, piccolo, con una faccetta gonfia da delinquente), è sempre in gara per dimostrare una maggiore "lenzaggine" (astuzia), da qui il nome Lenzetta. Questo personaggio partecipa al furto di materiali da un'officina con il Riccetto, insieme a lui fa la conoscenza delle tre figlie del sor Antonio. Successivamente, sempre con l'amico, ruba in un magazzino ma viene immediatamente catturato.

GENESIO-BORGO ANTICO-MARIUCCIO: sono i "tre moschettieri". Si distinguono dai soliti bulli di borgata per una specie di bontà innata e per il pudore di non far scoprire questo sentimento segreto, (Genesio è sempre rappresentato silenzioso e assorto).Negli altri ragazzi le caratteristiche sono l'esibizionismo e la spavalderia.

PIATOLETTA: è una specie di nanerottolo deforme e rachitico, porta in capo un inseparabile berretto per coprire il cranio spelacchiato. E' il bersaglio di atroci scherzi da parte dei suoi coetanei.

SOR ANTONIO:personaggio che conduce il Riccetto ed il Lanzetta a rubare i cavolfiori e che inseguito accompagna a casa sua per far conoscere loro le sue figlie.

SORA ADELE: madre del Riccetto

NADIA: prostituta che viene condotta ad Ostia dal Riccetto e da una combricola di napoletani.

NADIA:figlia maggiore del sor Antonio

LUCIANA: figlia del sor Antonio

3a FIGLIA DEL SOR ANTONIO: ragazza del Riccetto

SORA ADRIANA:moglie del sor Antonio.

TEMPO A CUI LA VICENDA SI RIFERISCE

il periodo a cui la vicenda si riferisce è l'inizio degli anni '50. Periodo in cui Pasolini, come altri intellettuali, si sentì attratto dai più evidenti fenomeni sociologici di questi anni, come l' urbanizzazione che avanza col miraggio di una vita migliore. Da ciò la formazione di masse sempre più grandi di sotto proletariati che vivono in miserabili condizioni negli agglomerati di baracche delle borgate. Qui c'era la prova che il progresso proclamato dai ceti dirigenti borghesi non poteva evitare di produrre un nuovo tipo di sottosviluppo e condizioni di vita immani.

TECNICHE NARRATIVE

la rappresentazione del sotto-proletariato e del paesaggio tipico delle borgate (periferia sporca e miserabile, fangosa e polverosa, illuminata da un sole ossessivo) si manifesta con chiarezza nel più vistoso carattere stilistico del libro cioè l'uso del dialetto romanesco; più precisamente di una ristretta e particolare variante del dialetto stesso cioè il gergo della malavita o della plebe romana.

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